Amleto

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Amleto
Opera teatrale
Amleto con il teschio di Yorick Henry Courtney Selous (1803-1890)
Amleto con il teschio di Yorick

Henry Courtney Selous (1803-1890)

Autore William Shakespeare
Titolo originale The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark
Lingua originale Inglese
Genere Tragedia
Personaggi
  • Amleto, Principe di Danimarca, figlio del re Amleto.
  • Claudio, Re di Danimarca, zio di Amleto e fratello del re Amleto.
  • Spettro del vecchio Amleto, il re morto.
  • Gertrude, la regina, madre di Amleto, ha sposato Claudio.
  • Polonio, consigliere di stato.
  • Laerte, figlio di Polonio.
  • Ofelia, figlia di Polonio, fidanzata di Amleto.
  • Orazio, amico fidato di Amleto.
  • Rosencrantz e Guildenstern, cortigiani, già compagni di università di Amleto.
  • Fortebraccio, Principe di Norvegia.
  • Voltimando, Cornelio: consiglieri danesi, ambasciatori in Norvegia.
  • Marcello, Bernardo, Francesco: Guardie del Re.
  • Osrico, cortigiano lezioso.
  • Rinaldo, servo di Polonio.
  • Attori.
  • Un gentiluomo di corte.
  • Un prete.
  • Due becchini.
  • Il compagno del becchino.
  • Un capitano, messaggero di Fortebraccio.
  • Ambasciatori d'Inghilterra.
  • Dame, gentiluomini, ufficiali, soldati, marinai, messaggeri e servitori
Riduzioni cinematografiche Vedi l'apposita sezione
 

Amleto (The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark) è una delle tragedie shakespeariane più conosciute e citate. Fu scritta probabilmente tra il 1600 e l'estate del 1602. È tra le opere più frequentemente rappresentate in quasi ogni paese occidentale, ed è considerata un testo cruciale per attori maturi. Il soliloquio di Amleto "essere o non essere" (Atto III, scena I), il passaggio più famoso del dramma, vanta un'immensa gamma di interpretazioni sui palcoscenici di tutto il mondo, anche se spesso questo soliloquio viene erroneamente citato accanto all'immagine di Amleto che tiene in mano un teschio: in realtà la scena del teschio è nella parte finale del dramma (Atto V, Scena I) e non ha niente a che vedere con "Essere o non essere", che si trova nella parte centrale (Atto III, Scena I).

Amleto è una delle opere drammaturgiche più conosciute al mondo, tradotta in quasi tutte le lingue esistenti.

Nel Novecento il principe danese è stato rappresentato sulle scene dal talento di attori come Laurence Olivier e John Barrymore, anche se resta indimenticabile e ineguagliabile la prova del grande istrione britannico John Gielgud.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nel XVI secolo, sulle torri che cingono Elsinore, capitale della Danimarca, due soldati s'interrogano sul fantasma che nelle ultime sere sta facendo la sua comparsa, aspettando il cambio di mezzanotte. Al cambio, insieme alla sentinella arriva anche Orazio, amico del principe, chiamato dalla guardia a vigilare sullo strano fenomeno.

Lo spettro compare per la prima volta poco dopo la mezzanotte e si fa subito notare da Orazio per la somiglianza con il defunto sovrano; rimane però muto, e poco dopo scompare. I due restano in attesa di altre apparizioni. Orazio spiega così a Marcello che il figlio di Fortebraccio sta riunendo un'armata ai confini della Norvegia, per riprendersi i territori che il padre ha perso in un duello con il defunto re. Prima dell'alba riappare il fantasma, ma quando è sul punto di parlare in seguito alle continue richieste di Orazio, canta il gallo e con questo suono scompare. È un dramma centrato sulla vendetta: Amleto, principe di Danimarca, è spinto dal fantasma del padre a vendicare la morte del genitore, ucciso dal fratello, che poi ne ha usurpato il trono e sposato la vedova.

La scena si sposta ora nel consiglio reale da poco apertosi. Sono presenti il re Claudio, la regina Gertrude, Amleto, il ciambellano Polonio, suo figlio Laerte, i due ambasciatori Cornelio e Voltimando, e altri. Nella riunione viene per prima discussa la questione di Fortebraccio figlio, e viene deciso di mandare i due ambasciatori dal re di Norvegia per convincerlo a indurre il figlio a più miti azioni. Poi Laerte chiede al re di poter partire alla volta della Francia e questi glielo permette.

Orazio, nel frattempo, raggiunge Amleto per metterlo al corrente delle apparizioni di uno spirito con le sembianze del padre e del proprio presentimento che questi voglia parlare solamente con lui. Decidono quindi d'incontrarsi sulle mura verso le undici. Giunti sulle mura lo spirito fa la sua apparizione e chiede subito di parlare con il solo Amleto. Questi, intuendo che si tratta dello spirito del padre, accetta senza esitazioni. Quando rimangono soli, lo spettro svela ad Amleto questa tremenda verità: la moglie e il fratello di suo padre si amavano fin da prima della sua morte, e quest'ultimo, desideroso del suo trono, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, gli versò nell'orecchio un veleno mortale a base di giusquiamo. Alla fine della tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, ed egli accoglie la richiesta senza indugiare.

Tornato tra i suoi amici (Orazio e la guardia Marcello), nonostante le richieste di questi di svelare loro il contenuto del colloquio, Amleto resta muto e li fa anche giurare, aiutato in questo compito dalla voce dello spettro, di non parlare con nessuno delle apparizioni. Dopo l'incontro Amleto diventa ancora più tetro, e i sovrani preoccupati mandano a chiamare Rosencrantz e Guildenstern (due amici dell'università) affinché indaghino sulla malinconia del principe. I due parlano a lungo con Amleto, mossi dal sentimento di amicizia, gli svelano anche il motivo della loro venuta; tentano comunque di rallegrare il principe sfruttando l'occasione dell'arrivo di una compagnia teatrale.

L'idea rende Amleto euforico, non per lo svago che gli si prospetta, bensì perché la rappresentazione teatrale gli offre la possibilità di mettere in pratica un piano ideato per verificare se le informazioni dello spettro del padre siano vere o se egli sia piuttosto una visione demoniaca che lo spinge all'assassinio dello zio. I due compagni vengono intanto richiamati dal re per sapere se hanno scoperto qualcosa sulla crisi di Amleto e su come si possa riportarlo ai vecchi svaghi. Presente anche Polonio, quando vede che i due non riescono a spiegare la causa dei problemi del principe, propone al re di verificare se la tristezza di Amleto derivi dal non vedere più Ofelia. Quindi, congedati Rosencrantz e Guildenstern e notando l'arrivo d'Amleto, Polonio, il re e la regina si nascondono lasciando sola Ofelia affinché si possa incontrare in modo “casuale” con Amleto. Amleto però giunge in quel momento in preda ai furori causatigli dalla rivelazione dello spettro, cosicché rifiuta ogni idea di vita coniugale e alla povera Ofelia, che gli ricorda le vecchie promesse d'amore, consiglia di farsi suora terminando il loro dialogo con la tetra frase "Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà". Lo zio sentendo questa frase sospetta che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, e comincia quindi a prospettare l'idea di esiliarlo in Inghilterra con la scusa di qualche incarico amministrativo.

Amleto dopo ciò va dagli attori per raccomandare loro una buona interpretazione nello spettacolo della sera. Il suo piano infatti consiste nel verificare se le accuse dello spettro sono vere inscenando un dramma, "L'assassinio di Gonzago", simile a quello accaduto e osservando le reazioni del re: se il re si fosse mostrato turbato, ciò avrebbe significato che le accuse del fantasma erano fondate. L'idea riesce al meglio: quando infatti c'è la scena dell'avvelenamento, il re esce incollerito dal teatro. Dopo ciò la madre, per placare la collera del re, chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi della rappresentazione di quel dramma.

La regina stabilisce insieme a Polonio che, mentre lei parlerà con il figlio Amleto, questo (Polonio) si nasconda nella sua camera, cosicché possa riferire al re le parole di Amleto. Amleto, mentre sfoga la sua collera con la madre, scambia Polonio per il re e lo uccide al grido di "un topo, un topo", e alla fine porta senza alcun rimorso il corpo con sé per seppellirlo velocemente.

Saputo di quest'atto, il re conviene che si deve affrettare la sua partenza per la Gran Bretagna e manda Rosencrantz e Guildenstern a sollecitarlo per partire subito con la scusa del vento favorevole. Ofelia intanto giunge al palazzo in uno stato di completa pazzia perché, essendo venuta a sapere da alcune voci che il padre Polonio è stato ucciso, è stata sopraffatta dal nuovo dolore, aggiuntosi alla delusione amorosa inflittale da Amleto.

Amleto intanto, in cammino verso il porto per imbarcarsi per l'Inghilterra, incontra le armate di Fortebraccio che passano sul territorio danese per attaccare la Polonia. Informatosi presso i soldati dell'importanza del territorio, viene a sapere che è un terreno brullo e strategicamente inutile, ma che loro lo conquisteranno anche se ben difeso dai polacchi solamente per l'onore che deriva da una conquista. Ciò induce Amleto a riflettere sulla propria meschinità che gli fa lasciare invendicato l'assassinio del padre nonostante la richiesta di questo di una vendetta.

Laerte intanto, cui sono giunte delle false voci secondo le quali suo padre è stato ucciso dal re, messosi alla guida di un'accozzaglia di criminali e avventurieri giunge in Danimarca, sbaraglia l'esercito danese e si presenta davanti al re chiedendogli conto sia della morte di Polonio sia dei mancati onori funebri. Il re dopo un lungo colloquio, durante il quale compare anche Ofelia, riesce a illustrare al furente Laerte tutta la verità, omettendo naturalmente il motivo della furia del principe.

Intanto arriva a Orazio una lettera di Amleto in cui gli dice che di tutto l'equipaggio della nave lui solo è stato catturato dai pirati, e gli ordina di portare la lettera allegata a quella che sta leggendo al sovrano. Orazio manda subito un corriere al re che giunge verso la fine della sua discussione con Laerte. La missiva annuncia al sovrano l'imminente ritorno di Amleto in Danimarca.

Il re propone allora a Laerte, come mezzo di vendetta, di sfidare Amleto a duello, ma di smussare la spada dell'avversario, di intingere in un mortale veleno la propria e di riempire la coppa del vincitore di un altrettanto letale veleno nel caso vinca Amleto. Laerte acconsente.

Nel frattempo Ofelia, ormai pazza, si è uccisa gettandosi in un lago e due becchini le stanno scavando la fossa. Amleto passeggiando con Orazio passa di lì e s'interroga su quale nobildonna (perché solo una nobildonna potrebbe avere una sepoltura cristiana anche uccidendosi) debba esser seppellita lì. Quando vede il corteo funebre capisce tutto e non può fare a meno di accorrere sulla bara di Ofelia. Laerte, pieno di collera contro di lui, lo riempie d'insulti e lo sfida a duello. Il giorno seguente Amleto viene chiamato nella sala del re per la sfida che sarà all'ultimo sangue. Amleto però prima del duello si riconcilia con Laerte per mezzo di sincere scuse e dimostrazioni di stima.

Comincia il duello e, mentre questo si svolge, la regina chiede da bere, bevendo dalla coppa di vino avvelenata. I duellanti intanto si scambiano più volte i fioretti cosicché ognuno si ferisce con quello avvelenato. La prima a soccombere è la regina. Allora Laerte, pentito di aver escogitato un così ignobile piano, rivela tutto ad Amleto e poi muore per il veleno sulla punta del fioretto. La furia del principe si abbatte allora sul re che è trafitto da Amleto con la spada avvelenata e muore.

Amleto è in fin di vita quando Orazio gli annuncia che Fortebraccio è appena tornato vittorioso dalla Polonia. Amleto allora lo propone come nuovo re e muore. Fortebraccio, giunto quindi al castello, sale sul trono in quanto quello con maggiori diritti a reclamarlo, e dispone grandi funerali per il defunto principe.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

La storia di Amleto si basa soprattutto sulla leggenda di Amleth, raccontata da Saxo Grammaticus nella Vita Amlethi, parte delle Gesta Danorum. La versione di Saxo, narrata nei libri 3 e 4, è molto simile all'Amleto di Shakespeare. In essa, a due fratelli, Orvendil e Fengi, è affidato il governo dello Jutland dal re dei Danesi Rørik Slyngebond. Poco dopo, Orvendil sposa la figlia di re Rørik, Geruth (Gertrude nell'Amleto); Amleto è il loro primo e unico figlio. Fengi è risentito del matrimonio di suo fratello e inoltre vuole il comando assoluto dello Jutland, perciò uccide Orvendil. Dopo un brevissimo periodo di lutto, Fengi sposa Geruth e si dichiara unico leader dello Jutland. Tuttavia Amleto vendica l'omicidio del padre pianificando l'uccisione dello zio e diventa il nuovo e giusto sovrano dello Jutland.

Mentre nella versione di Shakespeare Amleto muore appena dopo lo zio, nella versione di Saxo sopravvive e comincia a governare il suo regno. In parte il testo potrebbe essere basato sulle Histoires tragiques di François de Belleforest, una traduzione francese da Saxo, nella quale l'autore introduce la malinconia del protagonista. Si ritiene che comunque Shakespeare si sia basato anzitutto su un testo precedente, attualmente conosciuto come Ur-Hamlet, scritto dieci anni prima dallo stesso Shakespeare o da Thomas Kyd, autore de La tragedia spagnola.

Composizione e stampa[modifica | modifica sorgente]

L'accademico Gabriel Harvey annotò su una copia delle opere di Chaucer un commento sui gusti dell'epoca, nominando la tragedia come adatta a soddisfare le persone più colte. La nota è stata per un certo periodo considerata una prova della composizione della commedia prima del 1598, data presente sul libro, probabilmente l'anno in cui il professore di Cambridge lo acquistò. Edmond Malone ha fatto notare come l'annotazione è stata fatta insieme ad altre, tra cui un commento alla Gerusalemme liberata tradotta da Edward Fairfax solo nel 1600[1]. Questo, oltre a testimoniare l'attenzione del mondo universitario elisabettiano intorno a quest'opera, non permette di datare la commedia prima dell'anno 1600. Un ulteriore accenno al conte di Essex, decapitato nel 1601, segnalerebbe una datazione compresa tra questi due anni.

Un fatto certo è che la commedia fu registrata allo Stationer's register il 26 luglio 1602, come è certo che nell'elenco Palladis Tamia di Francis Meres del 1598 la tragedia non è menzionata.

Ci sono tre versioni di Amleto dai primi anni del Seicento in formato in-folio e in-quarto.

Il dramma appare per la prima volta nel 1603 in una versione conosciuta come il "cattivo quarto". Questa edizione segue sostanzialmente la trama del dramma come la conosciamo, ma è molto più corta e il linguaggio spesso è molto diverso. Per esempio, nella versione più nota si legge "To be or not to be, that is the question", nel "cattivo quarto" è scritto "To be or not to be, aye there's the point".

Queste differenze fanno pensare che il testo sia stato pubblicato senza il consenso della compagnia, e messo insieme stenograficamente o da attori minori che ricordavano le battute degli altri a memoria.

Il "secondo quarto" (Q2)

Il "secondo quarto" (Q2), autorizzato, fu pubblicato nel 1604, ed è il più lungo testo di Amleto che sia stato pubblicato in quel periodo.

La terza edizione fu quella pubblicata nel primo in-folio delle opere complete di Shakespeare. Questo testo è più corto ma contiene anche scene non presenti nel Q2.

Le edizioni moderne sono il compromesso tra il Q2 (vedi significato) e il testo in-folio. Qualcuno integra le due edizioni per ottenere un testo molto lungo. Altri ritengono che il testo in-folio rappresenti le intenzioni finali di Shakespeare e che i tagli sono stati fatti da lui. Di solito si possono trovare i passaggi del Q2 tagliati in un'appendice.

In teatro, rappresentare l'intero testo integrato Q2/in-folio ha una durata di circa 4 ore. Per questo, molte produzioni utilizzano un testo tagliato.

Alcune compagnie hanno sperimentato la rappresentazione del "cattivo quarto", che dura solo 2 ore, dichiarando che mentre alla lettura sembra peggiore, nella recitazione è più diretto della versione ufficiale.

Commento[modifica | modifica sorgente]

David Garrick nei panni di Amleto.

Non c'è nella storia della drammaturgia mondiale un personaggio così centrale, così ricco di sfumature, così complesso e sfuggente. Alla corte di Danimarca il dubbio e l'ambiguità prevalgono. C'è incertezza tra essere e apparire, pensiero e azione. Il giovane principe sembra determinato a compiere la sua vendetta ma continuamente procrastina l'azione; l'esitazione sembra essere la sua malattia. Il DUBBIO è il suo antagonista (ostacolo), che lo perseguita fino alla fine.

Anche se è basato su una struttura convenzionale, Amleto apre la via a un moderno concetto di teatro. Muove il fulcro dell'attenzione da una vendetta privata verso un'indagine sulle basi dell'umana esistenza e sulla validità delle azioni umane. Mette sotto scrutinio un gran numero di argomenti (la legittimazione del potere, l'incesto), idee (morte, suicidio, esistenza di un mondo soprannaturale), valori (castità, onore, lealtà, amicizia), mancanza di valori (incostanza, ipocrisia, tradimento), relazioni (vincoli familiari), emozioni (amore, gelosia, odio), forme sociali (potere sovrano, gerarchia).

La tragedia è costruita su confusione e contraddizione che resistono a spiegazioni logiche che riflettono il punto di vista di Shakespeare nello scrivere. Per Goethe Amleto è l'eroe romantico, sensibile, dubitoso, wertheriano, schiacciato da un'impresa più grande di lui. Lo Schlegel vede in Amleto quasi un ipocrita verso sé stesso, i cui scrupoli non sono che pretesti per mascherare la sua mancanza di risolutezza; mentre secondo Coleridge, la causa diretta dell'incapacità ad agire del malinconico principe è l'eccesso di pensiero, di riflessione. Amleto (uomo o personaggio) scrive Eliot “è dominato da un'emozione che è inesprimibile perché “in eccesso” rispetto ai fatti quali appaiono nel testo. La supposta identità di Amleto con il suo autore è vera, nella misura in cui lo scacco di Amleto (scarsa attendibilità oggettiva) corrisponde allo scacco artistico dell'autore”. Perciò dal punto di vista letterario è un'opera mancata, ma che può essere colmata solo dall'interpretazione scenica che ne fa un capolavoro.

Per Raffaello Piccoli ciò che inceppa la volontà di Amleto è la consapevolezza di un'infinita esigenza che egli sa di non poter mai assolvere in un atto particolare; per cui la sua vendetta non sarà un'azione giustificata se non in quanto avrà un valore universale. Non è il re immaturo per ricevere il castigo, ma Amleto per infliggerlo. Egli è ancora e sempre lo schiavo della passione, e l'azione compiuta in queste condizioni sarebbe essa stessa viziata e corrotta, un nuovo anello nella infinita catena del male. La debolezza di Amleto non è dunque una generica incapacità di agire: è il sentimento dell'inadeguatezza della sua coscienza all'azione moralmente giustificata.

Contesto e interpretazione[modifica | modifica sorgente]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Ophelia ritrae la misteriosa morte di Ofelia per annegamento. Nell'opera, i buffoni discutono se la morte di Ofelia sia stato un suicidio o no e se ella meriti una sepoltura cristiana. (Artista: John Everett Millais 1852).

Scritta in un momento di turbolenze religiose e al risveglio dello Scisma anglicano, l'opera è alternativamente cattolica (o devotamente medievale) e protestante (o consapevolmente moderna). Il Fantasma dice di essere in purgatorio, poiché morto senza l'estrema unzione. Questo, insieme alla cerimonia funebre di Ofelia, che è caratteristicamente cattolica, formano la maggior parte delle connessioni cattoliche dell'opera. Alcuni studiosi hanno osservato che le tragedie di vendetta vengono da paesi tradizionalmente cattolici, come la Spagna e l'Italia; e presentano una contraddizione, poiché secondo la dottrina cattolica il dovere maggiore si deve a Dio e alla famiglia. L'enigma di Amleto, allora, è se vendicare suo padre e uccidere Claudio, o se lasciare la vendetta a Dio, come richiesto dalla sua religione

La maggior parte del protestantesimo dell'opera deriva dalla sua localizzazione in Danimarca – sia allora sia oggi un paese prevalentemente protestante, anche se non è ben chiaro se vi era l'intenzione di rispecchiare ciò nella Danimarca immaginaria dell'opera. Nell'opera si menziona Wittenberg, dove Amleto, Orazio, Rosencrantz e Guildenstern frequentano l'università, e dove Martin Lutero per la prima volta affisse le sue 95 tesi.[2] Quando Amleto parla della “speciale provvidenza nella caduta di un passero”, egli riflette la credenza protestante secondo cui la volontà di Dio – la Divina Provvidenza – controlla anche il più piccolo evento. Nel primo quarto, nella prima frase della medesima sezione si legge: “C'è una provvidenza predestinata nella caduta di un passero”[3], che suggerisce una connessione protestante persino maggiore attraverso la dottrina della predestinazione di Giovanni Calvino. Gli studiosi ipotizzano che l'Amleto possa essere stato censurato, poiché il termine “predestinato” appare solo in questo quarto.[4]

Filosofia[modifica | modifica sorgente]

Le idee filosofiche nell'Amleto sono simili a quelle dello scrittore francese Michel de Montaigne, contemporaneo di Shakespeare. Artista: Thomas de Leu (1560–1612).
(EN)
« To be, or not to be, that is the question:
Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And, by opposing, end them. »
(IT)
« Essere o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine. »
(Amleto, atto III, scena 1)

Spesso Amleto viene percepito come un personaggio filosofico, che espone idee che oggi sono descritte come relativismo, esistenzialismo e scetticismo. Per esempio, egli esprime un'idea relativista quando dice a Rosencrantz: “non c'è niente che sia un bene o un male, ma è il pensare che lo rende tale” [atto II scena 2].[5] L'idea che niente sia reale eccetto la mente dell'individuo trova le sue radice nei Sofisti greci, che sostenevano che poiché nulla può essere percepito tranne che mediante i sensi – e poiché gli individui sentono, e quindi percepiscono, le cose in maniera diversa – non c'è alcuna verità assoluta, ma solo verità relative.[6] L'esempio più chiaro di esistenzialismo si ritrova nel monologo ”essere o non essere”[7], dove Amleto usa l'”essere” per alludere sia alla vita sia all'azione, e il “non essere” per rivolgersi alla morte e all'inazione. La contemplazione del suicidio in questa scena, tuttavia, è più religiosa che filosofica, poiché Amleto crede che continuerà a esistere dopo la morte.[8]

Gli studiosi concordano nell'asserire che l'Amleto rifletta lo scetticismo contemporaneo che prevaleva nell'umanesimo rinascimentale.[9] Prima dell'epoca shakespeariana, gli umanisti avevano sostenuto che l'uomo era la più grande creazione di Dio, fatta a Sua immagine e in grado di riconoscere la propria natura, ma questo punto di vista fu messo in dubbio, in particolar modo da Michel de Montaigne. L'amletico “Che capolavoro è l'uomo” richiama molte delle idee di Montaigne, ma gli studiosi discordano se Shakespeare le abbia estratte direttamente da Montaigne o se entrambi gli uomini avessero semplicemente reagito in modo simile allo spirito del tempo.[10]

Politica[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del XVII secolo la satira politica venne scoraggiata e i drammaturghi vennero puniti per i lavori “offensivi”. Nel 1597, Ben Jonson fu imprigionato per la sua partecipazione all'opera L'Isola dei Cani.[11] Thomas Middleton venne imprigionato nel 1624, e il suo Una partita a scacchi venne bandita dopo nove rappresentazioni.[12]

L'ambientazione in Danimarca fu un espediente di Shakespeare per poter fare satira sulla situazione politica inglese sfuggendo alla censura del regno.[13], infatti l'opera riuscì a sfuggire alla censura; e, lontano dall'essere soppresso, l'Amleto ottenne l'approvazione reale, come dimostra lo stemma reale sul frontespizio dell'Amleto del 1604.[14]

Molti studiosi rivelarono infatti come il Polonio dell'Amleto prendesse in giro il defunto William Cecil (Lord Burghley) – tesoriere e consigliere della Regina Elisabetta I[15] – poiché si possono riscontrare parecchi parallelismi. Il ruolo di Polonio in quanto uomo di stato più anziano è simile al ruolo di cui godeva Burghley;[16] il consiglio di Polonio a Laerte può richiamare quello di Burghley a suo figlio Robert Cecil; la tediosa verbosità di Polonio rassomiglia a quella di Burghley.[17] “Corambis” (il nome di Polonio nel primo quarto) ha assonanza con il termine latino per “doppio-cuore”, che potrebbe essere la satira del motto latino di Lord Burghley Cor unum, via una (“Un cuore, una strada”).[18] Infine, la relazione della figlia di Polonio, Ofelia, con Amleto si può comparare con la relazione della figlia di Burghley, Anne Cecil, con il Conte di Oxford, Edward de Vere.[19] Ciò, secondo alcuni, si presterebbe anche a sostegno della teoria secondo cui la paternità delle opere di Shakespeare sia del Conte di Oxford.[20]

Psicoanalisi[modifica | modifica sorgente]

Freud suggerisce che la causa delle esitazioni di Amleto sia un inconscio conflitto edipico. (Artista: Eugène Delacroix 1844).

Dalla nascita della psicoanalisi nel tardo XIX secolo, l'Amleto è stato oggetto di tali studi, in particolar modo da parte di Sigmund Freud, Ernest Jones, e Jacques Lacan, che hanno influenzato le produzioni teatrali. Nella sua Interpretazione dei Sogni (1900), l'analisi di Freud parte dalla premessa che “l'opera è costruita sulle esitazioni di Amleto sul soddisfacimento del compito di vendetta che gli è stato assegnato; ma il testo non offre ragioni o motivi validi per tali esitazioni”.[21] Dopo una rassegna di varie teorie letterarie, Freud conclude che Amleto ha un “desiderio Edipico per sua madre e la colpa che da ciò ne deriva gli impedisce di uccidere l'uomo [Claudio] che ha fatto ciò che egli inconsciamente desiderava fare”.[22] Confrontandosi con il suo rimosso, Amleto si rende conto che “egli stesso non è meglio del peccatore che egli deve punire”. Freud suggerisce che l'apparente “avversione per la sessualità” di Amleto – articolata nella conversazione “monacale con Ofelia – si concilia con tale interpretazione.[23] John Barrymore introdusse i significati reconditi di Freud nella sua produzione a New York del 1922, che è andata in scena per il tempo record di 101 serate.

Negli anni quaranta, Ernest Jones – psicanalista e biografo di Freud – sviluppò le idee freudiane in una serie di saggi che culminarono nel suo libro Amleto e Edipo (1949). Influenzate dall'approccio psicanalitico di Jones, parecchie produzioni hanno ritratto la “scena dell'armadio",[24] in cui Amleto si confronta con sua madre nelle sue stanze private, in luce sessuale. In questa lettura, Amleto è disgustato dall'”incestuosa” relazione della madre con Claudio quando, allo stesso tempo, teme di ucciderlo, poiché questo eliminerebbe la sua via per giungere al letto della madre. Anche la pazzia di Ofelia dopo la morte del padre può essere letta sotto un'ottica freudiana, come reazione alla morte del suo amante sperato, suo padre. Ella è travolta dal non aver mai soddisfatto l'amore per lui, terminato in modo tanto brusco, che la porta nell'oblio della follia.[25] Nel 1937, Tyrone Guthrie diresse Laurence Olivier in un Amleto ispirato a Jones, rappresentato all'Old Vic.[26]

Negli anni cinquanta, le teorie strutturaliste di Lacan sull'"Amleto" vennero presentate per la prima volta in una serie di seminari tenuti a Parigi e in seguito pubblicati in “Desiderio e Interpretazione del Desiderio nell'"Amleto"”. Lacan postulò che la psiche umana è determinata da strutture del linguaggio e che le strutture linguistiche dell'"Amleto" gettavano luce sul desiderio umano.[22] Il suo punto di partenza sono le teorie edipiche di Freud, e il tema centrale del lutto che pervade tutto l'"Amleto".[22] Nell'analisi di Lacan, Amleto assume inconsciamente il ruolo di fallo – la causa della sua inazione – e si distanzia sempre più dalla realtà “per via del lutto, della fantasia, del narcisismo e della psicosi”, che creano buchi (o mancanze (manque)) negli aspetti reale, immaginario e simbolico della psiche.[22] Le teorie di Lacan hanno influenzato il criticismo letterario dell'"Amleto" per via della sua visione alternativa dell'opera e del suo uso della semantica per esplorare la psicologia dell'opera.[22]

Femminismo[modifica | modifica sorgente]

Ofelia è distrutta dal dolore. Le critiche femministe hanno esplorato la sua discesa nella follia.[27] (Artista: Henrietta Rae 1890).
Amleto tenta di mostrare a sua madre Gertrude il fantasma del padre (artista: Nicolai A. Abildgaard ca. 1778).

Nel XX secolo le critiche femministe aprirono nuovi approcci per Gertrude e Ofelia. I critici del nuovo storicismo e del materialismo culturale esaminano l'opera nel suo contesto storico, tentando di mettere insieme il suo originario contesto culturale.[28] Essi si concentrarono sul ruolo di genere dell'Inghilterra pre-moderna, puntando alla comune trinità di nubile, moglie o vedova, con le sole prostitute escluse dallo stereotipo. In questa analisi, l'essenza dell'Amleto è la mutata percezione della madre da parte del protagonista, che la vede ora come una prostituta per non essere riuscita a rimanere fedele al precedente coniuge. Di conseguenza, Amleto perde fede in tutte le donne, trattando Ofelia come se anche lei fosse una prostituta e disonesta con lui. Ofelia, per alcuni critici, può tuttavia essere bella e onesta; è virtualmente impossibile collegare queste due caratteristiche, poiché la bellezza è un tratto esteriore, mentre l'onestà è interiore.[29]

Il saggio del 1957 di Carolyn Heilbrun ”La Madre di Amleto” difende Gertrude, asserendo che il testo non suggerisce mai che Gertrude sapesse che fosse stato Claudio ad avvelenare il re Amleto. Tale punto di vista è stato difeso da molte critiche femministe. Heilbrun sostiene che gli uomini per secoli hanno completamente travisato Gertrude, accettando la visione che di lei ha Amleto, invece di seguire il testo dell'opera. Considerando il testo, infatti, non vi è alcuna prova evidente che Gertrude fosse un'adultera: si sta semplicemente adattando alle circostanze della morte di suo marito per il bene del regno.[29]

Anche Ofelia è stata difesa dalle critiche femministe, in particolar modo da Elaine Showalter.[30] Ofelia è circondata da uomini potenti: suo padre, suo fratello e Amleto. Tutti e tre scompaiono: Laerte parte, Amleto la abbandona e Polonio muore. Le teorie convenzionali avevano sostenuto che senza questi tre uomini potenti che prendevano le decisioni per lei, Ofelia è condotta alla pazzia.[31] Le teorie femministe sostengono piuttosto che lei diventi matta per il senso di colpa poiché, quando Amleto uccide suo padre, lei soddisfa il suo desiderio sessuale che Amleto uccida il padre in modo tale che possano stare insieme. Showalter fa notare come Ofelia sia diventata il simbolo della donna affranta e isterica nella cultura moderna.[32]

Rappresentazioni e adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Trasposizioni cinematografiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shakespeare nella cinematografia#Amleto.

Amleto è di gran lunga l'opera shakespeariana che è stata rappresentata al cinema con maggior frequenza e successo. Il personaggio che incarna il dubbio esistenziale è stato rappresentato fin dagli albori della cinematografia sia da attori sia da attrici. Tra le interpretazioni femminili, fecero scalpore quella di Sarah Bernhardt nel film del 1900, e inferiore per notorietà la prova d'attrice della danese Asta Nielsen nella pellicola del '21, nella quale introdusse una sfumatura di erotismo nel rapporto con Orazio, tramite lunghe inquadrature e pause languide.

Il più apprezzato interprete delle tragedie di Shakespeare al cinema del secondo dopoguerra, il barone al merito Laurence Olivier, si cimentò con Amleto nel 1948: il suo principe danese, abbondantemente rodato sui palcoscenici britannici, è una specie di tigre in gabbia, mantenendo anche davanti alla cinepresa la fisicità e la potenza proprie dell'Olivier teatrale.

Di gran lunga più di "effetto" - tanto da meritarsi gli sperticati elogi dell'Olivier - è stato l'"Amleto Russo" ("Gamlet") del 1963/64 sceneggiato e diretto da Grigorij Kozinceev, che si è avvalso delle musiche di Dimitri Shoshtakovich, della traduzione di Boris Pasternak e, soprattutto, dell'interpretazione di uno dei mostri sacri della scena sovietica: Innokentij Smoktunovskij. Cinematografico, ma estremamente "teatrale" l'impostazione registica e la recitazione. Quanto al protagonista, di grande impatto si sono rivelati i monologhi del principe danese, mai recitati, ma "pensati" mentre la cinepresa ne inquadra il volto, gli occhi, l'andatura. Per il mercato cinematografico e televisivo italiano, il doppiatore di Smoktunovskij è stato Enrico Maria Salerno.

In Italia è il giovane Vittorio Gassman a presentare la pellicola italiana più nota dell'epoca sugli intrighi di Elsinore.

Negli ultimi decenni, hanno impersonato con grande successo Amleto sullo schermo tra gli altri Ian McKellen, Mel Gibson, Kenneth Branagh, Ethan Hawke.

Non sono mancate poi le molteplici sperimentazioni e i liberi adattamenti, come il video-esperimento degli anni settanta Un Amleto di meno di Carmelo Bene, in realtà tratto da un testo di Jules Laforgue; la tragedia di Amleto vista con gli occhi di due smemorati comprimari in (Rosencrantz e Guildenstern sono morti) di Tom Stoppard; il racconto poetico di Kenneth Branagh intorno a una scalcagnata compagnia alle prese con il Bardo (Nel bel mezzo di un gelido inverno). Si ricorda inoltre la versione cinematografica del finlandese Aki Kaurismäki nel suo Amleto si mette in affari (1987).

Nel 1994, la Disney lanciò nei cinema un film casualmente ispirato all'Amleto, intitolato Il re leone.

Amleto nella musica[modifica | modifica sorgente]

  • Nel finale della canzone "La ghigliottina", Caparezza cita i famosi versi dell'amleto "Essere o non essere"

Opere liriche[modifica | modifica sorgente]

Almeno 26 opere liriche sono state scritte basandosi su Amleto, tra cui:

Poemi sinfonici[modifica | modifica sorgente]

Musica di scena[modifica | modifica sorgente]

Musica leggera[modifica | modifica sorgente]

  • La canzone dei Dream Theater "Pull Me Under" è influenzata da, e fa riferimenti ad Amleto.
  • La canzone di Lou Reed "Goodnight Ladies", del 1972 dall'album Transformer, utilizza una battuta dalla follia di Ofelia (Atto 4, Scena 5) come coro.
  • Il personaggio di Ofelia ha ispirato la canzone "Ophelia" di Francesco Guccini.
  • Un'Ofelia compare anche nella canzone "Via della povertà" di Fabrizio De André (1974, come del resto nell'originale inglese "Desolation Row" di Bob Dylan (1965).
  • La canzone "Ophelia", dall'album Sitting Targets di Peter Hammill tratta anch'essa del personaggio dell'Amleto.
  • Il testo della canzone "What A Piece Of Work Is Man" del musical Hair è interamente tratto dall'Amleto e la musica (di McDermott) è perfetta nel suo andamento polifonico.
  • In Concerto Grosso per i New Trolls ( New Trolls 1971 ) il breve testo dell'Adagio, scritto da Sergio Bardotti, è ispirato all'Amleto per il verso finale "To die, to sleep, maybe to dream" (nell'Amleto il verso è invece "To die, to sleep, perchance to dream"; lo stesso testo, con un'aggiunta iniziale, è ripreso in Shadows.

Amleto nel teatro e nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Numerosi adattamenti, trasposizioni, riletture e versioni dell'Amleto sono state allestite per la scena teatrale o trasportate in romanzi e novelle.

Nella letteratura italiana celebre è L'Ambleto di Giovanni Testori, appartenente alla Trilogia degli scarrozzati scritta dall'autore. In questa versione della tragedia gli interpreti, dal nome storpiato, ripercorrono a grandi linee la vicenda originale esprimendosi in dialetto lombardo.

Fumetto[modifica | modifica sorgente]

Nel 1975 Gianni De Luca e Raoul Traverso realizzarono un adattamento a fumetti dell'opera teatrale, poi pubblicato su Il Giornalino. Nell'opera a fumetti, vengono abolite le solite vignette e il senso tempo viene scandito dall'architettura e dalla scenografia. Il fine era infatti rendere per immagini il movimento "continuo" degli attori a teatro. [33]

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

In Devil May Cry 4 viene citato un famoso monologo della tragedia.

Note[modifica | modifica sorgente]

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  15. ^ testi francesi del 1869: "I personaggi più importanti dell'opera sono il Lord Ciambellano, Polonio; suo figlio, Laerte; sua figlia, Ofelia; si suppone che essi rappresentino il tanto celebrato tesoriere della regina Elisabetta I, Sir William Cecil, Lord Burghley; il suo secondo figlio, Robert Cecil; e sua figlia, Anne Cecil" (301). Si può cercare su [1]. Nel 1932, John Dover Wilson scrisse: "la figura di Polonio è quasi senza dubbio improntata sulla caricatura di Burleigh, che morì il 4 agosto 1598" (1932, 104).
  16. ^ Winstanley (1921, 112). Winstanley dedicò 20 pagine che propongono le connessioni tra le scene che riguardano Polonio e le persone e gli eventi dell'Inghilterra elisabettiana.
  17. ^ Rowse (1963, 323).
  18. ^ Ogburn (1988, 202–203). As glossed by Mark Anderson, "With 'cor' meaning 'heart' and with 'bis' or 'ambis' meaning 'twice' or 'double', Corambis can be taken for the Latin of 'double-hearted,' which implies 'deceitful'or 'two-faced'."
  19. ^ Winstanley (1921, 122–124).
  20. ^ Ogburn (1984, 84–86).
  21. ^ Freud (1900, 367).
  22. ^ a b c d e Britton (1995, 207-211).
  23. ^ La conversazione cui ci si riferisce è Amleto 3.1.87–160.
  24. ^ The Closet Scene: Hamlet 3.4.
  25. ^ MacCary (1998, 104–107, 113–116) and de Grazia (2007, 168–170).
  26. ^ Smallwood (2002, 102).
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  29. ^ a b Howard (2003, 411–415).
  30. ^ Showalter (1985).
  31. ^ Bloom (2003, 57).
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  • Wofford, Susanne L. 1994. "A Critical History of Hamlet" In Hamlet: Complete, Authoritative Text with Biographical and Historical Contexts, Critical History, and Essays from Five Contemporary Critical Perspectives: 181–207. Boston: Bedford Books of St. Martins Press. ISBN 0-312-08986-4.

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