Germania anno zero

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Germania anno zero
Titolo originale Germania anno zero
Paese Germania, Italia
Anno 1948
Durata 79 min - 72 min (versione statunitense e brasiliana)
Colore b/n
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Roberto Rossellini
Soggetto Roberto Rossellini, da un'idea di Basilio Franchina (non accreditato)
Sceneggiatura Roberto Rossellini in collaborazione con Max Colpet

Non accreditato: Carlo Lizzani
Non accreditato: Franz von Treuberg
Supervisione e dialoghi italiani di Sergio Amidei

Produttore Roberto Rossellini, Salvo D'Angelo, Alfredo Guarini
Casa di produzione Sadfi (Berlino), Union Générale Cinématographique (Parigi)
Art director Piero Filippone
Fotografia Robert Juillard
Montaggio Anne-Marie Findeisen

Per l'edizione italiana: Eraldo Da Roma

Musiche Renzo Rossellini
Scenografia Piero Filippone
Interpreti e personaggi
Premi

Germania anno zero è un film del 1948 diretto da Roberto Rossellini e girato tra l'agosto del 1947 e il febbraio del 1948 in parte tra le macerie della Berlino dell'immediato dopoguerra (per quanto riguarda gli esterni) e in parte a Roma (per le scene di interni).

È il terzo film della cosiddetta trilogia della guerra di Roberto Rossellini dopo Roma città aperta (1945) e Paisà (1946), ma, nonostante l'affinità tematica, Germania anno zero si distanzia in maniera piuttosto marcata dalle modalità espressive caratteristiche dei due primi film bellici, tanto da non poter essere annoverato tra le opere del Neorealismo cinematografico italiano.

Come indicato nei titoli di testa, il film è dedicato alla memoria di Romano Rossellini, il figlio di Roberto prematuramente scomparso a 9 anni nel 1946.

Il film è stato girato in prima battuta in tedesco e poi doppiato in italiano a cura di Sergio Amidei.

Indice

[modifica] Trama

In una desolante Berlino del dopoguerra piena di macerie, il giovane Edmund di appena 12 anni trascorre le sue movimentate giornate. Il padre è gravemente malato, la madre morta, la sorella accudisce il padre e il fratello, ex soldato della Wehrmacht, non esce di casa perché privo di documenti: tutta la famiglia insomma pesa sulle spalle del ragazzo. Tra furtarelli, baratti, giochi con gli amici, ricerca di un qualsiasi lavoro, Edmund non si perde d'animo.

Un giorno incontra un suo vecchio maestro, un ex nazista che ormai non ha più l'abilitazione ad insegnare; il viscido docente lo affascina con le sue teorie secondo cui «i deboli devono soccombere e i forti sopravvivere». Edmund torna a casa e di nascosto avvelena il padre che esala l'ultimo respiro. Torna dal maestro per confessare il suo parricidio ma questi, terrorizzato e temendo di essere coinvolto, gli dà del pazzo e dell'assassino.

Il ragazzo, sconvolto, non ha il coraggio di tornare a casa, e nel suo vagabondare sente il suono di un organo uscire da una chiesa, ma dopo averlo ascoltato se ne va. Edmund si arrampica allora su un campanile pericolante da cui vede trasportare via la salma del padre. Senza più speranze, prostrato dal rimorso, si butta allora nel vuoto.

[modifica] Critica

Capolavoro di Rossellini, che lo ha consacrato in Francia e USA come indiscusso maestro,[senza fonte] in Germania anno zero sono condensate da lui tutte le tematiche care al cinema neorealista: gli attori non professionisti, le lunghe riprese in esterni (la carrellata del giovane Edmund che cammina tra i ruderi bombardati è un momento di grande cinema), le storie di gente comune, l'attenzione ai bambini e inoltre un senso morale autentico e profondo, vera anima di un film che ha segnato come pochi il cinema italiano.

«Il realismo non è altro che la forma artistica della verità» (Rossellini).

[modifica] Citazioni

« - Ma... di', non eri nella mia classe tu?

- Sì, signor Enning.
- Vedi che ho buona memoria... e ricordami un po', qual è il tuo nome?
- Mi chiamo Edmund, Edmund Koeler.
- Edmund Koeler, già... primo banco a sinistra. Ma come sei cresciuto! Sei diventato un bel ragazzo. E come sta il tuo papà?
- Oh, mio padre è malato... è molto grave, sa?
- Ma di', non avevi anche un fratello nella Wermacht?
- Chi, Karl-Heinz...? Ha fatto il soldato ed ora è a casa.
- Capisco, allora sarà senza impiego anche lui, come me.
- Ma perché, lei non fa più il maestro adesso?

- No. Le autorità ed io non abbiamo più le stesse idee in fatto di educazione dei giovani. »
(Dialogo tra il maestro e Edmund)

[modifica] Produzione

Quando Roberto Rossellini si recò a Berlino per il film, organizzò i provini per trovare gli attori; ad uno di questi, come racconta nella sua autobiografia, partecipò anche un giovane Klaus Kinski. Dopo ore di attesa nella sala d'aspetto con altri aspiranti attori, le audizioni tardavano ad iniziare, mentre il regista si dilungava al telefono con Anna Magnani: in uno dei suoi tipici scatti di rabbia, Kinski si mise ad inveire contro Rossellini, che subito replicò: «Chi è quello? Mi interessa! Fategli un provino!».

[modifica] Riconoscimenti

Il film ha vinto il Pardo d'oro e il premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Locarno.

Nel 1949 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell'anno.

[modifica] Collegamenti con altre pellicole

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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