Nigergate

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Il Nigergate è il neologismo con cui si indica lo scandalo legato a presunti contatti tra Niger e Iraq in merito alla fornitura di uranio per la fabbricazione di armi nucleari[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda venne alla luce con un'inchiesta svolta dai giornalisti italiani Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo, del quotidiano La Repubblica, secondo cui l'intelligence militare italiana, il SISMI, avrebbe consegnato alla CIA falsi documenti che avrebbero dovuto provare l'importazione di uranio dal Niger da parte dell'Iraq di Saddam Hussein. Tali documenti, secondo la ricostruzione dei due giornalisti, sarebbero stati utilizzati dal Presidente degli Stati Uniti George W. Bush come prova dei tentativi del dittatore iracheno di procurarsi armamenti nucleari, causa scatenante la seconda guerra del Golfo.

Il primo articolo dell'inchiesta venne pubblicato su La Repubblica nell'ottobre del 2005. Il 31 ottobre 2005 l'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo l'incontro con il presidente George W. Bush alla Casa Bianca, affermò che Bush aveva confermato di non aver ricevuto alcuna informazione dall'Italia. Tuttavia, il presidente americano non si è mai espresso apertamente sulla vicenda. Inoltre, Berlusconi ha aggiunto che l'informazione sarebbe arrivata dagli inglesi, i quali, però, l'avrebbero ricevuta dagli italiani.

L'inchiesta di Judith Miller[modifica | modifica wikitesto]

Nella metà del 2002 i rapporti diplomatici fra gli Stati Uniti e l'Iraq erano molto tesi: l'amministrazione Bush, che era da un anno impegnata nella guerra in Afghanistan, asseriva che Saddam Hussein fosse venuto in possesso di uranio e altro materiale necessario per la costruzione di un bomba atomica. Il caso scoppiò l'8 settembre, quando Judith Miller, insieme a Michael Gordon, pubblicarono sul New York Times una lunga inchiesta in cui si parlava dei tubi di alluminio che Saddam Hussein si sarebbe procurato per fabbricare armi atomiche.

L'inchiesta provocò l'immediata reazione del presidente Bush: il 26 settembre Colin Powell dichiarò al Senato che Saddam Hussein era in possesso di strumenti atti alla fabbricazione di armi nucleari. Inoltre, nei mesi successivi sul tavolo del presidente Bush sarebbero anche arrivati dei fascicoli contenenti prove relative all'acquisto di yellowcake, ovvero uranio proveniente dal Niger. Lo stesso ambasciatore alle Nazioni Unite John Negroponte alimentò il sospetto che l'Iraq possedesse uranio. Il 28 gennaio 2003 George W. Bush annunciò ufficialmente nel discorso "State of the Union" ("Stato dell'Unione") che il governo britannico era in possesso di prove che avrebbero confermato la presenza, in Iraq, di uranio utile per armi di distruzione di massa.

La genesi del fascicolo[modifica | modifica wikitesto]

Si scoprì nel 2004, attraverso alcuni giornali inglesi (Financial Times, Sunday Times), che l'informazione era arrivata da un italiano, Rocco Martino. Egli confessò, aggiungendo però di essere stato a sua volta ingannato. Rocco Martino viene descritto dai giornali come un carabiniere fallito, in cerca di denaro, che nel 2000 decide di approfittare delle difficoltà francesi in Niger (in quel Paese, infatti, aveva avuto inizio un traffico di uranio clandestino, di cui non si riusciva a trovare l'acquirente ultimo). Secondo le ricostruzioni, Rocco Martino avrebbe deciso di approfittarne, entrando in contatto con alcuni elementi dell'ambasciata nigerina, dai quali ottiene carte intestate e timbri. Con queste carte, Martino e i suoi complici avrebbero realizzato un falso protocollo d'intesa fra Niger e Iraq sull'uranio, e venduto tale documento ai servizi francesi. Questi ultimi però riconobbero l'inattendibilità del documento e abbandonarono questa pista.

11 settembre 2001[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 Martino, insieme con Antonio Nucera, venne richiamato in servizio dal SISMI (di cui era appena diventato direttore Nicolò Pollari, nominato da poco da Berlusconi). In quel periodo il SISMI è fortemente impegnato, insieme alla CIA, nella guerra al terrorismo internazionale a seguito degli attentati dell'11 settembre 2001. I servizi statunitensi cercano prove e collegamenti tra gli attentati e l'Iraq di Saddam Hussein, per cui ogni documento in qualche modo legato all'ex rais iracheno viene attentamente studiato, compreso il fascicolo di Martino (che viene riaperto e passato ai servizi segreti inglesi del MI6). Nonostante le smentite giunte a suo tempo dal governo italiano, lo stesso Pollari ammise che nel 2001 Martino fu costantemente sorvegliato dai servizi segreti italiani durante il suo viaggio a Londra, dove consegnò il fascicolo al MI6. Nel frattempo il SISMI avrebbe passato lo stesso fascicolo alla CIA, precisamente a Greg Thielmann.

L'informativa di Martino passa da una scrivania all'altra: molti analisti della CIA riconobbero l'inconsistenza della storia. Nonostante questo, ne nacque un dossier che affermava l'esistenza di un accordo fra Iraq e Niger sulla fornitura di 500 tonnellate di uranio all'anno. Il dossier venne subito contestato, secondo l'ipotesi che le miniere nigerine non sono capaci di produrre più di 300 tonnellate all'anno. George Tenet, allora direttore della CIA, decise tuttavia di non ignorare il dossier. Nonostante questo, la diffidenza sul dossier all'interno della CIA è troppo forte, ed il dossier di Martino venne nuovamente accantonato. In ogni caso, in quei giorni Pollari prende contatti con il Ministero della Difesa americano, e il 9 settembre 2002 incontra il vicesegretario di Condoleezza Rice, Stephen Hadley.

Nel frattempo, il falso documento di Martino e il dossier del Dipartimento di Stato finiscono per essere oggetto di un servizio del settimanale Mondadori Panorama. Lo stesso direttore di allora, Carlo Rossella, avrebbe consegnato il dossier all'ambasciata americana a Roma.

Secondo le ricostruzioni, Il SISMI aveva l'informazione di Martino sin dal 2000 (quando i Servizi Segreti rispondevano all'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema), ma l'aveva archiviata perché ritenuta inattendibile. Martino, però, la consegnò a Panorama, il cui direttore riferì tutto all'ambasciata americana di Roma, e da qui l'informazione giunse negli Stati Uniti. La CIA, dopo un'indagine interna durata tre mesi, produsse infine la documentazione che inviò al vicepresidente Dick Cheney.

Secondo Bonini e D'Avanzo, il 9 settembre 2002 Pollari incontrò Hadley, il giorno dopo che Judith Miller aveva pubblicato l'inchiesta sui tubi di alluminio. Hadley mise in relazione i due avvenimenti e l'11 settembre 2002 chiese alla CIA il nullaosta per utilizzare l'informazione di Martino nel discorso di Bush. La CIA acconsentì, pur ribadendo la debolezza dell'informazione.

Pochi giorni dopo, il 24 settembre, Tony Blair annunciò di essere in possesso di un dossier secondo il quale l'Iraq si era dotato di strumenti per fabbricare armi di distruzione di massa. Il 22 novembre successivo, le autorità francesi trasmisero a quelle statunitensi le informazioni sul sospetto acquisto di uranio in Niger (che la DGSE, basandosi su proprie fonti, aveva segnalato a Londra nel 1999), allegando l'avvertimento che le stesse non erano sicure e non era in loro possesso alcuna prova sull'acquisto di uranio da parte dell'Iraq.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nigergate in Neologismi – Treccani

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

L'inchiesta[modifica | modifica wikitesto]

Reazioni ed indagini[modifica | modifica wikitesto]