Keoma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Keoma
Keoma Franco Nero.jpg
Franco Nero, Keoma
Titolo originale Keoma
Paese Italia
Anno 1976
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.35 : 1
Genere western
Regia Enzo G. Castellari
Soggetto Luigi Montefiori
Sceneggiatura Luigi Montefiori, Enzo G. Castellari, Mino Roli, Nico Ducci
Produttore Manolo Bolognini
Fotografia Aiace Parolin
Montaggio Gianfranco Amicucci
Effetti speciali Giovanni Corridori
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Scenografia Carlo Simi
Costumi Silvano Natali
Trucco Alfonso Gola
Interpreti e personaggi

Keoma è un film del 1976, diretto da Enzo G. Castellari.

Il film è stato omaggiato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia del 2007, all'interno della retrospettiva sugli spaghetti-western.

Indice

[modifica] Trama

Keoma, un pistolero "mezzosangue" indiano, giunge in un vecchio accampamento militare mentre cerca di raggiungere la sua città natia. Qui incontra una vecchia che trascina un carretto: è la Morte.

Nel suo viaggio, Keoma si imbatte in una carovana di pistoleri che stanno portando dei malati di peste in una miniera abbandonata, dove ammassano tutti gli infetti. Nel gruppo però c'è una donna incinta che non è malata, e gli altri appestati simulano una fuga solamente per permetterle di scappare. Tutti i malati vengono uccisi e la donna riacciuffata. Keoma però assiste alla scena, e libera la donna, ferendo un pistolero e uccidendone un altro. Appena giungono in paese tutti riconosco la donna, moglie di un appestato, ma Keoma riesce a farle avere lo stesso una camera al saloon, togliendola ad una prostituta.

Keoma contro gli uomini di Coldwell

Prima di addormentarsi, la donna spiega a Keoma che anni prima Coldwell, un ufficiale dell'esercito, ha obbligato con la forza tutti i contadini a svendere i loro terreni in suo favore, ed ora spadroneggia per la città. Keoma incontra anche un suo vecchio amico, George, che oramai è diventato un ubriacone, e si reca nella sua vecchia casa, dove incontra suo padre.

Keoma mentre viene liberato da Lisa

Questi lo accoglie e gli rivela che i suoi tre fratellastri, che l'hanno sempre odiato perché figlio di una indiana, si sono alleati a Coldwell. Qui il padre gli rivela che vorrebbe fare qualcosa per ristabilire l'ordine in città, ma oramai è vecchio e non vuole mettersi contro i propri figli. Intanto in paese gli uomini di Coldwell rapiscono di nuovo la donna per portarla alla miniera, e pestano George che prova a difenderla. Venuto a sapere dell'accaduto, Keoma si reca alla miniera dove trova i suoi tre fratelli Butch, Sam e Lenny insieme a Coldwell che gli offre lavoro. Keoma rifiuta, e riporta la donna in città, dal dottore. Lì però lo raggiungono i suoi fratelli, per convincerlo a lasciare la città. Keoma li sfida a fare a pugni uno alla volta, ed uno alla volta li batte, umiliandoli davanti a tutti. Coldwell non può sopportare ancora Keoma e quella sera stessa "licenzia" i tre fratelli e organizza un vero e proprio linciaggio in città, ma Keoma, approfittando del buio, riesce a scappare con la donna, grazie anche all'aiuto del padre.

Keoma legato alla ruota e i suoi tre fratelli col padre morto

Intanto in città George e il dottore sono riusciti a portare dei farmaci contro la peste, ma Coldwell non vuole che si distribuiscano. Keoma allora lascia la donna e suo padre in una grotta, e torna in città. Qui inizialmente ha la meglio sugli uomini di Coldwell, ma Coldwell fa rapire il padre e lo minaccia di morte. Keoma si arrende, ma Coldwell non tiene fede ai patti e ammazza ugualmente il padre. È la scena più carica di tensione dell'intero film (accentuata dalla triste musica) che mostra fino all'ultimo l'incrociarsi degli ultimi sguardi tra padre e figlio prima dell'esplosione del colpo che li separerà per sempre. A questo punto Keoma si libera della presa degli uomini che lo avevano catturato e assale Coldwell tentando di strangolarlo, ma questi sopraggiungono nuovamente, lo malmenano e lo legano alla ruota di un carro. Subito dopo arrivano i tre Shannon che vendicano il genitore uccidendo Coldwell e alcuni suoi sgherri e si impadroniscono del paese, lasciando il fratellastro appeso alla ruota in quanto considerato da loro il vero responsabile della morte del padre e dicono che sarà un giudice federale a giudicare la sua colpa. Quella notte però Lisa torna in città e libera Keoma, che la porta al vecchio accampamento militare. Qui, la Morte fa da levatrice alla donna mentre i tre fratelli, scoperta la fuga, lo raggiungono all'accampamento.

Il duello finale tra Keoma e i suoi fratelli si svolge tra le grida della donna partoriente. Keoma ammazza i suoi tre fratelli, mentre la donna partorisce e muore tra i dolori del parto. La Morte vuole dare il bambino a Keoma, dicendogli che ha bisogno di lui, ma Keoma va via urlandole che il bambino è un uomo libero, e chi è libero non ha bisogno di niente. Nell'ultima scena lo vediamo allontanarsi nella prateria col volto in lacrime e col pensiero rivolto a tutto ciò che ha dovuto sacrificare nella sua lotta: è l'ultima indimenticabile inquadratura del western italiano.

[modifica] Regia

Il regista ha dichiarato in una intervista:

« Il soggetto è di Luigi Montefiori, un'intuizione geniale, un'idea straordinaria nella quale mi sono immerso e ne sono stato coinvolto alla prima lettura, ma la realizzazione del film è stata un'altra grande avventura piena di imprevisti, difficoltà, problematiche che ho risolto, con la collaborazione del produttore Manolo Bolognini e quella di Franco. Abbiamo lottato contro tutto ma siamo riusciti a portare a termine l'opera. Posso solo dire che "Keoma" rappresenta il mio "io", la mia personalità come autore, il mio modo di girare, di montare, di sonorizzare e di musicare! Ho realizzato questo film riconoscendomici in tutto! »

[modifica] Critica

Considerato dal regista come il proprio miglior film, [1] è forse l'ultimo grande western all'italiana [2] e rappresenta comunque il compendio e il canto del cigno del genere. [3] Il crepuscolo del western trova esplicita allusione nella stessa vicenda del protagonista, [4] nel suo essere "un giustiziere non richiesto, un messia (e in quanto tale crocefisso nel finale)." [3]. Appaiono evidenti, nell'esibizione della violenza, ma anche nel montaggio serrato, le influenze di Peckinpah.[3] [5]

Pur ripercorrendo tutte le convenzioni del genere, il regista le filtra attraverso una visione originale.[4]. Nella descrizione di una società malata, "marcia" ("Questo mondo è marcio" afferma il protagonista) si può scorgere l'influenza delle sue precedenti esperienze alla regia di polizieschi. Singolari appaiono anche alcune scelte narrative, quali la personificazione, in una vecchia, della figura della morte, con la quale il protagonista si trova ripetutamente a colloquiare e la partecipazione fisica di Keoma ad eventi della propria gioventù, evocati nella memoria.[3] [4]

[modifica] Colonna sonora

Nel film il brano Keoma, composto da Guido e Maurizio De Angelis su testo di Susan Duncan-Smith e Cesare De Natale, è interpretato dalla cantante Sibyl Mostert insieme allo stesso Guido De Angelis.

[modifica] Collegamenti ad altri film

  • La locandina di Keoma – proprio come quella di C'era una volta il west – mostra due uomini che, feriti, stanno cadendo in ginocchio tra la polvere del deserto.
  • Nel film Lacrime di Kali un personaggio si chiama Keoma, e quando entrano nella sua stanza si vede un poster del film.

[modifica] Titoli per l'estero

Il film è conosciuto all'estero come:

[modifica] Note

  1. ^ Pistole e cinema: Intervista a Enzo G. Castellari
  2. ^ Stefano Della Casa, "Cinema popolare italiano del dopoguerra", in (a cura di) Gian Piero Brunetta, "Storia del cinema mondiale" vol.III, Giulio Einaudi editore, Torino, 2000
  3. ^ a b c d Alberto Pezzotta, "L'allegra parabola del western italiano", in (a cura di)Flavio De Bernardinis, "Storia del cinema italiano. 1970-1976", pag.65, Marsilio. Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2008
  4. ^ a b c http://uashome.alaska.edu/~dfgriffin/website/keoma.html
  5. ^ "Il Mereghetti. Dizionario dei film. 2008", Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue