Io speriamo che me la cavo (libro)
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Io speriamo che me la cavo è un libro scritto dal maestro elementare Marcello D'Orta nella forma di una raccolta di sessanta temi svolti da ragazzi di una scuola elementare della città di Arzano, in provincia di Napoli, che raccontano con innocenza, umorismo, dialettismi (e infiniti errori grammaticali, appositamente non corretti) storie di vita quotidiana di bambini che vedono con i loro occhi fenomeni come la camorra, il contrabbando, la prostituzione, gravidanze inaspettate ecc.
Affresco fin troppo reale di un meridione lontano dalla modernità e che si sente ai margini di uno sviluppo al tempo stesso così vicino e così lontano, ha come eroi, secondo il critico Riccardo Esposito, proprio quei tanti cittadini del Sud che coraggiosamente cercano di vivere la loro vita in modo onesto e dignitoso, non cedendo al richiamo dei soldi facili o delle raccomandazioni della criminalità organizzata.
Questo libro, anomalo nel suo genere, ha venduto più di un milione di copie diventando un bestseller[1].
Il titolo del libro è dato dalla frase con cui un alunno, il più scalmanato di tutti (che alla fine del libro ha una sorta di "conversione dell'innominato" verso lo studio e il senso del dovere), concluse il suo tema sulla parabola preferita di Gesù ossia l'Apocalisse, ribattezzata da quello studente con la locuzione "la fine del mondo".
Da questo libro fu tratto il film omonimo del 1992, interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmüller.
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