Daniele Luttazzi

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Daniele Luttazzi
Fotografia di Daniele Luttazzi
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d'autore
Jazz
Pop rock
Periodo di attività 2005 – in attività
Etichetta EMI Italiana
Edel
Album pubblicati 2
Studio 2
Sito web

Daniele Luttazzi, pseudonimo di Daniele Fabbri (Santarcangelo di Romagna, 26 gennaio 1961), è un attore, comico, scrittore e musicista italiano. Il suo pseudonimo è un omaggio al musicista e attore Lelio Luttazzi.[1]

Biografia

Primi anni

Dopo aver frequentato il Liceo-Ginnasio Statale "Vincenzo Monti" a Cesena, si iscrive alla facoltà di medicina dell'Università di Modena: scrive una tesi sperimentale sulla eziopatogenesi autoimmunitaria della gastrite atrofica e la consegna senza discuterla, per protesta contro le baronie universitarie. Capo scout, dal 1979 al 1981 è nella redazione dei mensili Agesci Camminiamo insieme (rover e scolte) e Giochiamo (lupetti e coccinelle).

Per questa rivista scrive e disegna il fumetto Le avventure dei Pezzati, che al secondo anno verrà sospeso dalle gerarchie perché giudicato poco ortodosso.[2] A 18 anni collabora con il settimanale cattolico riminese Il Ponte, per il quale scrive e disegna la pagina umoristica Freezer. Nel 1980, a 19 anni, viene eletto consigliere comunale a Santarcangelo di Romagna nelle file della Democrazia Cristiana[3]. Nel 1987 pubblica alcune vignette sul settimanale satirico Tango ed è uno dei fondatori di Comix.[4]

Gli esordi (1988-1998)

Nel 1988 comincia a scrivere e a recitare in teatro monologhi comici. Nel maggio del 1989 vince il concorso per giovani comici La Zanzara d'oro.[5] Partecipa quindi alla rassegna Riso in Italy al teatro Sistina di Roma: in giuria, Renzo Arbore, che la settimana seguente lo fa esordire nel programma televisivo D.O.C. (Rai 2).[6][7] Per tutta l'estate è l'opinionista comico del "Maurizio Costanzo Show".[6] Nel 1990, registra per il programma Banane (Telemontecarlo) gli sketch comici Marzullo intervista Hitler e Marzullo intervista Gesù, che però vengono censurati dal produttore del programma Sandro Parenzo e non vanno in onda.[8]

I testi degli sketch verranno poi pubblicati nel libro Adenoidi. Nel maggio 1989 viene scritturato di nuovo al Costanzo Show, ma abbandona il programma alla prima puntata in polemica con il nuovo stile televisivo inaugurato da Costanzo, da lui definito "TV del dolore". Nel 1991 porta in scena il monologo Chi ha paura di Daniele Luttazzi?. Nel 1992 scrive e interpreta per RadioDue Onde comiche ovvero Fate entrare i cavalli vuoti, varietà in 12 puntate, che andrà in onda ogni domenica mattina dalle 11 a mezzogiorno.[6] Nel 1993 traduce #$@&! - L'antologia di Lloyd Llewellyn, il fumetto underground di Daniel Clowes per le Edizioni Telemaco di Daniele Brolli.[9]

Nel 1994 pubblica una parodia del bestseller di Susanna Tamaro Va' dove ti porta il cuore, intitolata Va' dove ti porta il clito, per il quale riceve il "Premio Satira Politica Forte dei Marmi".[10] La Tamaro e la Baldini e Castoldi gli fanno causa per plagio[11]. In favore di Luttazzi si pronunciano Maria Corti e Guido Almansi; per la Tamaro Giuseppe Dossena e Piergiorgio Bellocchio[12]. Luttazzi vince la causa: secondo il giudice è parodia e non plagio[13]. La Tamaro fa ricorso e perde di nuovo.[14] Dalla parodia, Luttazzi ricava il monologo teatrale omonimo.[10]

Il grande pubblico comincia a conoscerlo nella stagione 1994-'95 sulla Rai 3 di Angelo Guglielmi, dove è co-autore e interprete del programma Magazine 3, assieme a Gloria De Antoni e Oreste De Fornari.[15][16] Luttazzi cura le rubriche Sesso con Luttazzi, La Piccola Biblioteca, e La cartolina di Luttazzi. I testi verranno riportati nei bestseller Sesso con Luttazzi (da cui è tratto l'omonimo spettacolo teatrale, 1994) e Adenoidi. Raggiunge la popolarità con i personaggi proposti a Mai dire gol dal 1996 al 1998: Panfilo Maria Lippi, il prof. Fontecedro e Luisella.[17] I testi dei tre personaggi sono riportati nei libri Tabloid e Cosmico!.

Celebre la frase con cui il personaggio Panfilo Maria Lippi, parodia del giornalismo italiano, apriva sempre i suoi TG: «Questa edizione del telegiornale andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali».[18] Aldo Grasso, critico tv del Corriere della Sera, interviene in uno sketch nei panni di Dingo, l'amico invisibile di Panfilo.[19] Il professor Dervis Fontecedro, docente universitario freak a Palo Alto, attacca invece la riforma scolastica di Luigi Berlinguer, ministro nel primo governo Prodi.[20][21]. Luisella Gori è invece la tipica annunciatrice Mediaset. I programmi televisivi che annuncia hanno un tratto surreale: "Domenica, Rete4. La Santa Messa. La trama, ingenua, è un pretesto per far cantare i fedeli."[22]

Barracuda: l'esordio come conduttore

La prima trasmissione televisiva tutta sua è Barracuda, andata in onda nel 199899 su Italia 1, programma sul genere del talk-show notturno americano, che oggi ha fra i suoi epigoni maggiori David Letterman e Jay Leno. Secondo quanto dichiarato da Luttazzi al Corriere della Sera[23] nel 2003, il programma subisce il controllo Mediaset e una censura dei contenuti (per esempio nella prima intervista a Claudio Martelli una domanda su Berlusconi) motivo per cui in seguito Luttazzi sarebbe passato in Rai.

Nel 2000, Telecom Italia vara il nuovo servizio 187 e ingaggia Luttazzi come testimonial per la campagna pubblicitaria.[24] Inizialmente il contratto è di un mese, ma lo spot ha un tale successo che il contratto viene rinnovato per due anni.[25] Registi degli spot sono Riccardo Milani e Marcello Cesena.[26] Nel 2001 Berlusconi entra in Telecom e Luttazzi, che nel frattempo ha condotto Satyricon, viene pagato come da contratto, ma non potrà più girare spot per la Telecom.[25]

Satyricon e l'editto bulgaro (2001)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Satyricon (programma televisivo), Intervista a Marco Travaglio a Satyricon e Editto bulgaro.

Con Satyricon (2001) Luttazzi ripropone il talk-show all'americana nella Rai 2 di Carlo Freccero. Le polemiche si susseguono a partire dalla prima puntata, per culminare nella interruzione dopo l'intervista sul libro L'odore dei soldi a Marco Travaglio. Il programma termina alla dodicesima puntata. Berlusconi, dalla Bulgaria in cui si trova in visita ufficiale, accusa Luttazzi, assieme a Michele Santoro ed Enzo Biagi di fare un uso "criminoso" della tv di stato (il cosiddetto "Editto bulgaro") e si augura che la cosa non possa ripetersi in futuro. L'anno seguente, il talk-show di Luttazzi e i programmi di approfondimento politico Sciuscià di Michele Santoro e Il Fatto di Enzo Biagi spariscono dai palinsesti Rai. Berlusconi, Fininvest, Mediaset e Forza Italia lo querelano inoltre per diffamazione chiedendo un risarcimento pari a 41 miliardi. Dopo anni di processi Luttazzi vince la causa.[27]

Attività successive e pressioni politiche (2002-2007)

Luttazzi torna a teatro col monologo Satyricon. Egli lamenta come in alcune regioni, come Puglia, Lombardia e Veneto, i teatri subiscano presunte pressioni politiche al fine di cancellare i suoi spettacoli;[28][29] a Cagliari Mauro Meli, sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico, e il presidente nonché sindaco Emilio Floris cercano di impedire la serata.[30] Nella primavera 2002, Luttazzi pubblica Benvenuti in Italia, un'antologia degli ultimi canovacci teatrali più alcuni racconti. Tra questi c'è Il circo Marx: «Nella Francia imperiale erano stati autorizzati solo otto teatri con rappresentazioni classiche inoffensive, e gli altri spazi dovettero chiudere oppure presentare spettacoli messi in scena da clown. Nel mio Circo ci sono Fassino, Rutelli, D'Alema, Bertinotti e altri, mentre l'imperatore fa quello che vuole», spiega Luttazzi.[31]

Sempre nel 2002, Luttazzi scrive la canzone Sometimes, cantata da Ada Montellanico nel cd Suoni Modulanti.[6] e pubblica la raccolta di illustrazioni Capolavori. Nella stagione 2002-3 porta in scena il monologo satirico Adenoidi, dedicato principalmente al fenomeno Berlusconi.[32] Il 10 novembre Luttazzi è intervistato da Pippo Baudo, in una trasmissione dove si dibatte il tema della censura, circa le presunte misure censoree alle quali sarebbe stato sottoposto, lamentando nuovamente una presunta censura ai suoi danni, operata tagliando alcune sue affermazioni dette durante l'intervista.[33][34] Luttazzi ricorda: «Ai giornalisti fu anche detto che ero stato presente al montaggio. Falso. Il giorno dopo ci fu la strage di Nassiriya, ci misi quattro giorni per far passare sulle agenzie di stampa la denuncia dei tagli subiti. Ma Baudo rimase zitto».[35][36]

Il critico Sebastiano Messina attaccò Luttazzi, sostenendo che si sia autocensurato per convenienza;[33] Luttazzi risponde definendo Messina «incompetente»: «La logica e la deontologia, a questo punto, imporrebbero la rimozione del critico cieco. Finché questo non accadrà, a Repubblica avranno una rubrica scadente di recensioni tv».[37] Qualche tempo dopo, a Messina subentra Antonio Dipollina. Il 24 novembre 2003 la compagnia dell'Archivolto mette in scena a Genova la lettura dei Dialoghi platonici; tra essi c'è anche il racconto Stanotte e per sempre, la cui rappresentazione viene descritta in modo inesatto dalla stampa, tratta in inganno da un'agenzia ANSA secondo cui Luttazzi in scena vestito da Andreotti sodomizzava il cadavere di Aldo Moro.

Sorgono nuove polemiche, e Luttazzi lamenta nuovamente un tenativo di censura nei suoi confronti da parte delle forze politiche[33] e viene minacciata una querela per diffamazione da parte della vedova di Aldo Moro[38]. L'esperta di satira latina Margherita Rubino, che ha visto lo spettacolo, si schiera in favore di Luttazzi.[39] Luttazzi mostra ai probiviri dell'Ordine della stampa il video della serata e le denunce cadono. Nel 2004 Luttazzi decide di terminare la sua collaborazione con la rivista Rolling Stone, «a causa di un'intervista-marchetta a Carlo Rossella» fatta dal direttore Carlo Antonelli.[40]

Quel numero del periodico era contro la guerra in Iraq di Bush e un articolo di Luttazzi collegava il Nigergate a un dossier costruito a Roma in ambienti contigui al Sismi[41], anticipando di un anno lo scoop di Repubblica sul tema; ma nell'intervista di Antonelli a Rossella, che per sua stessa ammissione aveva passato all'ambasciata americana a Roma il falso dossier sulle armi di distruzione di massa in Iraq con cui poi venne giustificata la guerra, le domande vertevano su argomenti giudicati da Luttazzi irrilevanti, tipo «qual era il suo gruppo musicale preferito negli anni '60?».[40][42] Giuliano Ferrara gli offre una rubrica su il Foglio, in cui poter scrivere con piena libertà, ma Luttazzi rifiuta «perché il contesto è importante, e io sul Foglio non voglio comparire».[43]

Ancora nel 2004 la Bompiani pubblica la sua nuova traduzione, integrale e fedele, dei classici di Woody Allen: Rivincite, Senza Piume, Effetti Collaterali. Nella stagione 2004-2005 porta nei teatri Bollito misto con mostarda, spettacolo di satira di attualità.[44] Nell'anteprima per il mensile MAXIM (novembre 2004) dichiara: «Commenterò quello che sta capitando in Italia e nel mondo: guerra, terrorismo, religione e ciò che succede quando la politica è in mano a reazionari del calibro di Bush, Blair e Berlusconi. I quali si stanno dando un gran daffare per risolvere la guerra in Iraq. O almeno, il gran daffare di chi se ne sbatte delle sorti del mondo».[45]

La musica, il teatro e la scrittura dopo il 2005

Il 21 gennaio 2005 pubblica il suo primo album musicale, Money for Dope (EMI).[46] Si tratta di un musical elegiaco, composto da dieci pezzi scritti da Luttazzi nell'arco di vent'anni, e arrangiati dal jazzista e direttore d'orchestra Massimo Nunzi.[47][48] Il disco narra la storia di un'amica morta per overdose e contiene sia aspetti tragici, sia momenti buffi e ironici.[49][50] Nel 2005, per la rivista MicroMega, intervista diversi autori satirici italiani, ponendo loro domande sulla satira. Fra questi Stefano Benni, Sergio Saviane, Riccardo Mannelli.[51] Nella primavera 2005 esce il libro Bollito misto con mostarda, che contiene i testi dello spettacolo e altri inediti.[52] Sempre nel 2005 viene invitato da Adriano Celentano nel programma Rockpolitik, assieme a Biagi e Michele Santoro: Luttazzi e Biagi declinano l'invito.[53]

Il 12 gennaio 2006 Luttazzi "chiude" il suo blog, aperto l'anno precedente, tornando a una pubblicazione poco frequente e disabilitando la possibilità di inserire commenti. Lo scopo è di evitare le derive populistiche che, secondo Luttazzi, la forma di comunicazione del blog favorisce.[54][55][56] Nella stagione 2005-2006 è in teatro con lo spettacolo Come uccidere causando inutili sofferenze, in cui immagina di essere inviato dal governo in missione in Iraq ad allietare le truppe italiane con una compagnia di varietà.[57][58] L'ultima data del tour, il 24 novembre 2006 al Palalottomatica di Roma, fa il tutto esaurito con 7000 spettatori. Nel bis, Luttazzi anticipa alcuni temi del monologo successivo (Barracuda 2007) con una satira del governo Prodi.

Precisando di aver votato Ulivo «perché avevo presente la squallida alternativa», Luttazzi critica con le sue battute la scelta di Clemente Mastella come ministro della giustizia, la disattesa cancellazione delle leggi vergogna, della legge 30 e del L. 21.2.2006 n. 49 (la cosiddetta legge Fini), stigmatizza l'indulto esteso ai reati finanziari e ai grandi crimini, la proposta di legge Gentiloni che non consente la nascita del terzo polo televisivo, e altri aspetti.[59] Luttazzi è però a favore della legge finanziaria, di cui illustra alcune misure, spiegando perché le ritiene efficaci per il risanamento economico. In anteprima dal 10 novembre 2006 a Conegliano, e in prima nazionale il 26 gennaio 2007 a Bologna, Luttazzi debutta con Barracuda 2007. A febbraio 2007 esce il secondo disco, School Is Boring.

Il ritorno in televisione e la nuova uscita (2006-2008)

Luttazzi a Roma nel 2007

Nell'ottobre del 2006, Sky gli propone di inaugurare il nuovo canale comedy, ma l'idea non va in porto.[60] Riguardo al rientro in Rai, Luttazzi esprime forti dubbi: «Hanno messo presidente Petruccioli, direttore Cappon, vicedirettore Leone. All'epoca di Satyricon si espressero tutti e tre in maniera fortemente critica. Secondo loro era l'emblema del peggio che poteva essere fatto in tv»[61].

Nel dicembre del 2006 Pippo Baudo chiede a Luttazzi di presentare con lui il Festival di Sanremo 2007, ottenendo un rifiuto. Per motivare la sua decisione, Luttazzi sostiene che: «Non è il mio contesto. Io faccio satira vera, parlo di politica, religione, sesso e morte. Cosa ci farei lì?». Magari solo per il gusto di veder finire l'embargo RAI. «Capisco la motivazione dell'invito di Baudo. Ma non mi interessa fare la scimmietta del circo». Dal 3 novembre 2007 conduce il varietà satirico Decameron che va in onda nella seconda serata del sabato sera di LA7 e tratta, come recita il titolo, di "politica, sesso, religione e morte"[62]. Nelle prime due puntate in una fascia oraria in cui gli ascolti di La7 hanno uno share dello 0,9%, ottiene uno percentuale di spettatori media del 6,2.

Il programma viene sospeso sabato 8 dicembre 2007, prima della messa in onda della sesta puntata, che avrebbe dovuto trattare dell'ultima enciclica promulgata da papa Benedetto XVI.[63] La7 sospende il programma per una battuta contro Giuliano Ferrara, ritenuta offensiva e lesiva del giornalista, uno dei volti più noti della rete.[64] Riprendendo un famoso monologo del comico statunitense Bill Hicks, che imitava il giornalista Rush Limbaugh (di cui Giuliano Ferrara, per Luttazzi, è la versione italiana), nella quinta puntata Luttazzi pronuncia questa battuta satirica:

« Dopo quattro anni di guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema: penso a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta. Va già meglio no?".[65] »

Conseguono alla battuta anche polemiche circa un presunto plagio da parte di Luttazzi nei confronti del più noto comico Bill Hicks, del quale Luttazzi prende la battuta, pronunziandosi però in senso negativo (negando il plagio) il tribunale, nel 2012, adito circa la questione della sospensione arbitraria della trasmissione. Per il direttore de La7 è un insulto a Giuliano Ferrara, ma Ferrara ammette che quella di Luttazzi è una battuta satirica. Secondo Luttazzi, quindi, avrebbe ragione Dario Fo, quando sostiene che la sospensione del programma sarebbe invece dovuta al monologo della sesta puntata sulla enciclica papale Spe Salvi. L'attore ritiene infatti pretestuoso il motivo addotto dalla direzione della rete e nota che il suo contratto con La7 impediva la sospensione del programma.[66]

Dopo la sospensione, Telecom fa causa a Luttazzi. Il 14 novembre 2008 ha debuttato al Gran Teatro di Roma il monologo Decameron, che comprende quanto previsto per la sesta puntata della trasmissione tv di cui sopra. Nel marzo del 2012 La7 perse la causa contro Luttazzi: secondo la sentenza, La7 chiuse Decameron in modo arbitrario e illegittimo e la battuta su Giuliano Ferrara non fu insulto (ne plagio), ma satira; il giudice condannò La7 a un pagamento che, fra penali e mancati versamenti, ammontava a 1 milione e 200 000 euro lordi, più interessi e spese legali.[67] "Il tribunale di Roma ha tutelato il diritto di fare satira sancito dalla Costituzione", commentò Luttazzi sul suo blog.[68]

L'intervento a Raiperunanotte (2010)

Il 25 marzo 2010 Luttazzi partecipa a Raiperunanotte, trasmissione condotta da Michele Santoro dedicato alla censura applicata ai programmi televisivi di discussione politica durante il periodo di campagna elettorale[69] e definito "il più grande evento della storia del web italiano"[70]. Il suo esplicito monologo satirico, che riprende la parte iniziale dello spettacolo teatrale Decameron, ha enorme successo tra gli spettatori presenti, e durante la sua performance Luttazzi afferma:

« L'uso che Minzolini... Come si chiama quell'altro? Masi... No, ma quell'altro... Berlusconi... hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso! »
(Daniele Luttazzi, Raiperunanotte, 25 marzo 2010)

"rispondendo" e parodiando, a distanza di otto anni, il cosiddetto editto bulgaro.

Attività successive

Nel novembre 2009 pubblica con Feltrinelli il saggio politico-satirico La guerra civile fredda. Nel 2011 viene pubblicato il graphic-novel La quarta necessità, soggetto e sceneggiatura di Luttazzi, tavole di Massimo Giacon. In occasione delle elezioni politiche 2013, Luttazzi dà alle stampe il romanzo satirico Lolito, pubblicato in edicola allegato a il Fatto Quotidiano il 22 febbraio dello stesso anno; ha venduto 25.000 copie in un solo giorno. Visto il grande successo, il Fatto Quotidiano ne ha approntato una ristampa immediata[71][72], esaurita la quale l'editrice Chiarelettere ha pubblicato (maggio 2013) una nuova prima edizione del romanzo per il canale librerie.[73].

Idee, pensieri, opinioni

Luttazzi sottolinea come una battuta comica condivida con la poesia alcune regole: per esempio la brevità, l'esattezza dei termini e il ritmo[74]. Ogni battuta contiene una piccola verità umana che predispone l'animo alla risata, ma a far scattare la risata, sostiene Luttazzi, è la tecnica della battuta, non il suo contenuto.[75]

La deontologia del comico, secondo Luttazzi, consiste nel dire battute che fanno ridere l'autore.[76]

La satira, dice Luttazzi, si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte,[26][77][78][79] e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie e attacca i pregiudizi.

Luttazzi definisce "sfottò fascistoide" ogni materiale satirico che dileggi la vittima di un sopruso poiché questo tipo di sfottò si schiera di fatto dalla parte dei carnefici. [80]

Accuse di plagio

Nel 1994 Susanna Tamaro e la Baldini e Castoldi fanno causa a Luttazzi per plagio dopo la pubblicazione di Va' dove ti porta il clito, parodia di Va' dove ti porta il cuore[81]. In favore di Luttazzi si pronunciarono Maria Corti, Guido Almansi, Patrizia Violi e Omar Calabrese; per la Tamaro Piergiorgio Bellocchio[12]: Luttazzi vinse la causa[82] e, in un post del 2005, affermò che da quel momento decise di utilizzare lo "stratagemma di Lenny Bruce" (ovvero l'inserimento di citazioni satiriche nascoste nei propri testi e monologhi) come difesa legale dalle querele miliardarie[83].

Con la messa in onda di Satyricon (Rai 2, 2001), giornalisti e telespettatori iniziarono ad avanzare nei confronti di Luttazzi nuove accuse di plagio. Alcune lettere a Il Foglio del 13 e 19 gennaio 2001 sostenevano che Luttazzi imitasse il Late Show di David Letterman e ne copiasse la battute[84]. Il 1º febbraio un attacco a Luttazzi venne dal critico televisivo de la Repubblica Antonio Dipollina, che sostenne con forza come in Satyricon il modello dello show di Luttazzi fosse copiato dal Late Show, una tipologia di programma televisivo che, sempre secondo Dipollina, era assente nel panorama televisivo italiano[85]. Luttazzi si difese, due giorni dopo, con una lettera alla redazione del quotidiano, affermando di non nascondere affatto le somiglianze tra Satyricon e il David Letterman Show. La sorgente del modello però sarebbe il:

« ...talk-show originale cui lo stesso Letterman si ispira: il Tonight Show inventato nel 1962 dal grande Johnny Carson e trasmesso per 30 anni dalla NBC»
(Daniele Luttazzi, la Repubblica, 3 febbraio 2001[86])

Nella stessa sede Luttazzi afferma che:

« Tutte le battute di Satyricon sono originali (se si sostiene il contrario occorre fare degli esempi precisi, altrimenti mi si devono delle scuse). »
(Daniele Luttazzi, la Repubblica, 3 febbraio 2001[86])

L'8 dicembre 2007 Luttazzi attaccò Giuliano Ferrara in un monologo durante la trasmissione Decameron in onda sull'emittente televisiva LA7: l'episodio causò la sospensione del programma[87]. La battuta di Luttazzi su Ferrara conteneva riferimenti a un monologo degli anni novanta nel quale il comico statunitense Bill Hicks criticava il giornalista Rush Limbaugh[88] (anni dopo, nel marzo 2012, LA7 ha perso la causa contro il comico, ed è stata condannata al pagamento di un milione e 200 000 euro come risarcimento[67]).

Nel suo blog Luttazzi riassume la sentenza in tre punti, il terzo dei quali recita "La battuta su Giuliano Ferrara non fu plagio."[83] LA7 ha dichiarato che ricorrerà in appello. Il 13 dicembre, su Il Foglio, Christian Rocca commentò l'episodio affermando che in diverse occasioni Luttazzi aveva sfruttato l'ispirazione di altri, citando come esempi non solo Letterman e Conan O'Brien, ma i comici anglofoni Bill Hicks, George Carlin, Eddie Izzard, Lewis Black, Chris Rock, Linda Smith e Steven Wright[89]. Rocca riporta come Luttazzi abbia sostenuto aspre polemiche con chi riprendeva in Italia le sue battute e i format da lui utilizzati, cita la "caccia al tesoro" ma sostiene che la quantità e il modo con cui sono ripresi i lavori vadano ben oltre la citazione.[89]

A partire dal gennaio 2008 un blog anonimo iniziò a segnalare i presunti plagi di Luttazzi, riportando l'autore e la versione originale di quelle che riteneva le battute copiate. Il 6 giugno 2010, il Giornale[90] diede notizia di un video anonimo pubblicato in Internet che metteva a confronto brani del repertorio di comici anglofoni con la corrispondente versione di Luttazzi. La notizia venne ripresa nei giorni successivi da la Repubblica[91], l'Unità[92] e Corriere della Sera[93], destando scalpore. Dal video si evince tra l'altro che alcuni dei monologhi di Satyricon contenevano calchi di monologhi di spettacoli comici statunitensi[94][95][96].

Luttazzi replicò con un post sul suo blog affermando che il video in questione era diffamatorio. Egli sostenne che inseriva volutamente citazioni di altri comici per due ragioni: organizzare una "caccia alla citazione" per i fan e per potersi difendere da eventuali accuse "di non fare satira", potendo controbattere che le proprie erano in realtà dei massimi autori satirici statunitensi. Ricordò che lui stesso diede questa notizia in un messaggio del 2005 sul proprio blog[83]. Secondo Luttazzi, non si tratta di plagi ma di calchi, riscritture e citazioni – e in quanto tali, legittimi; e il suo blog conteneva l'elenco dei comici e degli scrittori utilizzati nei suoi lavori. Nel 2013, in un'intervista concessa a il Fatto quotidiano per l'uscita di Lolito, Luttazzi torna sul caso, inquadrandolo storicamente e attribuendone lo scalpore a due pregiudizi condivisi dalla gente: quello del realismo referenziale e quello dell'autore originale.[97]

Reazioni

Sulle pagine de l'Unità, il 10 giugno 2010, Francesca Fornario riporta un suo scambio di e-mail con Daniele Luttazzi, un vivace botta e risposta seguito all'uscita del video sui presunti plagi. La Fornario scrive che in rete si parla di una durata dei presunti plagi, che raggiungerebbe i 500 minuti su 1200 di repertorio di Luttazzi, e si dichiara profondamente delusa dell'inganno che Luttazzi avrebbe perpetrato nei confronti dei suoi estimatori. Luttazzi sostiene che il video sia diffamatorio, che i fatti siano già stati resi pubblici da lui anni prima, nel 2005 e nel 2007, e che lo stratagemma della caccia al tesoro fosse noto e dichiarato, un aspetto fondamentale della questione rimosso dagli accusatori[98].

Aldo Grasso, sul Corriere della Sera del 12 giugno 2010, pone l'accento sull'ipocrisia di chi accusa Luttazzi sul web, dove l'informazione è considerata free e il copyright è visto come il diavolo, ma anche sulla difesa poco spiritosa scelta da Luttazzi[93]. Quest'ultimo concetto è ribadito dalla giornalista Concita De Gregorio, in un suo articolo del 13 giugno 2010 su l'Unità[99]. Il 13 giugno 2010, sempre su l'Unità, il collettivo Wu Ming evidenzia come molti fan, in seguito alla polemica, stiano diventando feroci detrattori del comico, con il rischio di fare passare in secondo piano il ruolo di Luttazzi nel rinnovamento della scena satirica italiana[100].

Il regista Roberto Faenza, con un articolo pubblicato su il Fatto Quotidiano del 13 giugno 2010, difende Luttazzi citando le parole di Roberto Benigni, che paragona il copiare di Luttazzi al copiare dei grandi della storia della poesia e del Teatro (da Virgilio, Ovidio, Dante e Shakespeare a Buster Keaton, Eduardo De Filippo e Woody Allen), e citando l'inevitabilità per l'artista di rielaborare temi affrontati da altri e il problema del diritto d'autore nell'era di Internet[101].

La controversia ha avuto eco anche nel resto del mondo: il 9 giugno 2010, Emo Philips dedica al caso parecchi post sulla propria pagina Facebook; il 13 giugno 2010 Bill Scheft (da quasi vent'anni nello staff di David Letterman) nega categoricamente qualsiasi contatto con Luttazzi (Luttazzi affermò di aver scritto a Bill Scheft e di aver ricevuto una risposta dalla redazione del Late Night) spingendosi anche a mettere in discussione la paternità, rivendicata da Luttazzi, di una battuta su al-Qaeda[102]; il 16 giugno 2010 lo show di Keith Olbermann, citando l'articolo di Repubblica, nomina Luttazzi nella rubrica satirica «Worst Person In The World».[103].

Procedimenti giudiziari

Accuse di evasione fiscale

Il 4 ottobre 2014 la procura di Civitavecchia ha iscritto nel registro degli indagati Daniele Luttazzi per evasione fiscale di oltre 140.000 euro di Irpef. Secondo l'accusa, la società Krassner Entertainment, che gestisce i diritti di immagine del comico, avrebbe falsificato le scritture contabili permettendo a Luttazzi l'evasione fiscale.[104] Pronta la replica di Luttazzi: "Non sono un evasore fiscale, la Guardia di finanza ha avuto un abbaglio" [105]

Opere

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opere di Daniele Luttazzi.

Discografia

Televisione

Spettacoli teatrali

  • Non qui, Barbara, nessuno ci sta guardando (1989)
  • Chi ha paura di Daniele Luttazzi? (1991)
  • Sesso con Luttazzi (1993, 1999, 2003, 2008)
  • Va' dove ti porta il clito (1995, 2009)
  • Adenoidi (1996)
  • Tabloid (1997)
  • Barracuda LIVE (1998)
  • Satyricon (2001)
  • Adenoidi 2003 (2003)
  • Dialoghi platonici (2003) (recitati da attori dello Stabile di Genova e dell'Archivolto, per la regia di Giorgio Gallione)
  • Bollito misto con mostarda (2004)
  • Come uccidere causando inutili sofferenze (2005)
  • Barracuda 2007 (2007)
  • Decameron (2008)

Concerti

Riconoscimenti

  • 1994 - Premio Satira Politica Forte dei Marmi ("Va' dove ti porta il clito")
  • 1995 - Premio Regia Televisiva (co-autore e co-conduttore, "Magazine 3")
  • 1996 - Premio Regia Televisiva (co-autore e co-interprete, "Mai dire gol")
  • 1997 - Premio Regia Televisiva (co-autore e co-interprete, "Mai dire gol")
  • 1999 - Premio Regia Televisiva ("Barracuda")
  • 2008 - Premio Riccione TTV ("Decameron")

Note

  1. ^ Intervista a Lelio Luttazzi, 4 maggio 2006
  2. ^ Un comico tra i comics, intervista a cura di Alessandro Di Nocera
  3. ^ Andrea Montanari, Ma Luttazzi era un Dc in Quotidiano.net, 14 febbraio 2001. URL consultato il 20 novembre 2008.
  4. ^ Luttazzi Daniele (Santarcangelo di Romagna, Rimini 1961), comico., in F. Cappa, Piero Gelli (curatori), Dizionario dello spettacolo del 900, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2000, ISBN 88-8089-295-9.
  5. ^ Alessandro Valentini. Intervista esclusiva a Daniele Luttazzi, «Teatro.org», 4 marzo 2006
  6. ^ a b c d Partecipazione a Radio Città Futura, 2 novembre 2003
  7. ^ Video dell'esordio tv di Luttazzi, nelle trasmissioni D.O.C. (Rai 2, 1988) e Fate il vostro gioco (Rai 2, 1989) [1]
  8. ^ Andrea Scanzi, Fabio Fazio (e non solo): i santini del veltronismo in Micromega, gennaio 2009. URL consultato il 25 agosto 2014.
  9. ^ Alessandro di Nocera. Un comico tra i comics, «ComicUS.it», 3 febbraio 2004
  10. ^ a b Articolo sul sito di RaiUno, 30 giugno 1999
  11. ^ Alessandra Arachi, Luttazzi discolpati, hai plagiato la Tamaro in Corriere della Sera, 11 novembre 1995. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  12. ^ a b Giulia Borgese, Questa non è parodia. Parola di Bellocchio, perito della Tamaro in Corriere della Sera, 2 dicembre 1995. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  13. ^ Giulia Borgese, Luttazzi Tamaro: parodia non è reato in Corriere della Sera, 16 novembre 1995. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  14. ^ Luttazzi, battute libere, intervista del regista Michele Schiavino pubblicata su il Mattino online, 13 marzo 2003 [2]
  15. ^ Ho inventato Luttazzi, ma lui ha sbagliato, articolo su il Giornale del 9 febbraio 2001, p.4 [3]
  16. ^ Amo la tv, quella vera Monica Baulino intervista Gloria De Antoni per il Friuli, anno XI numero 25, 1º luglio 2005 [4]
  17. ^ Daniele Luttazzi, uno scrittor-comico, «Cafè Letterario», 28 novembre 1997
  18. ^ Recensione di Massimiliano Finotti per la nuova dello spettacolo Tabloid andato in scena l'11 aprile 1998 a Bardonecchia
  19. ^ Aldo Grasso partecipò alla puntata di Tabloid del 14 aprile 1997 nei panni di Dingo [5]
  20. ^ La satira è satura, articolo di Enrico Arosio per L'Espresso del 27 giugno 2006.
  21. ^ Intervista di Giovanni Di Grezia per Il Corsivo dopo lo spettacolo Adenoidi 2003 in scena a Cagliari, 7 aprile 2003 [6]
  22. ^ Cosmico!, pp.111-138
  23. ^ Maria Volpe, Luttazzi: Pentito? Torno in Rai e attacco tutti in Corriere della Sera, 10 novembre 2003. URL consultato il 4 agosto 2007.
  24. ^ Intervista concessa a Fiorenza Gonzales, gennaio 2003 [7] [8]
  25. ^ a b Presentazione delle traduzioni di Woody Allen a Napoli, 26 febbraio 2005
  26. ^ a b Man on the moon, intervista esclusiva dopo l'editto bulgaro concessa ad Andrea Scanzi per Il mucchio selvaggio, maggio/settembre 2002 [9][10][11][12]
  27. ^ La Repubblica:Luttazzi torna in TV. URL consultato il 17 luglio 2011.
  28. ^ Benvenuti in Italia, intervista di Enrico Arosio, L'espresso, 28 marzo 2002 [13]
  29. ^ Berlusconi? Uno che si fa gli affari suoi, intervista concessa a Daniela Preziosi per Avvenimenti, 1º marzo 2002 [14]
  30. ^ Recensione di Vito Biolchini dello spettacolo Satyricon al teatro comunale di Cagliari, 13 marzo 2002
  31. ^ Rodolfo Di Giammarco, Luttazzi: "Siamo al regime ma io resto un ottimista" in la Repubblica, 27 febbraio 2002. URL consultato il 4 agosto 2007.
  32. ^ Marco Bracconi, Il ritorno di Daniele Luttazzi "Perché Bin Laden in tv e io no?" in la Repubblica, 1º novembre 2002. URL consultato il 4 agosto 2007.
  33. ^ a b c Il paese dei buffoni in politica, articolo di Gianfranco Capitta per il manifesto, 29 novembre 2003 p.15 [15]
  34. ^ Luttazzi accusa la Rai "Mi hanno censurato" in la Repubblica, 14 novembre 2003. URL consultato il 4 agosto 2007.
  35. ^ Daniele Luttazzi, ritorno light satira politica ma con misura in la Repubblica, 10 novembre 2003. URL consultato il 4 agosto 2007.
  36. ^ Sebastiano Messina, Per chi suona la campana di Pippo in la Repubblica, 11 novembre 2003. URL consultato il 4 agosto 2007.
  37. ^ Intervista Luca Barachetti, 6 giugno 2004 [16] [17] [18]
  38. ^ ["http://www.adnkronos.com/IGN/Archivio/index.php?archiveNews=1965707&tr=AND&searchString=luttazzi%20moro%20andreotti" "ADN0342 7 CRO 0 RR1 CRO RLA MORO: LA VEDOVA QUERELA IL COMICO DANIELE LUTTAZZI"], "03-DIC-03 12:44". URL consultato il 26 agosto 2011.
  39. ^ Luttazzi e l´orrore artistico: "Niente scandalo per Moro", recensione-intervista di Donatella Alfonso e Margherita Rubino per l'edizione genovese de la Repubblica, 26 novembre 2003 [19]
  40. ^ a b Intervista concessa a Fabio Amadei e Alex Mallozzi per il sito NuovoAlice, 16 dicembre 2005 [20] [21] [22]
  41. ^ [23], articolo di Rolling Stone, del febbraio 2005
  42. ^ Intervista di Paolo Madeddu della rivista Rolling Stone, concessa nel novembre 2004 e pubblicata nel febbraio 2005 versione integrale pubblicata sul sito di Luttazzi, versione censurata [24]
  43. ^ Puck ci prova con...Daniele Luttazzi, intervista per "the Artist", mensile di fumetto underground, n.5 novembre 2004
  44. ^ Rodolfo Di Giammarco, Luttazzi ritorna a teatro "I politici? un carrello di bolliti" in la Repubblica, 14 novembre 2004. URL consultato il 4 agosto 2007.
  45. ^ Intervista concessa a Maxim, novembre 2004
  46. ^ Intervista a Media World Magazine, febbraio 2005
  47. ^ Sandro Chetta. Daniele Luttazzi, «FreakOut online», 14 agosto 2005
  48. ^ Carlo Moretti, Luttazzi: "Non solo satira ora canto me stesso" in la Repubblica, 1º febbraio 2005. URL consultato il 4 agosto 2007.
  49. ^ Ampia intervista concessa a Giulia Santerini per la rubrica Capital Tribune su Radio Capital, 11 febbraio 2005 [25]
  50. ^ Interview... Daniele Luttazzi, «L'Occhio», 28 settembre 2005
  51. ^ Domande sulla satira a chi la satira la fa, Luttazzi intervista Stefano Benni, Sergio Saviane e Riccardo Mannelli, 2005 [26] [27]
  52. ^ Daniele Luttazzi presenta e legge Bollito misto con mostarda, video sul sito della Feltrinelli [28]
  53. ^ Santoro da Celentano? Un errore, non doveva, intervista di Sandra Cesarale per il Corriere della Sera, 17 gennaio 2006
  54. ^ Rompete le righe!, messaggio con cui Luttazzi chiude il formato precedente del suo blog [29]
  55. ^ E Luttazzi chiuse il suo blog, articolo de il manifesto, 22 gennaio 2006
  56. ^ E Luttazzi si sfila dall'arena «Non sono capo-popolo», articolo de La Stampa, 14 gennaio 2006
  57. ^ Intervista concessa a Radio Sherwood sullo spettacolo Come uccidere causando inutili sofferenze, 29 marzo 2006 disponibile audio mp3
  58. ^ Vado in Iraq con Aida e Manuela, intervista di Andrea Amato per a News Settimanale, numero 34 in edicola dal 19 gennaio 2006 [30] [31]
  59. ^ Luttazzi critica Prodi: L'indulto? Una legge "Previti-Consorte", resoconto dello spettacolo al Palasport di Roma il 24 novembre 2006, Corriere della Sera 26 novembre 2006
  60. ^ Intervista concessa a il Messaggero Veneto, 8 dicembre 2006 p.15
  61. ^ Luttazzi: Sono politicamente molto scorretto, intervista per il settimanale La Rinascita, 17 novembre 2006
  62. ^ la stampa.it 11 luglio 2007
  63. ^
  64. ^ Offese a Giuliano Ferrara La7 sospende Decameron, repubblica.it, 8 dicembre 2007. URL consultato l'8 dicembre 2007.
  65. ^ Dura invettiva contro il direttore del Foglio - Corriere.it
  66. ^ Luttazzi "La censura? Ho criticato l'Enciclica".
  67. ^ a b Luttazzi vince la causa contro La7, corriere.it, 10 marzo 2012. URL consultato il 10 marzo 2012.
  68. ^ DL Blog
  69. ^ Tutto esaurito per Santoro. E maxischermo fuori dal PalaDozza
  70. ^ Santoro,13% share e boom web
  71. ^ Lolito. Una parodia Il Fatto Quotidiano
  72. ^ “Lolito”. Da domani ristampa in edicola, il Fatto Quotidiano
  73. ^ Lolito su chiarelettere.it
  74. ^ Il ritorno di Luttazzi: "La satira è un'arte, non banale denuncia", intervista di Rodolfo Di Giammarco per la Repubblica, 17 gennaio 2006 [32]
  75. ^ [33] blog di Luttazzi, la Palestra, 4 maggio 2009
  76. ^ [34] Lepidezze postribolari, 2007
  77. ^ Stefania Rossini, Provoco ergo sum in L'espresso, 10 luglio 2003. URL consultato il 4 agosto 2007.
  78. ^ Meglio "barracuda" ..., intervista di Chiara Pavan per Il Gazzettino Online: il quotidiano del NordEst, 29 marzo 2006 [35]
  79. ^ Intervista rilasciata a Alessandra Valentini per il settimanale La Rinascita, 28 novembre 2003
  80. ^ Saggio di Luttazzi per "il manifesto", 3 settembre 2009
  81. ^ Alessandra Arachi, Luttazzi discolpati, hai plagiato la Tamaro in archiviostorico.corriere.it, 11 novembre 1995, p. 35. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  82. ^ Giulia Borgese, Luttazzi Tamaro: parodia non è reato in archiviostorico.corriere.it, 16 novembre 1995, p. 33. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  83. ^ a b c Daniele Luttazzi, Luttazzi smascherato! (10 giugno 2010) in danieleluttazzi.blogspot.com, 15 luglio 2011. URL consultato il 22 settembre 2011.
  84. ^ Christian Rocca, Contro Luttazzi in camilloblog.it (da Il Foglio), 13-19 febbraio 2011. URL consultato il 22 settembre 2011.
  85. ^ Antonio Dipollina, Telematch in ricerca.repubblica.it, 1º febbraio 2001, p. 46. URL consultato il 22 settembre 2011.
  86. ^ a b Daniele Luttazzi, Lettere in ricerca.repubblica.it, 3 febbraio 2011, p. 14. URL consultato il 22 settembre 2011.
  87. ^ Offese a Giuliano Ferrara, LA7 sospende "Decameron" in repubblica.it, 8 dicembre 2007. URL consultato il 22 settembre 2011.
  88. ^  Daniele Luttazzi e Bill Hicks a confronto. YouTube, 8 luglio 2008. URL consultato in data 22 settembre 2007.
  89. ^ a b Christian Rocca, “You know how you can tell when a moth farts, Daniele?” in camilloblog.it (da Il Foglio), 13 dicembre 2007. URL consultato il 22 settembre 2011.
  90. ^ Massimiliano Lussana, Quel copione di Luttazzi smascherato battuta per battuta in ilgiornale.it, 6 giugno 2010. URL consultato il 22 settembre 2011.
  91. ^ Katia Riccardi, La Rete contro Luttazzi: "Copia" in repubblica.it, 9 giugno 2010. URL consultato il 22 settembre 2011.
  92. ^ Francesca Fornario, Le nostre 10 domande a Luttazzi in unita.it, 8 giugno 2010. URL consultato il 22 settembre 2011.
  93. ^ a b Aldo Grasso, Luttazzi, gag copiate: ma così fan tutti in corriere.it, 12 giugno 2010. URL consultato il 14 giugno 2010.
  94. ^  Luttazzi copia - Parte 1. video.unita.it. URL consultato in data 22 settembre 2011.
  95. ^  Luttazzi copia - Parte 2. video.unita.it. URL consultato in data 22 settembre 2011.
  96. ^  Luttazzi copia - Parte 3. video.unita.it. URL consultato in data 22 settembre 2011.
  97. ^ Malcom Pagani, Daniele Luttazzi: "Dov'ero finito? Dentro questo libro" in il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2013.
  98. ^ Francesca Fornario, page=41&dd=10&mm=06&yy=2010&nn=&ed=Nazionale&url=http://82.85.28.114/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20100610/pdf/NAZ/pages/20100610_41_10CUL41A.pdf Storia di uno psicodramma chiamato Luttazzi - «Quel video? Diffamazione» in archivio.unita.it, 10 giugno 2010, p. 41. URL consultato il 22 settembre 2011.
  99. ^ Concita De Gregorio, Perché mentire? in unita.it, 13 giugno 2010. URL consultato il 14 giugno 2010.
  100. ^ Wu Ming, I Wu Ming su Luttazzi: «Sbranato dalla comunità dei fan» in unita.it, 13 giugno 2010. URL consultato il 14 giugno 2010.
  101. ^ Roberto Faenza, L'eterna maledizione del plagio in il Fatto Quotidiano, 13 giugno 2010.
  102. ^ Bill Scheft, Just when I think I have nothing post-able... in billscheft.tumblr.com, 13 giugno 2010. URL consultato il 22 settembre 2011.
  103. ^  (EN) Keith Olbermann: "Worst Person In The World". YouTube, 16 giugno 2010. URL consultato in data 22 settembre 2011.
  104. ^ Corriere online, «Ha evaso 140 mila euro» Daniele Luttazzi indagato.
  105. ^ Huffington post, Daniele Luttazzi risponde alle accuse: "Non sono un evasore fiscale, la Guardia di Finanza ha avuto un abbaglio".

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