Massime conversazionali

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Le massime conversazionali, definite dal filosofo inglese Herbert Paul Grice negli anni settanta, nella sua teoria della conversazione, sono le massime (cioè i principi regolativi) che governano secondo logica e pertinenza la conversazione, nel rispetto del principio di cooperazione fra individui che conversano.[1][2]

Le quattro massime[modifica | modifica wikitesto]

Grice individua quattro tipi di massime per cooperare con enunciati alla conversazione, ordinate recuperando le quattro categorie filosofiche kantiane di "quantità", "qualità", "relazione" e "modo", così esemplificate[1][2]:

  • per la qualità, "Sii sincero, fornisci informazione veritiera, secondo quanto sai": il parlante non dirà ciò che ritiene falso o ciò di cui non ha prove sufficienti. Il contributo alla conversazione sarà vero.
  • per la quantità, "Non essere reticente o ridondante": il contributo alla conversazione sarà informativo quanto richiesto; non ci si aspetta che un parlante dia un'informazione sovrabbondante o che dica troppo poco. Egli fornirà piuttosto l'informazione necessaria, né più né meno.
  • per la relazione, "Sii pertinente": il parlante cercherà di essere pertinente all'argomento della conversazione.
  • per il modo, "Evita l'ambiguità": il parlante adotterà parole che gli permettano di non risultare ambiguo o oscuro.

Violazione delle massime[modifica | modifica wikitesto]

Le massime costituiscono delle norme comportamentali che il parlante generalmente segue, ma che possono anche essere violate in casi particolari. Se un parlante viola una o più massime, non significa automaticamente che egli stia rifiutando la cooperazione. Conscio di ciò, l'interlocutore tenterà di armonizzare l'apparente inconciliabilità tra la violazione e il desiderio di cooperare, che infatti egli non smette di presumere nel parlante.[1] Chi ascolta, insomma, "deve comprendere che l'informazione che riceve in forma esplicita non soddisfa le esigenze della conversazione e quindi cercare di recuperare deduttivamente il contenuto implicito che difetta"[3]. Questa parte mancante viene definita da Grice "implicatura conversazionale"[2].

Così, ad esempio, se a un professore universitario viene chiesto che ne pensa di un certo studente e lui risponde Conosce la lingua italiana, vedremo infranta la massima di quantità: l'informazione, non falsa, risulta però reticente e, contemporaneamente, ironica.[4]

Se invece Luigi dice Monica è stata proprio carina con me dopo che lei gli ha versato un cocktail addosso, egli sta deliberatamente violando la massima di qualità, anche in questo caso nel tentativo di ricorrere all'ironia.

L'intento della violazione non è sempre e solo l'ironia. Se Luigi chiede a Monica: Hai visto Franco?, e lei risponde: È passata ora una decapottabile bianca, sarà violata la massima della relazione. A questo punto Luigi cercherà comunque pertinenza nella risposta, magari supponendo che Franco possegga una decappottabile bianca.[5] Un esempio simile è possibile in chiave ironica: se Luigi chiede a Monica Ci sono molti comunisti in questa città?, lei potrebbe rispondergli Non vedo bambini, anche qui con violazione della massima di relazione.

Talvolta si viola una massima in ossequio ad un'altra massima. Così, ad esempio, se Monica chiede a Luigi: "Dove abita Paolo?" e Luigi risponde "Da qualche parte nel nord del Belgio", questi viola la massima della quantità per non violare quella della qualità (in quanto ritiene di non saperne abbastanza per essere più preciso).[6]

La violazione volontaria delle massime è talvolta in relazione con l'utilizzo di figure retoriche:

«Sei un lampo!»

Se detto di una persona lenta, rappresenta violazione della massima di qualità, in quanto il contenuto dell'affermazione è falso.

«Non era esattamente sobrio.»

Detto di uno ubriaco è ancora violazione della massima di qualità, questa volta con litote.

In alcuni casi, una violazione delle massime di Grice ha funzione pragmatica. Se, ad esempio, Marco chiede a Flavio "Chi è 'sta grassona?" (indicando quella che è la moglie di Flavio), questi potrebbe rispondere: "Bello il tempo oggi, eh?".[6]

Una volontaria violazione della quarta massima avviene quando non si vuole che alcuni presenti alla conversazione comprendano il significato della stessa (ad esempio, bambini o estranei).[6]

In breve, la violazione sistematica di una o più massime della conversazione tende a realizzare significati diversi dal semplice significato composizionale di un enunciato. "Le massime [...] possono anche venire violate, ma rimangono immanenti alla comunicazione"[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Beccaria (a cura di), Dizionario di linguistica, 2004, cit., p. 485.
  2. ^ a b c d Serianni, Antonelli, Manuale di linguistica italiana, 2011, cit., p. 100.
  3. ^ (FR) Martine Bracops, Introduction à la pragmatique: les théories fondatrices : actes de langage, pragmatique cognitive, pragmatique intégrée, De Boeck Supérieur, 2005, p. 84.
  4. ^ L'esempio è tratto da Beccaria (a cura di), Dizionario di linguistica, 2004, cit., p. 485.
  5. ^ L'esempio è tratto da Serianni, Antonelli, Manuale di linguistica italiana, 2011, cit., p. 101.
  6. ^ a b c Carlo Penco e Marcello Frixione, Lezioni di filosofia del linguaggio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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