Caricatura

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Caricatura di Charles Darwin incentrata sulla sua calvizie, la sua barba e baffi, oltre che sulla somiglianza con una scimmia, provocata dallo scalpore originato dalle sue teorie evoluzionistiche.

La caricatura è un disegno di solito a carattere umoristico o satirico che rappresenta una persona. Il disegno della caricatura, solitamente molto semplice ed essenziale, storpia volutamente l'immagine della persona rappresentata, caricandone (da qui il termine) alcuni tratti caratteristici della fisionomia. Solitamente il particolare esagerato ha già in sé un contenuto sarcastico, come il naso pronunciato. Le caricature possono essere corredate da scritte o da fumetti, diventando così fumetti che assumono un tono evidentemente canzonatorio o satirico.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

MONSTROUS CRAWS, at a New Coalition Feast (I membri della famiglia reale inglese[1] siedono attorno ad una scodella piena di ghinee e se le versano in bocca con il mestolo. - Incisione all'acquatinta di James Gillray del 29 maggio 1787)

Le prime tracce documentate di spunti caricaturali vennero dagli antichi Egizi e dai Babilonesi, ma anche i Greci ed i Romani mostrarono apprezzabili esempi in alcuni affreschi e sculture.[2]
La prima vera caratterizzazione caricaturale, la rintracciamo, infatti, intorno al V secolo a.C. proprio nella ceramica attica, dove vennero rappresentati personaggi colti e importanti raffigurati durante i loro momenti più imbarazzanti della giornata.[3] In questo periodo apparvero raffigurazioni di uomini illustri ridotti a ridicoli omuncoli, come l'Esopo che dialoga con una grande volpe, quasi a rappresentare graficamente la satira proposta da Aristofane nelle Nuvole.
Anche a Roma non mancarono elementi farseschi e caricaturali sia nella ceramica e nei numerosi bronzi, talvolta scurrili, e soprattutto nei vertici di qualità artistica raggiunti con la fabula togata e l''atellana ai tempi di Silla o con i mimi dell'epoca cesariana.

In Asia, sia in Cina in epoca Tang sia in Giappone dall'XI secolo si sbizzarrirono di eseguire pitture e sculture sfocianti nel fenomeno dell'animalizzazione dei personaggi raffigurati. Nel Medioevo si diffuse il gusto del mostruoso, della deformazione e dell'orrido che troverà uno dei suoi migliori interpreti in Hieronymus Bosch. Da non trascurare le reiterate rappresentazioni ricche di fantasia e di un gusto orrido, con l'intento di contrapporre il bene al male, il brutto al bello.

Con Leonardo e Dürer iniziò una inversione di tendenza che riavvicinò maggiormente la caricatura all'umorismo bonario e che nel corso dei secoli venne portata avanti dai Carracci, dal Guercino fino a Callot e a Crespi.

La caricatura prese coscienza ed acquistò il valore di arte a sé grazie anche all'avvento degli strumenti tipografici e della litografia. Nacquero così le prime scuole nazionali in tutta l'Europa, da quella francese con caposcuola D'Alelmbert ispiratosi a Gian Lorenzo Bernini, a quella tedesca e inglese.

Caricatura del politico inglese Pitt e di Napoleone, mentre cercano di spartirsi il globo, 1805 di James Gillray

Nel Settecento la caricatura, derivante dal gusto del grottesco rinascimentale, trionfò anche grazie alle mutate condizioni sociali indotte dallo spirito illuministico. Dalla seconda metà del Settecento ai primi dell'Ottocento in Francia sorsero i primi giornali umoristici intitolati La Caricature (1830) e Charivari (1832), ed ai tempi della Rivoluzione la caricatura assunse i colori ed i toni degli argomenti politici. In quegli anni si misero in evidenza Daumier (1808-1879) e Paul Gavarni.

Se in Inghilterra si mise in evidenza la rivista Il Punch (1840), in Germania i caricaturisti seguirono la strada del sentiero umoristico fantastico e si tennero distanti dalle tematiche politiche. Invece, in Italia nell'Ottocento e nel Novecento si imposero la caricatura politica, di costume e teatrale. Nel 1856 nacque a Torino Il Pasquino, presumibilmente per il desiderio di Cavour di offrire a Casimiro Teja una vetrina per diffondere le sue grandi doti, ma anche per motivi politici.[3] Il Pasquino si rivelò anche l'unico giornale a sopravvivere per parecchi decenni, visto che chiuse i battenti nel 1930. Tra gli altri giornali ottocenteschi, vale la pena di citare la Rana di Bologna, attivo dal 1864 al 1900 e lo Spirito Folletto, nato a nel 1848 a Milano.
La caricatura italiana trovò nel Caffè Michelangelo fiorentino un luogo ideale ed emblematico di incontro dei più importanti esponenti, dal Signorini al De Nittis. Verso la fine del secolo venne fondato a Roma il giornale l’Asino, primo giornale socialista, che però durante la Prima guerra mondiale divenne intervenista e perse parzialmente i favori del pubblico.
Nel Novecento si misero in luce Gandolin, Trilussa e Giuseppe Scalarini, considerato l'ultimo esponente della vecchia guardia, fondatore a Roma del Merlin Cocai a Mantova.

Nella Torino del Novecento la caricatura annovera grandi nomi, quali Gec (Enrico Gianeri), Novello, Dalsani (ps. di Ansaldi) ed Eugenio Colmo "Golia" (1885-1967), compagno di Guido Gozzano al classico "Cavour" - fu un'amicizia perdurata sino alla scomparsa del poeta - collaboratore di famose testate, da "Il due di coppe" a "La Luna" al "Pasquino". Fu allievo di Einaudi alla facoltà di Legge. Organizzò con Manca il "Frigidarium" prima mostra internazionale dell'umorismo (1911), fondò la rivista "Numero" con Nino Caimi (1914), fu nella redazione de "La Donna" e "Caffè Molinari", organizzò nel 1914 la Mostra Internazionale di Caricatura Viaggiante da Torino a Milano a Genova. Nel 1915 sposò Lia Tregnaghi donna colta e affascinante che gli aprì le porte di un'intensa vita mondana. Con lei fu a Parigi in un lungo soggiorno. Dal '22 al '27 avviò un'attività di ceramista, splendida, ma limitata nel tempo. Organizzò il settore Moda e Festeggiamenti alla Grande Esposizione del 1928, organizzando lo stand "Giornata della signora". Nel 1941 la tragedia della morte della moglie, fra il '42 e il '44 altre tragedie e difficoltà, la distruzione dello studio (anche su questo momento tragico egli seppe far ironia autocaricandosi mentre tira un carretto sul quale c'è tutta la sua roba), lo sfollamento. Nel '44 iniziò la collaborazione con "La Gazzetta del Popolo", dove conobbe Alda Besso, pittrice, allieva di Giacomo Grosso all'Albertina, con la quale si sposò ed avviò una nuova grande stagione artistica. Fra il 1948 e il 1965 organizzò corsi professionali di figurino e costume teatrale per l'ENALC: ne uscirono splendidi disegni e progetti di costumi. Fra il 1965 e il 1966 creò "Caleidoscopi", opere che si ispirano alla visione sempre più incerta e indefinita della realtà, che hanno valore artistico, ma anche filosofico, come meditazione sul relativismo della visione e considerazione del mondo, inserendosi così nel fecondo filone della meditazione novecentesca sull'argomento, dal punto di vista gnoseologico ed esistenziale. Per il resto la posizione romanticamente ironica e basata sul senso del "doppio" pervade tutta la sua opera, anche quella lettaria, in gran parte inedita, pubblicata solo in piccola parte in "Golia - Eugenio Colmo: il mondo segreto di un artista" curato da M.Marchiando Pacchiola, Donatella Taverna, Francesco De Caria, Pinerolo 1986. Nel 1967 morì a Torino, il 15 settembre, nell'appartamento di Corso Regina 101, assistito da Alda Besso che ne ereditò il patrimonio d'arte e si sarebbe prodigata in ogni modo per mantenerne viva la memoria. Sue opere sono presso collezioni pubbliche e private, fra le quali la Raccolta De Caria Taverna di Torino, alla quale Alda Besso fece dono di vari disegni e dipinti nonché parte dell'archivio. Altre opere e altra parte dell'archivio sono presso Guy e Samy Odin, che qualche tempo dopo si trasferirono da Torre Pellice a Parigi, dove fondarono il Musée de la poupée, che ospita fra le altre bambole progettate e confezionate da Golia e Alda Besso in panno Lenci, profondamente ironiche. (24.12.2013 Francesco De Caria, Torino)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il re Giorgio III d'Inghilterra, la regina consorte Carlotta e il principe di Galles
  2. ^ Le Muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, pag.88
  3. ^ a b Universo, De Agostini, Novara, 1964, Vol. III, pag.96-100

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