Lite temeraria

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In giurisprudenza si parla di lite temeraria quando si agisce (o resiste) in giudizio con mala fede e colpa grave[1], ossia con consapevolezza del proprio torto o con intenti dilatori o defatigatori.

Questo comportamento è illecito e quindi in caso di soccombenza vi è una responsabilità aggravata che comporta il risarcimento di tutti i danni alla parte lesa derivanti dalla partecipazione ad un giudizio ingiustificato. Tali danni possono essere liquidati dal giudice nella sentenza stessa. Infatti la corte di cassazione nella sentenza n. 17485/2011 ha stabilito che per ottenere il risarcimento da lite temeraria non è necessario dover fornire la prova concreta del danno subìto:

« All’accoglimento della domanda di risarcimento dei danni da lite temeraria non osta infatti l’omessa deduzione e dimostrazione dello specifico danno subito dalla parte vittoriosa, che non è costituito dalla lesione della propria posizione materiale, ma dagli oneri di ogni genere che questa abbia dovuto affrontare per essere stata costretta a contrastare l’ingiustificata iniziativa dell’avversario e dai disagi affrontati per effetto di tale iniziativa, danni la cui esistenza può essere desunta dalla comune esperienza[2] »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maria Elena Bagnato, Lite temeraria, altalex.com. URL consultato il 23 febbraio 2014 (archiviato il 23 febbraio 2014).
  2. ^ Risarcimento automatico per il danno da lite temeraria
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