Spaghetti western

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« Senza gli spaghetti western non esisterebbe una buona parte del cinema italiano. E Hollywood non sarebbe la stessa cosa »

Spaghetti western (o anche Italo-Westerns in inglese) è il nome dato ad una categoria di film western di produzione italiana negli anni sessanta e settanta con la partecipazione spesso di attori di valore, ancora agli albori della loro carriera, e che successivamente sarebbero divenuti star internazionali. Tali film erano girati generalmente in Italia o in Spagna ed eccezionalmente, in altri paesi del Mediterraneo.

Grazie a questo prolifico filone, per circa un quindicennio (compreso grosso modo fra il 1963 e il 1978) il western conobbe una rinnovata popolarità in Italia dopo un periodo di decadenza.

Al genere è stato reso omaggio nel corso della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia del 2007, con una retrospettiva di 32 titoli.

Indice

[modifica] Nascita e sviluppo del genere

Il poncho, uno dei simboli degli spaghetti-western
Il poncho, uno dei simboli degli spaghetti-western

Inizialmente il termine, nato negli Stati Uniti, voleva solamente indicare dei lungometraggi girati in italiano, con budget ridotti e povertà di mezzi, secondo le convenzioni dei primi western, in parte intenzionalmente, in parte come conseguenza della limitatezza delle risorse finanziarie. Inoltre, il termine voleva alludere al sangue sparso copiosamente nei film, che ricordava molto il sugo sugli spaghetti. Nonostante questa iniziale diffidenza, a poco a poco il genere si è sempre più distinto, e già negli anni ottanta i film ascrivibili ad esso sono stati fortemente rivalutati dalla critica, soprattutto grazie al prestigio di quello che fu il più importante esponente e maestro del genere, il regista Sergio Leone, che gradualmente si guadagnò la stima e il rispetto dei propri "colleghi" americani e una crescente popolarità presso il grande pubblico statunitense.

Gli stessi americani, anzi, dovettero fare i conti col nuovo stile rimbalzato dall'Europa e imposto da Sergio Leone, tanto che già dalla metà degli anni settanta in molti western prodotti negli Stati Uniti si nota una diversa impostazione di personaggi e situazioni, che si fa via via più vicina a quella dello spaghetti-western di qualità piuttosto che al western classico alla John Ford.

Molte produzioni di spaghetti-western erano a basso costo e gli esterni venivano perciò girati in luoghi che ricordavano il lontano west americano ma erano meno dispendiosi di esso, spesso nel sud della Spagna, nel Lazio, in Sardegna o, più raramente, nell'Africa mediterranea.

Il primo western italiano fu Duello nel Texas, con Richard Harrison. I film più conosciuti, e probabilmente gli archetipi del genere, sono quelli della cosiddetta trilogia del dollaro, diretti proprio da Sergio Leone, con Clint Eastwood (che diede vita al ruolo dell'Uomo senza nome) e le famosissime colonne sonore di Ennio Morricone (tre nomi che ormai oggi sono sinonimi del genere stesso): Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) ed infine Il buono, il brutto, il cattivo (1966). Quest'ultimo è senza dubbio uno dei western più famosi di tutti i tempi, ed ebbe, relativamente agli altri film, un budget atipicamente alto: quasi un milione di dollari. A questa trilogia Leone aggiunse poi il capolavoro monumentale C'era una volta il West (1968), un affresco nostalgico sull'epopea del West al tramonto, in cui anche i personaggi "secondari" acquistano un notevole spessore drammatico. La superba tecnica e il gusto per la narrazione di quel grande maestro che è stato Sergio Leone sono sostenuti da una sensibilità particolarmente raffinata che ci introduce in atmosfere crepuscolari riprese successivamente dalle nuove produzioni western statunitensi.

Molti spaghetti-western furono considerati dei B-movie alla loro uscita, cioè film di bassa qualità. In realtà, come abbiamo avuto modo di vedere, accanto a tale produzione di carattere esclusivamente commerciale e senza pretese artistiche di sorta figurano opere, come la già citata trilogia del dollaro e C'era una volta il West, considerate concordemente dalla critica come delle vere e proprie pietre miliari della storia del cinema, non solo del genere. Ricordiamo inoltre che, oltre a Sergio Leone, diressero film ascrivibili al genere anche noti registi (fra cui Florestano Vancini, Duccio Tessari, Sergio Corbucci, Lucio Fulci e Sergio Sollima) con realizzazioni che spesso si contraddistisero per un buon livello qualitativo.

Tra le varianti più significate ricordiamo il western gotico che vanta titoli come Le colt cantarono la morte... e fu tempo di massacro e Joko invoca Dio e muori... dove alla solarità degli scenari western si contrappongono scenari cupi e cimeteriali. In Sentenze di morte di Mario Lanfranchi (1968) appare addirittura uno sorta di "cowboy zombie" (ben prima del romanzo e della graphic novel Dead in the West di Joe R. Lansdale). Anche il western peplum e il thriller western hanno avuto il loro momento d'oro durante la grande stagione di uno dei generi più prolifici della storia del cinema.

Va ricordato anche il fortunato filone che ha avuto come protagonisti Bud Spencer e Terence Hill, con i quali, a partire dagli anni settanta, si inaugurò una sorta di divertente parodia degli spaghetti-western.

Il genere, dopo l'esplosione incredibile degli anni sessanta e settanta, scomparve repentinamente quasi del tutto, dando vita a pochissimi film negli anni ottanta e novanta, destino d'altronde non diverso da quello del film western in senso lato, anche statunitense, ormai quasi del tutto scomparso dalle nuove produzioni.

In un certo senso, l'ultimo grande film del genere può essere considerato, con le giuste considerazioni, Gli spietati (Unforgiven) del 1992, che vede l'icona del genere Clint Eastwood dietro la macchina da presa. Nei titoli di coda appare la significativa dedica: "a Sergio [Leone]" (la stessa che più di dieci anni dopo, nel 2003, Quentin Tarantino ha inserito nei titoli di Kill Bill vol. 1 e Kill Bill vol. 2).

Alcuni film di caratteristiche similari e di produzione spagnola prendono il nome di chorizo-western o paella-western, mentre una pubblicità per la commedia giapponese Tampopo coniò la definizione di noodle-western (noodle sono proprio gli spaghetti giapponesi) per descrivere la parodia di un ristorante di noodle. I moderni film western di Robert Rodriguez sono stati soprannominati burrito-western.

[modifica] Segni distintivi

Nel 1971 Franco Ferrini pubblicò sulla rivista Bianco e Nero un articolo in cui individuava nove situazioni-tipo che distinguevano il western all'italiana da quello classico. Queste situazioni riguardavano l'uso diverso che negli spaghetti-western viene fatto dell'alcol, dei nomi, della banca, delle armi, della Legge, del cimitero e del duello.

Al di là di questo, si può dire che nei western all'italiana il protagonista non è quasi mai un Eroe, ma più spesso un antieroe mosso da interesse invece che da motivazioni idealistiche. Il western italiano non è, poi, ottimista come quello classico e presenta quasi sempre il denaro come unico vero interesse dei personaggi.

Nei western all'italiana la classica distinzione fra il "buono" e il "cattivo" viene così a sfumarsi notevolmente rispetto al western americano: specie dalla rivoluzione stilistica imposta da Sergio Leone in poi, tutti i personaggi, anche quelli "positivi", appaiono in genere più cinici, trasandati, sporchi, ma in fondo più realistici; le stesse ambientazioni più inospitali, i villaggi appaiono desolati e polverosi. Ne esce in definitiva una immagine certamente meno epica e in generale molto più dura dell'ottocento americano nelle regioni del west.

Oltre agli studios e alle location italiane, molto spesso gli spaghetti-western venivano girati nel deserto spagnolo dell'Almería. Proprio per questi scenari e per il contesto, che rendeva facilmente reperibili attori e comparse spagnole, temi ricorrenti di alcuni spaghetti-western sono la Rivoluzione messicana, i banditi messicani e la zona "calda" del confine tra il Messico e gli USA.

Tipici del genere sono anche i titoli particolari e quasi "parlanti", delle vere e proprie frasi che rispecchiano gli stereotipi delle pellicole (vedi filmografia a fondo pagina), al pari dei nomi e soprattutto dei soprannomi dei personaggi: Trinità, Alleluja, il Magnifico...

Altrettanto caratterizzante è la presenza ricorrente di alcuni personaggi, Django, Sartana, Sabata giusto per citare i più famosi, a creare delle saghe a volte lunghe anche una decina di film, che puntavano molto sul richiamo del personaggio già noto al pubblico, oppure creando ogni volta nuovi protagonisti molto simili tra loro (ci sono svariati Joe ed altrettanti Colt, vedi anche qui la filmografia).

[modifica] La retrospettiva della Mostra di Venezia

Nel 2007 si è svolta una retrospettiva che ha omaggiato il genere, alla Mostra del cinema di Venezia. La retrospettiva è stata curata da Manlio Gomarasca e Marco Giusti. Ecco i 32 titoli della retrospettiva:

[modifica] Protagonisti

[modifica] Registi

Sergio Leone sul set di C'era una volta in America (1984)
Sergio Leone sul set di C'era una volta in America (1984)

[modifica] Attori

Clint Eastwood in "Per qualche dollaro in più" (1965) di Sergio Leone, nel ruolo dell'uomo senza nome
Clint Eastwood in "Per qualche dollaro in più" (1965) di Sergio Leone, nel ruolo dell'uomo senza nome
Lee Van Cleef in "Il buono, il brutto, il cattivo" (1966) di Sergio Leone, nel ruolo di Sentenza
Lee Van Cleef in "Il buono, il brutto, il cattivo" (1966) di Sergio Leone, nel ruolo di Sentenza

[modifica] Compositori

[modifica] Personaggi principali

Franco Nero nel ruolo di Django
Franco Nero nel ruolo di Django

[modifica] Filmografia essenziale

[modifica] Anni sessanta

Il duello finale da "Per qualche dollaro in più" di Sergio Leone
Il duello finale da "Per qualche dollaro in più" di Sergio Leone
Charles Bronson in "C'era una volta il West"
Charles Bronson in "C'era una volta il West"

[modifica] Anni settanta

[modifica] Dagli anni ottanta ad oggi

[modifica] Bibliografia

  • Marco Giusti. Dizionario del Western all'italiana. Milano, Arnoldo Mondadori, 2007. ISBN 9788804572770
  • Roger A. Fratter (a cura di) Ai confini del western. Pozzo D'Adda, 2005.
  • Nocturno Dossier n.31 "Ai confini del western. Zone d'ombra del genere all'italiana".

[modifica] Collegamenti esterni

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