San Giorgio a Cremano

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San Giorgio a Cremano
comune
San Giorgio a Cremano – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Napoli-Stemma it.png Napoli
Sindaco Domenico Giorgiano (PD) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 40°50′00″N 14°20′00″E / 40.833333°N 14.333333°E40.833333; 14.333333 (San Giorgio a Cremano)Coordinate: 40°50′00″N 14°20′00″E / 40.833333°N 14.333333°E40.833333; 14.333333 (San Giorgio a Cremano)
Altitudine 56 m s.l.m.
Superficie 4,11 km²
Abitanti 47 244[1] (31-12-2010)
Densità 11 494,89 ab./km²
Comuni confinanti Ercolano, Napoli, Portici, San Sebastiano al Vesuvio
Altre informazioni
Cod. postale 80046
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 063067
Cod. catastale H892
Targa NA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti sangiorgesi
Patrono san Giorgio
Giorno festivo 23 aprile
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
San Giorgio a Cremano
Il territorio di San Giorgio nella provincia di Napoli
Il territorio di San Giorgio nella provincia di Napoli
Sito istituzionale

San Giorgio a Cremano è un comune italiano di 47.783 abitanti della provincia di Napoli in Campania, è la ventunesima città della Campania per popolazione.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Situato alle falde del Vesuvio, oggi è ormai parte integrante dell'agglomerato urbano della città di Napoli ed è collegato a questa con la Circumvesuviana. Ricordata molte volte per essere stata la città di Alighiero Noschese, Luca Giordano e Massimo Troisi, a quest'ultimo sono dedicate piazze, musei e premi cinematografici.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'eruzione del Vesuvio del 1631

Le numerose eruzioni del Vesuvio, che si susseguirono a partire da quella del 79, resero il territorio su cui ora si stendono San Giorgio a Cremano e i comuni limitrofi sostanzialmente disabitato fino agli inizi del sec. X. Tali territori erano genericamente denominati Foris Flubeum, ad indicare che erano separati da Napoli dal corso dell'antico fiume Sebeto.

Malgrado all'epoca l'area fosse sostanzialmente disabitata, alla fine del IX secolo vi fu tuttavia un insediamento di guerrieri musulmani di imprecisate dimensioni, pronti a intervenire su comando del Vescovo-duca Atanasio che li aveva assoldati come mercenari perché conducessero per suo conto azioni militari contro i suoi nemici (Capua, Salerno, Benevento e Spoleto).[2] La costituzione di un primo nucleo abitativo stabile può essere fatta risalire intorno al 993, quando nella zona detta Capitiniano (pressappoco l'attuale cimitero) fu edificata una piccola cappella votiva consacrata a San Giorgio. Alla fine del sec. XI fu edificata nello stesso luogo una chiesa, attorno alla quale si sviluppò un primo Casale con il nome di San Giorgio a Capitiniano. Con il passare del tempo il Casale cominciò a svilupparsi verso il mare nella zona detta Cambrano, tanto da cambiare nome in San Giorgio a Cambrano, come attestato già nel 1334 sotto il regno di Carlo d'Angiò. Si vennero a creare così due nuclei abitativi, il quartiere di sopra e quello di bascio, che intanto aveva assorbito l'antico casale di S.Aniello a Cambrano. Il centro cittadino rimase però la parte alta, dove nel frattempo la chiesa di San Giorgio Vecchio prendeva l'aspetto attuale a tre navate in stile gotico. Solo nel 1570, con l'edificazione della chiesa di Santa Maria del Principio, la vita religiosa del Casale, e con essa quella cittadina, si sposta nella parte bassa. Tuttavia la violenta eruzione del 1631 colpisce duramente San Giorgio, distruggendo il centro cittadino, la chiesa di Santa Maria del Principio e i documenti storici in essa custoditi. Solo poche costruzioni furono risparmiate, come la stessa chiesa di San Giorgio Vecchio e la cosiddetta Torre Ummarino. Nel 1670 viene ricostruita la chiesa di S. Maria del Principio, sulle rovine della precedente e il Casale cominciò nuovamente a ripopolarsi. La città conobbe un periodo florido sotto il dominio spagnolo ed ancor più sotto i Borbone, grazie alle iniziative promosse da Carlo III, che diede impulso alle attività economiche dell'intera area vesuviana. Fu in quel periodo che la città divenne luogo di villeggiatura di famiglie nobili napoletane, come testimoniano le numerose ville settecentesche.

Luca Giordano

Molto importante fu la presenza nel paese del pittore Luca Giordano, specialmente per la cappella di S. Maria del Carmine al Pittore, che egli fece costruire verso la fine del secolo XVII e che alla fine del secolo divenne rettoria e fu un notevole centro di aggregazione della popolazione contadina della zona circostante. Luca Giordano morì all'inizio del secolo in cui sarebbero sorte le famose ville settecentesche, e non ebbe il tempo, quindi, di adeguarsi ai modelli del tempo. La casa del Giordano è inclusa nell'elenco delle ville vesuviane con la denominazione di Villa Marulli al viale Bernabò di San Giorgio a Cremano.

I successivi moti indipendentisti ispirati dalla rivoluzione francese trovarono non poca resistenza nella città, devota alla monarchia borbonica. Tuttavia la città divenne Repubblica Paesana nel 1799. La Carboneria, che da lì a poco sarebbe nata, trovò i primi iscritti anche in questa città che, in tal modo, contribuì ai moti del 1820. Dopo l'unità d'Italia San Giorgio a Cremano subì un periodo di decadenza, pur restando un apprezzato e ricercato luogo di villeggiatura.

Allo studio e alla ricostruzione delle vicende storiche e culturali della città si è a lungo dedicato il sacerdote Giovanni Alagi, coadiuvato a suo tempo da Giovanni Coppola, originario di Portici, sacerdote, bibliofilo e cultore di studi umanistici.

All'inizio degli anni settanta l'Ufficio Commercio del Comune di San Giorgio a Cremano registrava la presenza di 58 aziende tessili. Micro-imprese, dove abili mani confezionavano ogni giorno migliaia di camicie destinate al mercato italiano e a quello estero. È il retaggio di un'antica tradizione che risale alla metà del Settecento, quando le seterie della zona si erano specializzate nella produzione di camicie, da giorno e da notte, allo scopo di soddisfare le richieste dei nobili più alla moda. Ancora oggi, la tradizione sartoriale è tenuta in vita grazie alla passione di alcuni artigiani, prevalentemente, in camicie e cravatte.

Attualmente è anche sede di diverse industrie conserviere.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda il nome della città, il primo è stabile nel tempo ed indica il santo tutelare scelto dalla comunità, mentre il secondo ha subito nel tempo varie trasformazioni ed indica la località in cui si è stabilita la popolazione.

SAN GIORGIO - Il nome fa riferimento alla forte venerazione per il Santo che secondo la tradizione salvò, alla fine del X secolo, gli abitanti dall'eruzione del Vesuvio. Attestato fin dalle origini, non si è mai modificato, eccetto che nella parlata popolare in Santo Iorio. Ciò è dipeso dalla tendenza del dialetto napoletano a trasformare la g palatale in i (genero in iennero). I Sangiorgesi scelsero un santo che avesse fama di combattente, che aiutasse contro le insidie dei nemici e di eventi naturali. Per questo scelsero San Giorgio, che già a Napoli era conosciuto presso i poveri ed i contadini. È anche vero che la chiesa di Forcella San Severo nel IX secolo veniva anche detta di S. Giorgio e questa chiesa aveva molti possedimenti nella zona vesuviana e sul territorio che poi diede origini al paese.

CREMANO - Il termine Cremano è invece un antico toponimo di una striscia attualmente compresa fra Portici e San Giorgio. Ragion per cui il nome della città significa San Giorgio nei pressi di Cremano. Tuttavia il termine Cremano ha subito trasformazioni sostanziali nel corso dei secoli. L'ipotesi più attendibile è che esso derivi da Cambrano, toponimo di una zona costiera piuttosto vasta, come documentato anche dalla Mappa del Duca di Noja. In origine infatti il paese si estendeva su due casali: Capitiniano e Sant'Aniello a Cambrano. Nel 1334 questi due casali si fusero in S. Giorgio a Cambrano. Cambrano diventerà Clamano e poi nel 1500 Cremano. Tuttavia sull'etimologia del toponimo Cambrano non vi è ancora accordo.

Alcuni erroneamente vorrebbero far derivare Cremano da Crematum, con riferimento ad una lingua di lava del Vesuvio che avrebbe cremato tali zone. Tuttavia ciò non è documentato da nessuna parte e nemmeno si possono far risalire le origini del paese al tempo dei romani. Inoltre la città di S. Giorgio a Cremano non è stata mai completamente distrutta dalla lava del Vesuvio, solo nel 1631 la lava arrivò fino all'Arso, mentre il nome Cremano è dato al paese nel 1500. Infine dal 79 d.C. al 1944 si sono avute 53 eruzioni, ma è anche vero che dal 1140 al 1631 vi è stato un lungo periodo di stasi dell'attività del Vesuvio, ma non molto forti. Infatti se si osservano dipinti dell'epoca, il Vesuvio non viene disegnato con l'uscita di fuoco dalla bocca, mentre viene dipinto con una folta vegetazione che arriva fino al cratere.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Centro nevralgico della vita economica e commerciale di San Giorgio a Cremano è piazza Massimo Troisi, luogo simbolo della città, è nata nel Seicento in seguito all'accumulazione dei detriti delle acque piovane portate a valle dagli alvei di via Pittore e via Don Morosini e ideale luogo di demarcazione tra la parte alta e quella più bassa della città.

Chiese[modifica | modifica sorgente]

Ville Vesuviane[modifica | modifica sorgente]

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

La squadra di calcio di S. Giorgio a Cremano milita attualmente nel campionato di Eccellenza. Lo stadio comunale si trova nei pressi della stazione della Circumvesuviana e all'interno vi giocano il S.Giorgio 1926, l'Atletico Nola, il Manzoni e qualche squadra minore come il Real San Martino. Inoltre sul territorio sono presenti anche le due compagini sportive di Basket, l'Athletic System San Giorgio dal 1998 e Il Diamond Basket San Giorgio militanti nel campionato di prima divisione.

Persone legate a San Giorgio a Cremano[modifica | modifica sorgente]

L'attore e regista sangiorgese Massimo Troisi

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Feste e tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Processione di San Giorgio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Festa della lava.

La statua di un santo veniva portata in processione per numerosi motivi: per fecondare il terreno, per allontanare la siccità o alluvioni, per difendere il territorio da alcuni pericoli mortali.

Le origini della processione sono molto antiche. Si pensa che già nel X secolo si facesse una processione portando una statua di legno raffigurante San Giorgio. Non era la statua conservata al Cimitero, perché l'immagine di San Giorgio a cavallo fa la sua comparsa nel Duecento e quella presente al Cimitero risale al Quattrocento mentre la statua a mezzo busto è del Seicento. Questa prima processione veniva fatta nella località Capitiniano. Era una zona semiselvatica, tortuosa, poco abitata. La statua veniva messa su di una base fornita di due stanghe, ornata con fiori, ceri accesi e trasportata a spalle. Il tragitto non era ben delineato, ma veniva modificato a seconda delle richieste e delle necessità dei devoti. La processione non usciva dal territorio di Capitiniano, perché nella parte bassa primeggiava Sant'Aniello. Quando nel Duecento iniziò la decadenza del casale di Sant'Aniello, il tragitto della processione si allungò e forse si pensò anche ad una statua più grande.

Dal 1570, data di costruzione della chiesa di Santa Maria del Principio, la processione partiva da quella chiesa, attraversava le strade comode e raggiungeva sia la parte bassa che quella alta del paese. La statua che veniva portata non risulta fosse quella che oggi si conserva al Cimitero. Forse con la nuova chiesa fu creata anche una statua nuova del santo utilizzata magari solo per la processione. Non è pervenuta a noi.

Con i parroci don Donatello Buono e don Gabriele de Luciano la processione si svolgeva probabilmente la domenica dopo il 23 aprile. Quando nel 1631 la chiesa di Santa Maria del Principio fu coperta dalla lava, mentre la chiesa di San Giorgio Vecchio non subì nessun danno, la processione prevedeva anche una sosta breve presso quella chiesa per poi ritornare indietro. Verso la fine del Seicento il parroco Carlo Borrello da Roma ottenne, dietro insistenza dei sangiorgesi, la concessione per sette anni, rinnovabile, dell'indulgenza plenaria a chi visitasse la chiesa di San Giorgio Vecchio. La processione di quel tempo prevedeva già fuochi d'artificio, musiche, canti, danze popolari, gare di ogni genere, bancarelle con dolciumi e giocattoli.

Nel Settecento la chiesa di Santa Maria del principio ricevette in dono da Emmanuela Caracciolo Pignatelli, duchessa di Montecalvo, una nuova statua di San Giorgio, a mezzo busto, ed è quella che noi oggi veneriamo. Questa statua a poco a poco si ricoprì d'argento, ma dopo i ripetuti furti non fu più rivestita dell'armatura. Essa fu portata in processione al posto di quella utilizzata nel Seicento. Compare alla processione anche il governo della Congrega dell'Immacolata.

Nell'Ottocento, con il parroco don Domenico de Somma, abbiamo notizia della doppia processione di San Giorgio. La prima avveniva nell'ultima domenica di aprile, accompagnata dalla musica, da un distaccamento di cavalleria e alle volte di fanteria. C'era di nuovo la sosta alla chiesa di San Giorgio Vecchio per una settimana intera per la venerazione di tutti. Poi nella prima domenica di maggio la statua veniva portata in parrocchia. Fa anche la sua comparsa il carro sul quale venivano posti dei ragazzi vestiti da angioletti che cantavano le lodi al santo accompagnati dal suono di alcuni strumenti musicali. Questo carro era trainato da quattro cavalli e girava sia nella domenica precedente al 23 aprile per distribuire i premi agli abitanti dei paesi confinanti e sia il giorno 23 aprile per i sangiorgesi. Questa usanza fu abbandonata nel 1867.

Il cardinale Sisto Riario Sforza

Durante l'eruzione del 1º e 6 maggio 1855, al tempo del parroco don Domenico Baldari, la lava si fermò ai confini di San Giorgio a Cremano nei giorni 12 0 13 maggio. Gli abitanti invocarono molto San Giorgio e l'Immacolata e promisero che se la lava si fermava avrebbero portate le due statue lì dove la lava si era fermata. Così avvenne. Il 20 maggio 1855 dalla parrocchia Santa Maria del Principio partì la processione con la presenza del cardinale di Napoli Sisto Riario Sforza. Seguivano la processione anche la Congrega dell'Immacolata e San Raffaele. In questa occasione, per la prima volta, venne portata anche la statua dell'Immacolata. Questo avvenne anche per le eruzioni del 1868 e del 1872.

Alla fine del 1800, con il parroco don Francesco Pannico, si svolgevano tre processioni, tutte nel mese di maggio perché c'erano più villeggianti. Non si teneva più quella dell'ultima domenica di aprile che era stata la prima e originaria processione di San Giorgio.

Le processioni si svolgevano la mattina della prima e seconda domenica di maggio, mentre quella della quarta domenica di maggio avveniva di pomeriggio portando le statue di San Giorgio e dell'Immacolata verso San Sebastiano al Vesuvio, nel luogo dove si era arrestata la lava del 26 aprile del 1872. La processione fu detta "della lava". All'inizio del Novecento il parroco Pannico volle imitare la processione di San Gennaro che ancora oggi, tra aprile e maggio, viene realizzata portando circa 50 statue di altri santi venerati a Napoli. Anche a San Giorgio a Cremano nelle processioni della prima e seconda domenica di maggio vennero portate statue di santi prelevate dalla parrocchia e dalle case private. In tutto erano 19 statue.

La processione era così ordinata: banda musicale, congrega di San Raffaele con stendardo e pannetto, altra banda musicale, le statue di altri santi con San Michele in testa e per ultima San Giuseppe, il parroco ed altri sacerdoti e subito la statua di San Giorgio. Alla processione della quarta domenica di maggio non partecipavano le altre statue.

Nel mese di marzo del 1944 al tempo del parroco don Giorgio, si ebbe una nuova eruzione ed il 22 marzo 1944 furono portate le due statue dove la lava si fermò. Si ritornava poi lì ogni 10 anni.

Nel 1953 venne abolita la processione delle statue mentre rimasero le tre processioni.

Nel 1968 al tempo del parroco don Francesco Sannino le due processioni della prima e seconda domenica di maggio furono ridotte ad una e poi quella della quarta domenica di maggio.

Nel 1972 con il parroco don Pasquale Ascione rimase solo quella della quarta domenica di maggio detta della lava ed oggi si ferma nella zona contrada Patacca. Probabilmente avrà una data fissa e sarà celebrata nella terza domenica di maggio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ M. Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, Catania, Romeo Prampolini, 1933, I, p.596 e segg.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Davide Palomba, Memorie storiche di San Giorgio a Cremano, Napoli, Tipografia dei comuni, 1881
  • Pino Simonetti, S. Giorgio, il Vesuvio e le sue feste, C.S.T. Editrice, 1983
  • Giovanni Alagi, San Giorgio a Cremano: vicende - luoghi, con note biografiche e scritti inediti di Davide Palomba, a cura di Giovanni Coppola, San Giorgio a Cremano - Parrocchia Santa Maria del Principio, Napoli 1984
  • Giacinto Fioretti, Comune di San Giorgio a Cremano: nel ricordo di E. A. Mario,Napoli, Arti grafiche Mineno, 1984
  • Giovanni Alagi, Il cardinale Massaia a San Giorgio a Cremano, Laboratorio ricerche e studi vesuviani, 1989
  • Giovanni Alagi, La processione di San Giorgio a Cremano, 1990
  • I Fatebenefratelli, San Giorgio ieri e oggi - Luoghi e persone di San Giorgio a Cremano dal 1895 al 1950, 1992.
  • Giovanni Alagi, La chiesa di S. Giorgio Vecchio e il Cimitero comunale, S. Giorgio a Cremano, Centro studi La Pira, 1996
  • I Fatebenefratelli, Noi ragazzi sangiorgesi degli anni ’40, 1996.
  • Giovanni Alagi, Bernardo Tanucci a San Giorgio a Cremano, S. Giorgio a Cremano, Centro studi G. La Pira, 2000
  • Aristide Casucci, San Giorgio a Cremano. Un poco di storia, un poco di colore, un poco di poesia, Pro-loco di San Giorgio a Cremano, 2001.
  • I Fatebenefratelli, Chiese e cappelle di San Giorgio a Cremano. Raccolta di 20 immagini, Napoli, Tipografia Alfa, 2002
  • AA.VV., Viaggio tra le ville vesuviane del XVIII secolo, Città di San Giorgio a Cremano, 2002

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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