Pietro Aretino

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« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco,
che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo,
scusandosi col dir: "Non lo conosco"! »
(Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1])
Pietro Aretino in un ritratto di Tiziano (1548 circa), Frick Collection, New York.

Pietro Aretino (Arezzo, 20 aprile 1492Venezia, 21 ottobre 1556) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano.

È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso tese a renderlo benvoluto nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

Figura di letterato amato quanto discusso, se non odiato (e per molti fu semplicemente un arrivista ed uno spregiudicato cortigiano).

Per questa che oggi potrebbe apparire incoerenza fu, per molti versi, un modello dell'intellettuale rinascimentale, autore anche di apprezzati Ragionamenti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Pietro Aretino ha segnato in un certo qual modo il XVI secolo contribuendo in maniera determinante al definitivo superamento della visione teologica ed etica propria dell'età di mezzo.

Della sua infanzia si sa ben poco. L'unica cosa di cui si avrebbe certezza è che sia nato nella notte tra il 19 ed il 20 aprile del 1492, frutto di una relazione fra un povero calzolaio di nome Luca Del Buta ed una cortigiana, Margherita dei Bonci detta Tita[2], modella scolpita e dipinta da parecchi artisti[3].

Figlio di cortigiana, anima di re[modifica | modifica wikitesto]

Incisione di Paolo Caronni raffigurante Pietro Aretino

È stato detto che non volle mai far conoscere il proprio vero nome e le sue vere origini in segno di disconoscimento dei suoi natali. Tuttavia gli piacque definirsi figlio di cortigiana, con anima di re.

Scrisse nelle Lettere:

« Mi dicono ch'io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l'anima di un re. Io vivo libero, mi diverto, e perciò posso chiamarmi felice. - Le mie medaglie sono composte d'ogni metallo e di ogni composizione. La mia effigie è posta in fronte a' palagi. Si scolpisce la mia testa sopra i pettini, sopra i tondi, sulle cornici degli specchi, come quella di Alessandro, di Cesare, di Scipione. Alcuni vetri di cristallo si chiamano vasi aretini. Una razza di cavalli ha preso questo nome, perché papa Clemente me ne ha donato uno di quella specie. Il ruscello che bagna una parte della mia casa è denominato l'Aretino. Le mie donne vogliono esser chiamate Aretine. Infine si dice stile aretino. I pedanti possono morir di rabbia prima di giungere a tanto onore.[4] »

Mentre della sua infanzia non si sa praticamente nulla, i suoi biografi riferiscono che quattordicenne o poco più visse a Perugia, dove studiò pittura, frequentando in seguito la locale università.

Trasferitosi nel 1517 a Roma, grazie ai buoni uffici di Agostino Chigi (che tenne alla sua corte anche Raffaello), si mise al servizio del cardinale Giulio de' Medici e riuscì ad approdare anche alla corte di Papa Leone X. Si trovava nella città eterna quando si svolse il conclave del 1522: e fu probabilmente in quel periodo che scrisse uno dei suoi primi lavori, le cosiddette Pasquinate, cioè poemetti satirici scritti sulla base delle anonime proteste contro la Curia affisse sul busto in marmo del Pasquino, a piazza Navona. A causa di questi componimenti fu esiliato dal nuovo pontefice, un cardinale fiammingo che prenderà il nome di papa Adriano VI (da Pietro soprannominato la tedesca tigna). Poté far ritorno nel 1523 a Roma solo con l'avvento di Papa Clemente VII: cominciò a nutrire però una pesante insofferenza nei confronti delle corti e degli ambienti ecclesiastici. Ebbe in dono in quegli anni il famoso Autoritratto del Parmigianino nello specchio convesso e rimase impressionato dall'"invenzione" del giovane artista cosa che il Vasari così commenta :"....mi ricordo, io essendo giovinetto, aver veduto in Arezzo nelle case di esso Messer Pietro Aretino, dove era veduto dai forestieri, che per quella città passavano, come cosa rara. Questo capitò poi, non so come, alle mani di Valerio Vicentino intagliatore di cristallo, et oggi è appresso Alessandro Vittoria, scultore in Vinezia....".

Nel 1525 decise di lasciare definitivamente Roma e trascorse due anni a Mantova al servizio di Giovanni dalle Bande Nere, con cui strinse una sincera amicizia e gli fu vicino il giorno della sua morte, il 30 novembre 1526.

Infine nel 1527, contemporaneamente allo stampatore Francesco Marcolini da Forlì, con cui ebbe rapporti di amicizia e che gli pubblicò molte opere, si trasferì a Venezia, dove morì nel 1556.

Dai suoi adulatori fu chiamato divino, appellativo che gli piacque e di cui si fregiò; mentre per le sue satire e i suoi motteggi fu chiamato flagello dei principi,[5] così come ricorda anche Ariosto nell'Orlando furioso:

« ... ecco il flagello
de' principi, il divin Pietro Aretino. »
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, 46, 14, 3-4)

Sonetti lussuriosi[modifica | modifica wikitesto]

Scena erotica, opera di Édouard-Henri Avril, 1892, tratta dai Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino.

È di questi anni la composizione dei Sonetti lussuriosi, che gli erano stati ispirati dalle incisioni erotiche, ritenute ai limiti della pornografia, realizzate da Marcantonio Raimondi su disegni di Giulio Romano e pubblicate una prima volta nel 1524, sotto il titolo I Modi o Le 16 posizioni, e successivamente, insieme ai Sonetti dell'Aretino, nel 1527. Nello stesso periodo scrisse anche il testo teatrale La Cortigiana, commedia ambientata in data antecedente al sacco di Roma e parodia de Il cortegiano di Baldassarre Castiglione.

In rotta di collisione con l'ambiente del Vaticano, Pietro Aretino nel marzo del 1527 lasciò Roma per trasferirsi a Venezia. Nella città lagunare - a quel tempo a suo dire - anticortigiana per eccellenza e sede di ogni vizio possibile - trascorse il resto della vita scrivendo e pubblicando la maggior parte delle sue opere, spesso coi tipi di Francesco Marcolini da Forlì.

Negli anni veneziani strinse un solido rapporto con Tiziano, dal quale sarà ritratto più volte, e Jacopo Sansovino, terzetto che ebbe un ruolo detreminante nella cultura della Venezia del tempo.

Divenne amico del condottiero Cesare Fregoso e nel 1536 fu ospite a Castel Goffredo del marchese Aloisio Gonzaga.[6]

Morì a Venezia il 21 ottobre 1556 presumibilmente a causa di un colpo apoplettico (secondo alcuni, a causa di eccesso di risa).

Il compositore Michael Nyman (famoso soprattutto per la colonna sonora di Lezioni di piano) ha recentemente musicato gli otto sonetti in un CD intitolato 8 Lust Songs: I sonetti lussuriosi, interpretati dalla soprano Marie Angel. L'album è pubblicato a novembre 2008 dalla MN Records.

Artista toscano del XVI secolo, medaglia di Pietro Aretino, verso con testa composta da falli eretti.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Commedie:

Tragedie:

Film su Pietro Aretino[modifica | modifica wikitesto]

Quasi tutti i film italiani su Pietro Aretino sono di genere demenziale, erotico e comico allo stesso tempo, tipico del filone "decamerotico".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Indro Montanelli, Roberto Gervaso: L'Italia della Controriforma, BUR.
  2. ^ Fonte
  3. ^ s:Storia della letteratura italiana/XVI De Sanctis, ''Storia della letteratura italiana'', Libro XVI
  4. ^ Francesco De Sanctis: Storia della letteratura italiana, Libro XVI - cit.
  5. ^ Pierre Louis Ginguené,Francesco Saverio Salfi, Storia della letteratura italiana, Daddi, 1827, pp. 174-75
  6. ^ Massimo Marocchi, I Gonzaga di Castiglione delle Stiviere,Rotary Club Castiglione delle Stiviere, Verona, 1990.
  7. ^ Audiolettura di alcuni Dubbi amorosi

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