A iosa
A iosa è un'espressione della lingua italiana, abbastanza frequente nel lessico colloquiale e letterario, che significa "abbondantemente" o "in grande quantità".
Tale espressione è derivata, per corruzione dovuta alla particolare pronuncia toscana, dal termine chiosa, con il quale venivano indicate le monete fasulle utilizzate per i giochi dei fanciulli. Un corrispondente esempio moderno, è individuabile nelle monete usate per il gioco del Monopoli.
Già nell'antichità i giochi dei ragazzi tendevano a replicare quelli degli adulti che, generalmente, consistevano in giochi d'azzardo con relativi pagamenti in denaro.
A tale scopo venivano date ai ragazzi le chiose, ovvero minuscoli dischi di piombo o legno che replicavano la forma del denaro. Il materiale più usato era il piombo, per la facilità di reperimento e per la bassa temperatura di fusione. Le chiose venivano realizzate mediante versamento del metallo fuso in un apposito stampo di pietra, chiamato "petrella".
Da qui il significato dell'espressione "a chiosa" o "a iosa", volendo indicare una merce di tale abbondanza e disponibilità da poter essere acquistata anche con pagamento in chiose.
In alcuni periodi storici, durante i quali veniva effettuato un rigido controllo per il rispetto delle leggi che vietavano i giochi d'azzardo, le chiose furono utilizzate anche dagli adulti per aggirare i divieti. Da questo escamotage nacque l'uso delle fiches, poi divenute di normale utilizzo sui tavoli da gioco, nella seconda metà del XIX secolo.
Grammatica [modifica]
Dal punto di vista sintattico, a iosa è considerata una locuzione avverbiale.
L'espressione compare anche nei vari repertori di polirematiche della lingua italiana; si tratta cioè di un'espressione composta da due parole con un solo significato.
Da notare che la parola iosa è un vero e proprio hapax della lingua italiana: nei vocabolari, infatti, questa parola compare soltanto come parte dell'espressione a iosa, anche confortati da un identico uso colloquiale.