Il fu Mattia Pascal

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Il fu Mattia Pascal
LuigiPirandello.JPG
Luigi Pirandello
Autore Luigi Pirandello
1ª ed. originale 1904
Genere romanzo
Lingua originale italiano
Ambientazione fine '800 - inizi '900.
Protagonisti Mattia Pascal (Adriano Meis)
Altri personaggi Roberto Pascal, zia Scolastica, Batta Malagna, Romilda Pescatore, Marianna Dondi (vedova Pescatore), Oliva, Anselmo Paleari, Adriana Paleari, la signorina Caporale, Pinzone, Terenzio Papiano, Scipione Papiano, Gerolamo Pomino

Il fu Mattia Pascal è un celebre romanzo di Luigi Pirandello che apparve dapprima a puntate sulla rivista "Nuova Antologia" nel 1904 e che fu pubblicato in volume nello stesso anno. Fu il primo grande successo di Pirandello, scritto in un momento difficile della sua vita.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Mattia Pascal vive a Miragno (oggi Imperia), dove il padre ha lasciato in eredità alla moglie e ai due figli una discreta fortuna. Batta Malagna, un disonesto amministratore, si interessa di gestire il patrimonio. Egli, dopo la morte della moglie, sposa Oliva, ragazza che Mattia conosce bene, con la quale intraprende una relazione adultera al fine di fare un dispetto all'amministratore poiché questo non riesce ad avere eredi e attribuisce la colpa di ciò ad Oliva, non pensando che invece sia lui il "problema". Alla fine Oliva rimane incinta di un bambino, figlio di Mattia. L'amico Pomino dice al protagonista di aver scambiato una discussione con una serva, scoprendo così che Malagna sta tramando qualcosa con la cugina, Marianna Dondi, vedova Pescatore; questa gli avrebbe rimproverato di non riuscire ad avere un figlio, conseguenza dovuta al rifiuto di sposare Romilda, figlia della vedova e nipote di Malagna, di cui Pomino è innamorato.

Ora lo zio si sarebbe pentito di non aver accontentato la nipote. Mattia e Pomino temono che l'uomo stia complottando con la cugina per avere un figlio da Romilda. Pascal aiuta l'amico, e, giusto per stordirlo un po', gli dice che, per salvare la giovane, Pomino potrebbe sposarla. Con la scusa di una cambiale, Mattia si reca a casa di Marianna Dondi, dove trova anche Malagna. Conosce Romilda. Si trattiene poco a casa della vedova Pescatore, per poter tornare ancora da Romilda e dalla madre, che, però, non sembra contenta dell'annuncio di una sua prossima visita.

Nonostante il giovane le parli di Pomino, Romilda si innamora di Mattia, e lui ricambia l'amore. Un giorno, la ragazza, rimasta sola con lui dopo che la madre si è allontanata, gli chiede di portarla via. Romilda viene messa incinta da Mattia e lui, in seguito a quel loro incontro, pensa come preparare la madre alla notizia del suo inevitabile matrimonio. Riceve, però, una lettera da Romilda, in cui lei gli dice che non devono più vedersi. Mattia non comprende il motivo che ha spinto la giovane a chiedergli una cosa simile. Oliva si reca a casa sua per sfogarsi con la madre di Mattia per la disperazione cagionatale dal marito. Batta Malagna ha annunciato il prossimo arrivo del suo tanto atteso figlio.

Una scena del film Il fu Mattia Pascal (1937)

Mattia, compresa la ragione per cui Romilda gli ha detto che non avrebbero dovuto più vedersi, si sente ingannato da lei. Si reca così a casa di Oliva e le mostra la lettera. La ragazza capisce che Malagna non è il vero padre del bambino che aspetta Romilda, ma Mattia le dice che lei deve far credere al marito che lui può veramente avere un figlio. Pascal, abbiamo detto, aveva nel frattempo messo incinta anche Oliva; Malagna scopre il tradimento della moglie, va da Mattia e gli dice che ha disonorato la nipote e che deve rimediare a quello che ha fatto.

Il protagonista capisce che Romilda non ha fatto nulla di male per far credere a Malagna di essere il padre del bambino che lei aspetta. La ragazza, infatti, sostiene che quando ha rivelato alla madre l'amore che ormai la legava indissolubilmente a Mattia, Marianna Dondi è andata su tutte le furie, e le ha detto che non avrebbe mai acconsentito a farla sposare con uno «scioperato». Giunto Batta Malagna, la vedova Pescatore lascia sola Romilda con lui. La giovane gli rivela la sciagura che le è capitata e gli chiede di opporsi alla madre e di "indurla a più giusti consigli", dato che lei voleva restare fedele a Mattia. L'uomo si intenerisce, ma non troppo; le dice che, essendo Romilda minorenne, è ancora sotto la potestà della madre e che potrebbe anche agire giudiziariamente contro Pascal. Batta Malagna rimedia accettando come suo il figlio che sarebbe nato da Romilda. Ma ora che anche la moglie è incinta dovrà fare da padre al bambino che Oliva aspetta da Mattia.

Mattia quindi è costretto a sposare Romilda che è invidiosa del figlio che sarebbe nato ad Oliva tra gli agi, al contrario del suo che verrà al mondo nell'incertezza del domani, e "non può vedere Mattia". Per salvare il podere della Stia col mulino, i Pascal devono vendere le case, e la madre del protagonista va a vivere con il figlio. Ma questo non basta. Pascal cerca di trovare un'occupazione, ma non ci riesce. La vedova Pescatore e Romilda non si dimostrano gentili con la madre di Mattia, e lui teme che, irritate dalla guardia che il giovane fa alla madre, la trattino male. Zia Scolastica, membro nubile della famiglia, presentata ad inizio dell' opera, la porta via. Un giorno, verso sera, Pascal incontra per caso Pomino. Egli è adirato con Mattia per il suo tradimento, ma il protagonista cerca di convincerlo che è stato Pomino a tradirlo, dato il sacrificio che deve compiere vivendo con Romilda e la vedova Pescatore. L'amico gli trova un lavoro: suo padre, entrato nel municipio, dice che la biblioteca di Boccamazza è in misere condizioni, e colui che se ne occupa è fisicamente debole.

Grazie a Pomino, Mattia diventa bibliotecario. Un giorno, gli giunge notizia che la moglie sta per dare alla luce il bambino. Lui si precipita a casa, dove Marianna Dondi gli dice di andare a cercare un medico. Dopo aver girato invano, Mattia, esausto, torna a casa, e vi trova il dottore. Pascal vede che sono due bambine quelle che Romilda gli sta dando: una è già nata, l'altra sta per venire al mondo. Una delle figlie muore a pochi giorni dalla nascita, l'altra quando ha quasi un anno. Con la piccola viene a mancare anche la madre di Mattia, nello stesso giorno e quasi nella stessa ora. Una notte intera Mattia vaga per il paese e le campagne, e alla fine si ritrova nel podere della Stia, presso la gora del mulino.

Viene aiutato da un vecchio mugnaio di nome Filippo, che lo fa sedere sotto un albero e gli parla della madre e del padre del protagonista. L'uomo lo consola, gli dice che non deve piangere e disperarsi così, perché la figlia è stata accolta nel «mondo di là» dalla sua nonna, che le parlerà sempre di lui e non l'abbandonerà mai. Dopo una delle consuete liti con Romilda e la vedova Pescatore, che dopo la morte della sua bambina e della madre lo disgustavano, non riuscendo più a resistere alla sua miserabile vita, Mattia fugge dal paese. Strada facendo, pensa di recarsi a Marsiglia, da cui avrebbe potuto partire per l'America. Ma giunto a Nizza si ferma davanti ad una bottega, dove sono esposti opuscoli che pubblicizzano il gioco della roulette. All'inizio si allontana dalla bottega, ma poi vi entra e, per curiosità, compra un opuscolo. Quindi parte per Montecarlo. Arrivato qui, si ferma a giocare alla roulette, e, con sua sorpresa, vince.

Mattia continua a vincere e diventa ricco. Dati i suoi colpi fortunati, una donna gli propone di giocare con lei, ma il giovane Pascal la respinge. Anche uno «spagnuolo» gli porge la stessa richiesta, e lui, dopo averci parlato, se ne allontana. La mattina del dodicesimo giorno, Mattia viene a sapere che qualcuno si è ucciso: è un giovinetto che il protagonista conosceva, avendo entrambi giocato una volta allo stesso tavolino. Pascal ne copre pietosamente il viso con un fazzoletto, e fugge, ritornando a Nizza per partirne il giorno stesso. Deciso a ritornare a casa per riscattare la sua proprietà e vendicarsi dei soprusi della suocera, un altro fatto muta il suo destino. Mentre è in treno legge per caso su un giornale che a Miragno è stato ritrovato nella roggia di un mulino il cadavere di Mattia Pascal, scomparso da molti giorni, uccisosi per dissesti finanziari.

Sebbene sconvolto, comprende presto che, credendolo tutti morto, può avere un'altra vita. Così, con lo pseudonimo di Adriano Meis inizia a viaggiare in Italia e poi all'estero. Infine, decide di stabilirsi a Roma in una camera ammobiliata. Si innamora, ricambiato, di Adriana, la dolce e mite figlia del padrone di casa, Anselmo Paleari, e vuole sposarla, tentando di dar luogo ad una nuova vita stabile, benché lo pseudonimo gli fosse costato più di un anno di solitudine spesa in viaggi attraverso l' Europa, e anche a Milano, viaggi finanziati dalla somma di 82 mila lire vinte al gioco. E Adriano Meis vive un'altra vita. Ma presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia. Infatti, non essendo registrato all'anagrafe, non può sposare Adriana, non può denunciare il furto subìto da Terenzio Papiano, un losco individuo penetrato nella sua stanza per rubare del denaro, e non può svolgere alcuna delle normali attività quotidiane, poiché privo di identità. Finge così un suicidio e, lasciato il suo bastone e il suo cappello vicino a un ponte del Tevere, ritorna a Miragno sotto il nome di Mattia Pascal.

Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al paese, Mattia scopre che la moglie si è risposata con Pomino e ha avuto una bambina. Si ritira così dalla vita e trascorre le sue giornate nella biblioteca polverosa dove lavorava in precedenza a scrivere la sua storia e ogni tanto si reca al cimitero per portare sulla tomba del "fu Mattia Pascal" una corona di fiori. Nella Premessa seconda (filosofica) a mo' di scusa il protagonista decide di mettere per iscritto la sua strana vicenda: Mattia lascerà il manoscritto nella biblioteca dove aveva lavorato con l'obbligo però di aprirlo soltanto cinquant'anni dopo la sua terza, ultima e definitiva morte. La prima morte è quella che lo vede morto suicida nel mulino della "Stìa", la seconda quella in cui "muore" il suo alter ego Adriano Meis. Il consiglio di mettere per scritto il suo caso viene a Mattia dal suo amico bibliotecario, don Eligio.

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Luoghi e tempi non sono molto bene specificati, in quanto la storia è un enorme flashback. Possiamo tuttavia identificare dei luoghi chiave (come la Via Ripetta a Roma, Miragno ossia Imperia, Nizza e Montecarlo). Possiamo inoltre immaginare che il periodo sia a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento (periodo in cui è vissuto Pirandello), anche se questo romanzo è incredibilmente attuale. La storia non ha una durata precisa però possiamo affermare che vi è un periodo di tempo in cui si svolge il clou della storia (cioè due anni e mezzo circa).

La narrazione[modifica | modifica sorgente]

Il narratore[modifica | modifica sorgente]

Il narratore della vicenda è lo stesso Mattia che in prima persona ricorda le vicende passate (si dice che il narratore è omodiegetico). Il tipo di focalizzazione è interna.

Fabula e intreccio[modifica | modifica sorgente]

Fabula e intreccio non coincidono. Infatti il libro è costituito da due cornici: la prima, che corrisponde all'inizio e alla fine della storia, si svolge nella biblioteca; la seconda, invece, è una lunga analessi e corrisponde agli eventi principali del romanzo.

Luogo[modifica | modifica sorgente]

I due luoghi principali dove si svolge la vicenda sono Miragno, suo paese natale, e Roma, dove risiede presso la famiglia Paleari. Durante la narrazione Mattia compie molti viaggi visitando sia città estere che italiane, come Montecarlo, Torino, Pisa, Colonia e Worms.

Tempo[modifica | modifica sorgente]

L'autore non riferisce precisi elementi che riescano a determinare l'anno preciso dell'ambientazione dell'opera, ma, grazie alle informazioni che dà di Roma, ormai diventata capitale del Regno d'Italia, si sa che si svolge tra il 1870 e l'inizio del Novecento. Si può dedurre anche dal fatto che ci sono i treni e l'elettricità e il Ponte Umberto I a Roma. Viene anche specificato da Anselmo Paleari che durante la permanenza a Roma di Adriano Meis il papa è Leone XIII. La storia narrata dura sicuramente più di 2 anni, che sono quelli trascorsi da Mattia Pascal-Adriano Meis girovagando per l'Italia e l'Europa.

I personaggi[modifica | modifica sorgente]

Mattia Pascal / Adriano Meis[modifica | modifica sorgente]

È il protagonista e narratore della vicenda. Considerando l'attenzione che Pirandello riservava alla scelta dei nomi dei propri personaggi[1], non è difficile concludere che il nome e il cognome del protagonista, Mattia Pascal, ne simboleggiano appieno la realtà, anticipandone temi e motivi. Sul nome del protagonista, Pirandello stesso ci ha suggerito un'ipotesi interpretativa attraverso le parole di Roberto Pascal, fratello di Mattia: « Mattia, l'ho sempre detto io, Mattia, matto… matto! Ma no! Matto!».[2]

Anche il cognome Pascal non sembra una scelta casuale. Il cognome Pascal, tipico dell'area piemontese-ligure, allude infatti alla resurrezione[3]. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, Pirandello nella scelta del cognome Pascal si sarebbe ispirato a un filosofo francese, Théophile Pascal[4] le cui opere sono presenti nella biblioteca del personaggio Anselmo Paleari. Mentre secondo altri, al più noto filosofo francese Blaise Pascal.

La madre di Mattia[modifica | modifica sorgente]

Mattia ha un particolare rapporto di devozione e di affetto nei confronti della donna che l'ha messo al mondo. È una donna molto gracile, ha una voce nasale e viene definita da Mattia stesso una "bambina cieca" che non si accorge di ciò che la Talpa (Batta Malagna) sta facendo. È sempre stata molto buona con i figli e non ha mai fatto mancare loro niente, neanche nei periodi nei quali, per colpa di Batta Malagna, la famiglia era sommersa dai debiti. La donna è inoltre succube del comportamento iroso e maleducato della suocera di Mattia, che riversa la sua delusione per il matrimonio della figlia proprio sulla povera donna, nel periodo in cui per i noti dissesti finanziari la coppia l'aveva ospitata per qualche tempo a casa, prima che si trasferisse da sua cognata, la zia Scolastica. Mattia ha una vera e propria devozione nei riguardi di sua madre, il rapporto fra i due è di tenerezza e stima. È molto pacata, placida, quasi infantile.

È molto gracile e spesso malata dopo la morte del marito, anche se non si lamenta mai dei propri mali. Ciò che probabilmente più la preoccupa è la sorte dei suoi figli, rimasti praticamente senza nulla dopo la morte del padre e dopo che la stessa signora Pascal aveva lasciato tutte le sue ricchezze e proprietà sotto l'amministrazione di Batta Malagna. Non accorgendosi degli imbrogli fatti alle sue spalle può solo facilitare la sua rovina. Quando Mattia si sposa con Romilda non riesce a sopportare la vicinanza della violenta e bisbetica vedova Pescatore e finisce con il diventarne una vittima. Fugge di casa con la cognata ma la morte la colpisce dopo poco, a causa degli affanni e dei feroci litigi subiti in precedenza.

Gianbattista Malagna[modifica | modifica sorgente]

Gianbattista Malagna, detto "la Talpa" è l'unico amico del Signor Pascal, a cui per questo la madre ha affidato l'amministrazione delle sue ricchezze dopo la morte del marito, cosa che ha naturalmente portato alla rovina della famiglia di Mattia. Ha un viso lungo incorniciato da baffi melensi e pizzo; il pancione languido che sembra arrivare fino a terra, le gambe corte e tozze: secondo Mattia, ha il volto e il corpo che più non si addicono ad un ladro come lui. Anche per quanto riguarda altri aspetti (come i sentimenti) Malagna è sempre pronto ad agire con egoismo e avidità: ad esempio il caso di Oliva, ragazza amata da Mattia ma successivamente sposa di Malagna, che viene trattata male poiché non riesce a dargli un erede. Il Malagna accusa Oliva di essere infertile ma, riuscendo a rimanere incinta di Mattia Pascal, egli dovette prenderla in sposa sostenendo che il figlio che ella aspettava era suo.

Romilda Pescatore[modifica | modifica sorgente]

È la moglie di Mattia. All'inizio Mattia si assume il compito di capire se lei è adatta al suo amico Pomino, il quale è visibilmente attratto da Romilda. Tuttavia, con il passare del tempo, Romilda si innamora di Pascal. Successivamente lei risulta essere incinta del figlio di Mattia, e proprio con il protagonista lei vuole assolutamente sposarsi. Romilda, ancora minorenne, tenta di convincere la madre che tuttavia rifiuta il partito in quanto Mattia è uno "scioperato". Viene però a saperlo il Malagna il quale, con un astuto stratagemma, dichiara di essere lui il padre del bambino per poter dare così la colpa a sua moglie, Oliva, della mancanza di figli nati dal loro matrimonio. A questo punto Pascal, ingannato, ingravida anche la moglie del Malagna il quale accusa Mattia di aver disonorato la nipote Romilda (difatti Malagna alla fine otterrà ciò che voleva, ossia un figlio da sua moglie): Pascal è così costretto a sposare Romilda; ma successivamente, a causa dei contrasti con la suocera e alle morti delle figlie, Mattia inizia a ripudiarla e a non provare più niente per lei. Tuttavia dopo essere tornato a Miragno la trova di nuovo in forma e molto più affascinante. I loro sguardi lasciano presumere un nuovo matrimonio ma Mattia mantiene fede alla promessa di lasciare la donna all'amico Pomino con cui si è sposata.

La vedova Pescatore, Marianna Dondi[modifica | modifica sorgente]

È sicuramente antagonista, in quanto tormentatrice della vita coniugale di Mattia, ma non ha esattamente la stessa influenza che avevano i precedenti sul protagonista : ella è una delle numerose cause che condurranno Mattia alla decisione di fuga. Cugina della “talpa” Malagna, anche a lei è attribuito un nomignolo che le si addice, “la strega”. Marianna Dondi, Vedova Pescatore, esprime fin dall’inizio l’antipatia nei confronti di Mattia : “non mi parve che accogliesse con molto piacere la mia seconda visita : mi porse appena la mano : gelida mano, secca, nodosa, gialliccia.”. Diventata la suocera poi si scatena contro di lui, tormentandolo ininterrottamente con i suoi rimproveri risentiti.

Adriana Paleari[modifica | modifica sorgente]

È la figlia di Anselmo Paleari, proprietario della pensione di via Ripetta a Roma dove Mattia Pascal, sotto l'identità di Adriano Meis, alloggia durante il suo soggiorno nella capitale. È una ragazza pura, gentile, educatissima, tenera e discreta ma allo stesso tempo è responsabile di sé stessa e di tutta la famiglia. È molto amata da Mattia proprio per queste sue doti particolari che la rendono unica, lei ricambia l'amore ma la "non identità" del protagonista impedirà il matrimonio e quindi qualsiasi altra evoluzione del rapporto.

Terenzio Papiano[modifica | modifica sorgente]

Terenzio è il cognato di Adriana (era il marito dell'ormai defunta sorella della fanciulla) e cerca a tutti i costi di sposarsi con la ragazza per non perdere la dote. È un uomo spietato pronto a fare di tutto per il denaro. È proprio lui che durante la seduta spiritica ruba del denaro a Mattia (12.000 lire). È un personaggio negativo che sfrutta anche il fratello malato.

Gerolamo Pomino[modifica | modifica sorgente]

È un amico d'infanzia di Mattia Pascal che già da ragazzo nutre un profondo affetto per Romilda Pescatore. Infatti Mattia conosce quest'ultima proprio per metterla in contatto con Pomino. Tuttavia dopo una relazione si trova costretto a sposarla. Pomino però non serba rancore e aiuta Mattia a trovare lavoro presso la biblioteca del paese per risollevare la situazione finanziaria della famiglia. Quando Mattia ritorna rivelando di essere vivo, egli si è sposato con Romilda e conducono una vita agiata e tranquilla con una figlia. Pomino è spaventato da un eventuale ritorno di fiamma e appare insicuro, timoroso e impacciato.

Pinzone[modifica | modifica sorgente]

Insegnante dei due Pascal, spesso complice dei due nelle loro scorribande. Il suo vero nome sarebbe stato Francesco, o Giovanni, di cognome Del Cinque, narra Mattia nel racconto; anche se dice che tutti lo chiamavano Pinzone e che infine si presentava lui stesso come Pinzone. Il suo aspetto fisico appariva ossuto: di una magrezza da far ribrezzo; e molto alto. Alquanto discutibile come precettore, poiché tutta la sua cultura consisteva in filastrocche, Eco, sonetti e indovinelli composti da strambi poeti. Inoltre si dilettava lui stesso a comporre rime balzane per il suo piacere personale, come l'Eco citata nel testo del Fu Mattia Pascal: -In cuor di donna quanto dura amore? (Ore) -Ed ella non mi amò quant'io l'amai? (Mai) -Or chi sei tu sì ti lagni meco? (Eco)

Zia Scolastica[modifica | modifica sorgente]

Zia di Mattia, che nei momenti di difficoltà aiuta sia la cognata che il nipote e cerca di aprire gli occhi alla cognata ma inutilmente mentre Batta Malagna continua scavar loro la fossa sotto i loro stessi piedi. Insiste inoltre che la cognata prenda nuovamente marito, per il bene della famiglia.

Oliva[modifica | modifica sorgente]

Ragazza del paese in cui vive Mattia, sposata con il Malagna e con la quale il Mattia intrattiene una relazione sessuale a dispetto del Malagna. Ha un figlio che però è dello stesso Mattia.

Anselmo Paleari[modifica | modifica sorgente]

Padre di Adriana Paleari, è il sessantenne proprietario della pensione di via Ripetta a Roma. Quando Mattia lo incontra per la prima volta, nota il suo torso nudo "roseo, ciccioso, senza un pelo" (cap. X). Paleari è un uomo completamente estraneo alla realtà che lo circonda a causa delle sue grandi riflessioni che espone continuamente al povero Pascal-Meis. Ormai non può più lavorare e tutta la sua vita è dedicata alla lettura, alla filosofia ed alle riflessioni sul suo tema preferito: l'occulto. L'occulto è l'argomento che più interessa ad Anselmo e organizza spesso sedute spiritiche con lo scopo di richiamare le anime dei morti.

Al cinema[modifica | modifica sorgente]

Sono tre le trasposizioni cinematografiche dell'opera di Pirandello. La prima - muta - risale già al 1926: Il fu Mattia Pascal, per la regia del francese Marcel L'Herbier e con Ivan Mosjoukine nel ruolo di Mattia. Nel 1937 è ancora la volta di un regista francese, Pierre Chenal, che scelse Pierre Blanchar come protagonista per il suo Il fu Mattia Pascal.

Nel medesimo anno fu distribuita anche una pellicola di produzione italiana firmata sempre da Chenal dallo stesso titolo. La più recente versione è italiana: nel 1985 Mario Monicelli dirige Le due vite di Mattia Pascal, una versione trasferita ai giorni nostri, con Marcello Mastroianni.

A teatro[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo di Pirandello è stato adattato anche per il teatro, nel 2004, da Tullio Kezich. Massimo Dapporto recitava la parte di Mattia Pascal. Anche Il Teatro Prova di Bergamo, nel 2008, ne cura una riduzione teatrale, incrociando la storia del romanzo a quella del suo autore Luigi Pirandello: Io sono la tua pazzia. La regia è di Stefano Mecca e vede Max Brembilla, Andrea Rodegher e Alessandra Spinelli in scena.

Nei fumetti[modifica | modifica sorgente]

Il numero 67 di Dylan Dog, intitolato "L'Uomo Che Visse Due Volte", è il romanzo di Pirandello in chiave horror: si narra infatti di un uomo che ha perso la memoria, un certo Matthew Pascal, che deve fare i conti con la sua metà oscura, che di nome fa Adrian Mehis.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, a cura di Novella Gazich, Giunti Editore, Firenze 1994, p. 4.
  2. ^ Luigi Pirandello, Op. Cit., p. 210.
  3. ^ Luigi Sedita, La maschera del nome. Tre saggi di onomastica pirandelliana, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1988, p. 20.: «Pascal è un cognome presente in Italia nell’area di confine ligure piemontese; come il corrispettivo Pascale diffuso in tutto il paese (…) è la cognomizzazione del nome Pasquale (…). Pirandello avrà voluto dare una coloritura ligure al nome del personaggio dal momento che Miragno, il paese di Mattia, è immaginato in Liguria? (…). Il cognome Pascal(e) rimanda evidentemente alla Pasqua ed è quindi allusivo della Resurrezione».
  4. ^ Giovanni Macchia, Pirandello o la stanza della tortura, Mondadori, Milano 1981, p. 46 .

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Macchia, Pirandello o la stanza della tortura, Mondadori, Milano 1981.
  • Luigi Sedita, La maschera del nome. Tre saggi di onomastica pirandelliana, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1988

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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