Fare San Martino
Fare San Martino (fàa Sàn Martéen o fàa Sàn Martín in lombardo “fèr Sàn Martèin” in modenese-emiliano) è un modo di dire usato in tutto il territorio a vocazione agricola della pianura padana.
Significa traslocare o trasferirsi, ma anche, in senso più ampio, cambiare luogo di lavoro.
L'origine di questa frase fatta risale ad alcuni secoli or sono ed aveva un riscontro pratico sino a qualche decennio fa, quando una significativa parte della popolazione attiva della pianura padana era occupata nel settore agricolo in qualità di braccianti.
L'anno lavorativo dei contadini terminava a inizio novembre e, nel caso il datore di lavoro (proprietario dei campi e padrone della cascina) non avesse rinnovato il contratto con il bracciante per un altro anno, egli era costretto a trovarsi un nuovo impiego altrove, presso un'altra cascina. In tal caso doveva abbandonare la casa (anch'essa di proprietà del padrone) e trasferirsi nella nuova dimora, con tutta la famiglia al seguito. La data scelta per il trasloco era quasi sempre l'11 novembre, giorno in cui la Chiesa ricorda San Martino di Tours, per tradizione e per ragioni climatiche (il periodo di tempo stabile e soleggiato che contraddistingue — in media — i giorni attorno alla prima decade di novembre sono definiti "estate di San Martino").
[modifica] Curiosità
Nel corso della grande battaglia di Solferino e San Martino, preoccupato per il disastroso andamento della battaglia di San Martino, il re Vittorio Emanuele II si rivolse nel comune dialetto ad una formazione di soldati piemontesi della Brigata "Aosta", di passaggio da Castelvenzago, con la celebre frase: «Fioeui, o i piuma San Martin o i auti an fa fé San Martin a nui!» (« Ragazzi, o prendiamo San Martino o gli altri ci fanno fare San Martino a noi!»).