Batracomiomachia

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Busto di Omero, Musei Capitolini (Roma)

La Batracomiomachia (in greco antico Βατραχομυομαχία, "La guerra dei topi e delle rane") è un poemetto giocoso di 303 versi, parodia dell'epica eroica, nel quale si narra una guerra combattuta tra topi e rane. La parola è infatti costruita con le tre parole greche: βάτραχος batrachos (rana), μῦς mys (topo) e μάχη mache (battaglia).

Attribuzione e datazione[modifica | modifica sorgente]

Nell'antichità, la Batracomiomachia veniva generalmente attribuita ad Omero. Così, l’autore della cosiddetta Vita pseudo-Herodotea, la principale biografia di Omero contenuta nel corpus delle Vite del poeta, racconta (cap. 24) che Omero avrebbe composto la Batracomiomachia, dopo l’Iliade e prima dell’Odissea, a Bolisso, città dell’isola di Chio, insieme ad altre opere scherzose di cui non ci è rimasto nulla, come i Cercopi, la Psaromachia (La battaglia degli storni) o gli Epiciclidi (I Tordi). L’attribuzione è accettata anche dall’anonimo autore della quinta vita della raccolta, da Marziale (14, 183), probabilmente da Stazio (Silvae, 1, ad Stellam) e dall’erudito bizantino Giovanni Tzetze (XII secolo), mentre Plutarco la respinge, assegnando la paternità dell’opera a un certo Pigrete di Alicarnasso[1].

Nell’incertezza dell’attribuzione, è curiosa la notizia fornitaci dal lessico Suda, secondo cui Omero sarebbe stato l’autore non della Batracomiomachia (che anche la Suda riconduce a Pigrete, insieme ad un’altra opera attribuita ad Omero, il Margite)[2], ma di un altro poema dal titolo Miobatracomachia.[3] Per lungo tempo si è creduto di riconoscere una prova della paternità omerica del poemetto nel celebre rilievo di Archelao di Priene (II secolo d.C.) conservato al British Museum che raffigura l’Apoteosi di Omero: fu infatti opinione diffusa che ai piedi del poeta si trovassero un topo ed una rana, che avrebbero inteso rimandare proprio alla Batracomiomachia.

Tuttavia, la rana non è ormai più riconoscibile, e il particolare del rilievo viene ormai generalmente interpretato come un riferimento ai grammatici che in epoca ellenistica lavoravano intorno al testo dei poemi omerici, “rosicchiandoli” con le loro cure come topi. Se le notizie relative ad Omero vanno scartate come leggendarie, il nome di Pigrete, data la scarsità di informazioni che lo riguardino, non presenta minori problemi: a lui viene comunque assegnata la paternità del poemetto dall’editore di riferimento, il filologo tedesco Arthur Ludwich.

Non meno controversa dell’attribuzione del poemetto è la questione, inevitabilmente connessa alla prima, della sua datazione, che va dal V al I secolo a.C. Gli elementi linguistici, considerati dagli studiosi l’unico strumento valido per ipotizzare un’epoca di composizione, non hanno evitato opinioni controverse. L’uso delle formule e l’elaborazione della lingua, insieme ad altre ragioni, farebbero pensare ad una data più vicina alla fine dell’età ellenistica; tuttavia, Albin Lesky, nella sua Storia della letteratura greca (p. 125), avverte che proprio in quell’età l’opera era ancora considerata omerica, e suggerisce perciò di non avvicinarla troppo a quell’epoca.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Apoteosi di Omero

Il re delle rane Gonfiagote persuade il timoroso Rubabriciole, figlio del re dei topi Rodipane, a montare sulle sue spalle per visitare il lago, assicurandolo che non correrà pericoli. Tuttavia, appare all’improvviso un serpente d’acqua e Gonfiagote, per sfuggirgli, si immerge, facendo così annegare Rubabriciole. La guerra scoppia immediatamente, e proprio quando la vittoria sembra ormai dei topi, Zeus scaglia il suo fulmine, e allo stesso tempo i granchi giunti sul campo di battaglia annientano alcuni topi facendoli a pezzi, altri fuggono in preda al panico.

La battaglia si svolge nell’arco di un giorno, contro i dieci anni di durata della guerra di Troia. La Batracomiomachia è uno dei pochi testi pervenutici integri di quel filone di poesia parodica e scherzosa che dovette avere non poca diffusione probabilmente in ogni epoca della letteratura greca. Alla parodia epica si dedicò forse Ipponatte, come sembrerebbe di poter dedurre dal frammento 128 W., e alcuni studiosi considerano parte del filone parodico anche le favole di Esopo. La guerra dei topi e delle rane, in particolare, recupera tematiche, scene e motivi dell’epica arcaica sovvertendoli in chiave di parodia.

Così, ad esempio, i concili degli dèi, la rassegna dei guerrieri, le esortazioni e le scene di battaglie con particolare attenzione dedicata alle varie tipologie di morte fanno parte del bagaglio tradizionale dell’epica, con speciale riferimento all’Iliade (ad esempio la trappola per topi è definita "inganno di legno" con evidente riferimento al cavallo di Troia), e trasferite nel contesto dei combattimenti tra topi e rane producono un notevole effetto di straniamento. Allo stesso modo, i combattenti sono modellati sui guerrieri greci e troiani che combatterono intorno a Troia. Funzione parodica ha soprattutto il lessico, anch’esso derivato dalla tradizione epica, ma rielaborato con iperboli e procedimenti di accumulo, come nella descrizione dei granchi, che vengono presentati da una serie lunghissima di aggettivi composti.

Fortuna[modifica | modifica sorgente]

La Batracomiomachia fu fonte costante di ispirazione e di imitazione fin dall’antichità: in età bizantina fu ad esempio parodiata da Teodoro Prodromo. In età moderna fu imitata da Teofilo Folengo, che scrisse una Moscheide, e da Lope de Vega, autore di una Gattomachia. Influenzò anche, nello spirito, Il ricciolo rapito di Alexander Pope e La secchia rapita di Alessandro Tassoni. Fu tradotta in italiano da Giacomo Leopardi, che ne trasse poi spunto per i suoi I Paralipomeni della Batracomiomachia, una favola satirica in versi che continua l'antica narrazione. Risale al 1473 quella che probabilmente è la prima edizione a stampa, attribuibile a Tommaso Ferrando di Brescia; ne possediamo un'unica copia. Una seconda edizione fu stampata nel 1486 da due cretesi, Laonico e Alessandro. Il termine è usato anche come sinonimo di contesa inutile e ridicola.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Moralia, 837f.
  2. ^ Suda sotto il lemma Πίγρης.
  3. ^ Suda sotto il lemma Ὅμηρος.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Edizioni
  • A. Ludwich, Die homerische Batrachomiomachia des Karers Pigres, nebst Scholien und Paraphrase, Leipzig, 1896
  • T. W. Allen, Homeri Opera, vol. V, Oxford, 1912
Studi
  • G. Leopardi, Discorso sopra la Batracomiomachia, «Lo Spettatore», Milano, 1815 (premesso alla traduzione e più volte ristampato insieme ad essa; ha soprattutto valore storico)
  • H. Wölke, Untersuchungen zur Batrachomyomachie, Meisenheim am Glan, 1978

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