Non ci resta che piangere

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Non ci resta che piangere
Lettera a Savonarola.jpg
Saverio e Mario intenti a scrivere una lettera a Savonarola in una scena del film
Titolo originale Non ci resta che piangere
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1984
Durata 107 min - 145 min (versione integrale)
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Massimo Troisi, Roberto Benigni
Soggetto Massimo Troisi, Roberto Benigni
Sceneggiatura Massimo Troisi, Roberto Benigni, Giuseppe Bertolucci
Produttore Mauro Berardi, Ettore Rosboch
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Nino Baragli
Musiche Pino Donaggio
Scenografia Francesco Frigeri
Costumi Ezio Altieri
Interpreti e personaggi

Non ci resta che piangere è un film scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Il film, l'unico realizzato in coppia dai due autori, ebbe un enorme successo al botteghino ed ha realizzato il maggior incasso dell'anno 19841985, pari a 15 miliardi di lire.

Nel 2006 è uscita un'edizione in DVD con un contenuto extra inaspettato: una nuova versione del finale del film della durata di 39 minuti anziché dei 21 minuti noti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una Fiat Ritmo cabriolet, l'automobile utilizzata da Mario e Saverio

Campagna toscana, estate 1984. Il bidello Mario (Massimo Troisi) e l'insegnante Saverio (Roberto Benigni) sono fermi ad un passaggio a livello, in attesa che il treno passi. I due sono amici e si confidano a vicenda. Saverio tra l'altro è preoccupato per sua sorella Gabriella. L'attesa si protrae e decidono di percorrere una stradina tra i campi. Dopo un po' restano in panne con l'auto in mezzo alla campagna. Si fa sera, piove. I due trovano alloggio in una locanda per la notte, in una stanza che ospita già un'altra persona.

La mattina dopo appena svegli vedono l'ospite orinare dalla finestra ma le loro risa vengono subito troncate dal sibilo di una lancia che lo uccide. Mario e Saverio scorgono fuggir via delle persone in mantello nero a cavallo. Si precipitano al piano terra e trovano altre persone, vestite in modo molto strano. Increduli si fanno dire da un uomo di trovarsi a Frittole, un immaginario borgo toscano, "nel 1400 quasi 1500". Ritenendolo dapprima un terribile scherzo, debbono rassegnarsi alla dura realtà facendosi ospitare da Vitellozzo (Carlo Monni), il fratello dell'ucciso, il quale riporta loro di una terribile faida con un tale Giuliano De Capecchio, che sta sterminando la sua famiglia. Giunti nel borgo conoscono Parisina (Lidia Venturini), madre di Vitellozzo ed iniziano a lavorare nella loro bottega.

Nel contesto rinascimentale del borgo accadono gli episodi più disparati. Saverio sembra subito a suo agio, mentre Mario non vuole saperne di ambientarsi ma ben presto durante una funzione religiosa, egli fa la conoscenza di Pia (Amanda Sandrelli), fanciulla di una famiglia ricca, con la quale inizia a vedersi affacciandosi dal muro di cinta della di lei casa. Nel frattempo Vitellozzo viene arrestato. Saverio scrive invano una lettera a Girolamo Savonarola per ottenere la liberazione.

Saverio non nasconde una certa gelosia per gli incontri tra Mario e la giovane Pia. Spinto dal suo ardore politico-intellettuale convince il suo amico a mettersi in viaggio per la Spagna, onde raggiungere Cristoforo Colombo e dissuaderlo dalla partenza per l'America. In un luogo imprecisato i due si imbattono in una bella amazzone, Astriaha (Iris Peynado) che li intimidisce scagliando una freccia al loro carro.

La storia si differenzia a seconda delle versioni, cinematografica e televisiva.

Edita[modifica | modifica wikitesto]

I due protagonisti mentre cercano di insegnare a Leonardo da Vinci invenzioni e concetti contemporanei

In Francia Mario e Saverio si imbattono in Leonardo Da Vinci (Paolo Bonacelli), e spinti da un irrefrenabile entusiasmo tentano di proporgli le conoscenze e delle invenzioni attuali ma data la loro stessa ignoranza e la distanza dalle cognizioni dello stesso genio, partendo dal semaforo, il termometro, l'elettricità ed il treno, i due debbono rassegnarsi a spiegargli il gioco della scopa.

In una taverna i due rincontrano Astriaha, la quale racconta loro che il suo compito era impedire l'arrivo in Spagna di qualunque straniero, per garantire la partenza delle navi di Colombo. A queste parole i due rimangono di soprassalto: "Colombo è già partito?!" e si precipitano in riva all'oceano senza scorgere neanche l'ombra delle caravelle.

I due tentano di tornare in Italia e con stupore vedono il fumo di una locomotiva. Convinti di essere tornati nel Novecento, scoprono a malincuore che il macchinista è Leonardo che ha fatto tesoro dei loro insegnamenti, e che vedendo il loro disappunto, li rassicura sui proventi dell'affare da dividere in parti uguali: "Per carità! Trentatré, trentatré e trentatré!".

Le due versioni si riallacciano nella scena della corsa sulla spiaggia, mentre la scena della locomotiva compare solo nella versione edita, dato che nell'altra Leonardo non compare.

Inedita (ma trasmessa in tv)[modifica | modifica wikitesto]

La ragazza dice che per colpa loro non dorme e non mangia da tre giorni e intima loro di tornare dal loro capo, Alonso. Mario e Saverio non sanno chi sia questo Alonso e cercano di discolparsi. La ragazza sviene, Saverio la soccorre e subito se ne innamora. Rinvenuta, Astriaha obbliga i due a seguirla da suo padre. Saverio la corteggia continuamente, ma lei non sembra corrispondere, anzi. Una notte raggiunge Mario in una stalla e fanno l'amore. Saverio li vede e la mattina dopo, disperato, decide di vendicarsi. Mentre Mario si riposa vicino ad un fiume, Saverio parla ad Astriaha e le confida che Mario è veramente un uomo di Alonso.

La donna, sdegnata, fugge. Mario si arrabbia, i due litigano, si picchiano, si rincorrono fino ad arrivare ad una spiaggia. Insieme chiamano il nome di Colombo a squarciagola, ma scoprono che le tre caravelle sono già partite. Sconsolato, Saverio rivela a Mario il vero motivo per cui voleva fermare il navigatore: "Fred, il fidanzato della mia sorella, era americano, era uno della NATO di Pisa. Se io, per 5 minuti, riuscivo a fermare Colombo, quell'imbecille non nasceva, e la mia sorella stava bene". (142 minuti circa)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Immagine della scena in cui passano la dogana
  • Di questo film fu scritto anche un libro omonimo che racconta le vicende molto similarmente al film. Una delle differenze è nel finale: Saverio svela all'amico di conoscere un modo per tornare nel Novecento ma prima di dirgli cosa fare gli fa promettere di sposare la sorella. Mario promette e Saverio incamminandosi per un sentiero deserto afferma: «In fondo a questo viottolo c'è un posto da dove si torna.»
  • Benigni e Troisi chiesero un po' di tempo per stendere il copione; decisero di ritirarsi a Cortina d'Ampezzo, a spese della produzione. Dopo un mese i due, non avendo trovato ancora lo spunto giusto, chiesero di trascorrere un certo periodo al mare; non ancora pronti, andarono per un certo periodo in Val d'Orcia. Alla fine si presentarono con due appunti: ci perdiamo nel medioevo, andiamo a fermare Cristoforo Colombo.
  • Girato nell'estate del 1984, epoca del prologo, Benigni indossa una camicia cosiddetta hawaiana, di moda in quell'anno.
  • I due comici, a metà film, avevano girato talmente tanto materiale superfluo che furono costretti a cancellare alcuni episodi, come ad esempio quello che avrebbe dovuto far indossare all'amico comune Marco Messeri i panni di Savonarola.
  • La scena dove Benigni e Troisi scrivono la lettera a Savonarola è un omaggio alla scena del film Totò, Peppino e... la malafemmina, dove i protagonisti scrivono una lettera, altrettanto priva di logica e in tono servile, alla malafemmina.
  • La locomotiva che appare nel finale è uno degli ultimi tre esemplari conservati funzionanti delle locomotive del Gruppo 400 delle Ferrovie Calabro Lucane.
  • Benigni e Troisi in un'intervista hanno dichiarato che la celeberrima scena in cui passano la dogana è stata girata più e più volte perché non riuscivano a restare seri. Addirittura la coppia ha dovuto rinunciare a girare tale scena come da copione ed è così rimasta quella che tutti possiamo vedere, con i protagonisti che ridono a crepapelle.
  • Il film fu trasmesso, in prima visione TV, lunedì 8 dicembre 1986, alle 20.30, su Canale 5. Quella stessa sera Rai Uno trasmetteva "I cannoni di Navarone" rimanendo surclassata dagli ascolti della coppia Benigni-Troisi. Tale messa in onda rappresentò l'inizio dell'epoca del duopolio televisivo italiano.[senza fonte]

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