Il buono, il brutto, il cattivo

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Il buono, il brutto, il cattivo
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Titoli di testa
Titolo originale Il buono, il brutto, il cattivo
Lingua originale inglese
Paese di produzione Italia
Anno 1966
Durata 171 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere western, avventura, guerra
Regia Sergio Leone
Soggetto Sergio Leone, Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura Sergio Leone, Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli, Sergio Donati (non accreditato)
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione PEA (Produzioni Europee Associate), Arturo González Producciones Cinematográficas, S.A, Constantin Film Produktion GmbH
Distribuzione (Italia) PEA (Produzioni Europee Associate)
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Eugenio Alabiso, Nino Baragli
Effetti speciali Eros Bacciucchi, Giovanni Corridori
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Simi, Carlo Leva
Costumi Carlo Simi
Trucco Rino Carboni, Rino Todero (parrucchiere)
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il buono, il brutto, il cattivo è un film del 1966 diretto da Sergio Leone. Nel cast figurano in particolare, oltre agli altri, attori del calibro di Clint Eastwood, Eli Wallach, Lee Van Cleef e Aldo Giuffré.

Tra i più celebri film western della storia del cinema, è considerato la quintessenza del fortunato genere spaghetti-western.[1]

Per completare la trilogia del dollaro e per sfuggire ancora una volta al rischio della ripetizione, Sergio Leone aumenta il numero dei protagonisti da due a tre, inserendo anche l'elemento storico della guerra di secessione americana.

Trama[modifica | modifica sorgente]

1862. In un villaggio del Nuovo Messico[2], il bandito Tuco Benedicto Pacifico Juan María Ramírez (il Brutto) esce vittorioso da uno scontro con tre uomini; li ha uccisi tutti meno uno, il quale rimane gravemente ferito alla spalla destra, prossima all'amputazione con tutto il braccio. Ora la taglia su di lui vale ben 2.000 dollari.

In una fattoria, sempre nel sud, vive una famiglia con due figli. Un giorno si presenta alla porta un sicario, conosciuto come "Sentenza" (il Cattivo). Al padrone di casa, Stevens, chiede dove si trova il soldato confederato Jackson e con quale nome si fa chiamare adesso; Stevens comincia il discorso arrivando a parlare di una certa cassa contenente 200.000 dollari che è scomparsa nel nulla, poi chiede a Sentenza quanto sia stato pagato per ucciderlo e gli offre il doppio per uccidere il suo mandante; infine, Stevens rivela sotto quale nome si nasconde Jackson, ovvero Bill Carson. Il sicario ringrazia, lo fredda, si mette in tasca la somma e uccide il figlio maggiore di Stevens prima che questi lo colpisca alle spalle. Quando torna da Baker, il mandante, gli comunica che la missione è compiuta e che ora ha ricevuto un nuovo compito: lo esegue immediatamente uccidendo a sangue freddo Baker.

Nel frattempo, la nuova fuga di Tuco Ramírez dura poco: viene colto di sorpresa da tre cacciatori di taglie, che però vengono freddati da Joe "il Biondo" (il Buono), il quale a sua volta cattura Tuco e lo porta dallo sceriffo. Il Biondo incassa la taglia e il bandito viene immediatamente condannato a morte per impiccagione. Il giorno dell'esecuzione, scatta il piano: il Biondo spara un colpo di fucile che spezza il cappio di Tuco, che nel caos ne approfitta per scappare. I due si ritrovano lontano dal villaggio e si dividono la somma "guadagnata": erano infatti soci e tutto era concordato. Adesso la taglia del bandito è aumentata a 3000 dollari e, proprio come la prima volta, il Biondo lo cattura e poi spara alla fune legata attorno al suo collo, "salvandogli" nuovamente la vita e scappando nel deserto.

I due si ritrovano a 70 miglia dal paese più vicino e qui nasce una discussione: il Biondo, rendendosi conto che il bandito-socio è solo un comune ladruncolo e che quindi la sua taglia non salirà mai a più di 3000 dollari, scioglie la società e decide di lasciarlo da solo nel deserto a piedi, tenendosi la somma incassata. Tuco, però, riesce a sopravvivere e dopo diverse ore di cammino sotto il sole cocente arriva in un paese, stremato ed ansioso di vendicarsi. Si riarma presso l'armeria del signor Milton, ruba un cavallo e si mette sulle tracce dell'ex amico, dopo essersi recato dai suoi tre vecchi soci e aver loro offerto di spartirsi i 4000 dollari totali che il Biondo ha guadagnato grazie a lui. Ben presto lo trova: dopo che il Biondo riesce a freddare gli altri tre banditi che entrano dalla porta nella sua camera d'albergo, viene sorpreso alle spalle da Tuco entrato silenziosamente dalla finestra, che prima lo obbliga a disarmarsi e poi lo costringe ad impiccarsi ad una trave. Questo primo tentativo di vendetta del bandito non va a buon fine in quanto l'albergo dove si trovano viene colpito da una palla di cannone; dopo una caduta, Tuco scopre che il Biondo ne ha approfittato per fuggire, lasciando la corda penzolante sulla trave.

Tuco, allora, si rimette all'inseguimento del Biondo. Ritrovatolo nel deserto lo disarma di nuovo e mette in atto il suo secondo e crudele piano: fargli attraversare il deserto fino a farlo morire per disidratazione, facendogli vedere da vicino una tinozza d'acqua in cui si è lavato i piedi e rovesciandola mentre il Biondo cerca di bervi.

Dopo molte ore, quando il Biondo è al limite del collasso e Tuco sta per freddarlo, quest'ultimo vede una diligenza arrivare verso di loro. Ma i cavalli non sono guidati da nessuno. Tuco li ferma e poi guarda dentro la diligenza: è piena di soldati confederati morti. Mentre Tuco è intento a derubare i morti, uno dei soldati dà ancora segni di vita e dice di chiamarsi Bill Carson, proprio l'uomo ricercato da Sentenza. Il soldato rivela a Tuco che ha seppellito 200.000 dollari nella tomba di un cimitero e gli rivela l'ubicazione, ma chiede più volte dell'acqua prima di rivelare il nome indicato sulla tomba. Quando Tuco ritorna si avvede che il Biondo è accanto a Carson, ormai spirato. Il Biondo ha appreso il nome sulla tomba, per cui adesso ciascuno dei due conosce metà del segreto: sono quindi legati l'uno all'altro. Tuco, perciò, deve per forza dare da bere al Biondo e rinunciare ai suoi propositi di vendetta se vuole mettere le mani sui 200.000 dollari.

Impossessatosi della diligenza e delle uniformi dei soldati confederati morti, Tuco prende l'identità di Bill Carson e porta il Biondo, quasi morente, presso un forte confederato; dato che questo non ha più posti, gli viene consigliato di far curare l'amico in una missione cattolica. Mentre il Biondo si rimette in sesto, Tuco incontra il fratello Pablo, che si è fatto frate, e i due hanno una discussione durante la quale ognuno rinfaccia all'altro gli errori della propria vita. Dopo aver lasciato la missione, Tuco e il Biondo, ancora vestiti da soldati confederati, scorgono all'orizzonte un gruppo di soldati molto distanti da loro. Tuco, notando le uniformi grigie, pensa che siano confederati, quindi li saluta a gran voce. Quando questi si avvicinano, il loro capo si pulisce l'uniforme, rivelando sotto la polvere il colore blu dei soldati dell'Unione. Tuco e il Biondo vengono dunque catturati e portati in un campo nordista.

Sentenza intanto ha seguito le tracce di Bill Carson fino al campo di prigionia ed è ora in forza all'Unione come sergente. Tuco si è fatto passare per Carson, ma Sentenza lo smaschera subito, avendo in passato assistito a una delle tentate impiccagioni del bandito. Con l'aiuto del caporale Wallace tortura Tuco finché non scopre il nome del cimitero. Quando però viene a sapere che solo il Biondo conosce il nome della tomba, cambia tattica. Lo convoca e gli propone un'alleanza: accompagnati da altri 5-6 pistoleri, i due lasciano il campo alla ricerca dell'oro. Intanto Tuco, in manette, viene trasportato su un treno assieme ad altri prigionieri di guerra sudisti ma riesce a fuggire, uccidendo il caporale Wallace e gettandosi con lui dal treno in corsa; i due sono ancora ammanettati e Tuco riesce a liberarsi facendo tranciare le catene dalle ruote di un secondo treno di passaggio. Nel paese più vicino, devastato dal fuoco incrociato dei cannoni dei due eserciti, Tuco incontra il cacciatore di taglie Elam, che aveva ferito all'inizio del film, il quale cerca vendetta. Appena Tuco spara al cacciatore di taglie, il Biondo, che era arrivato nello stesso paese in compagnia di Sentenza, riconosce il suono della pistola e lo va a cercare. Trovatolo, rifonda la società per uccidere Sentenza. I due riescono a far fuori i suoi scagnozzi, ma il capo riesce a scappare.

Tuco e il Biondo, nel viaggio verso il cimitero, assistono a una battaglia tra unionisti e confederati che si stanno contendendo un ponte di grande valore strategico, il ponte di Langstone. Catturati dall'esercito Nordista, decidono di arruolarsi dopo aver parlato con il capitano Clinton, comandante della compagnia. Quest'ultimo, palesemente ubriaco, rivela ai due un suo personale piano per far cessare l'inutile massacro di entrambi gli schieramenti: solo distruggendo l'oggetto della contesa, il ponte appunto, si porrebbe fine alla carneficina, e il momento migliore sarebbe durante la tregua per raccogliere i feriti tra un assalto e l'altro. Poiché il cimitero è dall'altra parte del ponte, i due decidono di farlo esplodere per indurre i soldati ad andarsene. Mentre stanno caricando gli esplosivi, decidono di dire ognuno all'altro la propria metà del segreto: Tuco rivela che il cimitero si chiama Sad Hill e il Biondo dice che il nome sulla tomba è Arch Stanton.

Dopo aver fatto esplodere il ponte, i due eserciti come previsto si ritirano e i due soci arrivano finalmente sull'altra riva del fiume, procedendo fino ad arrivare nei pressi del cimitero. Mentre il Biondo si distrae vicino alle rovine di una chiesa, dove assiste in silenzio agli ultimi istanti di vita di un giovane soldato gravemente ferito, Tuco ne approfitta, si mette in sella a un cavallo e scappa, entrando finalmente nel cimitero.

Una volta individuata la tomba, il Brutto inizia a scavare furiosamente: prima che possa trovare qualcosa, però, viene raggiunto dal Biondo, che gli punta una pistola e gli intima di scavare con una pala. Arriva, a questo punto, Sentenza che, dopo aver gettato ai due una seconda pala, ordina al Biondo di scavare insieme al compagno; la cassa portata alla luce, però, contiene solo ossa.

Il Biondo, allora, dice che scriverà su di una pietra il nome della tomba dov'è veramente sotterrato il tesoro e che, per conoscerlo, gli altri due "se lo dovranno guadagnare"; i tre si spostano quindi in un largo spiazzo al centro del cimitero per dar vita al triello che concluderà il film. Il Biondo colpisce a morte Sentenza, e anche Tuco cerca di sparare nella direzione di Sentenza, ma non riesce: il Biondo infatti gli ha scaricato la pistola la notte prima. Sulla pietra, inoltre, non c'è scritto nulla, perché il tesoro è seppellito in una tomba senza nome accanto a quella di Stanton. Il Biondo costringe Tuco a scavare e, trovato il denaro, continua a minacciarlo con la pistola, facendolo salire in piedi sulla croce della tomba e a costringendolo a infilare il collo in un cappio fissato a un albero. Si prende dunque la sua metà di bottino e cavalca lontano, mentre Tuco che ha sempre più difficoltà a rimanere in equilibrio con i piedi per non penzolare, grida aiuto. Proprio quando sembra che Tuco debba scivolare e rimanere impiccato, da una distanza notevole il Biondo spara un colpo (con un fucile Sharps da caccia al bisonte di Sentenza) sulla corda del cappio, come faceva ai vecchi tempi, salvando l'ex compagno che cade a terra ma vivo. Poi galoppa via con la sua metà dei 200.000 dollari, lasciandosi dietro Tuco che inveisce, a gran voce, contro di lui.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Dopo il successo di Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più, i dirigenti della United Artists contattarono lo sceneggiatore dei film, Luciano Vincenzoni, per acquistare i diritti delle precedenti pellicole e del prossimo western. Lui, il produttore Alberto Grimaldi e Sergio Leone non avevano un progetto, difatti Leone non aveva intenzione di fare un altro western; anche attirato dall'enorme somma di denaro (che gli avrebbe permesso di vivere di rendita per il resto della vita) accettò la proposta, senza alcuna idea in lavorazione. Per sua fortuna, Vincenzoni propose l'idea di un "film su tre manigoldi che cercano dei tesori al tempo della Guerra Civile americana."[3] Lo studio accettò, ma voleva sapere il costo del film: Vincenzoni e Grimaldi trovarono un accordo con la United Artists per 1 milione di dollari di budget, più il 50% degli incassi dei botteghini al di fuori dell'Italia. Il budget totale sarà all'incirca di 1,3 milioni di dollari, una cifra stratosferica se si pensa alle precarie condizioni che Leone aveva affrontato solo due anni prima.[3][4]

Vi sono tre diverse versioni dei fatti, Luciano Vincenzoni racconta così l'evento:

« Telefonai a Parigi, al vicepresidente della United Artists, il mio amico Ilya Lopert, che venne a Roma con tutto lo staff. Li portai al Supercinema, fortunatamente era un giorno in cui avevano rotto la cassa. C'erano tremila persone. Videro il film in un tripudio di risate e di applausi e vollero andare subito al Grand Hotel a firmare il contratto. Pagarono come minimo garantito una cifra che era tre volte superiore alle più rosee previsioni del produttore. Come usano gli americani, la prima cosa che dissero quando firmarono il contratto fu: "Adesso crosscollateralizziamo, compensiamo profitti e perdite con il prossimo film; qual è il prossimo?" Non avevamo un progetto. Col tacito assenso di Leone e Grimaldi, cominciai a inventare. "Un film su tre mascalzoni che corrono dietro a un tesoro attraversando la guerra civile, un po' nello spirito della Grande Guerra, che voi avete distribuito in America". E quelli subito: "Lo compriamo: quanto costa?", senza che ci fosse un soggetto scritto, solo sulle parole. Io quindi mi rivolsi a Leone e chiesi: "Quanto?". Leone disse: "Cosa, quanto?". Gli dissi: "Il film che gli ho appena venduto". Onestamente, era un miracolo, senza una storia, solo facendo un po' di scena. Grimaldi e Leone mi chiesero: "Cosa gli hai detto?". Io dissi: "Una storia sulla guerra civile con tre attori; ditemi la cifra". Grimaldi disse: "Beh, che ne dici di ottocentomila dollari?". Io risposi: "Facciamo un milione". Mi volsi verso Lopert e dissi: "Un milione di dollari". Lui mi rispose: "Affare fatto".[5][6] »

Secondo quanto ricorda Sergio Donati, però, le trattative con la United Artists furono diverse:

« Grimaldi era pronto a vendere i diritti di Per qualche dollaro in più negli Stati Uniti e in Canada. E esattamente in quello stesso periodo Luciano Vincenzoni collaborava con Ilya Lopert ed era un ottimo amico di Arnold e David Picker della United Artists. Erano a Roma. Lui convinse Lopert a portare quelli della UA a una grande proiezione di Per qualche dollaro in più...e Luciano riuscì davvero a vendere il film alla United Artists e ci guadagnò il 10 per cento di tutti i profitti e anche una percentuale su quello successivo, Il buono, il brutto, il cattivo".[3] »

La versione dei fatti di Sergio Leone è diversa. Egli infatti ritiene che l'idea di fondo del film sia unicamente sua, facendo notare che il film era stato concepito come il naturale prosieguo dei due precedenti western:

« Non sentivo più tutta quella pressione per offrire al pubblico un diverso tipo di film. Ora potevo fare esattamente il film che volevo...fu mentre riflettevo sulla storia di Per qualche dollaro in più, e su ciò che la faceva funzionare, sulle diverse motivazioni di Van Cleef e di Eastwood, che trovai il nucleo del terzo film... Da sempre pensavo che il buono, il cattivo e il violento non esistessero in senso assoluto e totalizzante. Mi sembrava interessante demistificare questi aggettivi nell'ambientazione di un western. Un assassino può fare mostra di un sublime altruismo, mentre un buono è capace di uccidere con assoluta indifferenza. Una persona in apparenza bruttissima, quando la conosciamo meglio, può rivelarsi più valida di quanto sembra - e capace di tenerezza... Incisa nella memoria avevo una vecchia canzone romana, una canzone che mi sembrava piena di buon senso comune: È morto un cardinale che ha fatto bene e male. Il mal l'ha fatto bene e il ben l'ha fatto male. In sostanza era questa la morale che mi interessava mettere nel film".[7][8] »

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Il regista Sergio Leone durante le riprese di un altro suo film, C'era una volta in America

Mentre Sergio Leone sviluppava tutte le sue idee in una sceneggiatura vera e propria, Vincenzoni raccomandò di lavorare con un team di scrittura sceneggiati composto da Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, amministrati dallo stesso Leone e da Sergio Donati. Leone, a questo proposito, disse: "Il contributo dei due sceneggiatori era un disastro. Erano battute e nient'altro. Non potei usare nemmeno una delle cose scritte da loro. Fu la peggiore delusione della mia vita. Mi toccò riprendere in mano il copione con alcuni negri (si riferisce a Sergio Donati)".[3] Donati concorda, aggiungendo: "Nella versione finale del copione non è rimasto praticamente nulla che abbiano scritto loro. Avevano scritto solo la prima parte. Una riga appena. Erano lontanissimi dallo stile di Leone. Da parte sua, quella di tirarli dentro era stata una scelta tipica. Aveva bisogno di provare qualcosa di nuovo. E fu una sofferenza. Più che un western, Age e Scarpelli avevano scritto una specie di commedia ambientata nel West."[3] Lo stesso Furio Scarpelli descrisse come fatale il suo incontro con Leone.[9][10] Vincenzoni dichiarò di aver scritto la sceneggiatura in undici giorni,[6][11] ma ben presto lasciò il progetto in quanto i rapporti con Leone andavano deteriorandosi: si dedicò dunque a due western con registi diversi, Il mercenario (1968) di Sergio Corbucci e Da uomo a uomo (1967) di Giulio Petroni.[9] I tre personaggi principali contengono tutti elementi autobiografici del regista. In un'intervista, disse:

« Nel mio mondo, sono gli anarchici i personaggi più veri. Li conosco meglio perché le mie idee sono più vicine alle loro. Io sono fatto di tutti e tre. Sentenza non ha anima, è un professionista nel più banale senso del termine. Come un robot. Non è questo il caso degli altri due personaggi. Considerando il lato metodico e cauto del mio carattere, sono simile al Biondo: ma la mia profonda simpatia andrà sempre dalla parte di Tuco... sa essere toccante con tutta quella tenerezza e umanità ferita. Ma Tuco è anche una creatura tutto istinto, un bastardo, un vagabondo.[3] »

Il film dunque si basava su tre ruoli, arlecchino, picaro e cattivo. Leone fu inoltre molto attratto dalle idee che scaturivano nella realizzazione del film:

« Ciò che mi interessava era da un lato demistificare gli aggettivi, dall'altra mostrare l'assurdità della guerra... la Guerra Civile nella quale i personaggi si imbattono, dal mio punto di vista, è inutile, stupida: non è portata avanti per una giusta causa. La frase chiave del film è quella di un personaggio (il Biondo) che commenta la battaglia del ponte: "Mai visto morire tanta gente... tanto male". Faccio vedere un campo di concentramento nordista... ma in parte stavo pensando ai campi nazisti, con le loro orchestre di ebrei.[7][8][12] »

Egli raccontò inoltre una vecchia storia a proposito della guerra: "Volevo mostrare l'imbecillità umana in un film picaresco insieme alla realtà della guerra. Lessi da qualche parte che 120.000 persone morirono nei campi sudisti come Andersonville, ma da nessuna parte venivano citati gli stermini dei campi di prigionia nordisti. Si sente sempre parlare del comportamento vergognoso dei perdenti, mai dei vincitori. Così decisi di mostrare lo sterminio in un campo nordista. Agli americani questo non piacque... la guerra civile americana è un soggetto quasi tabù, perché la sua realtà è folle e incredibile. Ma la vera storia degli Stati Uniti è stata costruita su una violenza che né la letteratura né il cinema avevano mai mostrato come si deve. Personalmente tendo sempre a contrastare la versione ufficiale degli eventi - senza dubbio questo si deve al fatto che sono cresciuto sotto il fascismo. Ho visto in prima persona come si possa manipolare la storia, per cui metto sempre in dubbio quello che viene divulgato. Per me è diventato un riflesso incondizionato."[3] Il campo di prigionia dove vengono portati il Biondo e Tuco è basato proprio sui bassorilievi d'acciaio di Andersonville realizzati nell'agosto del 1864, quando erano presenti circa 35.000 prigionieri.[4] In aggiunta a ciò, alcune scene esterne del film furono influenzate dall'archivio fotografico di Mathew B. Brady.[3] Van Cleef ricordò, a questo proposito: "Il campo di prigionia che Sergio aveva costruito non era niente di che - solo poche case e un sacco di steccati. Ed era sovraffollato, ma ti dava l'impressione che durante la guerra civile dovesse essere proprio così. Era come alcune immagini che avevo visto di Andersonville... proprio come una fotografia di Brady."[3]

Riguardo l'ambientazione del film, Sergio Leone disse:

« Gli autori americani dipendono troppo da altri sceneggiatori e non approfondiscono a sufficienza la loro stessa storia. Nel preparare Il buono, il brutto, il cattivo scoprii che durante la guerra civile, in Texas c'era stata una sola battaglia, il cui vero obiettivo era la proprietà delle miniere d'oro del Texas. Lo scopo della battaglia era di impedire al Nord (o al Sud) di mettere per primo le mani sull'oro. Così, mentre ero a Washington, cercai di trovare ulteriore documentazione su questo avvenimento. Il bibliotecario, lì alla Biblioteca del Congresso, la più grossa biblioteca del mondo, mi disse: "Credo che si sbagli. Il Texas, dice, signore? Deve esserci un errore. In America nessuno ha mai combattuto una battaglia per le miniere d'oro, e in ogni caso la guerra civile non è mai arrivata al Texas. Torni fra due o tre giorni e le farò qualche controllo. Ma sono sicurissimo che si sbaglia". Beh, ritornai dopo due o tre giorni, e questo tizio mi guardò come se avesse visto un fantasma. "Ho qui otto libri", disse, "e tutti fanno riferimento a questo particolare avvenimento. Come diavolo faceva lei a saperlo? Lei legge solo l'italiano, perciò come ha fatto a scoprirlo? Adesso capisco perché voi italiani fate film così straordinari. Sono vent'anni che sono qui, e non c'è stato un solo regista americano che si sia mai preoccupato di venire a informarsi sulla storia del West". Beh, adesso ho anch'io una biblioteca enorme - a Washington, per otto dollari, ti fotocopiano un libro intero![3] »

Il regista non esitò a inserire elementi personali a proposito della guerra: la percezione del Biondo e di Tuco riguardo alla guerra è la stessa percezione del regista, e gli sguardi dei due protagonisti nel campo di battaglia sintetizzano ciò che il regista voleva trasmettere. Inoltre, tramite degli espedienti evidenzia i contrasti nelle scene di guerra, criticando e al tempo stesso satirizzando la Guerra Civile: Tuco e il Biondo sono infatti tra i pochissimi che non indossano abiti militari durante la battaglia per il ponte e che nel marasma generale della guerra dimostrano un'umanità tale da far vacillare i propri personaggi.[senza fonte]

Il titolo iniziale del film era "I due magnifici straccioni" ma fu cambiato appena prima di iniziare a girare il film, quando Vincenzoni ebbe in sogno il titolo "Il buono, il brutto, il cattivo", che piacque subito a Leone.[3]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Protagonisti[modifica | modifica sorgente]

Clint Eastwood ("Il biondo", il buono)[modifica | modifica sorgente]

Il Buono, l'Uomo senza nome, un flemmatico, arrogante cacciatore di taglie che compete con Tuco e Sentenza alla ricerca dell'oro sotterrato nel bel mezzo della guerra civile americana. "Il Biondo" e Tuco hanno una relazione di odio-amore: Tuco conosce il nome del cimitero dove è nascosto l'oro, ma "il Biondo" conosce il nome della tomba dove è sotterrato. Ciò li costringe a lavorare insieme aiutandosi a vicenda. Nonostante questa avida ricerca, la pietà del "Biondo" verso i soldati morti nella caotica carneficina della guerra è evidente. "Non ho mai visto tanta gente morire tanto male" afferma, salvo subito dopo cercare cinicamente di strappare il nome del cimitero a Tuco. Clint Eastwood incarna quello che è forse il personaggio maggiormente riuscito di Sergio Leone: alto, laconico, un micidiale pistolero curato nei minimi dettagli. Molto importante è inoltre la presenza del sigaro, uno dei simboli di questo film: Clint Eastwood ne ha in bocca uno praticamente sempre e l'accende ripetutamente. Tuttavia Leone introduce un personaggio a metà tra il classico cacciatore di taglie e il bandito, ispirandosi ai grandi classici come le tragedie greche e le opere di Shakespeare. Inoltre per sua stessa ammissione il personaggio di Clint Eastwood risente molto dello stile di grandi autori latini come Plauto e Terenzio.[13] Sergio Donati disse di lui:

« Dei tre, Clint Eastwood è senz'altro quello che più somiglia ai propri personaggi: chiuso, taciturno, ironico. Diventa umano solo davanti a un piatto di spaghetti: eccetto Bud Spencer non ho più visto un altro attore capace come lui di farsene regolarmente tre doppie porzioni. Ma lui non ingrassa, maledetto.[14] »

Rawhide si concluse nel 1965 e a questo punto nessuno dei film italiani di Clint Eastwood è uscito in America. Quando Leone gli offrì un ruolo nel suo prossimo film, quella era l'unica offerta che l'attore aveva ricevuto, ma lui non era ancora convinto: riteneva infatti che il ruolo di Tuco fosse più importante del suo, e quindi voleva ridimensionarlo.[3] Leone cercò di convincerlo: "Ci mancò poco che non facesse la parte del "Biondo". Dopo aver letto il copione trovò in effetti che il ruolo di Tuco fosse troppo importante, che fosse il migliore dei due ruoli. Tentai dunque di ragionarci: "Il film è più lungo degli altri due. Non puoi essere tutto solo. Tuco è necessario per la storia, e resterà come ho voluto che fosse. Devi capire che è il comprimario... e il momento in cui appari tu, è la star che fa la sua apparizione."[3] Eastwood però non fu convinto, dunque Leone, insieme con la moglie, dovette andare in California per tentare una mediazione. La moglie del regista, Carla, ricorda perfettamente: "Clint Eastwood con sua moglie Maggie venne al nostro albergo... io spiegai che il fatto che avesse al suo fianco altri due grandi attori non avrebbe potuto che rafforzare la sua statura. A volte anche una grande star che interpreta un ruolo più piccolo insieme ad altri grandi attori può trarre vantaggio dalla situazione. A volte fare un passo indietro voleva dire farne due avanti."[3] Mentre le due mogli parlavano, Eastwood e Leone si scontrarono duramente e il loro rapporto iniziò a incrinarsi. Leone disse: "Se interpreta la parte ne sarò felicissimo. Ma se non lo fa - beh, visto che sono stato io a inventarlo - domani dovrò inventarne un altro come lui."[3] Dopo due giorni di trattative l'attore accettò di fare il film e volle essere pagato 250.000 $ più il 10% dei profitti dei botteghini in tutti i territori occidentali,[11] un accordo che non trovò contento Leone.

Nel film il personaggio di Clint Eastwood viene chiamato con il suo soprannome, il Biondo, in quanto nessuno conosce il suo vero nome. Nella sceneggiatura del film, comunque, ci si riferisce a lui con il nome di Joe.

Eli Wallach (Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez, il brutto)[modifica | modifica sorgente]

Il Brutto, Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez è un comico, goffo, loquace bandito ricercato dalle autorità per rapina a mano armata in banca e omicidio. Tuco riesce a scoprire il nome del cimitero dove è sepolto l'oro, ma non conosce il nome della tomba: solo "il Biondo" lo sa. Questo stato di cose obbliga i due a diventare compagni di viaggio. Leone, a proposito della scelta di Wallach, disse: "Tuco rappresenta, come più tardi Cheyenne, tutte le contraddizioni dell'America, e in parte anche le mie. Avrebbe voluto interpretarlo Gian Maria Volontè, ma non mi sembrava una scelta giusta. Sarebbe diventato un personaggio nevrotico, e io invece avevo bisogno di un attore dal naturale talento comico. Così scelsi Eli Wallach, di solito impegnato in parti drammatiche. Wallach aveva in sé qualcosa di chapliniano, qualcosa che evidentemente molti non hanno mai capito. E per Tuco fu perfetto."[9] Alla fine, dunque, Leone scelse Eli Wallach basandosi sul suo ruolo nel film La conquista del West (1962). In particolare, Leone fu molto colpito dall'interpretazione nella famosa scena La Ferrovia.[3] Il regista a questo proposito dirà a Oreste De Fornari, nella sua biografia: "Eli Wallach l'ho preso per un gesto che fa nella Conquista del West, quando scende dal treno e parla con Peppard. Vede il bambino, figlio di Peppard, si volta di scatto e gli spara con le dita facendogli una pernacchia. Da quello ho capito che era un attore comico di estrazione chapliniana, un ebreo napoletano: si poteva fare tutto con lui. Infatti ci siamo molto divertiti a stare insieme."[15] I due si incontrarono a Los Angeles, ma l'attore fu scettico a interpretare di nuovo quel tipo di personaggio: dopo però che gli fu mostrata la sequenza di apertura di Per qualche dollaro in più, disse: "Per quando mi vuoi?"[3] I due andarono d'amore e d'accordo, condividendo lo stesso bizzarro senso dell'umorismo. Leone permise a Wallach di effettuare dei cambi al suo personaggio in termini di messa in scena e riguardo alle sue gestualità ricorrenti; l'abbigliamento di Tuco è stato infatti scelto da Wallach stesso.[3] Fu l'attore, inoltre, a proporre il ricorrente segno della croce del personaggio Tuco.[3][9] Eli Wallach ricorda con poche parole il suo lavoro con Van Cleef: "Il ricordo principale del mio lavoro con Van Cleef è che era da poco divenuto l'orgoglioso possessore di una Mercedes nuova."[3] Di tutt'altra entità è stato invece il rapporto con Eastwood: "Ero molto grato a Clint, tirò fuori idee e particolari che resero il mio personaggio ancora migliore... sul set non parlava granché, ma era un osservatore molto acuto. Disse che questo era il suo terzo film in Italia e che sarebbe tornato negli Stati Uniti per mettere a fuoco la sua carriera lì, e fece proprio così."[3] Sia Eastwood che Van Cleef capirono che il personaggio di Tuco stava molto a cuore al regista, difatti Leone e Wallach divennero ottimi amici anche al di fuori del set. Van Cleef osservò:

« Tuco è l'unico dei tre del quale il pubblico conosce il retroscena. Incontriamo suo fratello, capiamo da dove viene e perché è diventato un bandito. Ma il personaggio di Clint e il mio rimangono misteriosi... era chiaro che il pubblico avrebbe preferito il personaggio di Wallach.[3] »
Lee Van Cleef (Sentenza, il cattivo)[modifica | modifica sorgente]

Il Cattivo, uno spietato insensibile sicario chiamato "Sentenza". Quando "il Biondo" e Tuco vengono catturati mentre erano camuffati da soldati confederati, Sentenza è il sergente dell'Unione che li interroga e che tortura Tuco, scoprendo il nome del cimitero dove è sepolto l'oro, ma non la tomba. Egli forma dunque una fugace alleanza con "il Biondo", ma i due ex compagni si coalizzano contro di lui appena possono. L'espressione cupa e sempre pensierosa, gli occhi socchiusi rendono Sentenza lo stereotipo ideale del cattivo. Originariamente Leone per il ruolo di Sentenza aveva pensato a Charles Bronson, che però stava già interpretando Quella sporca dozzina (1967)[4]. Leone pensò quindi di lavorare di nuovo con Lee Van Cleef:

« Sapevo che Van Cleef aveva già interpretato un ruolo romantico in Per qualche dollaro in più. L'idea di fargli interpretare un personaggio che fosse l'opposto di quello mi intrigava.[3] »

Lee Van Cleef ricordava: "Sul primo film non potevo trattare, visto che non riuscivo nemmeno a pagare il conto del telefono. Feci il film, pagai il conto del telefono ed esattamente un anno dopo, il 12 aprile del 1966, fui chiamato di nuovo per fare Il buono, il brutto, il cattivo. E insieme a questo, feci anche La resa dei conti. Ma ora, invece di fare seventeen thousand dollars, ne stavo facendo a hundred e qualcosa, merito di Leone, non mio."[9] L'attore aveva una strana paura per i cavalli, e chiaramente non sapeva montare. Donati disse: "Gli dettero un morellino docile e ammaestrato come una bestia da circo (se ci fate caso, in altre scene lo monta anche Wallach, altro stracittadino negato per la sella). Ma per farlo salire in groppa ci voleva una sedia (giuro) e un uomo che reggesse l'animale. E dopo anche scendere, ovviamente, era analoga tragedia."[14]

Lee Van Cleef inoltre, pur interpretando il cattivo nella maggioranza dei suoi film, era un uomo molto mite, che contrastava nettamente con i suoi personaggi. Anche qui si nota la bravura dell'attore a impersonare così bene dei ruoli così diversi dalla sua personalità. Donati ancora rivela un aneddoto: "[Ne Il buono, il brutto, il cattivo] doveva prendere a schiaffi una prostituta, e non riusciva neanche a far finta. L'attrice, che era Rada Rassimov, gli diceva «Ma dai, non ti preoccupare anche se ti scappa una sberla vera, non m'importa, picchiami...» Lui spiegava arrossendo che proprio non gli riusciva di alzare le mani su una donna, era più forte di lui."[14] Anche in questo film Lee Van Cleef indossa lenti a contatto colorate: difatti dalla nascita ha un occhio di colore verde e l'altro di colore blu: questa caratteristica veniva camuffata in tutti i suoi film, ma ne Il buono, il brutto, il cattivo è possibile notare la sfumatura di colore diversa grazie ai frequenti primi piani a opera di Leone.[16]

Altri personaggi[modifica | modifica sorgente]

  • Aldo Giuffré (capitano nordista): un ufficiale dell'esercito unionista che diventa amico di Biondo e Tuco, specialmente di quest'ultimo, nel quale vede una possibile carriera militare, perché riconosce in lui lo "spirito" combattente, che altro non è che l'odore dell'alcol. L'alcol infatti è, secondo il comandante, l'arma vincente di tutte le guerre. Dice infatti: "Chi possiede più bottiglie per ubriacare i soldati, quello vince". Capisce benissimo che il sanguinoso assedio dei suoi uomini è impiegato in un futile motivo, e sogna di distruggere il ponte - un sogno che si avvererà grazie ai suoi nuovi amici. Ferito gravemente nella battaglia del ponte Langstone, muore con un'espressione di viva soddisfazione subito dopo aver ricevuto notizia della distruzione del ponte.
  • Mario Brega (Caporale Wallace): una guardia assassina che lavora per Sentenza e tortura Tuco per sapere dove è situato il tesoro. Sentenza consegna Tuco a Wallace per poter riscuotere la taglia; Tuco, comunque, uccide Wallace buttandolo da un treno in movimento. Un macellaio divenuto attore, l'imponente Brega era onnipresente nei film di Leone e negli spaghetti-western in generale.
  • Antonio Casale (Bill Carson/Jackson): il morente Bill Carson, anche conosciuto come Jackson, rappresenta uno dei punti cardine della storia: condivide il segreto dell'oro con Tuco, dicendogli il nome del cimitero dove è nascosto, ma solo al Biondo rivela il nome della tomba. Casale apparirà successivamente nel film di Leone Giù la testa.
  • Luigi Pistilli (padre Pablo Ramírez): il fratello di Tuco, un prete cattolico. Disprezza il fratello per essere diventato un bandito, ma fondamentalmente gli vuole bene. Pistilli è un veterano di molti spaghetti western, interpretando solitamente un cattivo (come nel film di Leone Per qualche dollaro in più).
  • Antonio Casas (Stevens): il contadino coinvolto nell'affare tra Baker e Bill Carson. Viene ucciso insieme alla sua famiglia da Sentenza dopo che gli rivela informazioni sulla nuova identità di Jackson e sull'oro. Casas era un popolare calciatore spagnolo divenuto attore che è apparso in oltre 170 tra show TV e film in tutta la sua carriera.
  • Livio Lorenzon (Baker): il soldato confederato coinvolto nell'affare dell'oro assieme a Stevens e Carson. Manda Sentenza a uccidere Stevens e ricavare informazioni e, dopo averle ricevute, viene ucciso da Sentenza su commissione dello stesso Stevens.
  • Rada Rassimov (Marìa): una prostituta picchiata da Sentenza. Conosce Bill Carson, ma non è coinvolta nei suoi affari.
  • Al Mulock (cacciatore di taglie senza un braccio): ferito da Tuco nella sequenza iniziale del film, perde il braccio destro. Impara quindi a sparare con la mano rimasta e cerca disperatamente vendetta; trovato Tuco, cincischia troppo e si fa uccidere. Mulock fu un attore canadese che apparirà successivamente in C'era una volta il West come uno dei tre pistoleri all'inizio del film. Si suicidò durante le riprese, lanciandosi dalla finestra di un hotel con indosso il costume di scena.
  • Molino Rojo (capitano Harper): il buon capitano nordista presente al campo di prigionia, con una gamba in gangrena. Non condivide i metodi di Sentenza e più volte gli ripete di essere meno brutale con i prigionieri, senza però essere ascoltato. Il suo obiettivo dichiarato è quello di raccogliere prove sufficienti per mandare davanti alla corte marziale quanti disonorano l'uniforme facendo mercanzia dei beni di proprietà dei prigionieri.
  • Maurizio Arena (uno dei tre della banda di Tuco): deve catturare il Biondo nella camera d'albergo in cui alloggia durante la ritirata dei sudisti, ma viene ucciso dal Biondo insieme ai suoi due compari.

Regia[modifica | modifica sorgente]

Il film fu realizzato con l'approvazione del regime franchista e l'assistenza tecnica dell'esercito spagnolo. Il cast includeva inoltre 1500 soldati locali.[4] Nel 1973 Eastwood ricordava:

« In Spagna non gliene importa nulla di ciò che fai. Gli importerebbe se stessi facendo una storia sugli spagnoli o sulla Spagna. In quel caso ti starebbero col fiato sul collo, ma era curioso il fatto che a loro non importava che tu stessi facendo un western che dovrebbe essere ambientato a ovest del Mississippi o in Messico, o meglio, non meno di quanto gli importasse la storia del film.[3] »

Sul set del film Leone viene affiancato da un giovane Giancarlo Santi, che ricoprirà il ruolo di aiuto regista. Santi, intervistato al Festival di Torella dei Lombardi nel 2006, disse:

« Sergio voleva conoscermi e aveva i pezzi della pellicola di Per qualche dollaro in più quando l'ho incontrato in moviola. Abbiamo simpatizzato subito, mi ha chiamato per il progetto e scaraventato in Spagna dal marzo all'agosto '66, il periodo più bello della mia vita. Il buono, il brutto, il cattivo si lasciò alle spalle le storie limitate dei primi due western, aveva maggior respiro epico, etico e storico. Imparai anche come si gestisce un budget, perché Leone era un grande imprenditore.[9] »

Per la prima volta Tonino delli Colli fu il direttore della fotografia di un film di Sergio Leone. A proposito della loro collaborazione, delli Colli disse: "C'è stato un punto di partenza, un principio estetico: in un western non si possono mettere tanti colori. Abbiamo tenuto le tinte smorzate: nero, marrone, bianco corda, dato che le costruzioni erano in legno e che i colori del paesaggio erano piuttosto vivi."[9] Eli Wallach ricorda che Leone si ispirava, riguardo alla luce e alle ombre, a Vermeer e Rembrandt.[9]

Mentre le riprese del film procedevano senza particolari intoppi, la notizia che il nuovo western di Sergio Leone era in produzione fece subito il giro del mondo. Il regista però si poneva in netto contrasto rispetto alle regolette della coproduzione fra Italia e Spagna del film, e si schierò apertamente contro di esse durante un'intervista per Il Messaggero datata 24 maggio 1966. Leone disse: "Sì, adesso posso fare quello che voglio. Ho firmato un contratto favoloso con la United Artists. Sono padrone di scegliere quello che voglio, soggetti, attori, tutto. Mi danno quello che voglio, mi danno. Solamente i signori burocrati del cinema italiano cercano di mettermi i bastoni fra le ruote. Loro fanno i film a tavolino col bilancino del farmacista. Quattro attori e mezzo italiani, due virgola cinque spagnoli, uno americano. No, gli ho detto, voi i film me li dovete far fare come voglio io, oppure me ne vado in America o in Francia, dove mi aspettano a braccia aperte!"[9]

Durante le riprese del film, comunque, vi furono diversi episodi di rilievo; Wallach fu quasi avvelenato quando accidentalmente bevve da una bottiglia di acido lasciata da un tecnico vicino alla sua bottiglia di soda: egli menzionò questo fatto nella sua autobiografia e si lamentò affermando che nonostante Leone fosse un brillante regista, era completamente noncurante sulle misure di sicurezza degli attori durante le scene pericolose.[17] L'attore fu in pericolo in un'altra scena, nella quale stava per essere impiccato dopo che fu sparato un colpo di pistola e il cavallo sotto di lui stava per scappare dalla paura. Mentre la corda intorno al collo di Wallach si ruppe, il cavallo si imbizzarrì e corse per circa un miglio con l'attore ancora su di esso e le sue mani legate sul dorso.[3] La terza volta nella quale Wallach rischiò la vita fu durante la scena nella quale lui e Brega dovevano saltare dal treno in movimento. Il salto andò bene, ma la vita di Wallach fu in pericolo quando il suo personaggio doveva rompere la catena che lo legava all'altro personaggio, ormai morto. Tuco mise il corpo di Wallace sui binari, facendo passare il treno sulla catena rompendola. Wallach, e presumibilmente tutto il cast, non si era accorto dei gradini di metallo che sporgevano di circa 30 cm da ogni vagone: se l'attore si fosse alzato dalla sua posizione al momento sbagliato, uno dei gradini sporgenti l'avrebbe decapitato.[3] Successivamente Leone chiese a Wallach di rifare la scena, ma quest'ultimo disse che non l'avrebbe mai più fatta in vita sua.[17]

Il film è stato girato in Spagna, facendo uso di numerose location. Tra i sopralluoghi e le riprese passarono diverse settimane, e sorse un problema nel sito scelto per le riprese della "scena del ponte". Alla prima ispezione, l'acqua nel fiume (il Rìo Arlanza, un torrente che "interpreta" il Rio Grande) era alta circa 1,20 m, perfetta per le necessità del film. All'arrivo della troupe, il fiume però si era sgonfiato, diventando un rigagnolo di soli 20 cm. Per ovviare al problema più a valle della zona delle riprese venne costruita una diga temporanea, grazie anche all'aiuto di una compagnia di genieri dell'esercito spagnolo, riportando l'acqua al livello richiesto.

Il ponte nel film dovette però essere costruito ben due volte. Leone voleva un ponte vero, pietra e legno, perfettamente transitabile. Ci vollero circa 15 giorni per costruirlo la prima volta, ma quando lo si dovette far esplodere iniziarono i problemi. Sergio Donati ricorda:

« Il miglior "artificiere" del cinema allora era Baciucchi, a "living legend": ma non aveva mai avuto a che fare con un botto di quelle dimensioni. Mise una trentina di cariche di tritolo, ma ogni volta l'esplosione delle prime mandava a puttane il resto dei contatti elettrici, così il ponte non saltava tutto in una volta come voleva Sergio.[18] »

Per ovviare a questo problema si dovette dunque chiedere aiuto ai genieri dell'esercito spagnolo. Raggiunse dunque la troupe una vera e propria squadra di specialisti comandati da un capitano dell'esercito. Furono sistemate tutte le cariche, e le macchine da presa furono poste a diversi angoli del ponte. Durante il conto alla rovescia, al "meno dieci" il capitano dell'esercito confuse una parola detta da un tecnico delle cineprese con il segnale di far esplodere il ponte. Si riuscì dunque a riprendere solo alcuni passaggi del crollo. Eli Wallach ricorda così l'accaduto: "C'erano tre postazioni di macchina, una molto vicina, e un'altra molto lontana. L'uomo che aveva sistemato gli esplosivi per questa scena era un capitano dell'esercito spagnolo. Il responsabile degli effetti speciali gli aveva detto che averlo sul set ad aiutare la troupe era un grande onore, e quindi l'onore di premere il pulsante per far saltare il ponte spettava a lui. Il capitano disse "No, non voglio farlo io", ma quello degli effetti speciali rispose "Ma sì, basta che ascolti e quando io dico Vaya! schiacci il pulsante". Mentre si svolgeva questa scena uno degli assistenti disse al responsabile degli effetti speciali "Vuoi che vada a mettere una delle macchine piccole laggiù?" e lui rispose "Sì, vai, benissimo". Il capitano sentì la parola vai e premette il pulsante. Leone era furioso. "Adesso lo ammazzo" diceva. "Lo licenzio seduta stante... è licenziato!". Disse questo al capitano, e la risposta fu "Ricostruirò io il ponte, ma non fucili quest'uomo."[11] Sergio Donati racconta ancora: "Il ponte fu completamente ricostruito in una notte e la mattina seguente fu fatto saltare in aria di nuovo, questa volta con tutte le macchine da presa in funzione. Però il primo botto era il migliore, tant'è vero che tutte le inquadrature della ricaduta macerie montate nel film sono prese dai "tagli" del primo errore."[18] I problemi con la scena del ponte non finirono qui: sia Eastwood sia Wallach rischiarono di essere travolti dall'esplosione. Eastwood osservò: "Se io e Wallach ci fossimo trovati nel punto stabilito da Leone, con tutta probabilità ora non sarei qui a raccontarvelo."[19] Fu proprio Eastwood che insistette per adottare una posizione più sicura, in tutta tranquillità. Nonostante ciò, solo per un caso fortuito non venne colpito da un grosso frammento di pietra, proiettato dall'esplosione a meno di un metro dalla sua testa, come si può chiaramente notare rivedendo la sequenza. Anche qui emerge la scarsa sicurezza adottata da Leone nei suoi film, tanto da indurre Eastwood a consigliare a Wallach di "non fidarsi mai di nessuno in un film italiano."[19] Molti critici avvertono echi keatoniani in questa scena e Leone non smentisce di aver preso ispirazione dal film Come vinsi la guerra del 1927.[13]

La preparazione del triello finale e del cimitero ha richiesto una cura maniacale e un grande impegno da parte di scenografi italiani e spagnoli, coordinati dall'allora aiuto scenografo Carlo Leva. Leone, in una giornata di pausa dalle riprese, andò a vedere come procedevano i lavori e impressionato dalla precisione del lavoro di Leva, gli ricordò che nella scena finale si sarebbero dovute vedere delle ossa nella bara e che pretendeva ossa vere. Dopo un primo fallimento con una ricerca tra i medici e le autorità locali, Leva venne a sapere da un decoratore che a Madrid una donna affittava lo scheletro della madre, attrice in vita, che aveva lasciato disposizioni per usare il proprio corpo per "recitare anche dopo la morte". In auto, si recò a Madrid dove ritirò lo scheletro perfettamente conservato, esattamente quello che compare nella bara. Sempre nella scena del cimitero, Leone per ottenere un genuino effetto di stupore in Eli Wallach mentre questo corre tra le tombe, lasciò libero un cane facendolo correre attraverso il set.[4] Riguardo alla scena del cimitero, lo scenografo e costumista Carlo Leva ricorda:

« Per Il buono, il brutto, il cattivo Carlo Simi mi disse di cercare un posto adatto dove girare la scena finale, ambientata in un cimitero di guerra, e ovviamente di prepararla secondo un bozzetto che avevo disegnato in precedenza. Eravamo in Spagna. Nei pressi di Burgos scoprii un breve altopiano messo a pascolo per il bestiame di un paesino. Parlai con il Sindaco. Lo convinsi a spostare la mandria e a lasciarci utilizzare l'altopiano per le riprese, con la promessa di "restituirlo" com'era quando l'avevo visto. Con l'aiuto dei soldati del genio Spagnolo e una ruspa preparai il terreno per ospitare 8000 tombe, fatte della stessa terra del posto, mista a paglia e segatura. E i tumuli li costruimmo a uno a uno utilizzando una bara vuota come fanno i bambini con le formine sulla spiaggia. La scena l'han vista tutti, Sergio Leone fu entusiasta del nostro "macabro lavoro".[20] »

La sequenza del triello sarà poi destinata a rimanere famosa nella storia del cinema: Sergio Leone sa esaltarla con una fotografia sempre nuova, con primi piani, con dettagli con le riprese degli occhi e con un montaggio sempre più veloce che farà scuola per i futuri grandi cineasti. Ma forse nulla sarebbe stata questa sequenza senza la straordinaria, esaltante e solenne colonna sonora firmata da un grande musicista: Ennio Morricone. George Lucas stesso ha dichiarato di aver preso ispirazione dai primi piani tipicamente leoniani durante le riprese di Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith, in particolare, nel duello finale tra Anakin Skywalker e Obi-Wan Kenobi.[21] Inoltre questa sequenza ancora oggi viene studiata all'università del cinema di Los Angeles, fotogramma per fotogramma, come mirabile esempio di montaggio.[13] In aggiunta a ciò, diverse scene del film sono state utilizzate per uno studio sulle funzioni superiori del cervello umano pubblicato il 12 marzo 2004 sulla prestigiosa rivista Science.[22] Riguardo alle scene finali del film, Leone disse:

« Volevo un cimitero che potesse evocare un antico circo. Non ne esisteva nemmeno uno. Così mi rivolsi al responsabile spagnolo degli effetti pirotecnici che si era occupato della costruzione e della distruzione del ponte. Mi prestò 250 soldati, e questi costruirono il tipo di cimitero di cui avevo bisogno, con diecimila tombe. Quegli uomini lavorarono per due giorni pieni, e fu fatto tutto. Da parte mia non si trattava di un capriccio, l'idea dell'arena era cruciale, con una morbosa strizzatina d'occhio, perché i testimoni di questo spettacolo erano tutti morti. Insistetti perché la musica esprimesse la risata dei cadaveri all'interno delle tombe. I primi tre primi piani degli attori ci presero tutta la giornata: volevo che lo spettatore avesse l'impressione di guardare un balletto. La musica diede un certo lirismo a tutte queste immagini, così la scena divenne una questione di coreografia quanto di suspense.[11] »

L'ossessione del regista per i dettagli, aspetto per altro già noto fin dai suoi primissimi lavori, assunse quasi una connotazione leggendaria.[3] Luca Morsella, figlio di Fulvio Morsella, ricordò così un avvenimento:

« Un giorno stavano girando una scena e il direttore di produzione Fernando Cinquini era molto contento perché avevano fatto tutto nei tempi stabiliti. Poi Sergio gli disse: "Non ho fatto il dettaglio dello sperone"; Fernando rispose: "Va beh, non preoccuparti di un'inezia come lo sperone - lo giriamo quando ci pare". Alla fine venne il giorno in cui sul piano di lavorazione del direttore di produzione c'era scritto: "Dettaglio dello sperone", così lui andò da Sergio e disse: "Vogliamo farlo adesso?". E Sergio disse: "Beh, sai che mi servono trecento comparse, diligenze, cavalli, carabine e tutto il resto". Perché, sì, era il dettaglio dello sperone, ma sullo sfondo lui voleva vedere tutta la vita della città, con gente che camminava e cavalli che passavano. Da quel momento in poi diventò una leggenda ricorrente del mondo del cinema. Ogni volta che un regista dice: "Mi manca solo un dettaglio" bisogna assicurarsi che non sia come il dettaglio dello sperone.[3] »

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Il compositore della colonna sonora del film, Ennio Morricone

La colonna sonora del film fu composta da Ennio Morricone, frequente collaboratore di Leone (con il quale fu anche compagno di classe in terza elementare[23][24]), le cui caratteristiche composizioni, contenenti spari, fischi (di Alessandro Alessandroni) e jodel, contribuiscono a ricreare l'atmosfera che caratterizza il film. Il motivo principale, assomigliante all'ululato del coyote, è una melodia composta da due note, divenuta molto famosa. Essa viene utilizzata per i tre personaggi principali del film, con un differente strumento usato per ognuno: flauto soprano per il Biondo, l'arghilofono del maestro Italo Cammarota per Sentenza e la voce umana per Tuco. Questo motivo si ripropone durante tutto il film, senza però mai annoiare né risultare scontato: Leone e Morricone la ripropongono solo nei momenti appropriati, rendendo memorabili le scene.[25][26][27][28] Il tema, ricorda Morricone, era stato realizzato in modo molto bizzarro:

« Quando dirigo il pezzo in concerto, gli ululati di coyote che danno il ritmo ai titoli del film sono realizzati di solito col clarinetto. Ma nella versione originale adottai soluzioni molto più inventive. Due voci maschili cantavano sovrapponendosi l'una con l'altra, una gridando A e l'altra E. Gli AAAH ed EEEH dovevano essere eloquenti, per imitare l'ululato dell'animale ed evocare la ferocia del selvaggio West.[3] »


Sergio Leone ricordò che una parte delle musiche di Ennio Morricone fu scritta prima dell'inizio delle riprese: per problemi di budget questo non era stato possibile nei film precedenti. Secondo il regista questo era un grande passo avanti:

« Ne Il buono, il brutto, il cattivo, ogni personaggio aveva un suo tema musicale. Era anche una sorta di strumento musicale che interpretava la mia scrittura. In questo senso, giocavo molto con armonie e contrappunti... Mettevo in scena la carta stradale di tre esseri che costituivano un amalgama di tutti i difetti umani... Avevo bisogno di diversi crescendo e momenti spettacolari capaci di conquistare l'attenzione e che tuttavia si accordassero con lo spirito generale della storia. Per cui la musica assunse un'importanza centrale. Doveva essere complessa, con umorismo e lirismo, tragedia e barocco. La musica diventava anche un elemento della storia. Era il caso della sequenza del campo di concentramento. Un'orchestra di prigionieri deve suonare per soffocare le urla dei torturati. In altre parti del film, la musica accompagnava improvvisi cambiamenti di ritmo, come quando la carrozza fantasma appare dal nulla in mezzo al deserto. Volevo anche la musica diventasse a tratti un po' barocca. Non volevo che si limitasse alla ripetizione del temi di ogni personaggio - una sottolineatura. In ogni caso, feci suonare parte della musica sul set. Creava l'atmosfera della scena. Le interpretazioni ne erano decisamente influenzate. A Clint Eastwood questo metodo piaceva molto.[3] »

La colonna sonora si combina perfettamente con lo scenario della guerra di secessione americana, con la triste ballata La storia di un soldato, suonata dai prigionieri sudisti quando Tuco viene torturato da Sentenza.[29] Il famoso climax del film, durante la scena del cimitero, viene introdotto dalla memorabile Estasi dell'oro e il mexican standoff finale viene accompagnato magistralmente da Il Triello: una musica che arriva dritto al cuore, e fa parlare con gli sguardi i protagonisti, nonostante ben 7 minuti senza alcun dialogo. Inoltre l'Estasi dell'oro veniva utilizzata dai Ramones e viene tuttora utilizzata dai Metallica come musica introduttiva in ogni concerto live.

Il motivo principale fu un successo nel 1968, assieme alla canzone dei The Rolling Stones Jumpin' Jack Flash.[29] L'album contenente la colonna sonora rimase in classifica per più di un anno,[28] raggiungendo il n°4 nella classifica di Billboard.[30] Il motivo principale fu inoltre un grande successo per Hugo Montenegro, infatti una sua interpretazione del brano raggiunse la seconda posizione nella classifica di Billboard dello stesso anno.[31] The Clash lo utilizzarono come introduzione ai loro concerti nel tour 1981, arrivando sul palco uno alla volta davanti alla folla in attesa della perfomance ininterrotta dell'album Sandinista!.[32] Il brano è stato inoltre utilizzato dalla FIAT per un suo spot pubblicitario televisivo. In aggiunta a ciò, la Ukulele Orchestra of Great Britain ha eseguito una interpretazione del pezzo in un concerto, registrato nel DVD Anarchy in the Ukulele del 2005.[33]

Come il film stesso, anche la colonna sonora è entrata di diritto nella leggenda: fa parte delle 101 colonne sonore selezionate da John Caps[34] ed è una delle 5 colonne sonore scelte da Richard Schickel per il TIME.[35]

L'album contenente la colonna sonora è stato rimasterizzato e pubblicato dalla Capitol Records nel 2004, con l'aggiunta di dieci pezzi musicali del film. La GDM Music inoltre ha pubblicato una versione europea nel 2001 contenente altro materiale, fino ad una lunghezza di 59:30 minuti.[25][26]

Tracce[modifica | modifica sorgente]

Set del film.

Tutte le musiche sono composte da Ennio Morricone.

Versione del 1966[modifica | modifica sorgente]

  1. Il buono, il brutto, il cattivo - 2:38
  2. Il tramonto - 1:12
  3. Il forte - 2:20
  4. Il deserto - 5:11
  5. La carrozza dei fantasmi - 2:06
  6. Marcetta - 2:49
  7. La storia di un soldato - 3:50
  8. Marcetta senza speranza - 1:40
  9. Morte di un soldato - 3:05
  10. L'estasi dell'oro - 3:22
  11. Il triello - 7:14

Versione del 2004[modifica | modifica sorgente]

  1. Il buono, il brutto, il cattivo (The Good, the Bad and the Ugly) (Main Title) - 2:42
  2. Il tramonto (The Sundown) - 1:15
  3. Sentenza - 1:41 *
  4. Fuga a cavallo - 1:07 *
  5. Il ponte di corde - 1:51 *
  6. Il forte (The Strong) - 2:22
  7. Inseguimento - 2:25 *
  8. Il deserto (The Desert) - 5:17
  9. La carrozza dei fantasmi (The Carriage of the Spirits) - 2:09
  10. La missione San Antonio - 2:15 *
  11. Padre Ramírez - 2:37 *
  12. Marcetta (Marcia) - 2:53
  13. La storia di un soldato (The Story of a Soldier) - 3:53
  14. Il treno militare - 1:25 *
  15. Fine di una spia - 1:16 *
  16. Il bandito monco - 2:45 *
  17. Due contro cinque - 3:46 *
  18. Marcetta senza speranza (Marcia Without Hope) - 1:40
  19. Morte di un soldato (The Death of a Soldier) - 3:08
  20. L'estasi dell'oro (The Ecstasy of Gold) - 3:23
  21. Il triello (The Trio) (Main Title) - 7:14
  • *: tracce inedite

Musicisti[modifica | modifica sorgente]

Orchestra d'archi dell'Unione Musicisti di Roma diretta da Bruno Nicolai.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Data di uscita[modifica | modifica sorgente]

Di seguito sono riportate le date di uscita del film.[36]

Doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Il set era una vera e propria Babele: Leone parlava italiano (e romanesco), ma pochissimo inglese; mezza troupe e le comparse parlavano spagnolo; Wallach non capiva l'italiano e quindi usava il francese per comunicare con gli italiani;[4] anche durante le riprese, gli attori secondari parlavano le loro rispettive lingue, per poi essere doppiati in studio.

L'attore Al Mulock mentre recita le sue battute pronunciando una sequenza numerica

I tre protagonisti recitarono in inglese e vennero doppiati in italiano per il debutto del film a Roma.[4] Per la versione americana del film, le loro voci vennero lasciate, mentre tutto il resto del cast venne doppiato in inglese. Si può notare che nessun dialogo è completamente sincronizzato, poiché Leone raramente (o mai) girava le scene con l'audio sincronizzato. Varie ragioni furono ipotizzate per questo: a Leone spesso piaceva sentire la musica di Morricone durante una scena per ispirare gli attori; a Leone importava inoltre molto più la visuale della scena rispetto ai dialoghi (il suo inglese era molto limitato); a tutto ciò si aggiungevano le limitazioni tecniche del tempo, e sarebbe stato dunque molto difficile registrare perfettamente i dialoghi nelle scene girate da Leone. Tuttavia, senza una ragione ben definita (alcuni affermarono che il film doveva sembrare girato direttamente in inglese, dunque si dovevano sistemare i problemi di sincronizzazione) tutti gli attori vennero ridoppiati. Il doppiaggio fu effettuato a New York tra l'ottobre e il novembre del 1967. La supervisione del doppiaggio fu affidata a Mickey Knox, un attore americano amico di Wallach.[3] Knox ricorda:

« Sergio aveva una pessima traduzione dall'italiano e, nella maggior parte dei casi, gli attori americani cambiavano le battute mentre doppiavano... io sapevo quello che avrebbero dovuto dire, perché avevo il copione italiano... ma dovevo trovare le battute giuste, non solo per mandare avanti la storia, ma anche perché corrispondessero al movimento delle labbra. Non è una cosa facile da fare. Di fatto, mi ci vollero sei settimane per scrivere quello che chiamano il copione col labiale. Normalmente per un film ce l'avrei fatta fra i sette e i dieci giorni. Ma quello non era un film normale.[3] »

Sergio Donati andò a controllare l'operato dei doppiatori, ma con orrore scoprì il direttore del doppiaggio (Knox) modificare i dialoghi vistosamente, per essere sincronizzati con il labiale. Donati, a questo proposito, disse:

« A semplificare le cose arrivò pure Clint Eastwood il quale ormai, dopo il terzo film con Leone, stava con lui in un reciproco cordiale rapporto tipo senza di me non saresti nessuno, brutto stronzo. Clint con una faccia da western sbatté il suo "shooting script" sul leggio e disse con la voce gelida e sussurrante che conoscete tutti: «Io ripeto esattamente quello che ho detto sul set». Sapendo benissimo di rovinarci in quanto era tradizione leoniana sconvolgere completamente i dialoghi durante il montaggio.[18] »

Inoltre, a causa di un errore di traduzione, nei primi trailer americani del film Sentenza diventa il Brutto e Tuco il Cattivo.[4]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il film spopolò ben presto in tutto il mondo, grazie soprattutto alla fama già consolidata del regista Sergio Leone. Dal 1966, anno dell'uscita, il film ha incassato più di 25 milioni di dollari.[37] Gli stessi dirigenti della United Artists rimasero esterrefatti vedendo le sale di tutto il mondo gremite come mai nessun western era riuscito a fare. In Italia, il film arrivò terzo dietro a La Bibbia (1966) di John Huston e Il dottor Živago (1966) di David Lean.[3] Benché messo a confronto con capolavori del cinema internazionale, il western di Leone non sfigurò, essendo stato penalizzato dal divieto ai minori di 14 anni.

Da allora, il film è rimasto molto amato dal pubblico, che continua a manifestare un elevato gradimento: gli utenti di Box Office Mojo lo insigniscono del grado "A"[37] e inoltre ottiene il 97% nella singolare votazione di Rotten Tomatoes.[38] Il film viene inoltre preso molto bene in considerazione nelle varie classifiche dei migliori film di tutti i tempi: gli utenti del Mr. Showbiz Web site lo classificano all'81º posto;[39] i lettori del giornale Empire Magazine lo pongono al 41º posto;[40] si trova al 69º posto nella classifica stilata dai lettori di Time Out.[41] È inoltre costantemente tra le prime 5 posizioni nella IMDb Top 250 movies; attualmente 5º, è la più alta posizione mai raggiunta per un film western e per una pellicola non americana.[42]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Fin dall'uscita del film la critica fu molto varia, influenzata dal fatto che gli spaghetti-western venivano mal considerati oltre oceano. Roger Ebert, che successivamente incluse il film nella sua personale lista dei migliori film,[43] affermò che nella sua prima recensione "descrisse un film da 4 stelle dandogliene solo 3, forse perché si trattava di uno spaghetti-western e quindi non poteva essere considerata arte".[44] Ebert inoltre evidenziò la caratteristica unica di Leone che permette al pubblico di essere vicino ai personaggi vedendo esattamente ciò che loro vedono in prima persona.

Gian Luigi Rondi, giornalista de il Tempo, pur elogiando il film nel complesso, mosse una critica sulla lentezza del film, difetto considerevole per un western:

« Bisogna dare atto a Sergio Leone di avere risolto persino delle vere e proprie battaglie con tecnica davvero provveduta e con un impegno, anche figurativo, abbastanza maturo. Manca, però, la tensione. Il racconto, cioè, si dipana a volte in modo troppo lento e troppo statico, con pause eccessive. E questo, per un western, è un difetto considerevole. Anche per un western di tipo satirico.[45] »
(Gian Luigi Rondi)

Anche Tullio Kezich per il Corriere della Sera criticò la lentezza e monotonia del film, esaltando allo stesso tempo altri aspetti:

« Ancora una volta dobbiamo segnalare la strana abilità di un regista capace di agganciare il grande pubblico con la descrizione puntigliosa di situazioni sadomasochiste, con l'esasperazione della suspense che precede le innumerevoli sparatone, con la pirotecnica moltiplicazione dei botti e degli scoppi. A questo punto, più che in passato, l'effettistica di Leone si traduce però nelle continue smagliature di un racconto arido e monotono, né la precisa ambientazione storica, che inserisce il consueto intrigo di dollari e di sangue nel quadro della guerra civile americana, riesce a tonificare lo spettacolo.[46] »
(Tullio Kezich)

Pietro Bianchi per Il Giorno elogiò apertamente il film:

« Ironia, invenzione, senso dello spettacolo rendono memorabile questo film, situando il suo autore tra gli uomini di cinema più interessanti dell'ultima leva.[9] »
(Pietro Bianchi)

Sulla stessa scia fu il commento di Enzo Biagi sull'Europeo:

« Per fare centro tre volte, come è appunto il caso di Sergio Leone, bisogna essere dotati di vero talento. Non si imbroglia la grande platea, è più facile ingannare certi giovanottoni della critica, che abbondano in citazioni e scarseggiano in idee.[9] »
(Enzo Biagi)

Alberto Moravia per L'espresso accusò il film di bovarismo piccolo borghese, criticando tutto il genere western:

« Il film western italiano è nato non già da un ricordo ancestrale bensì dal bovarismo piccolo borghese dei registi che da ragazzi si erano appassionati al western americano. In altri termini il western di Hollywood nasce da un mito; quello italiano dal mito del mito. Il mito del mito: siamo già nel pastiche, nella maniera.[9] »
(Alberto Moravia)

La critica, oltre che nei riguardi del film, fu molto aspra anche nei confronti di Clint Eastwood:

« Cristo santo, questo tizio non fa niente, non dice niente... non ha nemmeno un nome! E quel sigaro: lì, fermo, a bruciare.[47] »

Ma le platee di tutto il mondo furono conquistate da quel personaggio, tanto da indurre Eastwood a controbattere: "La critica è varia, ma il pubblico va con me".[48]

Oggi il film è considerato, dagli addetti ai lavori e da molti critici, un classico. È sicuramente uno dei più popolari e conosciuti western, ed è ritenuto uno dei migliori nel suo genere. Fa parte dei 100 migliori film della storia del cinema del TIME realizzata dai critici Richard Corliss e Richard Schickel.[49] È presente nella lista dei Migliori 1000 film mai fatti stilata dal The New York Times[50] e inoltre si posiziona al 46º posto nella classifica stilata da Channel4.[51]

Infine Quentin Tarantino, uno dei più affermati registi e sceneggiatori dell'ultimo decennio, considera Il buono, il brutto, il cattivo il miglior film mai diretto nella storia del cinema.[52]

Slogan promozionali[modifica | modifica sorgente]

  • «For Three Men The Civil War Wasn't Hell. It Was Practice!»
    «Per tre uomini la guerra civile non fu un inferno. Fu un allenamento!»;
  • «A classic western! A classic music theme!»
    «Un classico del western! Una musica che ha fatto storia!»;
  • «First... "A Fistful of Dollars"... Then... "For a Few Dollars More"... This Time the Jackpot's a Cool 200000 Dollars... Five of the West's Fastest Guns Say: Come and Get It!»
    «Prima... "Per un pugno di dollari"... poi... "Per qualche dollaro in più"... questa volta la posta è di 200000 dollari... cinque delle pistole più veloci del west cantano: venite a prenderli!»;
  • «Neither Union nor Confederate allegiance hampers the Man With No Name in his pursuit of still more dollars in "The Good, The Bad and The Ugly." As in "A Fistful of Dollars" and "For A Few Dollars More", the Man With No Name once again plays both ends against the middle in search of Civil War bounty»
    «Né l'Unione e né i Confederati fermeranno l'uomo senza nome nella sua sfrenata ricerca di denaro in "Il buono, il brutto, il cattivo". Così come in "Per un pugno di dollari" e "Per qualche dollaro in più", l'uomo senza nome ancora una volta finirà nel mirino dei cacciatori di taglie della Guerra Civile».

Edizioni home video[modifica | modifica sorgente]

Nel 1970 la Cineteca Nazionale acquistò la copia integrale del capolavoro di Sergio Leone. Dopo 30 anni, nel 2000, la stessa Cineteca ha dato inizio al restauro della pellicola originale, contenente inoltre 3363 fotogrammi tagliati nel 1966.[53] Tutte le nuove tecnologie sono state utilizzate, dando al film nuova vita, rinnovando i magnifici colori dei paesaggi spagnoli e risincronizzando la splendida colonna sonora. I curatori del progetto sono stati Tonino Delli Colli, Enzo Ocone, Alberto Grimaldi e Aldo Strappini. Il restauro è stato effettuato nei laboratori della prestigiosa Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale e di Cinecittà in Roma.[53]

Per quanto riguarda il mercato italiano, la sola edizione home video attualmente disponibile è quella prodotta da 01 Distribution (usando la versione restaurata) e distribuita da Rai Cinema in DVD e Blu-ray Disc il 5 dicembre 2013. Di seguito le specifiche delle due edizioni.

DVD[modifica | modifica sorgente]

  • Durata: 167 minuti
  • Audio italiano in mono e Dolby Digital 5.1
  • Sottotitoli in italiano per non udenti

Blu-ray Disc[modifica | modifica sorgente]

  • Durata: 173 minuti
  • Audio italiano in mono e DTS HD 5.1
  • Sottotitoli in italiano per non udenti

Le armi usate[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aldo Uberti.
Il sistema originale di caricamento ad avancarica della Colt Navy.
Sequenza delle azioni per ricaricare una Colt a ripetizione ad avancarica.

Nel film come in tutti i film di Sergio Leone, vennero usate delle copie prodotte dalla Aldo Uberti, produttore emergente di armi western in replica. Le armi in replica vennero usate per due motivi sostanziali:

Il primo motivo consisteva nella difficoltà oggettiva di trovare armi originali, difficoltà accentuata dal costo proibitivo essendo le armi dell'epoca oggetto di collezione e culto da parte di collezionisti americani.

La seconda difficoltà nasceva dal fatto che la Colt Navy [54], la pistola più usata nel film, era ad avanvarica e venne fabbricata a partire dal 1850. A quell'epoca non esistevano ancora le munizioni metalliche come le conosciamo oggi, così come non erano diffuse nel 1863-64, epoca nella quale il film è presumibilmente ambientato. La stessa pistola originale era ad avancarica. [55] Questo fatto evidentemente rendeva meno "veloci" e accattivanti le scene di sparatoria che nei fatti sono state il clou delle scene di questo ed altri film di Sergio Leone. Al contrario di Tuco e del Biondo, Sentenza porta un revolver Remington modello 1858, molto ben inquadrato nel duello finale. I fucili sono Winchester con caricamento a leva. Quello impugnato dal Biondo nelle scene dove taglia il cappio a Tuco è in realtà la replica di un Winchester modello 1866, modificato per assomigliare ad un fucile Henry. Quest'ultimo fu effettivamente adoperato in piccole quantità anche durante la Guerra Civile. All'epoca delle riprese la ditta Uberti non lo costruiva ancora.

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica sorgente]

  • "Dov'è Bill?" è una frase che pronuncia Sentenza riferendosi a Bill Carson; Il buono, il brutto, il cattivo è il film preferito da Quentin Tarantino, sono tanti gli omaggi del regista a Sergio Leone: inquadrature, dialoghi, musiche e soprattutto violenza. Date queste premesse il titolo Kill Bill è senza dubbio un omaggio al padrino Sergio Leone. La sposa pronuncia la frase "dov'è Bill?" in una sola occasione nel film: quando incontra il padrino di Bill, Esteban Vihaio, che poi gli indicherà la strada per la sua vendetta.
  • Il regista Leone qui cita se stesso, infatti riutilizza una location già presente in Per qualche dollaro in più: una strada fra gole desertiche dove nel primo film Il Monco e il colonnello si incontrano.
  • Il regista Giovanni Grimaldi realizzò una parodia di questo film nel 1967, intitolata Il bello, il brutto, il cretino: interpretato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ripeteva in chiave comica alcune situazioni del film originale, tra cui il celebre duello finale; viene anche imitato, in alcune scene, lo stile di Leone, per esempio le inquadrature lunghe sul primo piano degli attori siciliani durante il duello.[56]
Dal film Vado... l'ammazzo e torno, i tre banditi vestiti come Il buono, il brutto e il cattivo
  • Il film Vado... l'ammazzo e torno di Enzo G. Castellari è una vera e propria fucina di allusioni al capolavoro di Leone: il titolo stesso del film, Vado... l'ammazzo e torno è una battuta di Tuco, quando riforma la società con il Biondo. Ma i riferimenti non si esauriscono qui: il film stesso ricalca la trama del più blasonato capolavoro, con tre uomini alla ricerca di un tesoro nascosto; inoltre, nella scena iniziale del film, quando arrivano i tre banditi in città, sono facilmente riconoscibili dai vestiti e dagli atteggiamenti come il Buono, il Brutto e il Cattivo.[56]
  • Il titolo del film venne "riciclato" nel 1977 in Il cinico, l'infame, il violento di Umberto Lenzi.
  • Nel film Brazil di Terry Gilliam, quando Sam Lowry (Jonathan Pryce) sta per entrare nell'ufficio di Jack Lint (Michael Palin), vede a terra vicino ai suoi piedi una chiazza di sangue, chiaro riferimento all'identica scena ne Il buono, il brutto, il cattivo, quando il Biondo viene convocato da Sentenza dopo che Tuco è stato torturato.[56]
  • Nel film Botte di Natale, ultimo film della coppia Bud Spencer e Terence Hill, viene diverse volte utilizzato lo stratagemma del Biondo che sparava sulla corda del cappio di un condannato a morte.[56]
  • La stessa scena è stata ripetuta in Ritorno al futuro - Parte III, quando Emmett Brown spara alla corda con cui è impiccato Marty.
  • In Kill Bill vol. 2 di Quentin Tarantino, quando la Sposa avanza nella Cappella verso l'esterno si sente suonare il tema de Il tramonto di Ennio Morricone che ne Il buono, il brutto e il cattivo viene utilizzato quando il Cattivo giunge presso la sua prima vittima.[56]
  • Nel film Le iene dello stesso Tarantino, la sparatoria finale a tre può essere letta come una citazione del film di Sergio Leone.
  • Nel film di Roberto Benigni La tigre e la neve è riportata, attraverso un parallelismo e la televisione, la scena conclusiva de Il buono, il brutto e il cattivo, quando Clint Eastwood viene chiamato «figlio di puttana» da Tuco. Inoltre, nella scena in cui Attilio prova a sedurre Vittoria, è possibile notare che la televisione trasmette il capolavoro di Leone.[56]
  • In Vizi di famiglia di Rob Reiner viene utilizzato il tema principale de Il buono, il brutto, il cattivo, quando Beau Burroughs (Kevin Costner) affronta Katharine Richelieu (Shirley MacLaine).[56]
  • Ne Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma popolarissimo film di Gore Verbinski in una delle scene finali, quando Jack Sparrow (Johnny Depp), Will Turner (Orlando Bloom) e il Capitano Norrington (Jack Davenport) si puntano le spade vicendevolmente, formano un triangolo, che ricorda molto quello tra il Biondo, Tuco e Sentenza nella scena finale del cimitero.[56]
  • Nel film Smokin' Aces di Joe Carnahan, quando Darwin Tremor (Chris Pine) afferma di essere un ventriloquo con il corpo di un'altra persona, si può udire il pezzo Morte di un soldato di sottofondo. La suddetta traccia fa parte inoltre della colonna sonora originale del film.[56]
  • Il film sudcoreano Il buono, il matto, il cattivo di Kim Ji-woon è un omaggio al film di Sergio Leone. Difatti i protagonisti sono sempre 3, sono alla ricerca di un tesoro, e alla fine sono coinvolti nel famoso triello.
  • Nel fumetto Marvel del 2009 Punisher - War Zone, La resurrezione di Ma Gnucci Vol. 2, scritto da Garth Ennis e disegnato da Steve Dillon c'è un chiaro riferimento a una delle ultime scene del film. Frank Castle alias Il Punitore costringe Charlie Schitti, un membro della mafia, a scavare una tomba per riesumare il corpo di una boss della malavita. Nella vignetta precedente i due personaggi sono seduti in un bar e in un balloon che punta a una televisione si legge chiaramente la storica frase: "Vedi, in questo mondo ci sono due tipi di persone. Quelli con le pistole cariche e quelli che scavano. Tu scavi.".
  • La copertina di Definitely Maybe, album d’esordio della band Oasis, ritrae alcuni dei componenti del gruppo intenti nella visione del film attraverso un televisore. La scena proiettata sullo schermo è quella del colloquio tra Tuco e il morente Bill Carson.
  • Marrakesh Express di Gabriele Salvatores cita apertamente il film nella scena girata nel Deserto di Tabernas, sullo stesso set di Sergio Leone, dove i protagonisti rimasti senza benzina si fanno ritrarre in foto nel cartellone della pellicola.
  • Il titolo La Buena, La Fea Y La Mala di un episodio del fumetto western Djustine di Enrico Teodorani è una citazione al femminile del titolo spagnolo del film di Leone.
  • Il gruppo punk rock dei Ramones ha utilizzato il tema principale della colonna sonora come introduzione ad alcuni loro concerti. Vi è testimonianza di ciò nella prima traccia dell'album Loco Live, registrato a Barcellona nel 1991.
  • Ne I mercenari 2 - The Expendables, tra i protagonisti vi è Chuck Norris, accompagnato a ogni sua apparizione dalla musica dell'incipit de Il buono, il brutto, il cattivo.
  • I Metallica utilizzano la scena dell'arrivo di Tuco al cimitero accompagnata da L'estasi dell'oro di Morricone come apertura di tutti i loro concerti da diversi anni.
  • Nel finale di Django Unchained di Quentin Tarantino, il personaggio di Stephen, pochi attimi prima di saltare in aria, urla contro Django la stessa frase gridata da Tuco contro il Biondo alla fine del film ("Sei un lurido figlio di putt...") interrotta dalla musica dei titoli di coda (nel film di Tarantino, dall'esplosione della casa).
  • Il titolo della canzone "Il Lungo, il Corto e il Pacioccone" partecipante allo Zecchino d' Oro del 1970 è chiaramente ispirata a quello del film.
  • Nella sesta stagione di Castle (serie televisiva) il decimo episodio è intitolato "Il buono, il cattivo e il bambino" (The Good, The Bad and The Baby).
  • “Il Buono, il Brutto e il Cattivo” è anche una miniserie dei fumetti della Marvel della testatata dedicata a deadpool in cui compaiono anche Capitan America e Wolverine.

Il buono, il brutto, il cattivo n. 2[modifica | modifica sorgente]

Sergio Leone non aveva intenzione di girare altri western e con il successivo C'era una volta il West ha la pretesa di chiudere il genere. Lo sceneggiatore storico di Leone, Luciano Vincenzoni, ha però dichiarato più volte di aver scritto la sceneggiatura di un sequel, Il buono, il brutto, il cattivo n. 2 ambientato circa 20 anni dopo il film originale.[9] La sceneggiatura era comunque in fase embrionale, ma Vincenzoni aveva contattato i personaggi principali. Eli Wallach infatti diede alcuni accenni riguardo alla trama del presunto sequel:

« Tuco sta ancora cercando quel figlio di puttana. E scopre che il Biondo è stato ucciso. Ma suo nipote è ancora vivo, e sa dove è nascosto il tesoro. Così Tuco decide di inseguirlo.[9] »
(Eli Wallach)

Lo stesso Clint Eastwood, venuto a conoscenza del sequel, si rese disponibile a occuparsi della produzione e a fare da voce narrante per il film, rispettando il futuro del suo vecchio personaggio.[9] Per la regia fu contattato Joe Dante e Sergio Leone sarebbe dovuto essere il coproduttore del film.[9] Tuttavia, nonostante le premesse, il film non andò in porto, in quanto lo stesso Leone non era affatto d'accordo nel girare un altro western, e non diede il permesso di utilizzare il titolo e i personaggi.[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il cinema di Sergio Leone in DVD. URL consultato il 7 settembre 2007.
  2. ^ Tuco, dopo l'incontro con Bill Carson, cita Apache Canyon; a metà del film, Sentenza, prima di torturare Tuco, cita Santa Fe. Sono entrambe località del Nuovo Messico.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag (EN) Cristopher Frayling, Sergio Leone: Something To Do With Death, Faber & Faber, 2000, ISBN 0-571-16438-2.
  4. ^ a b c d e f g h (EN) Curiosità di Il buono, il brutto, il cattivo. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  5. ^ VV AA, Cinéma Méditerranéen Montpellier in Montpellier : Federation des Oeuvres Laiques de l'Herault, nº 9, settembre 1987.
  6. ^ a b Intervista condotta da Cenk Kiral a Luciano Vincenzoni, datata aprile-maggio 1998
  7. ^ a b Nöel Simsolo, Conversations avec Sergio Leone, Parigi, Stock, 1987, ISBN 2-234-02049-2.
  8. ^ a b (FR) Cristopher Lambert, Les Bons, les sales, les mechants et les propres de Sergio Leone, Parigi, Solar, 1976, ISBN 978-2-263-00051-5.
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Marco Giusti, Dizionario del Western all'italiana, Milano, Arnoldo Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-57277-0.
  10. ^ Intervista di Lorenzo Condelli con Age & Scarpelli, di maggio 1977
  11. ^ a b c d Sergio Leone - C'era una volta il Cinema - Radio 24 - I magnifici
  12. ^ Intervista di Cinéma 69 a Sergio Leone, datata novembre 1969
  13. ^ a b c Intervista a Sergio Leone. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  14. ^ a b c Storie di attori, Sergio Donati. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  15. ^ Oreste De Fornari, Tutti i film di Sergio Leone, Milano, Ubulibri, 1985, ISBN 88-7748-037-8.
  16. ^ (EN) Mark Sceurman, Mark Moran, Weird NJ, New York, Barnes and Noble Books, 2004, ISBN 0-7607-3979-X.
  17. ^ a b (EN) Eli Wallach, The Good, the Bad, and Me: In My Anecdotage, Harcourt Trade Publishers, 2006, ISBN 0-15-603169-8.
  18. ^ a b c Storie di film, Sergio Donati. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  19. ^ a b Richard Schickel, Clint Eastwood - L'uomo dalla cravatta di cuoio - La biografia ufficiale, Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1999, ISBN 88-200-2831-X.
  20. ^ Chi è Carlo Leva. URL consultato il 4 agosto 2007.
  21. ^ Affermazioni presenti nel commento audio del DVD di Star Wars: Episodio III - La Vendetta dei Sith [2005]
  22. ^ (EN) Uri Hasson, Yuval Nir; Ifat Levy; Galit Fuhrmann; Rafael Malach, Intersubject Synchronization of Cortical Activity During Natural Vision. URL consultato il 24 agosto 2007.
  23. ^ Gianni Minà, Una vita da maestro. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  24. ^ Gaia Giuliani, Gli spaghetti western alla Scala. A Morricone la bacchetta da direttore. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  25. ^ a b (EN) Messrob Torikian, The Good, the Bad and the Ugly, SoundtrackNet. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  26. ^ a b John Mansell, The Good, the Bad and the Ugly, Music from the Movies. URL consultato il 4 agosto 2007.
  27. ^ (EN) Steven McDonald, The Good, the Bad and the Ugly > Overview, All Music Guide. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  28. ^ a b (EN) Mark Edwards, The good, the brave and the brilliant, The Times. URL consultato il 4 agosto 2007.
  29. ^ a b (EN) Daniel Yezbick, The Good, the Bad, and the Ugly, St. James Encyclopedia of Popular Culture. Gale Group, 2002. URL consultato il 4 agosto 2007.
  30. ^ (EN) The Good, the Bad and the Ugly charts and awards, All Music Guide. URL consultato il 4 agosto 2007.
  31. ^ (EN) Hugo Montenegro > Charts & Awards, All Music Guide. URL consultato il 4 agosto 2007.
  32. ^ Joe Bosso, Gibson Moment: The Clash at Bond’s International Casino, New York, NY, May 28, 1981, 31 agosto 2007. URL consultato il 28 dicembre 2013.
  33. ^ (EN) The Ukulele Orchestra of Great Britain - Anarchy in the Ukulele DVD. URL consultato il 20 gennaio 2008.
  34. ^ (EN) Essential List of 101 Great Film Score Milestones by John Caps. URL consultato il 6 agosto 2007.
  35. ^ (EN) Richard Schickel, Best Soundtracks by Richard Schickel. URL consultato il 6 agosto 2007.
  36. ^ Date di uscita de Il buono, il brutto, il cattivo. URL consultato il 14 luglio 2011.
  37. ^ a b (EN) Dati incassi film e altre notizie su boxofficemojo.com. URL consultato il 6 agosto 2007.
  38. ^ (EN) Il buono, il brutto il cattivo su Rotten Tomatoes. URL consultato il 6 agosto 2007.
  39. ^ (EN) Classifica dei 100 migliori film di tutti i tempi secondo i lettori di Mr. Showbiz. URL consultato il 6 agosto 2007.
  40. ^ (EN) Classifica dei 100 migliori film di tutti i tempi secondo i lettori di Empire Magazine. URL consultato il 6 agosto 2007.
  41. ^ (EN) Classifica dei 100 migliori film di tutti i tempi secondo i lettori di Time Out. URL consultato il 6 agosto 2007.
  42. ^ (EN) Top 250 movies di IMDb. URL consultato il 6 agosto 2007.
  43. ^ (EN) Roger Ebert, The Great Movies II, Broadway, 2006, ISBN 0-7679-1986-6.
  44. ^ Roger Ebert, The Good, the Bad and the ugly, rogerebert.com, 3 agosto 2003. URL consultato il 6 agosto 2007.
  45. ^ Critica di Gian Luigi Rondi, Il Tempo. URL consultato il 6 agosto 2007.
  46. ^ Tullio Kezich, Rassegna stampa - Il buono, il brutto e il cattivo (1966). URL consultato il 6 agosto 2007.
  47. ^ (EN) Paul Duncan, Douglas Keesey, Clint Eastwood: Taschens Movie Icons, Taschen America Llc, 2006, ISBN 978-3-8228-2004-9.
  48. ^ (EN) The Good, the Bad & the Ugly Recensione del Time. URL consultato il 7 agosto 2007.
  49. ^ (EN) Richard Schickel, Richard Collis, Richard Corliss and Richard Schickel, All-Time 100 Movies. URL consultato il 6 agosto 2007.
  50. ^ (EN) Peter M. Nichols, The New York Times Guide to the Best 1,000 Movies Ever Made. URL consultato il 6 agosto 2007.
  51. ^ (EN) The 100 Greatest films by Channel4. URL consultato il 6 agosto 2007.
  52. ^ (EN) Sight & Sound (2002). How the directors and critics voted. Top Ten Poll 2002. British Film Institute. URL consultato il 6 agosto 2007.
  53. ^ a b Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani articolo di Barbara Perversi. URL consultato il 27 agosto 2007.
  54. ^ 1851 Colt Navy
  55. ^ Jeff Kinard, Pistols: An Illustrated History of Their Impact, ABC-CLIO, 2004, p.71
  56. ^ a b c d e f g h i (EN) Collegamenti ad altre pellicole de Il buono, il brutto, il cattivo. URL consultato il 24 agosto 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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