I magnifici sette

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I magnifici sette
I magnifici sette.png
Titolo originale The Magnificent Seven
Paese di produzione USA
Anno 1960
Durata 122 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere western
Regia John Sturges
Soggetto John Sturges
Sceneggiatura William Roberts
Produttore John Sturges
Produttore esecutivo Walter Mirisch
Casa di produzione United Artists
The Mirisch Corporation
Distribuzione (Italia) Metro Goldwyn Mayer
Fotografia Charles Lang Jr.
Montaggio Ferris Webster
Musiche Elmer Bernstein
Scenografia Rafael Suàrez
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

I magnifici sette (The Magnificent Seven) è un film western del 1960, diretto da John Sturges e interpretato, tra gli altri, da Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson e James Coburn.

Liberamente ispirato al film di Akira Kurosawa I sette samurai, cui Sturges rende omaggio, il film ripropone, nella chiave di lettura della frontiera americana del XIX secolo, i temi dell’onore, dell’amicizia virile e del rifiuto di fronte all’ingiustizia che già Kurosawa aveva affrontato nel suo film di sei anni prima, ambientato nel Giappone dell’età feudale.

Nel 2013 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico. Chris Adams, un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera. Assolda così sei compagni per difendere il villaggio.

I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l'avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma nel frattempo Calvera e i suoi hanno occupato il villaggio. Ritornati al villaggio Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo, perché quattro di essi moriranno. Dei tre superstiti due, Chris e Vin, riprenderanno il loro cammino e il più giovane di loro, Chico, mezzosangue messicano, rimarrà nel villaggio per amore di una ragazza lì conosciuta.

Elementi e stile[modifica | modifica sorgente]

Apparentemente nichilista (i sette combattono per una causa non loro), in realtà il film evidenzia di volta in volta le personalità dei protagonisti: il professionista che si compiace del lavoro ben fatto, il giustiziere, il giovane idealista, l’individualista, in un mix che indubbiamente, pur non avendo la forza evocativa dei Sette Samurai, mantiene ancora oggi una certa forza epica, grazie anche alla trascinante colonna sonora di Elmer Bernstein, nominata al premio Oscar e divenuta famosissima. Memorabile l’ultima frase del film (citazione quasi letterale dell'originale di Kurosawa), con la quale Chris Adams fa capire che gente come lui è destinata solo a un ruolo di passaggio: «Ancora una volta hanno vinto i contadini. Noi abbiamo perso. Noi perdiamo sempre».

Seguiti[modifica | modifica sorgente]

Il film ebbe tre sequel:

Dal film sono stati inoltre tratti la serie televisiva I magnifici sette (1998-2000) e una sorta di remake fantascientifico, I magnifici sette nello spazio (1980). In entrambe le produzioni compare ancora Robert Vaughn.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Cinema with the Right Stuff Marks 2013 National Film Registry, Library of Congress. URL consultato il 18 dicembre 2013.

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