Lo squadrone bianco

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Lo squadrone bianco
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1936
Durata 99 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Augusto Genina
Soggetto Joseph Peyré (romanzo L'escadron blanc)
Sceneggiatura Augusto Genina, Gino Valori, Gino Rocca
Produttore esecutivo Eugenio Fontana
Casa di produzione Roma Film
Fotografia Anchise Brizzi, Massimo Terzano
Montaggio Fernando Tropea
Musiche Antonio Veretti
Scenografia Guido Fiorini
Costumi Vittorio Accornero de Testa
Interpreti e personaggi
Premi

Lo squadrone bianco è un film diretto da Augusto Genina nel 1936. Il film si distingue per le grandiose scene di cavalleria, girate nel deserto libico[senza fonte]. Il film ha vinto la Coppa Mussolini al miglior film al Festival del cinema di Venezia.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il tenente di cavalleria Ludovici, in seguito a una delusione amorosa, si arruola nel corpo militare dei meharisti e si fa assegnare in Tripolitania italiana. Giunge al forte in sostituzione del Ten. Binetti, caduto valorosamente in battaglia. Qui deve vedersela con il capitano Sant'Elia, ufficiale dai modi duri, ma di grande esperienza.

Il comando decide di inviare una colonna di meharisti nel deserto all'inseguimento di una banda di ribelli. La colonna di cento cammelli, guidata dai due ufficiali, affronta una spedizione di molti giorni nel deserto profondo. Dopo il primo giorno di marcia il tenente Ludovici appare smarrito nei suoi malinconici pensieri e subisce una severa reprimenda dal capitano, convinto che Ludovici sia solo un ragazzo viziato e non abbia una vera vocazione militare. Individuati e raggiunti i ribelli dopo una dura marcia a tappe forzate nel deserto, viene ingaggiata un'aspra battaglia dall'esito incerto. Dopo settimane la colonna fa rientro al forte, guidata da Ludovici, dopo che Sant'Elia ha perso la vita nello scontro con i ribelli nel deserto. Ludovici trova inaspettatamente Cristiana, la sua fiamma, giunta al forte con un gruppo di turisti. Cristiana tenta invano di riconquistare Ludovici, ma in lui prevale il senso del dovere militare e risponde che ormai il suo posto è lì, al comando delle sue truppe nel deserto. Segue il ricordo del capitano Sant'Elia, le cui ultime volontà furono di essere sepolto nel deserto, terra da lui tanto amata.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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