Spartacus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Spartaco (disambigua).
Spartacus
Spartacus.JPG
Kirk Douglas in una scena del film
Titolo originale Spartacus
Paese di produzione USA
Anno 1960
Durata 190 min / 198 min (vers. integrale )
Colore colore
Audio sonoro
Genere epico, storico, drammatico, azione
Regia Stanley Kubrick
Soggetto Howard Fast
Sceneggiatura Dalton Trumbo
Produttore Edward Lewis per Universal
Fotografia Russell Metty
Montaggio Robert Lawrence, Robert Schultz, Fred Chulack
Musiche Alex North
Scenografia Alexander Golitzen, Russell A. Gausman
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Spartacus è un film del 1960 diretto da Stanley Kubrick, tratto dall'omonimo romanzo di Howard Fast (1952). Narra la vita dello schiavo che sfidò la Repubblica romana: il gladiatore trace Spartaco.

Il film iniziò sotto la regia di Anthony Mann, che però dopo breve tempo fu licenziato dal produttore e protagonista Kirk Douglas e sostituito alla regia da Kubrick, dal quale Douglas era già stato diretto tre anni prima in Orizzonti di gloria. Si tratta del primo lungometraggio a colori del regista (egli aveva già diretto il cortometraggio "The Seafarers" a colori).

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Io so che finché vivremo, saremo sempre fedeli a noi stessi. »
(Spartaco)

Montagne della Libia, ultimo secolo prima di Cristo. Spartaco è uno schiavo trace impegnato nelle brutali miniere romane insieme a centinaia di altri schiavi, provenienti da buona parte del mondo romano. Un giorno, mentre tenta di soccorrere un compagno ferito, viene assalito da alcuni soldati della guarnigione che gli intimano di tornare al lavoro, ma lui risponde mordendo il piede a uno di essi. Volendo fare di lui un esempio, il capitano lo fa legare alle rocce sotto il sole cocente in attesa della morte.

Lentulo Batiato, il famoso e ricco proprietario di gladiatori della rinomata scuola di Capua, giunge sul posto per comprare i minatori fisicamente più prestanti, e s'imbatte in Spartaco, rimanendo colpito dal carattere e dal fisico poderoso. Il mercante lo compera quindi insieme ad altri candidati. Giunto a Capua, Spartaco viene addestrato insieme ai compagni alle mortali arti del gladiatore ma viene preso di mira dal rozzo allenatore Marcello, informato da Batiato in persona del suo temperamento forte e incline alla ribellione.

Un giorno ai migliori allievi viene concessa una donna nella loro cella, e a Spartaco tocca Varinia, una bella schiava della lontana e remota isola di Britannia. Il trace, che non ha mai avuto una donna, se ne innamora, tuttavia rifiuta di giacere con lei, disobbedendo agli ordini.

Il tempo passa e Spartaco, privato di Varinia, si distingue dai compagni per le sue capacità e la sua forza di carattere, grazie a cui sopravvive ripetutamente alle mortali prove tipiche dell'addestramento. All'improvviso, alla scuola di gladiatori giungono Marco Licinio Crasso e il suo amico Marco Publio Glabro, insieme alle rispettive compagne. Costoro sono patrizi ricchi e potenti, tra i più autorevoli politici del Senato romano, e richiedono a Batiato un combattimento a morte tra due coppie di schiavi per festeggiare il matrimonio di Glabro e la sua nomina a capo della guarnigione di Roma, orchestrata dietro le quinte da Crasso, il quale ha corrotto i senatori in modo da ridurre il potere di Sempronio Gracco, l'anziano capo del Senato e del partito della plebe.

Nonostante le prime incertezze di Batiato, secondo cui un duello a morte viola la tradizione di Capua, Crasso offre ventimila sesterzi e ottiene due grandi coppie di gladiatori pronte a uccidersi: tra di essi vi è Spartaco, che viene fatto duellare contro Draba il Negro, che al termine del duello ha la meglio sul trace e, anziché uccidere il rivale sconfitto, tenta di togliere la vita agli illustri spettatori, finendo con l'essere trucidato dalle guardie romane.

Il giorno dopo, Spartaco scopre che Varinia è stata venduta a Crasso e che si trova già in viaggio per Roma. Dopo un litigio con Marcello, il gladiatore si ribella, trovando l'appoggio dei compagni, i quali distruggono la scuola e trucidano il presidio romano. Poco dopo, a Roma, il Senato dibatte allarmato sugli sviluppi della situazione: gli schiavi hanno saccheggiato il contado e raso al suolo molti ricchi poderi, tra i quali quelli di alcuni importanti senatori. Alcuni padri della patria propongono il richiamo di Pompeo dalle irrequiete regioni di frontiera, ma Gracco, astuto ed esperto politico, sfrutta la situazione per colpire Crasso: propone che Glabro vada a rispondere all'emergenza con sei coorti e che il giovane Caio Giulio Cesare prenda il suo posto. Il Senato accetta di buon grado la nomina e Gracco canta vittoria.

Trasudante gioia, Glabro s'incontra con Crasso e il grande generale s'infuria moltissimo, ma è cosciente di non poter rispondere a questa mossa e rifiuta il consiglio dell'amico di marciare su Roma con l'esercito, come fece invece Silla. Lo prega quindi di lasciare Roma di notte, in silenzio, e di vincere a tutti i costi nel tentativo di rimettere a posto le cose in ambito politico.

Nel frattempo, Spartaco continua a fare proseliti, accogliendo tra le proprie schiere numerosi schiavi e disperati, sfruttati dal sistema oligarchico, e si ricongiunge con Varinia, sfuggita alle grinfie di Batiato. Stabilisce una base inattaccabile sul Vesuvio, dove predispone l'addestramento di una grande armata con cui contrastare le legioni romane e prende contatto con il potente Tigrane Levantino, comandante dei pirati cilici in lotta contro Roma. L'importante ospite, in cambio di cinquanta milioni di sesterzi, gli mette a disposizione l'intera flotta cilicia, fatta di cinquecento navi, in modo da poter permettere la fuga di Spartaco e dei suoi al di là del mare Adriatico, dove saranno salvi.

Glabro e le sue coorti raggiungono il Vesuvio, ma Spartaco, informato da Tigrane, lo coglie di sorpresa in piena notte, avvalendosi della mancanza del vallo e dello steccato, che espone l'accampamento a mille pericoli. Dopo aver dato alle fiamme la base militare, il trace incontra Glabro, che si fingeva morto, e lo rimanda a Roma a parlare al Senato e a informare il governo che, se incontrastato, si limiterà a lasciare l'Italia senza spargimento di sangue.

Tornato a Roma, Glabro viene rimosso dalla nomina da Crasso in persona, umiliato per la disfatta dell'amico e alleato, e condannato all'esilio. Inoltre, il ricco e potente patrizio annuncia le dimissioni da generale della Repubblica, e abbandona la politica per ritirarsi a vita privata. Gracco ne approfitta per fare di Cesare il comandante permanente della guarnigione e per recuperare il vuoto politico lasciato da Crasso.

Frattanto, Spartaco e i suoi raggiungono Metaponto: dalle pendici del Vesuvio fino a quel luogo hanno razziato i territori fino all'ultimo tesoro, sgominato le truppe romane e accolto tra le proprie schiere gli schiavi e i disperati sociali schiacciati dall'avidità di Roma. La notizia sconvolge il Senato e l'aristocrazia romana, tanto che Crasso riemerge dal suo isolamento e fa pressione su Gracco: vuole la nomina a Console della Repubblica e il comando su otto legioni da mandare contro il ribelle. Il paffuto senatore rifiuta, sdegnato, e poco più tardi confessa a Cesare, suo pupillo, di aver interceduto per Spartaco presso l'aristocrazia e i pirati cilici, garantendo la sua fuga dall'Italia tramite il mare. Il giovane capo della guarnigione pare sdegnato all'idea che un uomo rispettabile come un senatore possa frequentare i pirati, ma Gracco è chiaro: se Crasso vincerà Spartaco, avrà i pieni poteri sulla Repubblica, facendola una sua esclusiva signoria. L'accordo con i banditi è solo una strategia per tenere a freno le ambizioni di Crasso.

Laurence Olivier nel ruolo di Crasso.

Spartaco giunge a Brindisi con i cinquanta milioni di sesterzi da consegnare a Tigrane Levantino, il quale però raggiunge l'accampamento sostenendo che Crasso ha pagato di più i pirati per stare lontani dall'Italia. Frattanto, Pompeo e Lucullo stanno raggiungendo Brindisi: il primo dal porto di Reggio Calabria e il secondo, con la flotta, del mare Adriatico. Spartaco intuisce così i piani di Crasso, che lo costringe a marciare su Roma, dove potranno combattere la battaglia finale.

Così mentre a Brindisi il trace parla ai suoi amici e compagni, annunciando che la battaglia finale è vicina, e che lui stesso non sa come andrà a finire, a Roma, Crasso arringa l'esercito che sta per partire, fiero della sua nomina a Console e a generale supremo delle armate italiche. Dopo aver marciato per alcuni giorni i due eserciti sono accampati la sera nell'alta valle del Sele per la battaglia che si svolgerà il giorno dopo, Crasso incontra Batiato, l'allenatore di Capua caduto in disgrazia, e gli propone un patto: se l'aiuterà a identificare Spartaco, lui sarà l'agente della vendita degli schiavi che sopravviveranno alla battaglia.

Il giorno dopo, la battaglia tra romani e schiavi infuria. Si contano forti perdite in entrambi gli schieramenti ma al tramonto Crasso è il vincitore. Tuttavia, non riesce a identificare Spartaco e Batiato tenta la fuga. Uno degli ufficiali romani parla agli schiavi sopravvissuti e ora prigionieri: se identificheranno il corpo o la persona viva di Spartaco saranno risparmiati e torneranno a fare gli schiavi. Spartaco tenta quindi di consegnarsi ma tutti i suoi compagni fanno lo stesso, dicendo di essere il vero Spartaco.

Infuriato, Crasso ordina di crocifiggere tutti gli schiavi lungo la Via Appia, la strada che collega Roma a Capua, e appena ritrova Batiato, lo fa frustare e poi lo caccia via. Tuttavia, a sorpresa, ritrova Varinia con il figlio di Spartaco, appena nato, e decide di portarla a casa sua come trofeo speciale di guerra.

Tornato a Roma, il generale impone la legge marziale e severe restrizioni costituzionali, in nome della salvaguardia della sicurezza e dell'ordine. Redige le liste di dissidenti e nemici dello Stato e avvia gli arresti, riempiendo in una sola notte le famigerate e squallide prigioni politiche. In un incontro segreto con Gracco, l'informa che il suo nome è il primo nella lista ma intende esiliarlo nel Piceno, dove gli ha predisposto una fattoria, e lo richiamerà di tanto in tanto per aiutarlo a controllare i personaggi più influenti della città perché collaborino nell'affermazione del nuovo ordine.

Batiato e Gracco s'incontrano e decidono di vendicarsi di Crasso: in giro per Roma si parla dell'amore che il generale prova per Varinia, e in cambio di due milioni di sesterzi, l'ex allenatore accetta di rapire Varinia e di mandarla dove Gracco vorrà.

Crasso aveva ordinato, dopo averli riconosciuti, di far crocifiggere per ultimi Spartaco e Antonino, un tempo suo schiavo personale. Infine, alle porte di Roma comanda un duello a morte tra i due schiavi, annunciando che il superstite sarà crocifisso. Spartaco e Antonino si affrontano ferocemente perché ciascuno vuole uccidere l'altro per risparmiargli l'agonia della croce ma alla fine vince il trace.

Poco prima dell'alba, Batiato raggiunge la casa di Gracco, che ha predisposto l'atto di liberazione per Varinia e il bambino, e ordina loro di partire per l'Aquitania, dove saranno protetti dal governatore locale, uno dei suoi molti cugini. Subito dopo la loro partenza, Gracco si uccide, pugnalandosi allo stomaco, non volendo sottostare agli odiosi capricci di Crasso, appena asceso al potere.

Varinia e Batiato lasciano Roma, ma alle porte della città, insieme agli altri schiavi appesi alle croci, riconoscono Spartaco, che appena prima di morire vede il bambino, apprende che è libero e che vivrà al sicuro, lontano da Roma.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

La sceneggiatura è di Dalton Trumbo, costretto a scrivere sotto falso nome perché finito, in quanto sospettato di filocomunismo, nel mirino della commissione del senatore McCarthy; fu lo stesso Douglas a volere che lavorasse per questa pellicola e in seguito, fece reinserire il suo vero nome nei titoli. Con l'inserimento del nome di Trumbo nei titoli, s'incrinò per la prima volta la regola non scritta che vietava di far lavorare a Hollywood coloro che fossero finiti nelle liste maccartiste.

In seno al film allestì la magistrale scena in cui l'arrogante generale Crasso pronuncia la celeberrima e minacciosa frase comunicando a Sempronio Gracco ciò che la sua vittoria significherà: "In ogni città e provincia liste di dissidenti sono già compilate."; Gracco risponde di immaginare che il suo nome sarà presente nella lista; Crasso risponde "In testa!".

Regia[modifica | modifica sorgente]

Kubrick volle apportare numerose innovazioni alla sceneggiatura per evitare la scontata produzione dell'ennesimo film epico, come per esempio le scene d'amore con Varinia, e dando maggiore spessore alle figure di Licinio Crasso, Sempronio Gracco e Lentulo Batiato, da lui ritenuti gli emblemi dominanti di una società macchinosa e corrotta.

Kubrick fu autore di alcune sequenze certo degne di miglior fama, come per esempio la battaglia finale, per la quale riuscì a rendere in modo eccellente le manovre tattiche dell'esercito romano (per la cui resa descrittiva s'ispirò alle scene di battaglia di Aleksandr Nevskij di Sergej Michajlovič Ejzenštejn).
La scena rende nitidamente l'avanzata tatticamente impeccabile delle coorti, spiegandone i movimenti (facendo un eccellente uso del montaggio per "moltiplicare" le comparse) e segue insieme il crescendo della tensione dei ribelli, sino al momento liberatorio del contrattacco. Non per nulla il regista utilizzò per questa scena - realizzata in una grande pianura nei dintorni di Madrid - 8.000 soldati di fanteria, ottenuti dopo un accordo con l'esercito spagnolo. A Kubrick si deve anche un particolare espediente per realizzare il frastuono delle scene di massa: il regista infatti fece registrare con un'apparecchiatura a tre vie i cori e gli incitamenti di 76.000 spettatori durante una gara di football degli Spartans, squadra del Michigan State Notre Dame College di Lansing.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il cast comprendeva quattro giganti della recitazione cinematografica, fisiologicamente destinati a misurarsi competitivamente durante le riprese. L'arrivo di Kubrick, ben conscio delle sue capacità, innescò un altrettanto fisiologico contrasto di personalità con Douglas, consapevole di essere soprattutto il "padrone di casa"; complice l'ingente valore economico dell'investimento, ne nacque una situazione di lenta competizione fredda, che alla fine lasciò Kubrick privo di qualsiasi entusiasmo per l'opera realizzata, al punto da quasi sconfessarne la paternità una volta terminatala.

Motivi di rammarico, il regista ne aveva molti: da un lato, la vicenda rivoluzionaria dello schiavo che si ribella alla schiavitù e inizialmente sconfigge Roma, avrebbe potuto più efficacemente rendersi con più marcate allusioni agli imperialismi correnti negli anni cinquanta, primo fra tutti quello americano, che in quella decade cercava peraltro accostamenti simbolici con l'antica Roma e ne coltivava il mito. D'altro canto, descrivere in modo zuccheroso ed eccessivamente romanzato la vicenda in assoluto più rappresentativa della lotta di classe, poteva parere improprio all'asciutto regista che in precedenza aveva mostrato di non disdegnare la crudezza narrativa.

Anche date le opere precedenti, si direbbe che Kubrick avrebbe preferito meno dettagli della fossetta sul mento del protagonista e più spunti sulla sperequazione sociale. Questi elementi, presenti in nuce nella sceneggiatura di Trumbo, erano stati tutti "addolciti" da Douglas, che al coraggio di aver ingaggiato (anche occultamente) professionisti scomodi, aggiungeva il coraggio di badare anche al botteghino (e alla possibilità di circolazione del film; Orizzonti di gloria era al momento oggetto di censura e non veniva proiettato in Francia).

A proposito del suo "sano" pragmatismo, il produttore fu aspramente criticato anche per aver finanziato una fondazione ascrivibile alla moglie del dittatore spagnolo Francisco Franco, dal quale aveva ottenuto, come sopra accennato, di noleggiare a un prezzo irrisorio truppe dell'esercito regolare da utilizzare come comparse; si disse che anche questo era stato causa di scontro col secondo regista del suo film.

La vera anima della pellicola fu Kirk Douglas. In un'intervista, infatti, ammise con chiarezza che si era proposto per la parte di Charlton Heston nel film Ben-Hur, ma al rifiuto da parte della produzione, che lo avrebbe preferito nella parte del tribuno romano Messala, decise di competere con Hollywood mettendo in piedi una produzione colossale basata sul tema epico e sociale.

Il film fu bollato come socialmente pericoloso, pertanto fu varata un'insistente e ossessiva propaganda volta a boicottarlo, ma, a sorpresa, il Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, l'andò a vedere e dichiarò che gli era piaciuto molto.

Il monologo dell'ufficiale romano e relativa risposta dei compagni di Spartaco ("I'm Spartacus") è stato utilizzato da Roger Waters in apertura di tutti i concerti del tour The Wall del 2011-2013.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Inesattezze storiche[modifica | modifica sorgente]

La vicenda narrata dal film, a parte la storia d'amore fra Spartaco e Varinia, è abbastanza semplificata rispetto alla reale vicenda storica (si veda la voce Spartaco). In particolare:

  • Nel film l'armata degli schiavi sta unita fino alla fine, in realtà una parte si separa e viene sconfitta separatamente dai Romani prima dell'intervento di Crasso.
  • La vicenda si svolge completamente nel sud dell'Italia e l'unico tentativo di fuggire è quello per mare da Brindisi, mentre nella storia Spartaco riuscì a portare l'armata degli schiavi fino alle Alpi, con l'idea di lasciare il territorio romano, ma fu costretto a tornare indietro dai suoi. Vi sono inoltre imprecisioni e incongruenze circa il numero degli schiavi coinvolti nelle guerre antiromane.
  • Nella scena prima dello scontro tra Glabro e l'armata degli schiavi, Glabro monta un cavallo facendo uso di una staffa, finimento che è stato introdotto in Europa solo nel Medioevo.
  • L'attrezzatura da combattimento di Spartaco (che come testimonia la storia dovrebbe essere un trace), ossia un piccolo scudo tondo e una spada corta, non è quella tipica di tale classe gladiatoria, che oltretutto era munita di elmo e schinieri.
  • L'etiope Draba, ossia il gladiatore contro cui si batte Spartaco, pare essere un reziario armato di rete e tridente, tipologia di gladiatori introdotta solo 60 anni dopo dall'imperatore Augusto, e che in ogni caso non si scontrava mai con il trace.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

La prima edizione del film apparve con molti tagli e con un finale poco comprensibile. Di recente, con grande fatica e con un prezioso lavoro di restauro, si è ricostruita una versione (attualmente distribuita su DVD) più coerente con il girato sul campo e con le primigenie intenzioni degli autori, pur senza essere un director's cut. È inoltre stata recuperata una scena, della durata di circa un minuto, ai tempi ritenuta scabrosa, nella quale Crasso tenta di sedurre il giovane Antonino, che da questo fatto trova ragione di scappare per poi unirsi ai ribelli; nella prima versione, effettivamente, Antonino figurava in casa di Crasso e più tardi, senza apparente ragione né spiegazione se non lasciando immaginare una sua ribellione a un soliloquio di Crasso sulla grandezza di Roma e la necessità di sottomettersi alla sua grandezza, lo si trova tra un gruppo di schiavi fuggiti che si sono presentati da Spartaco.

Differenze tra il romanzo e il film[modifica | modifica sorgente]

  • Il romanzo inizia quando la ribellione è già finita, e Spartaco è già morto, mentre il film inizia quando Spartaco lavora nelle miniere della Libia. Il libro sostiene tra l'altro che il gladiatore abbia iniziato la vita da schiavo nelle miniere d'Egitto.
  • Il libro racconta che alla scuola di Lentulo Batiato si recano Brenno, Caio e le giovani dame Claudia ed Elena. Il film invece presenta Marco Licinio Crasso e Varinio Glabro, colui che secondo la storia fu il primo condottiero inviato da Roma contro Spartaco.
  • Il film mostra che Crasso compra Varinia alla visita a Capua, mentre nel romanzo l'incontra a rivolta conclusa, e la prende per diritto di vittoria.
  • Il film ignora la figura di Marco Tullio Cicerone e le sue teorie sulla rivolta degli schiavi.
  • Il film presenta la figura di Tigrane Levantino, ricco e potente uomo della Cilicia, comandante di una vasta flotta di pirati. Spartaco vorrebbe servirsi della sua flotta partendo da Brindisi con lo scopo di riportare i suoi guerrieri ai paesi nativi, ma Tigrane viene in seguito minacciato e prezzolato da Crasso, con lo scopo di impedire a Spartaco la fuga in mare. Il romanzo di Howard Fast, invece, non cita per niente il personaggio e nemmeno le intenzioni del condottiero degli schiavi d'imbarcarsi sulla via marittima.
  • Il romanzo cita espressamente il gruppo di Crisso che si separa dall'armata di Spartaco, il film invece mostra che l'esercito servile rimane compatto.
  • Il romanzo cita il primo figlio di Spartaco e Varinia, che però muore prima di nascere. Il film mostra solo il secondo figlio, quello che sopravvive al padre alla fine della guerra.
  • Il romanzo dice che Spartaco muore in battaglia, come in effetti sostiene la storia, mentre nel film il condottiero sopravvive e duella contro un compagno come sacrificio personale, volendo morire sulla croce romana al posto suo, in sofferenza.
  • Lentulo Battiato, nel romanzo, viene ucciso dallo schiavo contabile, mentre nel film sopravvive e si vendica insieme al senatore Gracco rubando a Crasso la schiava Varinia. Il libro non cita neppure l'amicizia tra i due ricchi e potenti romani. Sempre secondo il libro, è Flavio a corrompere la corte del palazzo di Crasso per prendersi Varinia.
  • Il romanzo non parla di Giulio Cesare, che secondo la storia non prese parte agli eventi in alcun modo, mentre il film lo presenta come il nuovo comandante della guarnigione di Roma, allineato dapprima con Gracco, e poi con Crasso.
  • Il romanzo non parla della nomina di Crasso a console della Repubblica romana, mentre la seconda parte del film ne fa un motivo predominante che spinge Gracco al suicidio pur di non vivere sotto la dittatura del suo nemico di sempre.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]