Io speriamo che me la cavo (libro)

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Io speriamo che me la cavo
Autore Marcello D'Orta
1ª ed. originale 1990
Genere Raccolta
Ambientazione Arzano

Io speriamo che me la cavo. Sessanta temi di bambini napoletani è un libro scritto nel 1990 dal maestro elementare Marcello D'Orta nella forma di una raccolta di sessanta temi svolti da ragazzi di una scuola elementare della città di Arzano, in provincia di Napoli. Nei loro scritti, i bambini che raccontano con innocenza, umorismo, dialettismi (e infiniti errori grammaticali, appositamente non corretti) storie di vita quotidiana di bambini che osservano con i loro occhi fenomeni come la camorra, il contrabbando, la prostituzione, gravidanze inaspettate ecc.

Affresco fin troppo reale di un meridione lontano dalla modernità, che si sente ai margini di uno sviluppo al tempo stesso così vicino e così lontano, ha come eroi, secondo il critico Riccardo Esposito, proprio quei tanti cittadini del Sud che cercano coraggiosamente di vivere la loro vita in modo onesto e dignitoso, non cedendo al richiamo dei soldi facili o delle raccomandazioni della criminalità organizzata.[senza fonte]

L'opera, anomala nel suo genere, ha venduto più di un milione di copie diventando un bestseller[1].

Il titolo del libro è dato dalla frase con cui un alunno, il più scalmanato di tutti (che alla fine del libro ha una sorta di "conversione dell'Innominato" verso lo studio e il senso del dovere), conclude il suo tema sulla parabola preferita di Gesù, ossia l'Apocalisse, ribattezzata da quello studente con la locuzione "la fine del mondo".

Da questo libro fu tratto il film omonimo del 1992, interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmüller.

[modifica] Note

  1. ^ Corriere.it - Tutti gli autori che valgono un milione. Di copie, 15 luglio 1998.

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