Tantalo (mitologia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Tantalo è una figura della mitologia greca, era il primo re della Lidia (o della Frigia) e viveva inizialmente fra gli dei. I suoi tanti peccati lo portarono al supplizio deciso dagli dei, che è diventato un famoso modo di dire.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le sue origini sono misteriose: secondo alcuni era figlio di Zeus, secondo altri di Tmolo,[1] mentre la madre, secondo la maggior parte dei mitografi, era la ninfa Pluto o la pleiade Taigete. Secondo altri i suoi genitori erano o Crono e Nea oppure Oceano e Teti. Anche sul nome della consorte vi sono molte versioni:

Chiunque fosse la vera compagna di Tantalo sicura è la sua innumerevole progenie, tra cui Pelope, Brotea e Niobe.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Tantalo in un dipinto di Gioacchino Assereto

Tantalo, figlio di Zeus e di Pluto, era benvoluto dagli dei, che spesso lo onoravano sedendosi alla sua mensa, ma fu autore di diverse offese agli dei, consistenti sostanzialmente in violazioni delle regole della xenia: tra esse il ratto di Ganimede, il furto del nettare e dell'ambrosia per distribuirlo ai suoi sudditi. Inoltre vi fu l'episodio del furto del cane d'oro, custode di un tempio di Zeus situato a Creta. In tale mito, l'artefice del furto era in realtà Pandareo, che lo affidò al ragazzo con l'impegno che lo nascondesse agli occhi divini. Hermes giunse con il chiaro intento di riavere il sacro animale, ma Tantalo giurò il falso. Secondo un'altra versione dello stesso mito, in realtà il cane era Rea trasformata dal dio Efesto.[2]

Tantalo, per aver compiuto tutti questi misfatti era stato umiliato e dagli dei e deriso dai suoi stessi figli, perciò decise di vendicarsi. Prese dei ragazzi e li fece uccidere (alcune versioni dicono che si trattassero dei figli di Tantalo, altri che fossero invece dei servi), facendone poi cucinare le carni, ed invitò gli dei alla sua mensa convinto che i suoi ospiti non avrebbero mai subodorato un simile abominio e che avrebbero mangiato carne umana. Tuttavia, quando i piatti vennero scoperti, gli dèi capirono immediatamente cosa Tantalo aveva fatto: furioso per un simile oltraggio e per l'immensa crudeltà del suo anfitrione, Zeus lo fulminò all'istante uccidendolo e scagliandolo nell'Ade, facendo poi riportare in vita le vittime della sua follia.

Il supplizio[modifica | modifica wikitesto]

Tantalo, a memoria eterna del suo misfatto, sebbene fosse oramai un'ombra, avvertiva il bisogno di mangiare e bere, ma nonostante fosse circondato da cibo e acqua non poté nutrirsi o dissetarsi. Era legato ad un albero da frutto carico di ogni qualità di frutti, ed immerso fino al collo in un lago d'acqua dolce; tuttavia appena Tantalo provava a bere il lago si asciugava, e non appena provava a prendere un frutto i rami si allontanavano, o un alito di vento improvviso li faceva volare via lontano dalle sue mani.[3] Questa impossibilità di raggiungere uno scopo che pure sembra a portata di mano ha dato origine all'espressione proverbiale il supplizio di Tantalo.

Inoltre un grosso macigno incombeva su di lui minacciando di schiacciargli il cranio e facendolo così vivere in uno stato di terrore perenne.

Secondo un'altra versione la morte viene collegata ad un supplizio in cui dovette sostenere un monte intero sulla sua testa.[4]

Altri personaggi mitologici famosi per essere stati sottoposti a un supplizio sono Issione, Tizio e Sisifo.

Miti successivi[modifica | modifica wikitesto]

I mitografi successivi cercarono in tutti i modi di discolpare gli dei da un possibile cannibalismo, stravolgendo in tutto la storia di Tantalo. Secondo tale versione infatti egli era un sacerdote che rivelò ogni segreto ai non iniziati, al che colpirono suo figlio con una malattia orrenda. I chirurghi di allora con varie operazioni riuscirono a ricostruire il corpo originale anche se aveva innumerevoli cicatrici.[5]

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Il mito di Tantalo viene successivamente ripreso da Arthur Schopenhauer come esempio della eterna insoddisfazione della volontà per cui "contro un desiderio che viene appagato ne rimangono almeno dieci insoddisfatti, inoltre la brama dura a lungo, le esigenze vanno all'infinito; l'appagamento è breve e misurato con spilorceria" [Il Mondo come Volontà e Rappresentazione]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Platone, accordandosi alla radice greca τλα-/τλη- del verbo greco τλάω (che significa "soffrire"), il nome Tantalo deriverebbe da talànatos (infelicissimo).[6]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il furto del cibo degli dei per donarlo agli esseri umani lo accomuna a Prometeo,[7] ma in questa veste il suo mito si trasforma da peccatore a benefattore.
  • Tantalo alla stregua di Licaone era uno dei re originali (ovvero i primi re dei vari regni), ed era dato a tali re il favore degli dei con cui dividevano la mensa, l'atto compiuto dall'uomo viene visto come un atto di separazione fra divinità e umanità, ripreso in seguito da molti miti, come nel caso di Achille.

Il mito di Tantalo è stato ripreso da Primo Levi in "Se questo è un uomo". A pag 54 viene riportata questa frase "Sì sentono i dormienti respirare e russare, qualcuno geme e parla. Molti schioccano le labbra e dimenano le mascelle. Sognano di mangiare (..). È un sogno spietato, chi ha creato il mito di Tantalo doveva conoscerlo."

Come "tortura di Tantalo" viene ripresa anche da Thomas Mann in La montagna incantata. Precisamente un personaggio dell'opera, la signora Stohr, riferendosi al prolungarsi indefinito delle prescrizioni per le cure afferma: <<[omissis] Dio buono si è sempre allo stesso punto, lo sa anche lei. Si fanno due passi avanti e tre indietro...Quando uno ha fatto cinque mesi, arriva il vecchio e gliene rifila altri sei. Ah, è la tortura di Tantalo. Si spinge, si spinge, e quando si crede d'essere in cima...>>. È evidente la confusione che la signora, avvezza alle gaffes, fa tra Tantalo e Sisifo. L'interlocutore, il sarcastico e dotto umanista Settembrini, risponde sul punto: <<Oh, brava e generosa! Finalmente concede al povero Tantalo un diversivo. Per variare gli fa spingere il famoso pietrone! È un atto di vera bontà! [omissis]>>.

Omonimia[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il nome Tantalo si trovano inoltre:

  • Tantalo il primo marito di Clitennestra e figlio di Tieste, ucciso insieme con il figlio neonato da Agamennone che poi sposò sua moglie.
  • Tantalo, uno dei figli di Niobe e di Anfione;

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scolio ed Euripide Or. 4.
  2. ^ Antonio Liberale, “Metamorfosi”, 11 e 36.
  3. ^ Diodoro Siculo, libro IV, 74.
  4. ^ Pausania, Libro II, 22,3.
  5. ^ Tzetze, “Scoli a Licofrone”, 152.
  6. ^ Platone, “Cratilio”, 28.
  7. ^ Pindaro, “Olimpiche”, 1, 59-63.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Moderna[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca