Ben-Hur (film 1959)

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Ben-Hur
Ben hur 1959 poster.jpg
Il poster originale del film
Titolo originale Ben-Hur: A Tale of the Christ
Paese di produzione USA
Anno 1959
Durata 219 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.76:1
Genere epico, storico, drammatico
Regia William Wyler
Soggetto Lew Wallace (romanzo)
Sceneggiatura Karl Tunberg (accreditato), Christopher Fry, Gore Vidal (non accreditati)
Produttore Sam Zimbalist
Casa di produzione Metro Goldwyn Mayer
Fotografia Robert Surtees
Montaggio John D. Dunning, Ralph E. Winters
Effetti speciali A. Arnold Gillespie, Robert MacDonald, Milo B. Lory
Musiche Miklós Rózsa
Scenografia Vittorio Valentini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ben-Hur è un film statunitense del 1959 diretto da William Wyler, con Charlton Heston nel ruolo del protagonista. È ispirato all'omonimo romanzo del generale Lew Wallace, da cui erano già stati tratti due film, uno del 1907 e l'altro del 1925, divenuti punti di riferimento del cinema muto.

Narra la storia del principe ebreo Judah Ben-Hur (in italiano detto Giuda), tradito dal suo vecchio amico d'infanzia, il tribuno romano Messala. Ben-Hur troverà la sua vendetta in occasione della grandiosa corsa delle quadrighe al Circo di Gerusalemme, una delle più spettacolari scene d'azione della storia del cinema.

Il sottotitolo del film, A Tale of the Christ ovvero "Un racconto del Cristo", è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui si consuma la storia di Gesù Cristo, che, interpretato da Claude Heater, compare tre volte senza mai essere mostrato in volto.

Venne presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1960.[1]

Assieme a Titanic (1997) e a Il Signore degli Anelli - Il ritorno del Re (2003) è il film premiato con il maggior numero di Oscar, ben 11. Ha mantenuto tale record in solitaria per 38 anni, fino all'uscita di Titanic nel 1997.

Trama in breve[modifica | modifica sorgente]

Charlton Heston in una scena del trailer

Gerusalemme, I secolo d.C. Il film prende il via quando i re magi giungono alla grotta di Betlemme per adorare il neonato Gesù. La narrazione ha quindi un salto temporale in avanti di 26 anni, quando in Giudea giunge il nuovo governatore romano Valerio Grato e, con lui, il nuovo comandante delle legioni, Messala, inviato per sopprimere le rivolte dei Giudei. Giuda Ben-Hur è un ricco principe e mercante giudeo che, per difendere il suo popolo, entra in contrasto con Messala, suo vecchio amico d'infanzia. Durante la parata di benvenuto, dalla terrazza della casa di Ben-Hur, da cui è affacciata la sorella Tirzah, cadono accidentalmente delle tegole proprio sul governatore. Pur sapendo della loro innocenza, Valerio Grato e Messala fanno imprigionare Tirzah e sua madre Miriam e condannano Ben Hur alla schiavitù come rematore sulle galee. Mentre Ben Hur è in cammino verso il suo destino con gli altri schiavi, il gruppo si ferma nei pressi di un pozzo. I sorveglianti concedono ai prigionieri di dissetarsi, ma non a Ben Hur: egli è però soccorso dal Messia, che si mostra misericordioso e porge dell'acqua allo sfortunato ex-principe. Dopo quattro anni di lavori forzati, la nave su cui Ben Hur è costretto ai remi in catene, viene coinvolta in una battaglia navale, durante la quale egli riesce a salvare la vita al console romano Quinto Arrio, caduto in mare; la battaglia è vinta dai Romani e così Arrio, riconoscente, libera Ben Hur e lo conduce con sé a Roma, adottandolo come figlio.

Jack Hawkins nei panni del Generale Arrio

A Roma, Ben-Hur diventa campione delle corse con le quadrighe, ma il pensiero per la sorte della madre e della sorella continua a non dargli pace, cosicché decide di tornare nella sua terra natia. Durante il tragitto verso Gerusalemme Ben-Hur incontra Baldassarre, uno dei Magi, il quale si sta recando in Giudea per vedere il Messia, cioè Gesù, che già aveva adorato alla nascita e che accidentalmente aveva confuso con lo stesso Ben Hur durante il loro primo precedente incontro. Il vecchio Re mago fa conoscere a Ben-Hur lo sceicco Ilderim, il quale gli propone di correre per lui nella grande corsa delle quadrighe in programma a breve a Gerusalemme: sapendo che alla corsa parteciperà anche Messala, Ben-Hur accetta, e si allena scrupolosamente per la gara, meditando nell'occasione di vendicarsi per la sorte della madre e della sorella e per la condanna ingiustamente subita sulle galee.

Ritornato nel frattempo nella sua vecchia dimora di famiglia, Ben-Hur vi ritrova l'anziano e fedele amico Simonide, e la di lui figlia Ester, da sempre innamorata di Ben-Hur e da anni in attesa del suo ritorno. Ester tace a Ben-Hur la triste sorte della madre e della sorella, che sono ancora vive ma che durante la prigionia hanno contratto la lebbra, raccontandogli invece che Miriam e Tirzah sono morte da tempo in carcere, bugia che Ester escogita per risparmiare ulteriore dolore a Ben-Hur e per proteggere le due donne.

Distrutto dal dolore, Ben-Hur giura vendetta contro Messala e affronta eroicamente la corsa delle quadrighe nell'arena di Gerusalemme, uscendone vincitore nonostante il comportamento scorretto di Messala, che tenta più volte di sopraffarlo. Lo stesso Messala viene calpestato dai cavalli di un altro carro in gara e rimane mortalmente ferito. Negli ultimi istanti di vita, tra terribili sofferenze, Messala rivela a Ben Hur che Miriam e Tirzah sono in realtà ancora vive, ma che si trovano confinate nella valle dei lebbrosi poco fuori dalla città. Nonostante la ferma opposizione di Ester e incurante del pericolo di contagio, Ben-Hur si reca più volte da loro e, disperato, le conduce a vedere il passaggio di Gesù Cristo, che proprio in quei momenti sta compiendo la sua dolorosa Via Crucis. Alla morte di Cristo, Miriam e Tirzah scoprono di essere miracolosamente guarite dalla lebbra e riabbracciano Ben-Hur ed Ester. Il film si conclude con un pastore che pascola il proprio gregge, con sullo sfondo il Golgota e le tre croci vuote.

« Proprio al momento in cui moriva, l'ho udito dire: "Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno." [...] E a quella voce, ho sentito cadermi la spada di mano. »
(Giuda Ben-Hur a Esther, riferendosi alle ultime parole pronunciate da Gesù Cristo sulla croce.)

Trama estesa[modifica | modifica sorgente]

La nascita del Salvatore[modifica | modifica sorgente]

« Nell'anno di nostro Signore, la Giudea, quasi da un secolo, era sotto la dominazione di Roma. Nel settimo anno del regno di Augusto Cesare, un decreto imperiale ordinò a tutti i giudei di tornare ciascuno al suo distretto d'origine per essere censito e tassato. Le molte vie confluenti conducevano alle porte di Gerusalemme, capitale della Giudea, cuore inquieto di quella terra. La vecchia città era dominata dalla Fortezza Antonia, sede del potere di Roma, e dal gran Tempio d'oro, segno esteriore di un'intima e imperitura fede. Pur dovendo obbedire ai voleri di Cesare, quelle genti si tenevano strette al loro antico retaggio e alla promessa, non mai dimenticata, dei profeti che un giorno sarebbe nato in mezzo al loro popolo un Redentore a portargli la salvezza e la piena libertà »
(Narratore all'inizio del film)

La pellicola si apre con Giuseppe e Maria che si fanno censire dai romani. In seguito si vede una luminosa stella che appare in oriente a tre magi e li guida fino a Betlemme, dove trovano in una grotta Giuseppe e Maria, con il loro bambino appena nato Gesù, deposto in una umile greppia. Inginocchiatisi di fronte al neonato, i tre re Magi offrono in dono oro, incenso e mirra. Uno dei pastori presenti alla scena suona il corno per avvertire gli abitanti del villaggio della nascita del Messia e, dopo questo segnale, partono i titoli di testa che hanno per sfondo il dipinto della Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarroti.

L'arrivo a Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

Terminati i titoli di testa, sono trascorsi quasi trent'anni dalla nascita di Gesù e nel villaggio di Nazaret passano alcune legioni romane, guidate dal tribuno Messala (Stephen Boyd) e dal comandante Druso (Terence Longdon) e dirette a Gerusalemme. Intanto, in una bottega di falegnameria, il vecchio Giuseppe sta lavorando quando entra un suo amico, che gli fa notare che suo figlio Gesù va a passeggiare invece di aiutarlo nel lavoro di bottega, e gli chiede perché non è lì a lavorare. Giuseppe difende il figlio dicendo:

« Lo sa lui »
(Giuseppe)

Le legioni romane arrivano a Gerusalemme e Sesto (Andrè Morell), il comandante delle truppe della città, cede il comando a Messala, che passa in rassegna dei soldati. Conclusesi le formalità, Sesto e Messala si ritirano nei loro alloggi. Sesto avverte Messala che a Gerusalemme troverà soltanto ebrei rivoltosi e falsi profeti come Giovanni il Battista, che predica che Dio è in ogni uomo. Messala gli consiglia di ritornare a Roma e di riposare.

« Ritorna in patria. Va' a Cuma: bagni, quiete. Temprati al sole e scorda che Dio è in ogni uomo. La divinità è in un solo uomo. »
(Messala)

All'improvviso entra un soldato, annunciando che un certo Giuda Ben-Hur chiede di Messala. Rimproverato aspramente il soldato perché ha pronunciato quel nome con poco rispetto, Messala si precipita per incontrare Ben-Hur.

L'incontro con Giuda Ben-Hur[modifica | modifica sorgente]

Messala trova Giuda Ben-Hur (Charlton Heston) nell'altra sala e lo riabbraccia. I due erano amici già da ragazzi perché il padre di Messala era comandante delle legioni di Gerusalemme, mentre Ben-Hur era il rampollo di una delle famiglie più ricche della Giudea. Messala propone una gara di abilità: con i giavellotti entrambi dovranno colpire il centro dell'architrave della porta, che ha la forma di una croce capovolta. Mentre prendono le lance, gridano il motto che usavano da ragazzini

« Morte a Eros, viva Marte »
(motto)

Messala tira per primo e riesce a colpire l'architrave, e Ben-Hur vi riesce pure. Dopo la sfida, il romano chiede aiuto e consiglio all'amico giudeo, che gli dice di ritirare le legioni, ma Messala replica in tono scherzoso che l'imperatore è troppo affezionato alla Giudea. Mentre accompagna l'amico a visitare i suoi alloggi, Messala rivela che sta per assumere il ruolo di braccio destro del nuovo governatore romano della Giudea Valerio Grato, che arriverà a Gerusalemme a giorni con altre due legioni. Poi aggiunge che la ribellione dei giudei contro la dominazione romana sarà soffocata aspramente e mette in guardia Ben-Hur di non inimicarsi gli invasori romani perché nel tempo nel quale stanno vivendo quasi tutte le cose appartengono a Roma.

« Non a caso un piccolo villaggio in riva al Tevere fu scelto a reggere il mondo »
(Messala)

Poiché Ben-Hur gode di molta influenza tra i giudei, Messala gli consiglia di mantenere un atteggiamento contrario alla rivolta, ma Ben-Hur gli risponde dicendogli che ha già parlato contro la violenza al suo popolo e continuerà a farlo.

La lite[modifica | modifica sorgente]

Il mattino seguente Messala va a trovare Ben-Hur nel suo palazzo e, mentre passeggiano nel cortile dove giocarono da ragazzi, ricordano i felici momenti della giovinezza. Alla passeggiata si aggiungono la madre di Ben-Hur Miriam (Martha Scott) e sua sorella Tirzah (Cathy O'Donnell), innamorata di Messala già da ragazzina. Ritiratisi tutti in una sala del palazzo, Messala regala a Tirzah una preziosa spilla d'oro e racconta che l'ha trovata mentre combatteva in Libia contro i barbari.

« Una tremenda campagna. L'impegnammo sulla costa e dopo due giorni di mischia fuggirono. Conquistammo la capitale, città barbara ma affascinante, prima del saccheggio. Ora è un mucchio di cenere »
(Messala)

Ben-Hur porta Messala di nuovo nel cortile e gli fa vedere un magnifico cavallo bianco arabo, dicendogli che gliene fa dono. Messala gli domanda quindi se ha parlato contro la rivolta e Ben-Hur gli risponde che la maggior parte dei giudei si dimostra d'accordo. Messala insiste nel voler conoscere i nomi di chi si è dimostrato in disaccordo, rivelando che - se riuscirà ad arrestare i capi della rivolta - salirà molto in alto di grado ed addirittura arriverà ad essere il braccio destro dell'imperatore a Roma, definendo Roma come il vero potere sulla Terra, non il Dio che adora invece Ben-Hur. Il principe giudeo replica che non lo aiuterà a far arrestare e condannare a morte i suoi concittadini, poiché egli crede fermamente nel passato e nel futuro del suo popolo. Ma Messala ribatte che il popolo giudaico è oppresso dagli invasori e quindi non ha speranza per il futuro. Ben-Hur si sente offeso da questa affermazione ed accusa Messala e i romani come lui di massacrare il suo popolo e di schiavizzarlo.

« Roma è un affronto a Dio. Roma strangola il mio popolo, la mia terra, l'universo. Ma non per sempre. E ti dico che quando Roma cadrà scoppierà un grido di sollievo quale il mondo non ha mai sentito prima »
(Ben-Hur)

Messala conclude intimandogli di scegliere se è con lui o contro di lui, ma Ben-Hur sceglie di combatterlo e per questo il tribuno si allontana infuriato.

Ben-Hur va a pranzare insieme ai familiari e annuncia alla madre e alla sorella Tirzah che non rivedranno più Messala, perché questi voleva fargli tradire il loro popolo.

L'incontro con Esther[modifica | modifica sorgente]

Al palazzo della casata degli Hur arriva una carovana carica di merci proveniente da Antiochia. Con le merci arriva pure il servo Simonide (Sam Jaffe) che gestisce i traffici commerciali degli Hur in Numidia, e in Siria. Egli va a parlare con Ben-Hur e gli dice che i suoi commerci hanno la padronanza in Numidia. Poi gli dice che ha portato con sé sua figlia Esther per avere il suo consenso alle nozze. Ben-Hur glielo accorda perché nella sua casa Simonide è sempre stato trattato da amico e non da servo. Esther (Haya Harareet) arriva al palazzo e Ben-Hur, appena la vede scendere le scale, se ne innamora. Lei gli va a parlare in presenza del padre e Ben-Hur le concede la libertà come regalo di nozze, in quanto figlia del suo servo. Esther dice che si sposerà con un certo Davide di Mattia, un ricco mercante di Antiochia. Ben-Hur le chiede se lo ama.

« Lo amerò con il tempo »
(Esther)

Quella stessa sera Esther si trova sulla terrazza del palazzo quando arriva Ben-Hur che le chiede se è mai venuta nel suo palazzo. Lei risponde che vi è venuta da bambina con suo padre e lo ha visto ferito quando giocava con Messala. I due allora scoprono l'amore che provano anche se lei deve partire per Antiochia per sposarsi con il marito scelto dal padre.

« Se non fossi promessa io ti direi addio con un bacio »
(Ben-Hur)
« Se non fossi promessa non vi sarebbero addii da dirci »
(Esther)

Allora Ben-Hur toglie ad Esther l'anello da schiava e se lo mette, promettendo di non toglierselo fino a quando non troverà la donna della sua vita e dopo i due si scambiano un bacio affettuoso.

L'arrivo del governatore[modifica | modifica sorgente]

Pochi giorni dopo un lungo corteo saluta l'arrivo a Gerusalemme del nuovo governatore romano Valerio Grato. Ben-Hur e sua sorella Tirzah seguono la cerimonia dal balcone della loro sontuosa abitazione, dislocata proprio lungo la via principale e da dove Messala rivolge un eloquente sguardo all'ormai ex amico. Tirzah si sporge per vedere meglio Valerio Grato, facendo inavvertitamente cadere alcune tegole del balcone e spaventando il cavallo del governatore che cade perdendo i sensi. Ben-Hur allontana immediatamente la sorella dal parapetto mentre i soldati romani, pensando ad un attentato, si precipitano all'interno della sua abitazione. Ben-Hur gli va incontro tentando di spiegare l'accaduto e tentando di addossarsi tutta la colpa dell'incidente, ma i soldati non gli danno neppure il tempo di parlare e lo arrestano insieme alla madre e alla sorella. Ben-Hur chiede allora l'aiuto di Messala, riuscito a entrare nel frattempo in casa, ma il tribuno non gli dà ascolto.

La condanna ai lavori forzati e il confronto con Messala[modifica | modifica sorgente]

A Ben-Hur non viene concesso neppure un processo e, senza essere giudicato, viene prelevato da alcuni soldati che gli annunciano che sarà imbarcato come rematore forzato sulle galee. Proprio mentre lo stanno scortando fuori dalla sua cella però, Ben-Hur riesce a scappare e a introdursi, con una lancia, negli alloggi di Messala, minacciandolo e chiedendogli dove siano state portate sua madre e sua sorella.

« Sono qui, tra queste mura. Il governatore sta bene, vivranno. In prigione, s'intende »
(Messala)

Ben-Hur lo incalza e gli chiede perché stia facendo tutto questo alla sua famiglia pur essendo a conoscenza della loro innocenza. Messala, allora, gli confessa che lo sta utilizzando come uno strumento. La condanna di Ben-Hur, un vecchio amico, sarà il biglietto da visita che gli permetterà di essere temuto e rispettato dal popolo, scoraggiando ribelli e traditori.

« Ti ho chiesto di aiutarmi, e questo aiuto me lo hai dato. Nel portare ad esempio te scoraggio i traditori. Condannando senza esitare un vecchio amico, io sarò temuto »
(Messala)

Ben Hur prende in mano la lancia per uccidere Messala, ma quest'ultimo lo avvisa che uccidendolo condannerebbe a morte sia la madre che la sorella che verrebbero crocifisse di fronte ai suoi occhi. Ben-Hur abbandona così la lancia e viene arrestato, ma proprio mentre i soldati lo stanno portando via si rivolge a Messala con una promessa.

« Possa Dio farmi vendicare. Lo supplicherò che tu viva finché io ritorni »
(Giuda Ben Hur)

Nel frattempo Simonide, il servo di Ben-Hur, venuto a conoscenza degli ultimi avvenimenti chiede udienza a Messala perorando la causa del suo padrone. Il tribuno lo riceve, lo ascolta, ma vede in lui una minaccia e ordina il suo arresto.

L'incontro con il Messia[modifica | modifica sorgente]

Diretta verso Tiro, la carovana di condannati si ferma a Nazaret, per dissetarsi a un pozzo a pochi passi dalla bottega di un falegname di nome Giuseppe. In quel momento all'interno c'è Gesù. I condannati possono bere, naturalmente dopo i soldati e i loro cavalli, ma a Ben-Hur, su disposizioni di Messala, non è concesso dissetarsi. Stremato e al limite delle forze si accascia a terra, ma su di lui si china Gesù che solleva la sua testa e gli dà da bere. Un centurione interviene per fermarlo, ma guardando negli occhi Gesù rinuncia e ordina agli schiavi di riprendere il cammino. Ben-Hur allora, mentre si allontana guardando l'uomo che gli ha dato da bere, si sente più confortato, mettendo in disparte la disperazione e l'odio che lo affliggono.

L'arrivo di Quinto Arrio[modifica | modifica sorgente]

Passano tre anni e Ben-Hur è ai remi di una galea. Il nuovo comandante della nave, il console Quinto Arrio (Jack Hawkins), va a visitare i rematori e rimane molto colpito dall'audacia di Ben-Hur, che è al remo numero 41, e gli dà una frustata. Lui cerca di reagire, frenandosi però in tempo e Arrio rimane stupefatto dal controllo dimostrato dal mai domo rematore.

« Hai ancora lo spirito di rivolta, ma hai il buon senso di controllarti. Hai gli occhi pieni di astio, 41: non nuoce! L'odio alimenta la vita e fa l'uomo forte »
(Quinto Arrio)

Poi rivolgendosi agli altri li incita a remare per la vittoria perché se non succede, loro affonderanno con tutta la nave incatenati al loro remo.

« Ascoltate tutti quanti, siete gente condannata! Vi teniamo vivi per servire la nave, perciò remate, e vivete! »
(Quinto Arrio)

Ritornato dai suoi ufficiali, Arrio dice che gli è stato affidato il comando delle galee perché deve trovare ed eliminare una flotta di pirati macedoni che minacciano i commerci marittimi di Roma. Fa tuttavia chiamare Giuda offrendogli di mettersi al suo servizio come gladiatore. Invece che accettare l'offerta di Arrio, Giuda gli racconta perché è finito nelle galee e parla della sua sete di vendetta nei confronti di chi ha rovinato lui e la sua famiglia. Arrio rimanda Giuda tra i rematori ma, rimasto molto colpito dalla sua incrollabile fede, lo fa liberare dalle catene. Durante la battaglia con l'esercito macedone, la nave di Arrio e Giuda viene speronata ed è destinata ad affondare portando con sé i rematori. Giuda prima di scappare sul ponte, assale la guardia per prendere le chiavi e liberare altri schiavi, poi una volta sul ponte vede Arrio cadere in mare assalito dai nemici. Giuda si tuffa al seguito e riesce a salvarlo su una zattera di fortuna, impedendogli inoltre di suicidarsi per la presunta sconfitta subita dalla sua flotta. Raggiunta una nave romana dopo diverse ore, Arrio scopre invece che nonostante le gravi perdite la battaglia si è rivelata un successo.

« Nel suo ardore di salvare te, il tuo Dio ha salvato anche la flotta romama »
(Quinto Arrio)

Arrio, riconoscente, decide di portare Giuda con sé a Roma, ottenendo dall'imperatore Tiberio di poterlo tenere come schiavo personale, nonostante le gravi accuse a suo carico.

L'incontro con Baldassarre e lo sceicco Ilderim[modifica | modifica sorgente]

A Roma Ben-Hur si dimostra molto abile nella corsa con le quadrighe e l'affetto di Quinto Arrio nei suoi confronti diviene sempre più profondo tanto da adottarlo come figlio, con il nome di Giovane Arrio. Arrio non può tuttavia opporsi al desiderio di Giuda di tornare in Palestina per conoscere il destino della sua famiglia.

Sulla strada del ritorno Giuda incontra il re magio Baldassarre che lo scambia per Gesù e poi gli fa conoscere lo sceicco Ilderim, personaggio eccentrico che sta cercando disperatamente qualcuno che conduca i suoi magnifici quattro cavalli bianchi alla vittoria contro Messala vincitore incontrastato delle corse con le quadrighe al circo di Gerusalemme. Giuda, nonostante il profondo risentimento contro Messala, rifiuta al momento la proposta dello sceicco.

Tornato finalmente nella sua vecchia casa Ben-Hur ritrova Ester, che non aveva mai smesso di sperare nel suo ritorno e non più promessa in sposa: i due finalmente posso darsi quel bacio che non fu possibile anni addietro. Giuda rincontra anche Simonide, ridotto in infermità dalla guardie romane nel vano tentativo di farsi dire dove gli Hur tenevano il loro tesoro. Assieme a loro vive anche un altro uomo, Malluk, vittima a sua volta delle torture dei romani (gli hanno tagliato la lingua). Giuda non trova però la madre e la sorella, e i suoi ex-schiavi non sanno fornire notizie in merito. Il giorno successivo Ben-Hur, presentandosi come Giovane Arrio, va direttamente da Messala a reclamare la liberazione di Miriam e Tirzah, promettendogli che l'avrebbe perdonato se le due donne stessero bene. Purtroppo si scopre che le due donne, trovate ancora vive in prigione, avevano contratto la lebbra. Per loro stessa volontà, Miriam e Tirzah avevano raggiunto la valle dei lebbrosi per vivere lì gli ultimi giorni, non prima di passare di nascosto nella loro vecchia casa per incontrare Ester e farsi promettere che dirà a Giuda che sono morte.

La corsa delle quadrighe[modifica | modifica sorgente]

Appresa la falsa notizia della morte della madre e della sorella, Giuda decide di sfidare durante i giochi Messala, che viene apertamente provocato dallo sceicco Ilderim. La corsa con le quadrighe al circo di Gerusalemme, la scena più celebre del colossal, è un trionfo per Ben Hur nonostante le numerose scorrettezze di Messala che viene travolto da una quadriga e ridotto in fin di vita; prima di morire però rivela a Giuda il vero destino di Miriam e Tirzah.

La passione di Gesù[modifica | modifica sorgente]

Sconvolto Giuda si reca alla valle dei lebbrosi, ma la ferma opposizione di Ester lo fa desistere. Al contrario la donna le dice di aver conosciuto un giovane rabbi (Gesù) e di ascoltare le sue parole per dimenticare la rabbia per la sorte della madre e della sorella, e lo stesso invito gli viene fatto anche da Baldassarre, sempre più convinto che quell'uomo sia il Messia. Giuda, convocato da Ponzio Pilato, nuovo governatore romano della Palestina, rifiuta di tornare a Roma dietro l'invito del padre adottivo, riversando su Pilato tutta la rabbia e il risentimento verso l'Impero romano per quanto successo alla sua famiglia. Giuda, ormai convintosi della necessità di una rivolta contro l'occupazione romana, viene di nuovo fermato da Ester che ancora una volta gli parla di Gesù, ma l'uomo sembra troppo accecato dall'odio, tanto che la donna lo accusa di essere diventato come Messala.

Nei giorni successivi Ben-Hur prova a scendere di nuovo nella valle dei lebbrosi, ma stavolta non viene fermato da Ester che invece vuole portare Miriam e Tirzah, ormai morente, da Gesù per avere conforto. Arrivati a Gerusalemme scoprono che Gesù è stato condannato a morte e che caricato della croce sta raggiungendo il Calvario. Giuda riconosce in lui l'uomo che gli diede da bere quando stava per raggiungere le galee e prova a ricambiare il gesto: i due si guardano negli occhi e Gesù tocca la mano di Ben-Hur, prima che questi venga allontanato in malo modo dalle guardie romane. Nel frattempo Ester ha portato Miriam e Tirzah lontano dalla città trovando rifugio in una grotta a causa di una tempesta in arrivo. Le due lebbrose parlando di come sono rimaste colpite da Gesù durante la sua agonia e di come questa esperienza abbia fatto loro passare la paura della morte. Proprio mentre si consumano gli ultimi istanti di vita di Gesù, con il cielo ormai in tenebra e la tempesta sempre più forte, Miriam e Tirzah scoprono di essere miracolosamente guarite. Dopo anni di sofferenza la famiglia di Ben-Hur può finalmente riabbracciarsi.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Genesi del film[modifica | modifica sorgente]

Il logo della Metro-Goldwyn-Mayer

Nel 1958 la Metro-Goldwyn-Mayer era sull'orlo della bancarotta e, per salvarsi, chiese al produttore Sam Zimbalist di realizzare una trasposizione cinematografica del romanzo Ben-Hur, scritto dall'eroe della guerra di secessione americana Lew Wallace. Questo romanzo aveva già avuto altre due versioni cinematografiche mute. Zimbalist affidò la regia del progetto a William Wyler, già regista di film come La figlia del vento (1938), Vacanze romane (1954) e Il grande paese (1959). Pur di assicurarsi Wyler come regista, Zimbalist non esitò a offrirgli un ingaggio di un milione di dollari: mai nessun regista era stato pagato così tanto. La produzione partì quindi per Roma per andare a girare negli stabilimenti cinematografici di Cinecittà.

Il sottotitolo del film, A Tale of the Christ, che significa Un racconto del Cristo, è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui si consuma la storia di Gesù Cristo; nel film egli, interpretato da Claude Heater, compare tre volte, senza mai essere mostrato in volto. Viene raccontata la sua nascita a Betlemme, lo si incontra di nuovo a Nazaret, dove dà un po' d'acqua a Ben-Hur che, in catene, è portato alle galee attraverso il deserto, e lo si vede (inizialmente da lontano, poi più da vicino, ancora di spalle) all'inizio del Sermone della Montagna. Infine si vede Cristo, durante la Via Crucis, sfilare con la croce in spalla davanti a Ben Hur, Miriam e Tirzah.

Costruzione dei set[modifica | modifica sorgente]

Scena della battaglia navale[modifica | modifica sorgente]

Come direttore artistico del film venne scelto Edward Carfagno, che andò a Roma per fare alcuni sopralluoghi insieme al figlio. Una difficoltà si presentò nel realizzare la battaglia navale in cui Ben-Hur salva la vita a Quinto Arrio. Durante le riprese dell'ultima versione cinematografica del romanzo di Wallace, la battaglia navale era stata realizzata in pieno oceano e per questo molte comparse avevano rischiato l'annegamento. Carfagno, per evitare un rischio del genere, commissionò ad A. Arnold Gillespie, responsabile degli effetti speciali della MGM, la costruzione di un'ampia vasca e la realizzazione di enormi modellini delle galee romane.[2] Per fare muovere le galee durante le riprese, vennero messe in funzione delle guide posizionate sott'acqua: la vasca dava così l'impressione di essere un vasto mare, creando negli spettatori l'illusione che le navi da guerra fossero dei colossi.

Scena della corsa delle quadrighe al Circo di Antiochia[modifica | modifica sorgente]

Scena di corsa di quadrighe

La corsa in cui Messala rimane ucciso è passata alla storia come corsa delle bighe[senza fonte], ma in realtà i carri in gara sono delle quadrighe trainate da quattro cavalli, come si vede nel film, mentre la biga era trainata da due soli cavalli.

La produzione del film fece costruire un Circo fuori Roma per girarvi le sequenze della corsa delle quadrighe. Il Circo venne costruito sopra un distesa sabbiosa, sullo sfondo della quale era visibile in lontananza Roma, con il passaggio di automobili e persone. Lo spettatore che visiona il film, sullo sfondo del circo vede delle rupi ed una città antica. Questo nuovo paesaggio venne inserito per mascherare la distesa sabbiosa e la Roma moderna.

Per girare la corsa delle quadrighe furono utilizzate molte controfigure e manichini: il soldato e gli altri concorrenti della corsa che vengono schiacciati dai carri non sono altro che manichini.

Durante la corsa, Ben-Hur (doppiato nella scena dalla controfigura Joe Canutt) piomba su un carro fermo incidentato, viene sbalzato fuori dalla quadriga e proiettato verso i cavalli, rimanendo aggrappato per miracolo al veicolo: Canutt era figlio dello stuntman Yakima Canutt, regista della seconda unità e coordinatore delle controfigure. La scena fu un vero incidente non previsto, tant'è che Joe Canutt si tagliò il mento mentre recuperava la posizione sopra il veicolo. La scena venne poi inserita opportunamente montata nell'edizione finale del film, e alternata con primi piani di Charlton Heston per dare la necessaria continuità alla sequenza.[3]

Insieme al già citato Yakima Canutt e a Andrew Marton, anche Sergio Leone (pur non accreditato) fu responsabile della troupe della seconda unità che curò la realizzazione della corsa delle quadrighe.

Materiali utilizzati per costruire i set[modifica | modifica sorgente]

  • 40.000 tonnellate di sabbia del Mar Mediterraneo
  • 500 tonnellate di stucco
  • 1100 metri di legname
  • 400 chilometri di tubature

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Gore Vidal, autore di gran parte della sceneggiatura del film (foto del 1948)

La costruzione dei set stava per terminare, ma ancora non c'era un copione. La MGM aveva a disposizione 40 sceneggiature, ma alla fine venne scelta quella scritta da Karl Tunberg, ultimata il 27 aprile 1959. Ma a William Wyler non piacque molto e così la modificò ampiamente insieme allo scrittore Gore Vidal, che aveva un contratto con la MGM. Vidal ebbe l'idea di trasformare l'amicizia fraterna tra Giuda Ben-Hur e Messala in un amore omosessuale, cosa che tuttavia non piacque per niente a Wyler, che lo cacciò via. A sostituire Vidal venne chiamato il drammaturgo Christopher Fry, che diede ai dialoghi del copione un linguaggio formale e aristocratico. Ma a lavoro finito, la corporazione degli scrittori stabilì che la sceneggiatura era stata scritta solo da Karl Tunberg, il cui nome soltanto resta infatti nei titoli di testa. In un'intervista acclusa al DVD del film, Vidal affermò che - per ripicca - Wyler (il quale stimava unicamente Fry) non fece poi candidare Tunberg agli Oscar.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

L'entrata degli studi di Cinecittà, dove venne girato il film

Nonostante le "guerre" per la sceneggiatura, le riprese del film, che avvenivano a Cinecittà, si svolsero tranquillamente. La troupe americana era composta da 125 o 130 persone. Come consulenti storici Gore Vidal portò sui luoghi delle riprese alcuni archeologi inglesi. I costumi indossati dagli attori erano stati trattati in Inghilterra ed erano presenti 100 cucitrici, armaioli e conciatori per curare gli abbigliamenti.

A metà delle riprese però morì d'infarto il produttore Sam Zimbalist, si pensa per il troppo impegno e lo stress profusi nella realizzazione del film. La produzione passò a Wyler e a J.J. Cohn, che aveva contribuito al successo della versione del 1925. Le riprese furono eseguite dal 18 maggio 1958 per concludersi il 30 gennaio 1959. In Italia uscì nei cinema il 21 ottobre 1960.

Casting[modifica | modifica sorgente]

Charlton Heston[modifica | modifica sorgente]

Charlton Heston, scelto per interpretare il principe Giuda Ben-Hur

Per la parte di Giuda Ben-Hur la MGM voleva Paul Newman, ma lui rifiutò. Allora vennero presi in considerazione Marlon Brando, Burt Lancaster, Rock Hudson e Kirk Douglas. Quest'ultimo voleva interpretare a tutti i costi Ben-Hur, ma Wyler voleva che facesse Messala. Allora Douglas decise di vendicarsi diventando produttore esecutivo ed attore protagonista del celeberrimo film Spartacus. La MGM fece un provino a diverse persone per il ruolo, tra cui Cesare Danova.

Infine Wyler scelse Charlton Heston che aveva già lavorato con lui ne Il grande paese.

Stephen Boyd[modifica | modifica sorgente]

Stephen Boyd (a destra) mentre scherza con Charlton Heston, durante una pausa della lavorazione del film. Entrambi gli attori indossano i costumi di scena

Per la parte di Messala venne sottoposto a provino Leslie Nielsen, futura star del cinema comico. La MGM scritturò l'attore irlandese Stephen Boyd, ma c'era un problema: Wyler voleva un attore con gli occhi castani perché la maggior parte degli interpreti li aveva blu. Boyd, per interpretare Messala, fu costretto a usare le lenti a contatto.

Altri componenti del cast[modifica | modifica sorgente]

Haya Harareet nei panni di Esther

La parte di Esther venne assegnata ad Haya Harareet, unica attice ebrea (in quanto era nata ad Haifa, nello Stato di Israele) a prendere parte al film. Il ruolo di Miriam, la madre di Giuda Ben-Hur, andò a Martha Scott che nel film I dieci comandamenti interpretava la madre di Charlton Heston (che impersonava Mosè). Per la parte di Tirzah, Wyler scelse Cathy O'Donnell (che era sua cognata) perché gli ispirava innocenza e candore.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il film costò 15 milioni di dollari e in proporzione all'inflazione e al prezzo dei biglietti all'epoca ne incassò solo in U.S.A. circa $720 300 000: nel dopoguerra era il film più lungo e il più costoso e questo lo rese un kolossal.

Date di uscita e titoli internazionali[modifica | modifica sorgente]

Date di uscita e titoli
Paese Data Titolo
Stati Uniti Stati Uniti 18 novembre 1959 Ben-Hur: A tale of the Christ
Regno Unito Regno Unito 16 dicembre 1959
Argentina Argentina 10 dicembre 1959 Ben-Hur
Francia Francia 7 ottobre 1960 Ben-Hur
Italia Italia 21 ottobre 1960 Ben-Hur
Giappone Giappone 30 marzo 1960
Australia Australia 15 luglio 1960
Germania Germania 14 ottobre 1960 Ben Hur
Finlandia Finlandia 3 marzo 1961 Ben-Hur
Grecia Grecia 18 febbraio 1962 Ben Hur
Danimarca Danimarca 19 febbraio 1962
Svezia Svezia 20 febbraio 1962

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

  • Quasi tutta la partitura del film fu registrata a Roma da Carlo Savina (valente Compositore e direttore d'orchestra Italiano), solo pochi brani furono registrati da Miklos Rozsa negli studi Americani della MGM (Carlo Savina in un'intervista a Telepiù)
  • Rispetto ai passaggi televisivi il DVD commerciale ha in più le sequenze musicali di Overture - Intermission - Entr'Acte e Finale per un totale di oltre 10 minuti di partitura.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]


Nel 1959 il National Board of Review of Motion Pictures lo inserì nella lista dei migliori dieci film dell'anno e premiò Hugh Griffith come miglior attore non protagonista.

Nel 2004 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[4]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • George Lucas, storico regista e produttore della saga di Guerre stellari, in un'intervista dichiarò che per realizzare la corsa dei podracers del film La minaccia fantasma, si è ispirato alla celebre corsa delle quadrighe tra Ben Hur e Messala.
  • Angelo Lombardi ha aiutato la produzione come consulente quando servivano animali.
  • Uno degli aiuto-registi di William Wyler era un giovane e sconosciuto Sergio Leone.
  • Uno degli schiavi quando Ben Hur viene portato a Tiro per imbarcarsi sulla galea da guerra è interpretato da Lando Buzzanca in una delle sue prime apparizioni cinematografiche.
  • Uno degli uomini presenti nelle terme quando lo sceicco scommette con Messala è un giovanissimo Giuliano Gemma, che compare pure - sempre al fianco di Messala - quando Ben Hur minaccia il suo ex migliore amico con una lancia, prima di essere mandato alle galee.
  • Durante le riprese della corsa una quadriga rovinò su una cinepresa "Camera 65" montata in prossimità di una curva distruggendola e facendo un danno di oltre 100.000 Dollari (Inserti Documentaristici del DVD originale).
  • Prima dell'avvento delle TV commerciali Ben Hur usciva regolarmente a Pasqua, nelle sale di Prima visione Italiane, con lo slogan "Il film che non vedrete mai in TV".
  • Nelle scene dove compare Gesù, l'attore (Claude Heater) è sempre in campo lungo e medio e i lineamenti del suo viso sono oscurati artificialmente, in quanto il regista aveva stabilito - per fedeltà al romanzo originale - di non mostrare in alcun modo il volto di Cristo.
  • Nella versione originale del film, il protagonista viene sempre chiamato Giuda. Nella versione italiana, forse per timore che potesse essere identificato con Giuda Iscariota, viene sempre chiamato col titolo del film. Quando si presenta ad altre persone, o viene a sua volta presentato o citato, viene chiamato Giuda Ben-Hur. È chiamato Giuda solo una volta, quando Messala lo apostrofa prima della corsa con le quadrighe dicendogli: «È il nostro giorno Giuda. È fra di noi ora!»

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1960, festival-cannes.fr. URL consultato il 10 giugno 2011.
  2. ^ Il cinema, grande storia illustrata, De Agostini, 1982, Vol. IV, pag. 259
  3. ^ Il cinema, grande storia illustrata, De Agostini, 1982, Vol. IV, pag. 259-260
  4. ^ (EN) Librarian of Congress Adds 25 Films to National Film Registry, Library of Congress, 28 dicembre 2004. URL consultato il 7 gennaio 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]