Flipper

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Un flipper ispirato alla famiglia Addams

Il flipper, anche detto biliardino elettrico[1] o elettroautomatico[2], è un gioco di abilità a moneta di origini statunitensi, molto diffuso a partire dagli anni cinquanta, soprattutto in bar e locali pubblici.

Il nome originale inglese della macchina è pinball; il termine flipper, usato in Italia, Francia ed altri paesi europei, deriva dalle piccole pinne (flippers), oggi più comunemente note come alette, comandate da pulsanti esterni e con le quali il giocatore può colpire una biglia d'acciaio mirando a bersagli posti su un piano inclinato coperto da un vetro trasparente. Ogni singolo bersaglio o combinazione di bersagli colpiti apporta un punteggio o agevolazioni (bonus) al gioco.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Un modello del 1948

Il flipper originario, derivato direttamente dai giochi del tipo Bagatelle diffusi già dai tempi della corte del Re Sole, consisteva in un semplice piano inclinato, sul quale venivano fatte scorrere dall'alto delle biglie d'acciaio. Una volta lanciate manualmente per mezzo di un pistone a molla, le biglie scorrevano lungo il piano inclinato e finivano più o meno casualmente dentro delle buche o dei passaggi obbligati, ai quali corrispondevano determinati punteggi. La vittoria era collegata al raggiungimento di un punteggio massimo, oppure di una determinata combinazione o sequenza di buche (ad esempio per formare una determinata parola).

Il flipper presto viene abbellito dotandolo di luci, suoni ed altri meccanismi elettrici ed elettromeccanici: relè, motori elettrici, ed altri congegni molto simili a quelli utilizzati un tempo nelle centrali telefoniche, ma il suo funzionamento rimase invariato per più di vent'anni. La svolta avvenne con l'introduzione appunto dei flippers, una sorta di palette di plastica azionabili con dei pulsanti esterni, per mezzo delle quali era possibile respingere le biglie, e indirizzarle verso specifiche buche o bersagli.

Il primo flipper con le palette fu "Humpty Dumpty"[3], prodotto dalla Gottlieb nel 1947. L'invenzione delle palette elettromeccaniche (dovuta al Game Designer Harry Mabs) rivoluzionò radicalmente il flipper, trasformandolo da gioco di fortuna in gioco di abilità, grazie alla possibilità di giocare la biglia a piacimento, controllando entro certi limiti lo svolgimento della partita, e di conseguenza aumentando il piacere di gioco.
L'apparecchio in Italia venne battezzato flipper per via della scritta riportata sopra le palette (i flippers, appunto); la stessa cosa successe in Francia ed in Germania.

Negli stessi anni '50, si ebbe un gioco molto simile al flipper, il pachinko, in Giappone, gioco che col passare del tempo diviene un vero e proprio flagello sociale per via dell'alto numero di ludodipendenti che causò, specie tra i reduci di guerra e i giovani in depressione per la pressione esercitata dalle famiglie riguardo alla competizione scolastica (addirittura ogni quartiere delle metropoli giapponesi contava 5/6mila pachinko,sempre occupati!).

Ma il problema della dipendenza da flipper preoccupò anche in Europa, donde i più conservatori lo considerarono l'ennesima perversione proveniente da oltreoceano.

Il flipper restò per decenni una complessa macchina elettromeccanica, piena di relè, contatti, rotori, elettromagneti, molle e lampadine; solo verso la metà degli anni settanta le prime sperimentazioni videro gradualmente il passaggio a modelli interamente controllati da una scheda elettronica dedicata; tuttavia buona parte dei componenti del piano di gioco del flipper sono rimasti elettromeccanici, anche se negli apparecchi attuali sono controllati da una moderna CPU.

Gli ideatori del piano di gioco e gli illustratori resero sempre più attraenti queste macchine. I nomi di questi professionisti non sono molto conosciuti, fino agli anni ottanta spesso tenuti segreti per politica aziendale (in rari casi riuscivano ad inserire le proprie firme in particolari nascosti della grafica del gioco)[senza fonte]. Per quanto riguarda i prodotti italiani si conoscono Michele "Mike" Martinelli, Lorenzo Rimondini, Toni Ramunni, Luigi "Cortez" Corteggi, Adriano Nardi, mentre per i prodotti americani ricordiamo Roy Parker, Art Stenholm, Ed Krynski, Gordon Morison, Christian Marche, Doug Watson, Paul Farris, Dave Christiansen, John Trudeau, Adolf Seitz Jr., David Moore.

In Italia, negli anni sessanta, il flipper ebbe vita difficile: fu oggetto di regolamentazioni e limitazioni giuridiche volte a proibirne l'utilizzo come apparecchio per gioco d'azzardo; questo portò al divieto di vincite di alcun genere, inclusa la ripetizione della partita. Per fronteggiare queste limitazioni esclusivamente italiane, i costruttori di tutto il mondo produssero modelli differenti esclusivamente dedicati al mercato italiano. Questo portò ben presto al proliferare di costruttori italiani, alcuni attivi anche per anni a seguire, per soddisfare la richiesta interna e dediti alla costruzione di modelli adeguati alla legislazione nazionale.

Oggi il flipper è pressoché scomparso dai locali pubblici italiani, soppiantato perlopiù dai videopoker prima, legali in Italia dal 1995, e dalle New Slots ora (versioni particolari dei videopoker per il mercato italiano, in osservanza delle leggi vigenti); in pratica, sostituito dai cosiddetti giochi a premio. La situazione non è comunque diversa nel resto d'Europa. Nel mondo è rimasto attualmente un solo produttore, la Stern (USA), anche se si moltiplicano le iniziative, soprattutto da parte di entusiasti e collezionisti, di ricostruire su licenza piccole quantità di apparecchi del passato, anche recente, nonché parti di ricambio o altro.

Per dare uno sguardo al possibile futuro del flipper, vi sono dei nuovi progetti di macchine fornite di CPU e dotate di un piano di gioco virtuale (costituito da un pannello LCD posizionato orizzontalmente), che permetterebbero di simulare molto bene il funzionamento di un vero flipper, con il vantaggio di poter avere più modelli da far funzionare su un'unica macchina.

Altri tipi di flipper[modifica | modifica sorgente]

Una variante del flipper è il Bingo: un gioco nel quale bisogna indirizzare varie sferette in buche numerate poste sul piano componendo combinazioni (ambi, terni etc) che danno diritto a premi (in punteggio) di valore variabile. A differenza del flipper vero e proprio, il bingo è solitamente privo delle pinne[4] e quindi la pallina non può essere manovrata quando raggiunge il fondo del piano.

Il pachinko, gioco giapponese, anch' esso privo di alette.

Principali produttori[modifica | modifica sorgente]

  • Atari (USA)
  • Bally (USA)
  • Bell Games (Bologna, Italia)
  • BEM (Milano, Italia)
  • Capcom (USA)
  • Chicago Coin (USA)
  • Data East (USA)
  • Europlay (Bologna, Italia)
  • Exhibit (USA)
  • Genco (USA)
  • Game Plan (USA)
  • Gottlieb (USA)
  • Nordamatic (Verona, Italia)
  • Keeney (USA)
  • Ripepi (Messina, Italia)
  • RMG (Bologna, Italia)
  • SEGA (Giappone e USA)
  • Stern (USA), unico produttore tuttora attivo
  • Tecnoplay (Repubblica di San Marino)
  • United (USA)
  • Williams (USA)
  • Zaccaria (Bologna, Italia)

Film legati al flipper[modifica | modifica sorgente]

Simulatori[modifica | modifica sorgente]

Vi sono in commercio numerosi simulatori di flipper, software che permettono di riprodurre il funzionamento di uno o più flipper. Vanno poi ricordati alcuni programmi freeware che permettono di creare nuovi flipper (essendo una sorta di evoluzione del programma per home computer degli anni ottanta Pinball Construction Set); tra questi ricordiamo Visual Pinball[5] ed il più recente ed avanzato Future Pinball. Questi stessi programmi possono funzionare anche come emulatori, in quanto disponendo delle relative ROM permettono di riprodurre praticamente tutti i flipper prodotti nel mondo dal 1947 in poi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ vocabolario Zingarelli
  2. ^ vocabolario Devoto-Oli
  3. ^ (EN) Humpty Dumpty in The Internet Pinball Database. URL consultato il 24 febbraio 2010.
  4. ^ sono stati in realtà realizzati in Europa alcuni modelli di bingo dotati di palette, molto distanziate tra di loro, e situate ai lati nella parte bassa del piano di gioco. Sebbene la possibilità di interagire realmente con la palla in gioco sia effettivamente molto ridotta, è comunque possibile riuscire sia pur raramente ad influenzarne il moto di caduta verso il basso, aggiungendo quindi in effetti una sia pur minima componente aggiuntiva di abilità.
  5. ^ (EN) Sito del simulatore "Visual Pinball". URL consultato il 24 febbraio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Federico Croci, Pinball Machines for Italy/Senza Ripetizione della Partita, 2004
  • Gary Flower & Bill Kurtz, La storia del flipper, 1988 (versione italiana del volume "Pinball!")

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]