Natale in casa Cupiello
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| Natale in casa Cupiello | |
| di Eduardo De Filippo.
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| Commedia in tre atti
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| Lingua originale | Italiano |
| Genere | Teatro napoletano |
| Composto nel | 1931 - 1934 |
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Personaggi:
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| Riduzioni cinematografiche |
TV: due trasposizioni televisive con regia dello stesso autore del 1962 e 1977. Tra gli interpreti della versione del 1962, oltre lo stesso Eduardo, anche Nina De Padova e Pietro De Vico. Tra gli interpreti della versione del 1977, oltre lo stesso Eduardo, anche Luca De Filippo, Lina Sastri, Pupella Maggio.
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| « Cunce' fa fridde fore?? » | |
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(Luca alla moglie Concetta - I atto)
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| « Tu scendi dalle stelle, o mia Concetta, e i' t'aggio comprato sta borzetta / Tu scendi dalle stelle, Concetta bella, e 'i t'aggio accattato chist' ombrella » | |
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( Luca, suo fratello e Nennillo nel portare i loro regali a Concetta - II atto)
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| « Ma che bellu Presebbio.... Quant'è bello!! » | |
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(Luca morente immagina di vedere davanti a sé un grande presepe - III atto)
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Natale in casa Cupiello è una famosa commedia tragi-comica napoletana scritta da Eduardo de Filippo nel 1931.
Originariamente si trattava di una commedia ad atto unico (quello che, nella versione definitiva, costituisce oggi il secondo atto), ampliato successivamente in due distinte fasi: la prima, nel 1932, vide aggiungersi l'attuale primo atto e la conclusiva, nel 1934, che configurò l'opera nella sua versione attuale, composta da tre atti.
[modifica] Trama
Durante l'antivigilia di Natale , Luca Cupiello, un napoletano, "uomo di fiducia" (come dice lui stesso enfaticamente presentandosi a Vittorio, l'amico del figlio), in realtà semplice guardiano di una tipografia, si prepara alla festività insieme alla moglie Concetta e allo scapestrato figlio Tommasino. Mentre è intento nella preparazione dell'amato presepe, irrompe in casa la figlia Ninuccia, agitata per l'ennesima lite appena avuta con il marito Nicolino. Dopo aver ascoltato il racconto della figlia, Concetta, in preda alla rabbia per le continue critiche del marito, sviene facendo cadere una lettera, strappata con forza poco prima dalle mani della figlia, nella quale quest'ultima comunica al marito l'intenzione di lasciarlo e di scappare via con il suo amante Vittorio. Disgraziatamente, Luca la trova e la consegna al genero, ormai giunto in casa dei suoceri, credendo che sia una lettera sfuggitagli di mano.
Dopo esser arrivata fino alle lacrime per riappacificare Ninuccia e Nicolino, Concetta prepara la cena della vigilia a cui parteciperanno anche la figlia e il genero. Tommasino arriverà a casa accompagnato da Vittorio, suo amico e amante di Ninuccia. I tentativi di Concetta di allontanarlo saranno vanificati dalla gentilezza di Luca, ignaro di tutta la situazione. Vittorio rimarrà così alla cena. Dopo l'arrivo di Ninuccia e Nicolino e la successiva presentazione tra quest'ultimo e Vittorio, la situazione precipiterà. A causa di questo improvviso mutamento, Luca, per anni vissuto nel beato candore della sua ignoranza, si ammalerà (probabilmente colpito da ictus) restando inchiodato al letto vittima di gravi difficoltà motorie e vocali ma tentando fino all'ultimo di riappacificare la figlia e il genero. E soprattutto di sentirsi affermare da Tommasino il suo gradimento per il presepe, sempre negato nonostante le insistenze presenti in tutta la storia.
[modifica] Bibliografia
- Eduardo De Filippo, Teatro (Volume primo) - Cantata dei giorni pari, Mondadori, Milano 2000, pagg. 709-861 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)

