Cinema di propaganda fascista

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Entrata di Cinecittà

Il cinema di propaganda fascista fu insieme uno strumento del regime fascista per comunicare i propri ideali e valori alle masse e, nello stesso tempo, un fenomeno artistico che riuscì a creare, in alcuni casi, delle opere cinematografiche di valore assoluto. Così come il cinema nel Terzo Reich e il cinema sovietico, il cinema italiano del Ventennio fu sostenuto concretamente dallo Stato, quale strumento di propaganda della politica, anche coloniale, fascista.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il primo film di propaganda fascista, che risale già al 1923, è Il grido dell'aquila di Mario Volpe[1]. Altri esempi di precursori del cinema di propaganda fascista sono le due pellicole mute intitolate I martiri d'Italia, uscite contemporaneamente nel 1927: la prima diretta da Domenico Gaido e la seconda da Silvio Laurenti Rosa.

Nel 1924, l'anno della breve crisi subita dal regime fascista dopo l'omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti, venne costituito l'Istituto Luce, con lo scopo di diffondere con il cinegiornale l'immagine di Mussolini in tutta Italia. Nel 1934 venne istituito il Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda, che sarebbe diventato nel 1937 il Ministero della Cultura Popolare.

Altro "motore" per lo sviluppo del cinema fascista fu l'inaugurazione, nel 1932, della Mostra del cinema di Venezia. Nel 1934 nacque la Direzione Generale della Cinematografia e nel 1937 vennero fondati a Roma gli studi di Cinecittà e l'annesso Centro Sperimentale di Cinematografia, vera e propria fucina di talenti per futuri celeberrimi attori, registi, soggettisti e sceneggiatori.

A livello estetico e tematico il cinema di propaganda è virile, eroico, rivoluzionario (secondo i canoni fascisti) e celebrativo del regime e dei suoi ideali[2].

Amedeo Nazzari premiato con la Coppa del Ministero della Cultura popolare nel 1941 dal ministro Alessandro Pavolini

Dei 772 film prodotti in Italia dal 1930 al 1943, sono classificabili come film di propaganda diretta o indiretta circa un centinaio, con una assoluta preminenza della propaganda indiretta su quella diretta[1].

Tra i principali film di propaganda si possono citare Camicia nera[1] (1933) di Giovacchino Forzano, Vecchia guardia[1] (1934) di Alessandro Blasetti, Condottieri[1] (1937) di Luis Trenker e Luciano Serra pilota (1938) di Goffredo Alessandrini.

Il cinema di propaganda fascista convisse con altri due filoni cinematografici: quello disimpegnato dei telefoni bianchi, commedie leggere e spensierate d'ambientazione piccolo-borghese e quello maggiormente accurato e complesso del calligrafismo. Gli attori e i registi del cinema italiano degli anni trenta e dei primi anni quaranta partecipavano sia ai film di propaganda fascista sia ai film calligrafici ed alle commedie dei telefoni bianchi.

Nel cinema di propaganda fascista fece il suo debutto anche il futuro maestro del neorealismo Roberto Rossellini con tre film: La nave bianca, Un pilota ritorna e L'uomo della croce, in cui erano già presenti elementi neorealisti.

Con la nascita della Repubblica sociale italiana, a Venezia nacque il Cinevillaggio (chiamato anche Cineisola), una struttura per la produzione cinematografica che fosse alternativa a Cinecittà (abbandonata dai fascisti a causa del conflitto), sorta a partire dall'autunno del 1943 per iniziativa del Ministero della Cultura Popolare della RSI, diretto da Ferdinando Mezzasoma. Negli studi del Cinevillaggio venne girato un ultimo film ascrivibile al filone propagandistico: Un fatto di cronaca, diretto da Piero Ballerini e interpretato da Osvaldo Valenti e Luisa Ferida (attori-simbolo del cinema fascista, in seguito fucilati dai partigiani perché accusati di collaborazionismo con i nazifascisti).

Caratteristiche dei film[modifica | modifica sorgente]

Una scena del film Vecchia guardia di Alessandro Blasetti (1934)

Le caratteristiche principali raffigurate nei film di propaganda fascista sono:

Vero e proprio manifesto del cinema di propaganda fascista fu Vecchia guardia di Alessandro Blasetti del 1934, film incentrato sulla Marcia su Roma.

Alessandro Blasetti

I maggiori registi e film[modifica | modifica sorgente]

Elenco non esaustivo

L'ultimo sogno fu girato negli stabilimenti veneziani della Giudecca durante la RSI

Tale pellicola fu realizzata nel 1943 ma fu distribuita nelle sale soltanto nel 1945, una volta terminato il conflitto e caduto il regime fascista: per cui venne ridoppiata e riadattata in modo che i protagonisti da fascisti divennero dei partigiani e gli antagonisti da anglo-americani divennero nazisti.

Vivere ancora fu girato negli stabilimenti veneziani della Giudecca durante la RSI

Fu girato negli stabilimenti veneziani della Giudecca durante la RSI

Questo film inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi Il trionfo di Roma, ma cambiò titolo all'ultimo momento ed uscì contemporaneamente all'omonima pellicola di Domenico Gaido (che oltre ad avere lo stesso titolo era anche dello stesso genere), provocando polemiche e querele da parte del regista e della casa di produzione del primo film, nonché la dissociazione da parte di Umberto Paradisi, autore del soggetto del film di Laurenti Rosa, che solidarizzò con Gaido ed il produttore Stefano Pittaluga.

film girato negli stabilimenti veneziani della Giudecca durante la RSI

I film Ogni giorno è domenica e Trent'anni di servizio furono girati negli stabilimenti veneziani della Giudecca durante la RSI

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Il cinema del ventennio fascista
  2. ^ Il cinema nel ventennio fascista: quadro storico

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Guido Aristarco Il cinema fascista: il prima e il dopo, Edizioni Dedalo, 1996
  • Vito Zagarrio, Cinema e fascismo, Marsilio, 2004
  • Sergio Vicini, Le stelle del duce,Hobby & Work Publishing, 2008
  • Vito Zagarrio, Primato: arte, cultura, cinema del fascismo attraverso una rivista esemplare, Storia e Letteratura, 2007
  • Daniela Manetti, Un'arma poderosissima. Industria cinematografica e Stato durante il fascismo, Franco Angeli, 2012

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]