Ben-Hur (film 1959)

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Ben-Hur
Ben hur 1959 poster.jpg
Il poster originale del film
Titolo originale Ben-Hur: A Tale of the Christ
Paese di produzione USA, Italia
Anno 1959
Durata 219 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.76:1
Genere epico, storico, drammatico
Regia William Wyler
Soggetto Lew Wallace (romanzo)
Sceneggiatura Karl Tunberg (accreditato), Christopher Fry, Gore Vidal (non accreditati)
Produttore Sam Zimbalist
Casa di produzione Metro Goldwyn Mayer
Fotografia Robert Surtees
Montaggio John D. Dunning, Ralph E. Winters
Effetti speciali A. Arnold Gillespie, Robert MacDonald, Milo B. Lory
Musiche Miklós Rózsa
Scenografia Vittorio Valentini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ben-Hur è un film statunitense del 1959 diretto da William Wyler, con Charlton Heston nel ruolo del protagonista. È ispirato all'omonimo romanzo del generale Lew Wallace, da cui erano già stati tratti due film, uno del 1907 e l'altro del 1925, divenuti punti di riferimento del cinema muto.

Narra la storia del principe ebreo Judah Ben-Hur (in italiano detto Giuda), tradito dal suo vecchio amico d'infanzia, il tribuno romano Messala. Ben-Hur troverà la sua vendetta in occasione della grandiosa corsa delle quadrighe al Circo di Gerusalemme, una delle più spettacolari scene d'azione della storia del cinema.

Il sottotitolo del film, A Tale of the Christ ovvero "Un racconto del Cristo", è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui si consuma la storia di Gesù Cristo, che, interpretato da Claude Heater, compare tre volte senza mai essere mostrato in volto.

Venne presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1960.[1]

Assieme a Titanic (1997) e a Il Signore degli Anelli - Il ritorno del Re (2003) è il film premiato con il maggior numero di Oscar, ben 11. Ha mantenuto tale record in solitaria per 38 anni, fino all'uscita di Titanic nel 1997.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Charlton Heston in una scena del trailer

Gerusalemme, I secolo d.C. Il film prende il via quando i re magi giungono alla grotta di Betlemme per adorare il neonato Gesù. La narrazione ha quindi un salto temporale in avanti di 26 anni, quando in Giudea giunge il nuovo governatore romano Valerio Grato e, con lui, il nuovo comandante delle legioni, Messala, inviato per sopprimere le rivolte dei Giudei. Giuda Ben-Hur è un ricco principe e mercante giudeo che, per difendere il suo popolo, entra in contrasto con Messala, suo vecchio amico d'infanzia. Durante la parata di benvenuto, dalla terrazza della casa di Ben-Hur, da cui è affacciata la sorella Tirzah, cadono accidentalmente delle tegole proprio sul governatore. Pur sapendo della loro innocenza, Valerio Grato e Messala fanno imprigionare Tirzah e sua madre Miriam e condannano Ben Hur alla schiavitù come rematore sulle galee. Mentre Ben Hur è in cammino verso il suo destino con gli altri schiavi, il gruppo si ferma nei pressi di un pozzo. I sorveglianti concedono ai prigionieri di dissetarsi, ma non a Ben Hur: egli è però soccorso dal Messia, che si mostra misericordioso e porge dell'acqua allo sfortunato ex-principe. Dopo quattro anni di lavori forzati, la nave su cui Ben Hur è costretto ai remi in catene, viene coinvolta in una battaglia navale, durante la quale egli riesce a salvare la vita al console romano Quinto Arrio, caduto in mare; la battaglia è vinta dai Romani e così Arrio, riconoscente, libera Ben Hur e lo conduce con sé a Roma, adottandolo come figlio.

Jack Hawkins nei panni del Generale Arrio

A Roma, Ben-Hur diventa campione delle corse con le quadrighe, ma il pensiero per la sorte della madre e della sorella continua a non dargli pace, cosicché decide di tornare nella sua terra natia. Durante il tragitto verso Gerusalemme Ben-Hur incontra Baldassarre, uno dei Magi, il quale si sta recando in Giudea per vedere il Messia, cioè Gesù, che già aveva adorato alla nascita e che accidentalmente aveva confuso con lo stesso Ben Hur durante il loro primo precedente incontro. Il vecchio Re mago fa conoscere a Ben-Hur lo sceicco Ilderim, il quale gli propone di correre per lui nella grande corsa delle quadrighe in programma a breve a Gerusalemme: sapendo che alla corsa parteciperà anche Messala, Ben-Hur accetta, e si allena scrupolosamente per la gara, meditando nell'occasione di vendicarsi per la sorte della madre e della sorella e per la condanna ingiustamente subita sulle galee.

Ritornato nel frattempo nella sua vecchia dimora di famiglia, Ben-Hur vi ritrova l'anziano e fedele amico Simonide, e la di lui figlia Ester, da sempre innamorata di Ben-Hur e da anni in attesa del suo ritorno. Ester tace a Ben-Hur la triste sorte della madre e della sorella, che sono ancora vive ma che durante la prigionia hanno contratto la lebbra, raccontandogli invece che Miriam e Tirzah sono morte da tempo in carcere, bugia che Ester escogita per risparmiare ulteriore dolore a Ben-Hur e per proteggere le due donne.

Una scena della corsa

Distrutto dal dolore, Ben-Hur giura vendetta contro Messala e affronta eroicamente la corsa delle quadrighe nell'arena di Gerusalemme, uscendone vincitore nonostante il comportamento scorretto di Messala, che tenta più volte di sopraffarlo. Lo stesso Messala viene calpestato dai cavalli di un altro carro in gara e rimane mortalmente ferito. Negli ultimi istanti di vita, tra terribili sofferenze, Messala rivela a Ben Hur che Miriam e Tirzah sono in realtà ancora vive, ma che si trovano confinate nella valle dei lebbrosi poco fuori dalla città. Nonostante la ferma opposizione di Ester e incurante del pericolo di contagio, Ben-Hur si reca più volte da loro e, disperato, le conduce a vedere il passaggio di Gesù Cristo, che proprio in quei momenti sta compiendo la sua dolorosa Via Crucis. Alla morte di Cristo, Miriam e Tirzah scoprono di essere miracolosamente guarite dalla lebbra e riabbracciano Ben-Hur ed Ester. Il film si conclude con un pastore che pascola il proprio gregge, con sullo sfondo il Golgota e le tre croci vuote.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Genesi del film[modifica | modifica sorgente]

Il logo della Metro-Goldwyn-Mayer

Nel 1958 la Metro-Goldwyn-Mayer era sull'orlo della bancarotta e, per salvarsi, chiese al produttore Sam Zimbalist di realizzare una trasposizione cinematografica del romanzo Ben-Hur, scritto dall'eroe della guerra di secessione americana Lew Wallace. Questo romanzo aveva già avuto altre due versioni cinematografiche mute. Zimbalist affidò la regia del progetto a William Wyler, già regista di film come La figlia del vento (1938), Vacanze romane (1954) e Il grande paese (1959). Pur di assicurarsi Wyler come regista, Zimbalist non esitò a offrirgli un ingaggio di un milione di dollari: mai nessun regista era stato pagato così tanto. La produzione partì quindi per Roma per andare a girare negli stabilimenti cinematografici di Cinecittà.

Il sottotitolo del film, A Tale of the Christ, che significa Un racconto del Cristo, è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui si consuma la storia di Gesù Cristo; nel film egli, interpretato da Claude Heater, compare tre volte, senza mai essere mostrato in volto. Viene raccontata la sua nascita a Betlemme, lo si incontra di nuovo a Nazaret, dove dà un po' d'acqua a Ben-Hur che, in catene, è portato alle galee attraverso il deserto, e lo si vede (inizialmente da lontano, poi più da vicino, ancora di spalle) all'inizio del Sermone della Montagna. Infine si vede Cristo, durante la Via Crucis, sfilare con la croce in spalla davanti a Ben Hur, Miriam e Tirzah.

Costruzione dei set[modifica | modifica sorgente]

Scena della battaglia navale[modifica | modifica sorgente]

Come direttore artistico del film venne scelto Edward Carfagno, che andò a Roma per fare alcuni sopralluoghi insieme al figlio. Una difficoltà si presentò nel realizzare la battaglia navale in cui Ben-Hur salva la vita a Quinto Arrio. Durante le riprese dell'ultima versione cinematografica del romanzo di Wallace, la battaglia navale era stata realizzata in pieno oceano e per questo molte comparse avevano rischiato l'annegamento. Carfagno, per evitare un rischio del genere, commissionò ad A. Arnold Gillespie, responsabile degli effetti speciali della MGM, la costruzione di un'ampia vasca e la realizzazione di enormi modellini delle galee romane.[2] Per fare muovere le galee durante le riprese, vennero messe in funzione delle guide posizionate sott'acqua: la vasca dava così l'impressione di essere un vasto mare, creando negli spettatori l'illusione che le navi da guerra fossero dei colossi.

Scena della corsa delle quadrighe al Circo di Antiochia[modifica | modifica sorgente]

Scena di corsa di quadrighe

La corsa in cui Messala rimane ucciso è passata alla storia come corsa delle bighe[senza fonte], ma in realtà i carri in gara sono delle quadrighe trainate da quattro cavalli, come si vede nel film, mentre la biga era trainata da due soli cavalli.

La produzione del film fece costruire un Circo fuori Roma per girarvi le sequenze della corsa delle quadrighe. Il Circo venne costruito sopra un distesa sabbiosa, sullo sfondo della quale era visibile in lontananza Roma, con il passaggio di automobili e persone. Lo spettatore che visiona il film, sullo sfondo del circo vede delle rupi ed una città antica. Questo nuovo paesaggio venne inserito per mascherare la distesa sabbiosa e la Roma moderna.

Per girare la corsa delle quadrighe furono utilizzate molte controfigure e manichini: il soldato e gli altri concorrenti della corsa che vengono schiacciati dai carri non sono altro che manichini.

Durante la corsa, Ben-Hur (doppiato nella scena dalla controfigura Joe Canutt) piomba su un carro fermo incidentato, viene sbalzato fuori dalla quadriga e proiettato verso i cavalli, rimanendo aggrappato per miracolo al veicolo: Canutt era figlio dello stuntman Yakima Canutt, regista della seconda unità e coordinatore delle controfigure. La scena fu un vero incidente non previsto, tant'è che Joe Canutt si tagliò il mento mentre recuperava la posizione sopra il veicolo. La scena venne poi inserita opportunamente montata nell'edizione finale del film, e alternata con primi piani di Charlton Heston per dare la necessaria continuità alla sequenza.[3]

Insieme al già citato Yakima Canutt e a Andrew Marton, anche Sergio Leone (pur non accreditato) fu responsabile della troupe della seconda unità che curò la realizzazione della corsa delle quadrighe.

Materiali utilizzati per costruire i set[modifica | modifica sorgente]

  • 40.000 tonnellate di sabbia del Mar Mediterraneo
  • 500 tonnellate di stucco
  • 1100 metri di legname
  • 400 chilometri di tubature

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Gore Vidal, autore di gran parte della sceneggiatura del film (foto del 1948)

La costruzione dei set stava per terminare, ma ancora non c'era un copione. La MGM aveva a disposizione 40 sceneggiature, ma alla fine venne scelta quella scritta da Karl Tunberg, ultimata il 27 aprile 1959. Ma a William Wyler non piacque molto e così la modificò ampiamente insieme allo scrittore Gore Vidal, che aveva un contratto con la MGM. Vidal ebbe l'idea di trasformare l'amicizia fraterna tra Giuda Ben-Hur e Messala in un amore omosessuale, cosa che tuttavia non piacque per niente a Wyler, che lo cacciò via. A sostituire Vidal venne chiamato il drammaturgo Christopher Fry, che diede ai dialoghi del copione un linguaggio formale e aristocratico. Ma a lavoro finito, la corporazione degli scrittori stabilì che la sceneggiatura era stata scritta solo da Karl Tunberg, il cui nome soltanto resta infatti nei titoli di testa. In un'intervista acclusa al DVD del film, Vidal affermò che - per ripicca - Wyler (il quale stimava unicamente Fry) non fece poi candidare Tunberg agli Oscar.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

L'entrata degli studi di Cinecittà, dove venne girato il film

Nonostante le "guerre" per la sceneggiatura, le riprese del film, che avvenivano a Cinecittà, si svolsero tranquillamente. La troupe americana era composta da 125 o 130 persone. Come consulenti storici Gore Vidal portò sui luoghi delle riprese alcuni archeologi inglesi. I costumi indossati dagli attori erano stati trattati in Inghilterra ed erano presenti 100 cucitrici, armaioli e conciatori per curare gli abbigliamenti.

A metà delle riprese però morì d'infarto il produttore Sam Zimbalist, si pensa per il troppo impegno e lo stress profusi nella realizzazione del film. La produzione passò a Wyler e a J.J. Cohn, che aveva contribuito al successo della versione del 1925. Le riprese furono eseguite dal 18 maggio 1958 per concludersi il 30 gennaio 1959. In Italia uscì nei cinema il 21 ottobre 1960.

Casting[modifica | modifica sorgente]

Charlton Heston[modifica | modifica sorgente]

Charlton Heston, scelto per interpretare il principe Giuda Ben-Hur

Per la parte di Giuda Ben-Hur la MGM voleva Paul Newman, ma lui rifiutò. Allora vennero presi in considerazione Marlon Brando, Burt Lancaster, Rock Hudson e Kirk Douglas. Quest'ultimo voleva interpretare a tutti i costi Ben-Hur, ma Wyler voleva che facesse Messala. Allora Douglas decise di vendicarsi diventando produttore esecutivo ed attore protagonista del celeberrimo film Spartacus. La MGM fece un provino a diverse persone per il ruolo, tra cui Cesare Danova.

Infine Wyler scelse Charlton Heston che aveva già lavorato con lui ne Il grande paese.

Stephen Boyd[modifica | modifica sorgente]

Stephen Boyd (a destra) mentre scherza con Charlton Heston, durante una pausa della lavorazione del film. Entrambi gli attori indossano i costumi di scena

Per la parte di Messala venne sottoposto a provino Leslie Nielsen, futura star del cinema comico. La MGM scritturò l'attore irlandese Stephen Boyd, ma c'era un problema: Wyler voleva un attore con gli occhi castani perché la maggior parte degli interpreti li aveva blu. Boyd, per interpretare Messala, fu costretto a usare le lenti a contatto.

Altri componenti del cast[modifica | modifica sorgente]

Haya Harareet nei panni di Esther

La parte di Esther venne assegnata ad Haya Harareet, unica attice ebrea (in quanto era nata ad Haifa, nello Stato di Israele) a prendere parte al film. Il ruolo di Miriam, la madre di Giuda Ben-Hur, andò a Martha Scott che nel film I dieci comandamenti interpretava la madre di Charlton Heston (che impersonava Mosè). Per la parte di Tirzah, Wyler scelse Cathy O'Donnell (che era sua cognata) perché gli ispirava innocenza e candore.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il film costò 15 milioni di dollari e in proporzione all'inflazione e al prezzo dei biglietti all'epoca ne incassò solo in U.S.A. circa $720 300 000: nel dopoguerra era il film più lungo e il più costoso e questo lo rese un kolossal.

Date di uscita e titoli internazionali[modifica | modifica sorgente]

Date di uscita e titoli
Paese Data Titolo
Stati Uniti Stati Uniti 18 novembre 1959 Ben-Hur: A tale of the Christ
Regno Unito Regno Unito 16 dicembre 1959
Argentina Argentina 10 dicembre 1959 Ben-Hur
Francia Francia 7 ottobre 1960 Ben-Hur
Italia Italia 21 ottobre 1960 Ben-Hur
Giappone Giappone 30 marzo 1960
Australia Australia 15 luglio 1960
Germania Germania 14 ottobre 1960 Ben Hur
Finlandia Finlandia 3 marzo 1961 Ben-Hur
Grecia Grecia 18 febbraio 1962 Ben Hur
Danimarca Danimarca 19 febbraio 1962
Svezia Svezia 20 febbraio 1962

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

  • Quasi tutta la partitura del film fu registrata a Roma da Carlo Savina (valente Compositore e direttore d'orchestra Italiano), solo pochi brani furono registrati da Miklos Rozsa negli studi Americani della MGM (Carlo Savina in un'intervista a Telepiù)
  • Rispetto ai passaggi televisivi il DVD commerciale ha in più le sequenze musicali di Overture - Intermission - Entr'Acte e Finale per un totale di oltre 10 minuti di partitura.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]


Nel 1959 il National Board of Review of Motion Pictures lo inserì nella lista dei migliori dieci film dell'anno e premiò Hugh Griffith come miglior attore non protagonista.

Nel 2004 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[4]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • George Lucas, storico regista e produttore della saga di Guerre stellari, in un'intervista dichiarò che per realizzare la corsa dei podracers del film La minaccia fantasma, si è ispirato alla celebre corsa delle quadrighe tra Ben Hur e Messala.
  • Angelo Lombardi ha aiutato la produzione come consulente quando servivano animali.
  • Uno degli aiuto-registi di William Wyler era un giovane e sconosciuto Sergio Leone.
  • Uno degli schiavi quando Ben Hur viene portato a Tiro per imbarcarsi sulla galea da guerra è interpretato da Lando Buzzanca in una delle sue prime apparizioni cinematografiche.
  • Uno degli uomini presenti nelle terme quando lo sceicco scommette con Messala è un giovanissimo Giuliano Gemma, che compare pure - sempre al fianco di Messala - quando Ben Hur minaccia il suo ex migliore amico con una lancia, prima di essere mandato alle galee.
  • Durante le riprese della corsa una quadriga rovinò su una cinepresa "Camera 65" montata in prossimità di una curva distruggendola e facendo un danno di oltre 100.000 Dollari (Inserti Documentaristici del DVD originale).
  • Prima dell'avvento delle TV commerciali Ben Hur usciva regolarmente a Pasqua, nelle sale di Prima visione Italiane, con lo slogan "Il film che non vedrete mai in TV".
  • Nelle scene dove compare Gesù, l'attore (Claude Heater) è sempre in campo lungo e medio e i lineamenti del suo viso sono oscurati artificialmente, in quanto il regista aveva stabilito - per fedeltà al romanzo originale - di non mostrare in alcun modo il volto di Cristo.
  • Nella versione originale del film, il protagonista viene sempre chiamato Giuda. Nella versione italiana, forse per timore che potesse essere identificato con Giuda Iscariota, viene sempre chiamato col titolo del film. Quando si presenta ad altre persone, o viene a sua volta presentato o citato, viene chiamato Giuda Ben-Hur. È chiamato Giuda solo una volta, quando Messala lo apostrofa prima della corsa con le quadrighe dicendogli: «È il nostro giorno Giuda. È fra di noi ora!»

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1960, festival-cannes.fr. URL consultato il 10 giugno 2011.
  2. ^ Il cinema, grande storia illustrata, De Agostini, 1982, Vol. IV, pag. 259
  3. ^ Il cinema, grande storia illustrata, De Agostini, 1982, Vol. IV, pag. 259-260
  4. ^ (EN) Librarian of Congress Adds 25 Films to National Film Registry, Library of Congress, 28 dicembre 2004. URL consultato il 7 gennaio 2012.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]