Zombie

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Uno zombie in una piantagione di canna da zucchero ad Haiti

Zombie (pronuncia inglese [ˈzɒmbi] italianizzato zombi /ˈʣombi/, in creolo haitiano zonbi) è un termine di origine haitiana (a sua volta proveniente dal bantu nzumbe) legato ai riti del vudù, che è entrato nell'immaginario comune attraverso il campo cinematografico e letterario per indicare la figura di un morto vivente.

Folklore haitiani[modifica | modifica sorgente]

Nelle credenze popolari di Haiti, alcuni sacerdoti detti bokor sarebbero in grado di catturare una parte dell'anima di una persona detta piccolo angelo guardiano, producendo uno stato di letargia che rende come morto un essere vivente, e che anche anni dopo la sua sepoltura, essi siano in grado di riesumare il corpo rendendolo loro schiavo. Passando sotto il naso del morto una bottiglietta contenente il suo piccolo angelo guardiano lo si potrebbe far risvegliare e controllarlo a piacimento. Secondo alcune tradizioni se lo zombie dovesse assaggiare del sale per un qualsiasi motivo, riprenderebbe coscienza e la fattura verrebbe spezzata (Peter Kolosimo nell'introduzione a Tex contro Mefisto, Sergio Bonelli Editore). Nel maggio del 1973, in Italia, esce un volume mensile del fumetto Zagor, chiamato "Zombi (n°95)". Si pensa che in questo fumetto compaia per la prima volta il termine "Zombie", italianizzato in "Zombi".

Si narra più realisticamente[senza fonte] di individui haitiani del ceto povero, indotti ad uno stato di morte apparente da persone senza scrupoli, frettolosamente sepolti dai familiari e presto riesumati e sottoposte alla somministrazione di un blando antidoto che ne avrebbe ripristinato le funzioni vitali senza però restituire loro la volontà. Le vittime incapaci di qualsiasi resistenza sarebbero state asservite come schiavi per le piantagioni di canna da zucchero.

Le popolazioni haitiane, dunque, non temerebbero gli zombie in quanto minaccia, "ma piuttosto di divenire zombie essi stessi"[1]. Il regime dittatoriale della famiglia Duvalier, al potere fino agli anni 'Ottanta, esasperava il clima di superstizione sugli zombie,

Reinterpretazione occidentale[modifica | modifica sorgente]

Nella letteratura occidentale del passato, si indicavano per zombie individui privati di ogni volontà dalla dipendenza da droghe. Zombie è anche una droga futuribile citata nel racconto fantastico La porta sull'estate di Robert Heinlein, con la quale il protagonista viene totalmente asservito ai suoi falsi amici.

Un ottimo riferimento filmografico è costituito da quello che viene riconosciuto come il primo film del genere[2], L'isola degli zombies (1932) con la star Bela Lugosi, nel ruolo di uno stregone che dispone della manodopera di schiavi drogati e per volere di un innamorato, fa ritenere morta una giovane vittima.

Il concetto di "morto vivente" pare una reinterpretazione di quello che lo zombie rappresenta nella religione vuduista ed è interessante come nel giro di una o due generazioni una parte di verità sia divenuta un mito sovrannaturale.

Nella figura dello zombie si intravede un'immagine speculare in negativo, di carattere diabolico del concetto cristiano di resurrezione finale (dei corpi integri). "Quando non ci sarà più posto all'Inferno" - citazione ricorrente in parte della filmografia del genere - i corpi corrotti risorgono dandosi al cannibalismo - in letteratura sovente chiamato "eucarestia pagana" - in un disperato tentativo di assunzione dell'anima, dell'energia vitale dalle proprie vittime.

Con La notte dei morti viventi del 1968, film cult capostipite del ciclo di George Romero, si inaugura l'immagine apocalittica di zombie quale la compagine di deceduti resuscitati e cannibali, decretando la fine di una civiltà. Tale soggetto si ispira al romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, dove un intero continente viene infettato da un patogeno che causa follia collettiva e violenza omicida (qui il termine zombie non era ancora usato). Un durissimo apologo satirico sociale, si evidenzia nel secondo capitolo del ciclo Zombi (1978), dove folle di resuscitati invadono un centro commerciale, mimando le gestualità dei vivi.

Nel libro Il serpente e l'arcobaleno di Wade Davis, da cui è stato tratto un film di Wes Craven, edito guarda caso dopo la caduta del regime dittatoriale, viene analizzata la relazione tra zombie e vudù, nel caso Clairvius Narcisse: qui non si tratta di un cadavere risorto ma più realisticamente di un uomo scomodo alla polizia segreta, drogato per privarlo totalmente della sua volontà.

Gli zombie nella cultura[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Film di George A. Romero[modifica | modifica sorgente]

Remake[modifica | modifica sorgente]

Film italiani[modifica | modifica sorgente]

Altri film[modifica | modifica sorgente]

Altri media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

  • Zombie: un programma radiofonico di Diego Cugia, in onda su Radio24 a partire da gennaio 2006.

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Serie TV[modifica | modifica sorgente]

Video Games[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Roberto Marini - "Gli Zombi nella realtà'" - Dossier - Collana Urania n.1233 12/6/1994
  2. ^ Hideout.it: Zombie Movie, la storia - 1. Prima di Romero

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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