Ettore Tolomei

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sen. Ettore Tolomei
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Ettore Tolomei
Luogo nascita Rovereto
Data nascita 16 agosto 1865
Luogo morte Roma
Data morte 25 maggio 1952
Titolo di studio laurea in Lettere
Professione giornalista
Partito Partito Nazionale Fascista
Legislatura XXVI
Incarichi parlamentari
  • Membro della Commissione per l'esame dei disegni di legge per la conversione dei decreti-legge
  • Membro della Commissione dell'educazione nazionale e della cultura popolare
  • Membro della Commissione degli affari esteri, degli scambi commerciali e della legislazione doganale

Ettore Tolomei (Rovereto, 16 agosto 1865Roma, 25 maggio 1952) è stato un giornalista e politico italiano. È stato Senatore del Regno ed è considerato uno dei più significativi nazionalisti del Novecento.

Indice

[modifica] Biografia

Nacque a Rovereto nel 1865, allora dominio asburgico (Austria), da famiglia nobile di origine toscana.

Tolomei fin da giovane abbracciò gli ideali dell'irredentismo italiano, per cui a diciotto anni (quando terminò l'Imperial Regio Ginnasio di Rovereto) proseguì gli studi non in Austria, bensì a Firenze e poi a Roma, dove si laureò in lettere nel 1887.

Dopo la laurea trovò lavoro come insegnante al ginnasio italiano di Tunisi, la "colonia mancata" (la Tunisia era abitata da decine di migliaia di italiani ma era stata assegnata alla Francia). Ben presto però fu richiamato in Austria per il servizio militare e ne approfittò per iscriversi al corso di geografia dell'Università di Vienna.

Terminato il servizio di leva tornò a Roma (1890), dove fondò la rivista irredentista "La Nazione Italiana". Nel 1894 abbandonò l'attività politico-giornalistica e si recò ad insegnare alle scuole italiane di Salonicco.

Nel 1900 tornò in Italia e nel 1904 scalò la cima dell'allora Glockenkarkopf, allora in territorio austriaco (Valle Aurina), erroneamente indicata dagli studiosi della Società Geografica Italiana come il punto più settentrionale della penisola italiana (dal punto di vista fisico: politicamente era interamente compreso in territorio austroungarico). In realtà, il punto più settentrionale dello spartiacque alpino si trova presso la vetta vicina: si tratta della Testa Gemella Occidentale (in tedesco Zwillingsköpfl 2.841 m), situata diverse centinaia di metri più a nord-est, sempre sul crinale che segna la frontiera[1]). Tolomei affermò erroneamente di essere il primo a scalare la cima del Glockenkarkopf e le diede il nome programmatico di Vetta d'Italia. La vetta però era già stata conquistata nel 1895 dagli alpinisti austriaci Franz Hofer e Fritz Kögel.[2]

Forte della sua esperienza internazionale, fu addetto alla direzione generale delle scuole italiane all'estero dal 1901 al 1921.

Nel 1906 si stabilì a Gleno di Montagna, in Tirolo (oggi in Alto Adige), dove la sua famiglia aveva acquistato il Thalerhof che verrà rimodellato secondo il gusto romaneggiante del Tolomei. Qui fondò la rivista di studi "Archivio per l'Alto Adige". Tra i primi collaboratori nomi illustri: Pasquale Villari, Carlo Battisti, Graziadio Isaia Ascoli, Angelo De Gubernatis, Torquato Taramelli e altri. Giunsero anche gli auguri di Giosuè Carducci. La rivista continua tuttora ad uscire, a Firenze, presso l'Istituto di Studi per l'Alto Adige (via Cesare Battisti, 4). Dopo il 1969 la rivista pubblica solo saggi toponomastici, il nome di Tolomei come fondatore, ormai scomodo, viene soppresso, dal 1979 il titolo storicamente compromesso viene sostituito con un altro: "Rivista di studi alpini".

Dalle sue pagine Tolomei voleva dimostrare l'italianità della regione (anche di quella parte del Trentino, di lingua italiana ma cultura tirolese) e dunque la necessità di porre il confine al Brennero. Irredentista radicale, comprendeva anche l'importanza strategica dell'Alto Adige e l'opportunità di avanzare il confine italiano fino allo spartiacque alpino. Perciò tacciò di rinunciatarietà i cosiddetti "salurnisti" (come Cesare Battisti), che limitavano le rivendicazioni alla chiusa di Salorno. La pubblicazione, che alla zona dava il nome del dipartimento napoleonico di cui all'inizio dell'Ottocento faceva parte Bolzano, venne subito sequestrata e suscitò violenti contrasti. Ciò contribuì a fargli propaganda, soprattutto tra personalità politiche italiane: dietro il tavolo di lavoro di Sidney Sonnino facevano bella mostra di sé le annate dell'"Archivio".

Sempre nel 1906 cominciò la stesura del Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige, pubblicato poi dalla Reale Società Geografica Italiana nel 1916. Al contrario di come spesso viene affermato, la toponomastica italiana dell'Alto Adige non è opera fascista, infatti la stesura avvenne ben prima dell'avvento di Mussolini al potere; invece sarà il fascismo a realizzare il programma tolomeiano, che fin lì non era stato preso molto sul serio dalla comunità scientifica internazionale.

Nel 1914 Tolomei si batté per l'intervento. Allo scoppio della guerra si arruolò negli alpini e, per evitare (essendo ancora cittadino austroungarico) la fine di Cesare Battisti se catturato, accettò il consiglio di cambiare provvisoriamente i propri dati anagrafici in Eugenio Treponti da Verona. Intensificò in quegli anni anche gli studi sulla toponomastica dell'Alto Adige facendosi aiutare da alcuni studiosi dell'epoca (Carlo Battisti, Ettore De Toni, il sudtirolese Alois Lun).

Nel 1918 come conseguenza della prima guerra mondiale l'Austria crollò e il Tirolo cisalpino fu annesso all'Italia. Tolomei si insediò a Bolzano, dove gli fu affidato il Commissariato alla Lingua e alla Cultura per l'Alto Adige, scontrandosi con il sindaco, già borgomastro austriaco, Julius Perathoner. Nel 1919 fu inviato a Parigi come membro della delegazione italiana: anche grazie a lui il Brennero fu fissato come confine tra Austria ed Italia.

Nel 1921 Tolomei si iscrive al giovane movimento fascista.

A Tolomei spinse per la creazione dell'Archivio di Stato di Bolzano[senza fonte], dell'Istituto di Studi per l'Alto Adige e della Biennale d'Arte di Bolzano.

Il 15 luglio 1923, nel Teatro civico di Bolzano, Tolomei rese pubblico il suo programma di assimilazione e italianizzazione del territorio già tirolese con la rieducazione politica-culturale e assimilazione degli abitanti di lingua tedesca e ladina (vedi Programma di Tolomei).

Nel 1923 fu nominato senatore per i suoi "meriti culturali e patriottici". Fu poi nominato nel 1937 "Conte della Vetta" da Vittorio Emanuele III.

Durante la seconda guerra mondiale si ritirò dalla politica nel podere di Gleno (Glen), ma, dopo l'8 settembre 1943, venne arrestato dai tedeschi. Fu deportato prima a Dachau e poi in Turingia. La zona dove si trovava fu occupata dai russi che non lo volevano rilasciare: un nipote ed alcuni amici riuscirono a farlo fortunosamente fuggire e a riportarlo in Italia. Scrisse le proprie "Memorie di vita", che Garzanti pubblicò nel 1948 e si spense a Roma il 25 maggio 1952. Venne seppellito nel cimitero di Montagna, il comune da cui dipende il villaggio di Gleno.

[modifica] Ricordo

Ettore Tolomei è noto principalmente per il suo Programma ultranazionalista e per la sua propaganda e azione volte all'italianizzazione radicale dell'Alto Adige fino al Brennero. Il Presidente emerito Francesco Cossiga ebbe a definire Tolomei un "falsificatore geografo fascista" [3]. Gaetano Salvemini lo definì “il boia del Tirolo […] l’uomo che escogitò gli strumenti più raffinati per tormentare le minoranze nazionali in Italia. I suoi ammiratori gli attribuiscono il merito di aver ‘creato’ l’Alto Adige e lui accetta senza riserve quella gloria.”[4]

Tra le tante sue attività (da giornalista ad alpinista, senatore, scrittore, ecc.) fu anche vicepresidente della Società Dante Alighieri, promotrice della lingua italiana nel mondo, dal 1906 al 1952.[5]

Tolomei è festeggiato ancora oggi come patriota da una parte degli italiani, ma viene considerato "il becchino del Sudtirolo" (Totengräber Südtirols) dalla maggioranza dei cittadini sudtirolesi di lingua tedesca;[6] la sua tomba è stata ripetutamente devastata durante gli anni del terrorismo sudtirolese (tra gli anni sessanta e la fine degli anni '80).

[modifica] Onorificenze

Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 12 aprile 1920
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 16 novembre 1931

[modifica] Note

  1. ^ Scheda summitpost, cartina
  2. ^ Fabio Cammelli, Werner Beikircher, Alpi Aurine: Brènnero, Gran Pilastro, Vetta d'Italia, Touring Editore, 2002. ISBN 9788836526031, p. 318.
  3. ^ Disegno di legge costituzionale, Riconoscimento del diritto di autodeterminazione al Land Südtyrol – Provincia Autonoma di Bolzano (PDF)
  4. ^ Cfr. Gaetano Salvemini, Mussolini diplomatico (1922-1932), Parigi, Éditions Contemporaines, 1932 (La Pleiade, III); rist. Bari, Laterza, 1952.
  5. ^ Fotografia ed articoli su Tolomei
  6. ^ Cfr. Gisela Framke, Im Kampf um Südtirol. Ettore Tolomei und das Archivio per l'Alto Adige, Tubinga, 1987, pp. 14ss.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Bibliografia

  • Baratter, Lorenzo (2005), Le Dolomiti del Terzo Reich, Milano, Ugo Mursia Editore.
  • Ferrandi, Maurizio (1986), Ettore Tolomei: l'uomo che inventò l'Alto Adige. Trento: Publilux.
  • (DE) Framke, Gisela (1987), Im Kampf um Südtirol. Ettore Tolomei (1865-1952) und das ‚Archivio per l'Alto Adige'. Tübingen: M. Niemeyer. ISBN 3-484-82067-5.
  • Benvenuti, Sergio; Hartungen, Christoph von (eds.) (1998), Ettore Tolomei (1865-1952). Un nazionalista di confine / Die Grenzen des Nationalismus. Trento: Museo Storico in Trento.
  • (EN) Steininger, Rolf (2003), South Tyrol: a minority conflict of the twentieth century. New Brunswick, N.J., U.S.A: Transaction Publishers. ISBN 0-7658-0800-5.
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