Germania anno zero
Germania anno zero è un film del 1948 diretto da Roberto Rossellini.
È il terzo film della cosiddetta trilogia della guerra di Roberto Rossellini dopo Roma città aperta (1945) e Paisà (1946), ed è considerato uno dei capolavori del neorealismo.
Come indicato nei titoli di testa, il film è dedicato alla memoria di Romano Rossellini, figlio del regista, prematuramente scomparso a 9 anni nel 1946.
Indice |
Trama [modifica]
| « Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e della pietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell'infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave, nel quale, con la ingenuità propria dell'innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa. » |
| (Cartello introduttivo del film) |
In una desolante Berlino dell'immediato dopoguerra, cumulo di macerie, il giovane Edmund di appena 12 anni trascorre le sue giornate cercando di racimolare qualche soldo per sostenere la famiglia. Suo padre è gravemente malato, sua madre morta, sua sorella accudisce il genitore. Suo fratello, ex soldato della Wehrmacht, non esce di casa perché privo di documenti. Tra furtarelli, baratti, i giochi con gli amici e la ricerca di un qualsiasi lavoro, Edmund non si perde d'animo.
Il ragazzo un giorno incontra un suo vecchio maestro, un ex nazista privo ormai dell'abilitazione all'insegnamento; il viscido docente - probabile pedofilo, come alcuni suoi amici - lo affascina con le sue teorie secondo cui «i deboli devono soccombere e i forti sopravvivere». Edmund torna a casa e di nascosto avvelena suo padre uccidendolo. Tornato dal maestro per confessare il parricidio, questi, terrorizzato e temendo di essere coinvolto, gli dà del pazzo e dell'assassino.
Il ragazzo, sconvolto, non ha il coraggio di tornare a casa, e nel suo vagabondare sente il suono di un organo uscire da una chiesa, ma dopo averlo ascoltato se ne va. Edmund si arrampica allora su un campanile pericolante da cui vede trasportare via la salma del padre. Senza più speranze, prostrato dal rimorso, si getta nel vuoto.
Critica [modifica]
Capolavoro di Rossellini, che lo ha consacrato in Francia e USA come indiscusso maestro,[senza fonte] in Germania anno zero sono condensate da lui tutte le tematiche care al cinema neorealista: gli attori non professionisti, le lunghe riprese in esterni (la carrellata del giovane Edmund che cammina tra i ruderi bombardati è un momento di grande cinema), le storie di gente comune, l'attenzione ai bambini e inoltre un senso morale autentico e profondo, vera anima di un film che ha segnato come pochi il cinema italiano.[senza fonte]
Produzione [modifica]
Il film è stato girato tra l'agosto del 1947 e il febbraio del 1948 in parte tra le macerie della Berlino dell'immediato dopoguerra (per quanto riguarda gli esterni) e in parte a Roma (per le scene di interni). Il film è stato girato in prima battuta in tedesco e poi doppiato in italiano a cura di Sergio Amidei.
Quando Roberto Rossellini si recò a Berlino per il film, organizzò i provini per trovare gli attori; ad uno di questi, come racconta nella sua autobiografia, partecipò anche un giovane Klaus Kinski. Dopo ore di attesa nella sala d'aspetto con altri aspiranti attori, le audizioni tardavano ad iniziare, mentre il regista si dilungava al telefono con Anna Magnani: in uno dei suoi tipici scatti di rabbia, Kinski si mise ad inveire contro Rossellini, che subito replicò: «Chi è quello? Mi interessa! Fategli un provino!».
Citazioni [modifica]
- Jean-Luc Godard ha omaggiato la pellicola di Rossellini nel film Allemagne neuf zéro (1991), una riflessione sulla nuova Germania dopo la caduta del muro di Berlino.
- Nel 2001 è uscito un documentario di Goran Markovic intitolato Serbia, anno zero.
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Germania anno zero dell'Internet Movie Database
- Scheda su Germania anno zero della Rivista del Cinematografo
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