Giù la testa

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Giù la testa
Giùlatesta.png
Finale del film, unico momento in cui compare il titolo a schermo
Titolo originale Giù la testa
Paese di produzione Italia
Anno 1971
Durata 162 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.35:1
Genere avventura, storico-sociale
Regia Sergio Leone
Soggetto Sergio Leone, Sergio Donati
Sceneggiatura Sergio Leone, Sergio Donati, Luciano Vincenzoni
Produttore Fulvio Morsella
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Nino Baragli
Effetti speciali Antonio Margheriti
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Andrea Crisanti
Costumi Franco Carretti
Trucco Amato Garbini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
« Giù la testa, coglione! »
(John Mallory)

Giù la testa è un film del 1971 ambientato nel Messico del 1913, diretto da Sergio Leone e con Rod Steiger, James Coburn e Romolo Valli. Famosa e ben apprezzata l’interpretazione di Juan Miranda da parte di Rod Steiger soprattutto nello strano modo di dire ok ripetuto più volte nel film e nel celebre gesto con le mani mentre osserva sbalordito la banca di Mesa Verde. Giù la testa è il secondo film della cosiddetta trilogia del tempo, preceduto da C'era una volta il West (1968) e seguito da C'era una volta in America (1984).

Sfondo storico-politico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi rivoluzione messicana.

Il film è ambientato nel Messico del 1913, durante la rivoluzione, e vi vengono citati Francisco Indalecio Madero, Pancho Villa, Emiliano Zapata e Victoriano Huerta. Le vicende sono da collocare nel periodo seguente l’assassinio di Madero da parte di Huerta, nel corso del tentativo della guerriglia, guidata da Villa e Zapata, di uccidere il nuovo dittatore.

Trama[modifica | modifica sorgente]

« La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza »
(Mao Tse Tung)

New Messico 1916. Juan Miranda, un peone messicano che è a capo di un gruppo di banditi composto dall'anziano padre, dai suoi sei figli e da altri membri della famiglia, è in viaggio su una diligenza che viene assaltata e rapinata dai suoi sgherri. Poco dopo il gruppo viene sorpreso dal fragore di alcune esplosioni: dai fumi e dalle polveri appare un eccentrico motociclista, John Mallory, esperto dinamitardo, rivoluzionario dell'IRA e futuro “socio” di Miranda. Miranda vede subito in lui, e nelle sue abilità nell'utilizzo degli esplosivi, il mezzo perfetto per penetrare nei sotterranei della Banca di Mesa Verde, suo sogno fin da quando era bambino.

Juan gli propone di lavorare insieme per colpire la banca, ma John rifiuta, perché venuto a lavorare per Aschenbach, il proprietario di una miniera delle vicinanze. Per convincere John a unirsi a lui, Juan riesce a far sì che John uccida Aschenbach e un capitano dell'esercito a lui vicino mentre i due sono all'interno di una chiesa che viene fatta esplodere.

John illude Juan di proseguire con lui, ma alla prima occasione utile fugge. Juan e i suoi figli si recano a Mesa Verde. Sul treno incontrano un personaggio, la cui identità verrà precisata oltre nel corso del film, che lo aiuta a eliminare due poliziotti che lo avevano riconosciuto: si tratta del dottor Villega, a capo della piccola banda di rivoluzionari di Mesa Verde.

Arrivato al paese Juan osserva i primi segni del profondo cambiamento che il paese ha subito: la banca fuori non risplende d’oro e in ogni luogo ci sono piccoli manipoli di soldati che marciano o fucilano i rivoluzionari; su tutti i muri si possono leggere i manifesti del governatore Jaime: “El Sr. Gobernador ama al pueblo. El pueblo ama al Sr. Gobernador” (Il sig. Governatore ama il popolo. Il popolo ama il sig. Governatore). Al bar che si trova di fronte alla banca ritrova John, che lo stava aspettando per portarlo a una riunione dei rivoluzionari, in cui Villega spiega agli uomini l’obiettivo della successiva missione: sferrare vari attacchi in tutto il paese per permettere a Pancho Villa ed Emiliano Zapata di attuare il loro piano. John sceglie di occuparsi della banca e vuole Juan come aiutante. Juan, entusiasta, partecipa attivamente, per poi scoprire che i sotterranei della banca non ospitano tesori, ma una prigione temporanea ricolma di contadini e di qualche politico.

« Quella non è una banca! È una caserma con un esercito di morti di fame! »
(Juan Miranda)

Dopo essere diventato un eroe ed essere stato acclamato dalla folla, Juan si sposta con tutti i rivoluzionari in un campo lontano dalla città dove si stanno preparando per attaccare un ponte da cui suppongono che possano transitare le truppe del dittatore Huerta.

Nonostante l’ordine fosse di ritirarsi alle grotte, John decide di accamparsi vicino al ponte per sterminare le truppe del colonnello Günther Reza. Con lui rimane solo Juan. Tornati alle grotte scoprono che tutti i loro compagni sono morti in un’imboscata e Juan, vedendo i cadaveri dei suoi figli, decide di andare incontro ai soldati che lo cattureranno. Dopo aver salvato Juan e scoperto che il dottor Villega aveva tradito (a seguito delle torture) i suoi compagni, John si rifugia con Miranda in un vagone di bestiame diretto verso l’America.

Dopo alcuni scontri armati nella stazione, nel loro vagone entra il governatore Jaime, che tenta di convincere i due a lasciarlo passare in cambio di una borsa colma di denaro e ricchezze. Juan, per vendetta, lo uccide e, uscendo dal treno, viene osannato di nuovo dalla folla. Nel treno, ora in mano ai rivoluzionari, Juan e John incontrano alcuni capi e Villega. Con loro pensano a come distruggere il treno di 1000 soldati e con Günther Reza che sta venendo loro incontro.

John e Villega si offrono di preparare la locomotiva allo scontro e all'imminente salto per salvarsi la vita dell’impatto; Villega si pente di aver tradito i suoi compagni e rimane sul treno.

Ricongiuntosi con i suoi compagni, durante lo scontro a fuoco fra rivoluzionari e soldati superstiti, John viene colpito dal colonnello Günther Reza, che viene a sua volta ucciso da Juan con una mitragliatrice. Juan assiste l'amico morente e decide di cercare aiuto, ma, poco dopo essersi allontanato, si rende conto che John si è fatto accendere una sigaretta non per fumare, ma con l'intento suicida di far esplodere la nitroglicerina che porta sempre addosso. Juan fa appena in tempo a voltarsi e a urlare il nome dell'amico mentre viene dilaniato dall'esplosione.

« E adesso, io? »
(Juan Miranda)

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Sul trenino che usano per far saltare la porta della banca c’è scritto: Johnny & Johnny Express.
  • Nella scena dell'imboscata al ponte Mallory e Miranda utilizzano due mitragliatrici non ancora costruite all'epoca della rivoluzione messicana: una Browning M1917 di produzione statunitense e una MG42 di produzione tedesca.
  • Per la parte di John H. "Sean" Mallory venne inizialmente preso in considerazione John Wayne , successivamente scartato da Leone, sia perché ritenuto non adatto alla parte, sia perché si riteneva che un nome tanto altisonante nel cast avrebbe potuto spostare eccessivamente l'attenzione sul personaggio di Mallory.
  • Gli esterni furono girati in un luogo molto apprezzato da Leone: la valle di Almeria in Spagna.
  • Nella versione commerciale italiana fu tagliata la parte della tortura del dottor Villega.
  • Per interpretare al meglio la parte Rod Steiger prese tre mesi di lezioni da una signora messicana per imparare la cadenza e l’accento particolare di chi ha avuto come madre lingua lo spagnolo, ma è costretto a esprimersi in un’altra lingua. Per non perdere la cadenza egli continuò a parlare in quel modo anche nella vita privata per tutta la durata delle riprese.
  • Mallory (James Coburn) parla con Juan Miranda (Rod Steiger) della rivoluzione e alla fine butta via il libro che stava leggendo: The Patriotism di Bakunin.
  • Il regista voleva chiamare il lungometraggio Giù la testa coglione, ma il titolo è stato censurato. In Francia il film è conosciuto come C'era una volta la Rivoluzione (in francese, Il était une fois la Révolution) mentre in altri paesi è intitolato Per un pugno di dinamite (in inglese A Fistful of Dynamite).
  • Il film, pensato da Leone, inizialmente doveva essere diretto dal celebre Sam Peckinpah, per la ferma volontà del regista italiano di fermarsi col western e di potersi dedicare a quello che da tempo sognava di realizzare: C'era una volta in America. Il secco rifiuto di Peckinpah e, probabilmente, le diverse cognizioni del cinema in sé per sé che vi erano tra l'americano e l'italiano, fecero arrabbiare fortemente Leone che, non solo decise di prendere le redini del suo progetto sulla Rivoluzione Messicana, intitolato provvisoriamente C'era una volta la Rivoluzione e di dirigerlo al meglio, ma spinsero il regista romano a volersi prendere una rivincita su Peckinpah pensando, sceneggiando e dirigendo, in parte, un film incentrato sulla storia del Mucchio selvaggio (tema già trattato da Peckinpah col suo Wild Bunch), intitolato Il mio nome è Nessuno, nel quale, in una scena ambientata in un cimitero, un giovane Terence Hill indica a Henry Fonda una lapide con inciso sopra le seguenti parole: Sam Peckinpah.

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