Aneddoto

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La parola aneddoto (dal greco anékdotos) indicava in origine: inedito, segreto.

Ad esempio, è possibile citare l'opera postuma dello scrittore bizantino Procopio di Cesarea, che utilizzava questo termine come titolo.

Nel corso dei secoli questa accezione è stata parzialmente sostituita da una nuova, che riguarda un'informazione di carattere storico, ma marginale, relativa a un evento importante o a un personaggio rilevante (una "curiosità").

Nell'antichità, quello che noi oggi definiamo aneddoto, veniva chiamato apoftegma, ossia una battuta impreziosita da una massima moraleggiante, enunciata da un personaggio celebre o comunque accreditata a lui.

La stessa aneddotica morale cristiana, ha preso spunto dalla tradizione classica, ricca di ammaestramenti durevoli nel tempo.

Se a Plutarco (Opere Morali) sono state attribuite una lunga serie di aneddoti memorabili, anche in epoche successive, come per esempio nel XIII secolo, alcuni scrittori come il Novellino hanno proposto una carrellata esauriente di aneddoti su personaggi celebri.

Anche nel Settecento e nell'Ottocento, la cultura franco-inglese ha proposto una vasta aneddotica, associata, talvolta, ai libri di memorie, e basti citare a questo riguardo le Choses vues di Victor Hugo, i testi di Samuel Johnson.[1]

Talvolta, l'aneddoto ha raggiunto livelli letterari elevati, o lirici, come nel caso del generale Kutùsov presentato da Tolstoj in Guerra e Pace oppure alcuni personaggi creati da Bertolt Brecht nelle Storie del signor Keuner.

Nell'accezione contemporanea può anche indicare un racconto di preciso interesse, che sia relativo a un avvenimento o a un personaggio.

Non è un caso se scritti satirici o giornalistici, utilizzino l'aneddoto come un ingrediente utile per arricchire la cronaca o la critica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. I, pag.228-229

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