Nodo gordiano
L'espressione nodo gordiano trae origine da una tradizione letteraria e leggendaria a cui è legato anche un aneddoto sulla vita di Alessandro Magno. Con il tempo, l'espressione ha assunto, in varie lingue, una valenza metaforica, andando a indicare un problema di intricatissima soluzione, che si presta ad essere risolto, alla maniera di Alessandro, con un brutale taglio. Da questo aneddoto derivano espressioni come «recidere, o tagliare, il nodo gordiano...»:
"Portategli il discorso su argomenti,
che richiedano acume e sottigliezza,
vi saprà sciogliere il nodo gordiano
di tutto, come la sua giarrettiera
(William Shakespeare, Enrico V, Atto primo, scena prima. 45-47)[1]
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[modifica] Tradizione leggendaria
La tradizione leggendaria risale a un tempo in cui i Frigi erano privi di un legittimo re. L'oracolo di Telmisso, antica capitale della Frigia, predisse che il primo uomo ad entrare in città su un carro trainato da buoi sarebbe diventato il loro re. Il primo ad entrare in città guidando un carro trascinato da buoi, fu Gordio, un misero contadino, che, in conformità all'oracolo, fu nominato re dai sacerdoti. Questo era stato previsto in altro modo mediante un segno degli dei, ovvero un'aquila atterrata sul carro. In ringraziamento, suo figlio Mida dedicò il carro[2] alla divinità frigia Sabazio (che i Greci identificavano con Zeus) e lo legò inoltre a un palo, o ne assicurò la stanga con un intricato nodo di corteccia di corniolo (Cornus mas). Il carro era ancora nel palazzo di Gordio appartenuto ai re di Frigia quando vi giunse Alessandro, nel IV secolo a.C., epoca in cui la Frigia era stata ridotta a satrapia dell'impero persiano.
Nel 333 a.C., mentre svernava nella città, Alessandro provò a sciogliere il nodo. Non riuscendo a venirne a capo, per scioglierlo, lo tagliò a meta con un colpo della sua spada, ottenendo comunque lo scopo, con la cosiddetta soluzione alessandrina. Tagliato il nodo, i suoi biografi affermano retrospettivamente l'esistenza di una predizione oracolare secondo cui, chi fosse riuscito a sciogliere il nodo, avrebbe avuto il potere sull'Asia.[3]
Plutarco mette in discussione la pretesa secondo cui Alessandro avrebbe tagliato il nodo con un colpo di spada, e riferisce che, secondo Aristobulo di Cassandra,[4] Alessandro lo avrebbe sfilato dalla staffa del carro, piuttosto che tagliato. Ad ogni modo, Alessandro andò alla conquista dell'Asia, fino al'Indo e all'Oxus, facendo, così, avverare la profezia.
[modifica] Fonti
Alessandro era un personaggio di eccezionale celebrità, e l'episodio del nodo gordiano era noto ad ogni persona istruita dell'antichità e senza dubbio anche a tanti altri che non lo erano, dal III secolo a.C. fino alla fine dell'antichità e ben oltre. Le fonti letterarie sono Arriano, il propagandista di Alessandro (Anabasis Alexandri 2.3), Quinto Curzio Rufo (Historiae Alexandri Magni Macedonis, 3.1.14), Giustino nella sua epitome delle Storie Filippiche di Pompeo Trogo (11.7.3), e Claudio Eliano (Sulla natura degli animali 13.1).[5]
[modifica] Interpretazioni
Il nodo potrebbe esser stato, in realtà, un monogramma in forma di nodo, conservato da sacerdoti e sacerdotesse di Gordio. Robert Graves suggerisce[6] che esso avrebbe potuto simboleggiare il nome ineffabile di Dioniso che, annodato come un monogramma, si sarebbe trasmesso attraverso generazioni di sacerdoti per essere rivelato unicamente ai re di Frigia.
A differenza della fiaba, pochi elementi di un mito risultano completamente arbitrari: questo, ad esempio, preso nel suo complesso, sembra essere concepito per conferire una legittimazione a un cambio dinastico in questo regno centro-anatolico: così il "taglio brutale del nodo... pose fine ad un antico ordinamento."[7] Il carro trainato da buoi sembra alludere a un viaggio più lungo, piuttosto che a uno spostamento locale, forse collegando Gordio/Mida con un mito delle origini attestato in Macedonia, di cui è molto probabile che Alessandro fosse consapevole.[8] A giudicare da questo mito, la dinastia frigia non poteva vantare un'origine risalente a tempi immemorabili, ma solo una genesi maturata all'interno di una classe subalterna locale, estranea alla casta sacerdotale, rappresentata dal contadino Gordio sul suo carro di buoi. Altri miti greci legittimano una dinastia sulla base del diritto di conquista, come nel caso di Cadmo, ma il tema dell'oracolo che conferisce legittimità, declinato in questo mito, suggerisce che la dinastia precedente fosse una casta di re-sacerdoti connessa alla divinità oracolare.
[modifica] Note
- ^ William Shakespeare, Enrico V, nella traduzione di Goffredo Raponi da LiberLiber.
- ^ Arriano, Anabasis Alexandri (Αλεξάνδρου Ανάβασις), ii.3): "καὶ τὴν ἅμαξαν τοῦ πατρὸς ἐν τῇ ἄκρᾳ ἀναθεῖναι χαριστήρια τῷ Διὶ τῷ βασιλεῖ ἐπὶ τοῦ ἀετοῦ τῇ πομπῇ.": "...ed egli offrì il carro di suo padre quale dono al re Zeus quale ringraziamento dell'aver inviato l'aquila".
- ^ Il riferimento all'attuale Asia sarebbe anacronistico, dal momento che all'epoca il termine "Asia" aveva una connotazione più ristretta, riferita alla sola Asia Minore: "nessuno, né tanto meno Alessandro, avrebbe osato affermare che, nel giro di otto anni, Asia avrebbe voluto dire l'Oxus, l'attraversamento dell'Hindu Kush e una battaglia con gli elefanti da guerra di un rajah del nordovest dell'India" notava, a questo proposito, Robin Lane Fox nel suo Alexander the Great, 1973, p. 151.
- ^ Plutarco, Vita di Alessandro, fonte secondaria, visto che il testo di Aristobulo è andato perduto.
- ^ Le quattro fonti sono indicate da Robin Lane Fox, Alexander the Great (1973) 1986: note al capitolo 10, p. 518. Fox riferisce l'aneddoto alle pagine 149-151.
- ^ Robert Graves, The Greek Myths (1960) §83.4
- ^ Graves, op. cit., 1960, §83.4.
- ^ "Sicuramente Alessandro credeva che quel dio, che aveva conferito a Mida il potere sulla Frigia, ora garantiva a lui l'adempimento della promessa del dominio sull'Asia.", Ernest A. Fredricksmeyer, "Alexander, Midas, and the Oracle at Gordium", Classical Philology 56.3 (July 1961, pp. 160-168), p. 165.
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[modifica] Voci correlate
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