Lolita (romanzo)

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Lolita
Titolo originale Lolita
Lolita 1955.JPG
Copertina della prima edizione francese 1955
Autore Vladimir Vladimirovič Nabokov
1ª ed. originale 1955
1ª ed. italiana 1959
Genere Romanzo
Lingua originale inglese
Ambientazione U.S.A. anni cinquanta
Protagonisti Humbert Humbert
Coprotagonisti Dolores Lolita Haze
Antagonisti Clare Quilty
Altri personaggi Charlotte Haze

Lolita è un romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov. Scritto in inglese e pubblicato inizialmente a Parigi nel 1955, suscitò scandalo per i contenuti scabrosi che vertevano su un rapporto pedofilo[1] e incestuoso. L'autore stesso lo tradusse in russo dieci anni più tardi.

Un professore di letteratura di mezza età rimane letteralmente ossessionato da una dodicenne, con la quale viene coinvolto sessualmente dopo esser diventato il suo patrigno; Lolita è il soprannome che l'uomo dà in privato alla ragazzina. Il termine lolita, complice anche la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick, è entrato nella cultura di massa e nel linguaggio ad indicare una giovanissima sessualmente precoce o comunque attraente.[2]

Il libro è anche noto per il suo stile di scrittura; la narrazione è sempre molto soggettiva e Humbert attinge dai suoi ricordi impiegando uno stile prosastico alquanto sofisticato, nel tentativo dichiarato di guadagnarsi la simpatia del lettore con la sua sincerità e malinconia, anche se verso la fine della storia si riferisce a se stesso come "maniaco" che ha privato Dolores della sua infanzia.
Egli suggerisce che l'ossessione nutrita per lungo tempo nei confronti delle ragazze giovanissime (ninfette) sia stato causato dalla morte prematura per tifo del suo primo amore adolescenziale, Annabel Leigh.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Parte prima[modifica | modifica wikitesto]

Il professore Humbert Humbert, voce narrante del racconto, annoiato insegnante quarantenne di letteratura francese, dopo un matrimonio fallito e dopo essersi ripreso da un esaurimento nervoso, si trasferisce nella piccola città di Ramsdale in New England per poter così dedicarsi interamente alla scrittura. Affitta una stanza nella casa di Charlotte Haze, una vedova, ed ecco che qui - circostanza fortuita e del tutto inaspettata - fa la conoscenza di Dolores (chiamata anche Lo, Lola o Dolly), la figlia dodicenne della padrona: ribelle e maliziosamente spregiudicata com'è, gli richiama subito alla mente Annabelle, il suo primo amore da tredicenne.

(EN)

« Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. »

(IT)

« Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. »

(Lolita, capitolo 1[3])

Nonostante la forte differenza di età, Humbert perde completamente le testa per la ninfetta. Inizia così un sottile rapporto di ingenua complicità che porterà Dolores a salutare Humbert, prima di partire per la colonia, con un casto bacio sulle labbra. Mentre Dolores si trova al campo estivo, Charlotte, che intanto s'è innamorata di lui, si dichiara; egli accetta di sposarla al solo fine di continuare a vivere vicino alla sua Lolita.

Poco tempo dopo però a Charlotte capita di leggere il diario dell'uomo; appresi così i veri sentimenti ed intenzioni di lui progetta di fuggire e inviare Dolores in collegio: minaccia Humbert di esporlo ad un pubblico scandalo come "detestabile, abominevole criminale bugiardo". Il destino tuttavia interviene a favore del professore: mentre sta attraversando la strada ancora in stato di shock, Charlotte viene investita da un'automobile e rimane quindi uccisa.

A questo punto Humbert va a riprendere Dolores dal campeggio, raccontandole inizialmente che la madre è stata ricoverata in ospedale; ma invece che tornare a casa i due cominciano un lungo vagabondaggio da un motel all'altro in giro per gli Stati Uniti. La prima sera fa ingurgitare dei sonniferi alla ragazzina, con l'intenzione di averla alla propria mercé; viene però a scoprire che Dolores ha già perduto la verginità con un ragazzo della sua età al campeggio. Rivelata la verità, cioè che la madre è morta, il professore propone a Lolita d'accettarlo come suo patrigno e affidatario.

Humbert comincia anche a pagarla per ottenerne i favori sessuali e, per impedirle d'andare alla polizia, la spaventa dicendole che se arrestano lui finirà in prigione anche lei: passano in questa maniera un anno intero, finché Humbert comprende la necessità di Lolita di conseguire un'istruzione come tutti i suoi coetanei. Giungono così in una cittadina dove Humbert iscrive Lolita ad una scuola femminile.

Parte seconda[modifica | modifica wikitesto]

Lolita nel tentativo di ritagliarsi degli spazi di autonomia dall'asfissiante presenza di Humbert che, fattosi sempre più possessivo, la tiene praticamente prigioniera (vietandole di partecipare alle attività del doposcuola e soprattutto di frequentare i ragazzi), lo persuade a permetterle di frequentare una scuola di teatro dove ha modo di incontrare gli amici e il commediografo Quilty che aveva già conosciuto quando questi era stato ospite della casa della madre.
Stanno preparando la recita scolastica e Quilty, assistendo ad una delle prove generali, rimane fortemente colpito dalle capacità recitative di Lolita. Poco prima della serata d'inaugurazione Humbert e Lolita hanno una feroce discussione; la ragazza scappa via e l'uomo la ritrova in seguito mentre sta uscendo da una cabina telefonica: è raggiante, le dice che stava per raggiungerlo a casa e che ha preso una grande decisione. Mentre comprano da bere Lolita afferma che vuole rimettersi in viaggio.

Humbert, messo in difficoltà dalle voci poco gradevoli che il suo menage con la figliastra Lolita hanno ispirato alla comunità, decide di cogliere l'occasione al balzo e fuggire in auto, riprendendo così i loro vagabondaggi sulle strade d'America. Humbert però ha la sensazione d'esser seguito da un uomo misterioso che egli suppone essere dapprima un detective, e comincia a farsi via via sempre più sospettoso, temendo che Lolita lo conosca e che stia cospirando con altre persone al fine di sfuggirgli. Ad un certo punto la ragazza si ammala e viene ricoverata in ospedale e per la prima volta Humbert si ritrova dopo anni senza aver Lolita al suo fianco.

Una volta guarita Lolita riesce a sfuggire alla sua sorveglianza e a dileguarsi dall'ospedale, prima ancora che Humbert possa venire a prenderla, con un uomo adulto che al personale medico si fa passare per lo zio. Humbert, quasi impazzito, si dà ad una frenetica ricerca girovagando per miriadi di hotel e scoprendo, il più delle volte, che Lolita ed il misterioso uomo avevano soggiornato lì, ma sempre un passo prima che lui vi giungesse. Alla fine, egli finisce con l'arrendersi e, dopo svariato tempo, ha un rapporto con una donna di nome Rita, che dura due anni. L'anno seguente, Humbert riceve una lettera da Lolita, ormai diciassettenne, che gli scrive di essere sposata, in attesa di un figlio e bisognosa di denaro: Humbert va a trovarla e riesce a farsi dire il nome di chi l'aveva aiutata nella fuga dall'ospedale: Quilty.

Il regista aveva subito dopo cercato di farne una stella di film pornografici ma, al rifiuto di lei, l'aveva buttata in strada; Lolita ha fatto vari lavoretti prima d'incontrare e sposare il marito Dick (Richard), che non conosce nulla del suo passato e al quale ha raccontato di Humbert come fosse il suo vero padre. Dopo averle consegnato quattromila dollari, Humbert cerca di convincerla a venire via con sé, ricevendone però un secco rifiuto.

A questo punto, nella più completa disperazione, Humbert va a cercare Quilty a casa sua e lo uccide a colpi di rivoltella; arrestato per l'omicidio, scrive in carcere, in attesa di processo, il libro di memorie: "Lolita o le confessioni di un maschio bianco vedovo" (Lolita or, The Confessions of a White Widowed Male).

Una giovane ninfa, Paul Chabas: il protagonista è affascinato dalle ragazzine, ch'egli chiama "ninfette"

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Humbert Humbert (vero nome Arturh)

Un professore di letteratura francese di circa quarant'anni di età, che matura sentimenti morbosi verso la dodicenne e futura figliastra Lolita.

Dolores "Lolita" Haze

Una ragazzina di dodici anni molto spregiudicata e ribelle, che mostra una sessualità molto marcata rispetto alla sua giovanissima età. Diventa l'ossessione di Humbert.

Charlotte Haze

La madre di Lolita e la futura moglie di Humbert.

Claire Quilty

Un vecchio regista e amico di Lolita, che nella sua apparente gentilezza nei confronti della ragazzina cela intenzioni promiscue.

Annabel Leigh

Il nome s'ispira al titolo dell'ultima poesia composta da Edgar Allan Poe, Annabel Lee.

Valerie Zborovska

Prima moglie di Humbert

Gaston Godin

Un pittore dilettante, amico di Humbert; ha un interesse segreto nei confronti dei ragazzini.

Richard Schiller

Marito di Lolita, un meccanico veterano di guerra.

Mona Dahl

Amica di Lolita e più grande di un anno; cercherà di sedurre Humbert.

Charlie Holmes

Figlio tredicenne della direttrice del campo estivo, diventa il primo amante di Lolita; muore pochi anni dopo durante la guerra di Corea.

Gustaf Trapp

L'uomo misterioso che segue Humbert.

La difficile pubblicazione e il successo[modifica | modifica wikitesto]

A causa della trama esplicita, che richiamava la pedofilia, il libro venne rifiutato dalle case editrici dell'epoca per molti anni, a meno di pesanti tagli e manipolazioni che Nabokov si rifiutò sempre di operare. Venne pubblicato per la prima volta a Parigi, dall’Olympia Press (un'importante casa editrice erotica) nel 1955.

Alla fine del 1955, lo scrittore Graham Greene, in un'intervista al "The Sunday Times" di Londra, lo elogiò come uno dei migliori romanzi dell'anno[4], anche se i problemi legati all'opera continuavano (nel dicembre 1956 il Ministro degli Interni francese lo bandì per due anni).

La prima edizione americana risale al 1958 per la G.P. Putnam's Sons e fu immediatamente un bestseller; fu il primo libro da Via col vento a vendere 100.000 copie nelle prime tre settimane di pubblicazione.

In Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1959 da Mondadori editore; mentre nel 1993 l'Adelphi ne ha curato una nuova edizione nell'ambito del progetto di pubblicazione di tutte le opere di Nabokov.

Nonostante lo scandalo che provocò, le circa quattrocento pagine del libro non contengono né parole, né descrizioni oscene; la trama è infatti tessuta da uno stile letterariamente alto ed elegante che allude alle scabrosità senza mai descriverle esplicitamente.

Postfazione e post scriptum[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1956 Nabokov scrisse una postfazione intitolandola "Note su un libro chiamato Lolita", da allora allegata ad ogni edizione del romanzo, in cui spiega la genesi del libro, le sue vicissitudini per stamparlo e concludendo con un riferimento alla propria madrelingua abbandonata nel 1940 emigrando negli U.S.A.

La prima versione in russo (Лолита), tradotta dallo stesso Nabokov, venne pubblicata da Phaedra a New York nel 1967 e l'autore volle inserire un post scriptum in cui indaga ulteriormente il rapporto con la propria lingua madre.

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Sulle copertine delle edizioni italiane l'autore è sempre riportato come "Vladimir Nabokov", senza il patronimico.

La sceneggiatura per il film di Stanley Kubrick, con introduzione di Enrico Ghezzi, prefazioni di Dmitri e Vladimir Nabokov e una nota del regista, è stata tradotta da Ugo Tessitore, Milano: Bompiani, 1997 e 2001 ("Tascabili" n. 735) ISBN 88-452-2602-6 e ISBN 88-452-4807-0

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si ricorda che, attualmente, il termine pedofilia è clinicamente usato per indicare attrazione sessuale nei confronti di soggetti che non abbiano ancora raggiunto la maturità sessuale a livello fisico, quindi generalmente inferiori ai 12 anni. Qualora l'attenzione si concentri prevalentemente su adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni, si parla più propriamente di efebofilia, o ninfofilia, o, appunto, di sindrome di Lolita.
  2. ^ «ragazza adolescente di aspetto provocante, che suscita desideri sessuali anche in uomini maturi» (De Mauro, il dizionario della lingua italiana, Paravia)
  3. ^ Vladimir Vladimirovič Nabokov, Lolita, Mondadori, 1966, pag. 21
  4. ^ citato nella recensione sul film di Michael Wood, in "The New York Review of Books".

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