Io speriamo che me la cavo (film)

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Io speriamo che me la cavo
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Scena del film
Titolo originale Io speriamo che me la cavo
Paese di produzione Italia
Anno 1992
Durata 95 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Lina Wertmüller
Soggetto Alessandro Bencivenni, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Domenico Saverni, Lina Wertmüller, Andrej Longo; liberamente ispirato all'omonimo libro di Marcello D'Orta
Sceneggiatura Alessandro Bencivenni, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Domenico Saverni, Lina Wertmüller, Andrej Longo
Produttore Mario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori, Ciro Ippolito
Fotografia Gianni Tafani
Montaggio Pierluigi Lonardi
Musiche Carlo D'Angiò
Interpreti e personaggi

Io speriamo che me la cavo è un film del 1992 diretto da Lina Wertmüller. Il film è tratto dall'omonimo libro di Marcello D'Orta.

« Quale parabola preferisci? Svolgimento. Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille migliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l'inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: "Fate silenzio tutti quanti!". E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: "Uè, addò vai!". Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po' ridono e un po' piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo. »
(L'ultimo tema letto dal protagonista, sul treno diretto a Settentrione)

Il maestro è stato trasferito per errore alla scuola di Corzano. La mattina dopo vede che a scuola manca disciplina: i bambini dicono tante volgarità, sono quasi tutti poveri, la preside non sa gestire la scuola e il custode non rispetta il suo ruolo. Inoltre il sindaco permette il lavoro minorile ed il maestro è costretto a raccoglierli sul lavoro uno ad uno.

Un giorno in classe entra un bambino con l'aspetto di camorrista, Raffaele, che aggredisce il maestro, che a sua volta si arrabbia tirandogli uno schiaffo. Dopo questo il maestro si pente e decide di non tornare a scuola fino al suo trasferimento... Finché una sera la mamma di Raffaele va a parlare al maestro dicendogli di tornare a scuola e togliere il figlio dalla strada. Il maestro decide di mandare una lettera per restare in quella scuola perché ha preso confidenza coi bambini.

Prima delle vacanze di il maestro decide di portare i suoi alunni in gita, la sera tornati a scuola il maestro riceve una lettera nella quale sarà scritto che è stato trasferito di nuovo al Nord. Disgraziatamente quella notte la mamma di Raffaele ha una colica renale, ma gli ospedali pretendono cifre altissime per l'ambulanza e il maestro ha la macchina rotta quindi un contrabbandiere amico di Raffaele accompagna la donna all'ospedale.

Lì trovano molta gente ammassata nelle stanze e nei corridoi e gli infermieri che non ne vogliono sapere di lavorare, quindi il maestro è costretto a spaventare un'infermiera per constringerla a fare l'iniezione alla mamma di Raffaele. Il film finisce in stazione dove la classe saluta il maestro e Raffaele che gli consegna un tema sulla sua parabola preferita che finirà con la frase "Io speriamo che me la cavo".

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Ambientazione e location del film[modifica | modifica wikitesto]

A differenza del libro omonimo, il film non è ambientato ad Arzano, per ragioni di diritti d'autore, ma a Corzano, paese che nella realtà si trova in provincia di Brescia e non vicino a Napoli, così come Corsano, il luogo dove Sperelli aveva fatto domanda di trasferimento, in realtà si trova in provincia di Lecce e non in Liguria (in realtà, in un curioso rovesciamento di ruoli, esiste anche un Corsano in provincia di Salerno).

Inizialmente Lina Wertmüller aveva scelto Napoli come location del film, ma appena la troupe arrivò nel capoluogo campano fu avvicinata da alcune persone che pretesero il 10% del budget del film per permetterle di girare, la regista non accettò giudicando i prezzi troppo esosi[1] e spostò il set da Napoli a Taranto (il rione Tamburi ambienta la città di Napoli; Paolo Villaggio nel film si affaccia sul panorama di Taranto vecchia e si vede bene il mar Piccolo. Sul titolo d'apertura la fabbrica dell'ILVA appare ripresa da corso Vittorio Emanuele II), e per alcune riprese anche a Tivoli e nella Reggia di Caserta.

L'aver girato a Montecelio ha permesso alla regista di inserire il mare nel film, cosa non presente nel libro, visto che Arzano è sita nell'entroterra campano. Le altre location in cui è stato girato il film sono in Puglia: la Stazione di Altamura e il paese di Corato.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ il fatto è stato raccontato da Paolo Villaggio, nell'episodio de La valigia dei sogni andato in onda su La 7 giovedì 21 luglio 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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