Lolita (film 1962)
Lolita è un film, del 1962, di Stanley Kubrick, tratto dall'omonimo romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov, autore in prima persona anche della sceneggiatura della pellicola.
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[modifica] Trama
Il film tratta della storia d'amore tra Lolita (Sue Lyon) - una giovane ragazza americana che vive con la madre (Shelley Winters) rimasta vedova - e il professore europeo Humbert Humbert (James Mason), trasferitosi negli Stati Uniti per una serie di conferenze. Il professore, in cerca di un alloggio momentaneo, incontrerà la ragazza e se ne innamorerà a prima vista. Deciderà quindi, per starle vicino, prima di trattenersi oltreoceano, poi di sposare e quindi di progettare di uccidere la madre della ragazza, per poi desistere poco prima di tentare. L'improvvisa morte della donna, travolta da un'auto, gli consentirà finalmente di rimanere solo con l'amata Lolita. Lei però, sia perché oppressa dalle morbose attenzioni del patrigno, sia perché attratta da Clare Quilty (Peter Sellers), un ambiguo e camaleontico commediografo, fuggirà dal padre-amante. Questi la rivedrà dopo tre anni, sposata a un coetaneo e al sesto mese di gravidanza. Il film si apre e si chiude con la medesima scena: il professore Humbert Humbert che uccide a colpi di revolver Clare Quilty, ritenuto da lui colpevole di avergli portato via Lolita.
[modifica] Il film
[modifica] Sceneggiatura
Nel luglio 1959 Kubrick e James B.Harris contattano una prima volta Vladimir Nabokov, in quel periodo in vacanza in Arizona con la moglie, proponendogli la sceneggiatura di un film, tratto dal suo romanzo Lolita, di cui i due avevano da poco acquisito i diritti cinematografici. Con i suoi riferimenti alle ossessioni sessuali della provincia americana, il romanzo aveva ricevuto in America un'accoglienza controversa. Quattro editori americani si erano rifiutati di pubblicarlo, prima che l'autore trovasse disponibilità, nel 1955, dall'Olympia Press di Parigi, una casa specializzata in pubblicazioni di carattere erotico.[1] In tali circostanze, anche il timore di dover mutilare pesantemente il suo capolavoro (in questa prima fase al fine di rendere più accettabile il materiale trattato (si accennò anche alla possibilità di un matrimonio tra Humbert e Lolita) influì sulla rinuncia di Nabokov, comunicata qualche giorno dopo dal Lago Tahoe.[2]
Lo scrittore russo era un grande appassionato di cinema. Negli anni venti aveva scritto alcune sceneggiature in Germania. Anche nel romanzo in più di una circostanza, si faceva riferimento al mezzo cinematografico, come quando, Humbert nel suo monologo in forma di diario, rimpiange di non aver avuto a disposizione una cinepresa per poter fissare per sempre sulla celluloide le movenze di Lolita mentre giocava a tennis, o il suo sorriso “ a metà tra il malizioso e l'innocente “.[3] Tornato in Europa, quindi, ebbe probabilmente a rimuginare sull'occasione persa, se è vero che quando Kubrick ed Harris, dopo un insoddisfacente tentativo di affidare la sceneggiatura a Calder Willingham, tornarono alla carica, nel gennaio 1960, egli accettò immediatamente. Avrebbe ricevuto 40.000 dollari e le spese di soggiorno negli Usa per sei mesi, più altri 35.000 dollari se, al termine, fosse risultato unico sceneggiatore.[2] Il suo lavoro durò sei mesi, dal marzo al settembre 1960. Lavorava alla sceneggiatura nelle prime ore del pomeriggio, sulla base delle riflessioni del mattino, durante le regolari battute di caccia alle farfalle, suo grande hobby, insieme agli scacchi, altra passione che lo accomunava a Kubrick.[2] La prima stesura, presentata al regista in giugno, consisteva in un malloppo di più di 400 pagine, che, a detta del regista, gli avrebbero richiesto un film di sette ore. Nei mesi successivi, quindi, Nabokov, si adoperò a ridurre le dimensioni della sceneggiatura sulla base delle richieste ricevute.[1]
Oltre a questo determinante intervento, successivamente Kubrick manipolò “ampiamente e liberamente “ il manoscritto.[3] Un ruolo importante in ciò ebbero anche le improvvisazioni di Peter Sellers, cui, sul set, il regista lasciava grande libertà interpretativa. Nabokov, che pure, nei credits, risultò sceneggiatore unico, ebbe a dire che nel film non era stato utilizzato più del venti per cento del suo lavoro.[1] Nel 1974 nella prefazione alla pubblicazione della stesura definitiva della sua sceneggiatura , pur riconoscendo che “solo scampoli sparsi” di essa erano stati utilizzati, ammetteve che le innovazioni introdotte dal regista erano “pertinenti e deliziose” e che scene “come l'uccisione di Quilty o la morte di Charlotte Haze erano dei capolavori".[4]
[modifica] Attori
| « Ma non appena la vedemmo pensammo: “ Mio Dio se questa ragazza sa recitare...” [5] » |
Sue Lyon
Nabokov partecipò anche alla scelta degli interpreti. Il 25 settembre 1960 notò immediatamente la foto di Sue Lyon tra le molte che gli erano state sottoposte dal regista per il ruolo della “ninfetta perfetta”. [2] A dispetto degli aspetti scabrosi dell'argomento, le candidature per il ruolo non erano certo mancate, con sponsorizzazioni di madri e sorelle, da ogni parte degli Usa (Nevada compreso).[5] Il problema era trovare un'adolescente in grado di interpretare, in pochi mesi di lavorazione, un personaggio la cui vicenda comprendeva un arco di quasi 5 anni, dai 12 ai 17. La quattordicenne Sue Lyon, Miss Sorriso per la contea di Los Angeles, con, alle spalle, un paio di apparizioni in show della televisione, impressionò immediatamente Kubrick : “...Tutto ciò che faceva, cose banali come maneggiare oggetti o attraversare una stanza, o solo parlare, era fatto con modi estremamente affascinanti.”[1] La scelta definitiva avvenne dopo averla fatta provare con James Mason la scena in cui il patrigno la interroga sulle sue frequentazioni, mentre le smalta le unghie.[5]
Come James Mason ricorda nella sua autobiografia, Kubrick influenzò in modo determinante l'ottima “performance” della Lyon. Essendosi accorto che la ragazza, avendo imparato la sceneggiatura a memoria, tendeva ad accelerare i tempi della recitazione, invitò gli attori, nel corso delle prove, a dimenticare il copione e ad esprimersi nel modo per loro più naturale. Il risultato di questo lavoro veniva poi trasferito sul set, dove però al solo Sellers era consentito improvvisare.[6]
[modifica] Personaggi principali
[modifica] Humbert Humbert
È un doppio nel doppio. Il film sottolinea la sua progressiva follia, di un desiderio furioso che, di allucinazione in allucinazione conduce la sua vittima alla malattia: all'assassinio e alla morte. Questa passione divorante lo riduce alla pazzia. Nella scena culminante in ospedale in cui rischia addirittura che gli venga messa la camicia di forza. La storia di questo annichilimento, di questa disgregazione ha il proprio punto di partenza in uno sguardo: quello di Lolita. Humbert è caratterizzato per tutto il film da questo bisogno incessante di guardare. Il piacere di guardare la Ninfetta, come la chiama lui. Nasce da qui lo straneamento di Humbert: la sua alienazione rispetto al contesto sociale in cui è celato. L'uomo è costantemente imbarazzato, sembra quasi che abbia un senso di deambulazione sonnambulistica in un mondo sociale di cui non comprende le regole e soprattutto non le accetta, le allusioni, le proposte di complicità o di seduzione. Humbert rispetto alla recita sociale è costantemente fuori parte. È goffo, porta abiti troppo massicci, braccia sempre aderenti al busto, spesso ritratte quasi a difendersi come un bambino in un mondo estraneo e aggressivo. Humbert si lascia ingannare, non distingue il vero dal falso, le minacce reali da quelle suggerite dalla propria paranoia. Humbert esprime la sua crisi in una progressiva deprivazione: alienato rispetto al mondo circostante, l'uomo si riduce a marionetta passionale cieca, priva di volontà e iniziativa. È figura di scrittore fallito, come se Kubrick non avesse nessuna fiducia nella parola scritta, ma solo nelle immagini. Questa sua duplicità anche nel nome lo porta ad una duplicità anche con il suo antagonista: entrambi sono scrittori ed entrambi amano Lolita. Humbert è un perbenista e nasconde, spesso goffamente, le intenzioni dell'uomo mosse dal desiderio sessuale.
[modifica] Claire Quilty
Ad aggravare la situazione precaria di Humbert, ci sono le rappresentazioni messe in scena da Quilty ai danni di questo. Clare è un vero e proprio genio dalle mille maschere o facce. Gli appare travestito da poliziotto, da psichiatra scolastico, da giornalista al telefono, da uomo senza volto che pedina “padre” e figlia, da falso zio che fa evadere Lolita dall'ospedale. E qui aggiunge un'altra beffa: la recita messa in scena da Lolita a scuola in cui fa la parte di una Ninfetta corteggiata da un vecchio caprone ed è punito con l'invio nel Regno del Buio. Quilty tesse una trama di inganni beffardi che Humbert, accecato dalla passione, non riesce a capire. Quilty potrebbe non essere altro che la proiezione delle colpe di Humbert. Forse i due rappresentano solamente due volti, opposti e complementari, di una medesima crisi d'identità. Clare si trova in un gioco pirotecnico di moltiplicazione delle identità, tutte ugualmente precarie, labili, di superficie. Quilty rappresenta l'aspetto ilare, isterico di quella stessa crisi della personalità e dell'identità che in Humbert appare nel suo aspetto più ripiegato e ombroso. I travestimenti di Quilty danno vita a scene farsesche e le sue apparizioni hanno tagli di luce espressionistici. Il caos regna nella villa di Quilty, che è il reale protagonista di questa commistione di alto e basso culturale. La sua abitazione rappresenta una sorta di dietro le quinte, quasi un set cinematografico disuso, un grande e caotico magazzino della memoria culturale e artistica del nostro tempo e, al tempo stesso, una sorta di Aleph dell'immaginario kubrickiano, luogo di coesistenza di moltissimi elementi del mondo narrativo del regista. Qui si posso trovare quadri del settecento e toghe dell'antica Roma, riferimenti al nazismo e guantoni da boxe, musica per arpa e pianoforte, sculture, ping pong e pistole. È una logica dell'accostamento casuale e bizzarro che provoca lo spaesamento dello spettatore. Il tutto è di un gusto decisamente kitsch.
[modifica] Charlotte
È un personaggio in bilico tra realismo e caricatura. La sequenza della sua morte sembra un film dell'orrore, con la tragedia degli elementi atmosferici e l'improvviso aprirsi della porta di casa, come spinta da un fantasma. La scelta dei quadri di casa Haze accostano riproduzioni di opere famose con stampe popolari di infimo livello.
[modifica] Colonna Sonora
Musiche di Nelson Riddle eccetto dove indicato.
- Main Title (Love Theme From Lolita) (Bob Harris)
- Quilty (Quilty's Theme)
- Quilty as Charged
- Ramsdale (Arrival In Town)
- Cherry Pies
- Lolita Ya Ya
- Hula Hoop
- There's No You
- Quilty's Caper (School Dance)
- A Lovely, Lyrical, Lilting Name
- Put Your Dreams Away (For Another Day)
- Shelley Winters Cha Cha
- Music to Eat By (Mother And Humbert At Dinner)
- Love Theme From Lolita (Bob Harris)
- Diary Entry
- The Last Martini (Discovery Of Diary)
- Charlotte Is Dead (Thoughts Of Lolita)
- Instant Music (Two Beat Society)
- Don't Smudge Your Toenails
- The Strange Call
- Mrs. Schiller
- Twenty-Five Paces
- End Title (Love Theme From Lolita) (Bob Harris)
Durata totale: 0:00
[modifica] Note
- ^ a b c d Gene D. Phillips, “Lolita”, in, a cura di Alison Castle, “The Stanley Kubrick Archives”, Taschen, Colonia, 2008
- ^ a b c d Vincent LoBrutto, “Stanley Kubrick. L'uomo dietro la leggenda”, Editrice Il Castoro, Milano, 1999
- ^ a b Enrico Ghezzi, “Stanley Kubrick”, Editrice Il Castoro, Milano
- ^ Vladimir Nabokov, “Lolita: a Screenplay”, McGraw Hill, New York, 1974
- ^ a b c http://www.terrysouthern.com/archive/SKint.htm
- ^ James Mason, “Before I Forget”, Harris Hamilton, London, 1981
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Lolita dell'Internet Movie Database
- Scheda della colonna sonora su Amazon.com [1]
- Scheda della colonna sonora su Discogs.com [2]