Miseria e nobiltà (commedia)

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Miseria e nobiltà
Commedia in tre atti
Totò nei panni di Don Felice Sciosciammocca che divora gli spaghetti
Totò nei panni di Don Felice Sciosciammocca che divora gli spaghetti
Autore Eduardo Scarpetta
Lingua originale Napoletano
Ambientazione Napoli, fine del XIX secolo
Composto nel 1887
Versioni successive

Nel 1953 viene allestita da parte del figlio, Eduardo De Filippo, una versione che verrà registrata per la televisione nel 1955

Personaggi
  • Felice Sciosciammocca
  • Pasquale 'o salassatore
  • Eugenio, figlio del Marchese Favetti
  • Marchese Ottavio Favetti
  • Gaetano
  • Gemma, sua figlia
  • Luigino, figlio di Gaetano
  • Concetta, moglie di Pasquale
  • Luisella, moglie di Felice
  • Bettina
  • Pupella, figlia di Pasquale e Concetta
  • Gioacchino Castiello
  • Vicienzo
  • Biase
  • Peppeniello, ragazzo di 8 anni figlio di Felice
  • Due facchini che non parlano
Riduzioni cinematografiche
 

Miseria e nobiltà è una celebre commedia in tre atti scritta in lingua napoletana da Eduardo Scarpetta nel 1887.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La commedia ha come protagonista Felice Sciosciammocca, celebre maschera di Eduardo Scarpetta, e la trama gira attorno all'amore del giovane nobile Eugenio per Gemma, figlia di Gaetano, un cuoco arricchito. Il ragazzo è però ostacolato dal padre, il marchese Favetti, che è contro il matrimonio del figlio per via del fatto che Gemma è la figlia di un cuoco. Eugenio si rivolge quindi allo scrivano Felice per trovare una soluzione. Felice e Pasquale, un altro spiantato, assieme alle rispettive famiglie, si introdurranno a casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio. La situazione si ingarbuglia poiché anche il vero Marchese Favetti è innamorato della ragazza, al punto di frequentarne la casa sotto le mentite spoglie di Don Bebè. Il figlio, scopertolo e minacciatolo di rivelare la verità, lo costringerà a dare il suo consenso per le nozze.

Remake di Totò[modifica | modifica wikitesto]

La trasposizione cinematografica del 1954 a colori di Mario Mattoli con Totò, Sophia Loren, Carlo Campanini e Carlo Croccolo offre una visione più fresca e genuina della commedia di Scarpetta. Infatti Totò da grande napoletano qual era volle assieme a Mattoli celebrare la grandezza del commediografo Scarpetta riproponendo sul grande schermo tre delle sue commedie più riuscite. Questi film, e tutti e tre a colori sono Un turco napoletano del 1953 (dalla farsa Nu turco napulitano), Miseria e nobiltà e Il medico dei pazzi del 1954 (dalla commedia O miedeco d'e pazze).

Eduardo Scarpetta

L'interpretazione di Totò è ancora oggi ricordata per l'aggiunta di alcune gag e divertenti sequenze da parte dell'attore quali il divoramento degli spaghetti, l'equivoco della macchina fotografica di Pasquale, compare di Felice, e infine la massima di Totò nella lettera per un paesano. Nella prima gag Totò ovvero Don Felice riceve da parte del Marchesino Eugenio l'inizio del pagamento per aver accettato di spacciarsi assieme agli altri per la sua nobile famiglia. In casa di Felice regna la delusione e il desiderio di mangiare più disperati. Tuttavia all'improvviso nel piccolo salotto entrano una moltitudine di cuochi che portano sulla tavola varie pietanze. L'intera famiglia è assai sorpresa e immagina che ciò sia un'allucinazione dovuta ai crampi dello stomaco. Poi Felice tasta il merluzzo e si accorge che tutto era vera; successivamente l'intera famiglia seduta sulle sedie mezze rotte si avvicina pian piano alla tavola in movimenti sincronizzati, fino ad avventarsi ferocemente e con voracità animalesca verso i piatti. Totò agguanta gli spaghetti e se li infila anche in tasca per conservarli.
Nella seconda sequenza Totò sostituisce compare Pasquale, recatosi a dare a Gemma la lettera d'amore del Marchesino Eugenio, nel lavoro di fotografo dei turisti. Una giovane coppia in viaggio di nozze si ferma per una fotografia e così Totò dà inizio ad una valanga di equivoci e contrattempi perché non sa come funzioni l'apparecchio. Infine farà andare via infuriata la coppia perché messosi dietro la macchina fotografica sputa in faccia al marito, credendo che tra l'obiettivo e lo spezio vi fosse una macchia.
La terza grande gag è quella dello scrivano Don Felice, questo era infatti il suo mestiere, e di un contadino ignorante giunto per una lettera da scrivere a suo nipote. Felice accoglie sorridente l'uomo esaltando la bellezza dell'ignoranza e raccomandando l'uomo di non mandare a scuola i proprio figli, dato che è solo spreco di soldi, di seguito inizia a scrivere le parole dettate in dialetto dal rozzo uomo. Tuttavia alla fine della dettatura Totò manda via a pedate l'uomo perché questi aveva dettato nelle ultime righe di mandarli dei soldi in quanto non aveva nemmeno gli spiccioli per pagare lo scrivano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edoardo Scarpetta, Miseria e Nobiltà, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2013. ISBN 978-1483924830.
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