Re Travicello

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Rane aggrappate a un ramo

Re Travicello è un'espressione idiomatica della lingua italiana. Si usa per indicare, spesso in senso dispregiativo, una persona che occupa una posizione importante o una carica ufficiale, ma che non ha autorità o capacità sufficienti a esercitarne il potere.

Origini dell'espressione[modifica | modifica sorgente]

L'espressione trae origine da una favola di Fedro[1], spesso attribuita a Esopo, dal titolo Le rane chiesero un re.

Le rane chiesero un re[modifica | modifica sorgente]

La favola narra di un gruppo di rane che, abituate da tempo a muoversi liberamente per lo stagno, chiedono a Zeus un re autoritario che reprima il loro modo di vivere sregolato. Il dio, divertito dalla richiesta, non fa altro che lanciare nello stagno un pezzo di legno (un "travicello"), indicandolo come nuovo monarca dello stagno. Inizialmente le rane sono intimorite dal tonfo e vanno sul fondo, ma poco dopo scoprono che il loro sovrano non fa nulla a parte galleggiare. Iniziano così ad avvicinarsi, a toccarlo, a salirvi sopra. Infine, lo provocano con ogni tipo di ingiuria e sberleffo, ovviamente senza ottenere alcuna reazione. Deluse dal dono, si rivolgono di nuovo a Zeus chiedendo un re che non sia una nullità. Il dio manda allora nello stagno una serpe, che inizia a divorarle una ad una. Le rane per la paura perdono la voce; le poche che si salvano mandano un'ambasciata all'Olimpo attraverso Ermes, supplicando di essere risparmiate. Zeus però risponde loro "Poiché un buon re vi dispiacque, abbiatene uno malvagio".

La morale[modifica | modifica sorgente]

Come in tutte le favole di Fedro, anche questa contiene un "insegnamento morale" che si cerca di trasmettere attraverso la narrazione favolistica. La storia suggerisce che è meglio avere governanti incapaci ma innocui, piuttosto che astuti e autoritari. Più in generale, il consiglio è quello di tollerare una situazione spiacevole se c'è il rischio che, cambiandola, questa peggiori radicalmente.

Atene e Pisistrato[modifica | modifica sorgente]

Nell'introduzione della favola, Fedro sostiene che questa sia stata raccontata da Esopo agli ateniesi, quando questi si lamentarono della tirannia di Pisistrato: questa, però, era frutto di un accordo tra le diverse fazioni che prima governavano la polis in libertà. Il fatto che Fedro introduca la novella come un racconto di Esopo, ha generato il dubbio sull'attribuzione di questa favola.

Poesia[modifica | modifica sorgente]

La favola era una delle preferite del poeta Giuseppe Giusti, che nel 1841 ne scrisse una versione in versi, col titolo Il Re Travicello.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fedro - Le rane chiesero un re

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fedro, Favole, Libro I.
  • Salvatore Di Rosa, Perché si dice, Club degli Editori, 1980.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]