Tanto gentile e tanto onesta pare

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Dante Alighieri, a sinistra, è l'autore del sonetto, nel quale il personaggio centrale era Beatrice Portinari; Verso quest'ultima, il Poeta nutriva un profondo amore

Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante contenuto nel XXVI capitolo[1] della Vita Nova.

Il testo del sonetto
« Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira. »

Struttura e temi[modifica | modifica wikitesto]

Il sonetto fu composto prima del presagio che Dante ebbe sulla morte di Beatrice.

Posto nel cuore della Vita Nuova, costituisce il culmine dello stile della loda, assieme al sonetto Vede perfettamente onne salute: in questi due componimenti si attua una cristallizzazione della figura di Beatrice e il suo definitivo trionfo.

Il tema chiave di questo sonetto è quello della miracolosa apparizione dell'amata: di qui l'insistenza sul verbo parere nell'accezione di "apparire", "mostrarsi con evidenza", mettendo al centro l'immagine spirituale di Beatrice.

La dimensione contemplativa è costruita dal poeta attraverso le pause e gli accenti ritmici ben calibrati, che scandiscono il tempo di questa scena rarefatta. Proprio del sonetto è l'uso di un lessico specifico dello stilnovo, di cui gentile e onesta sono solo gli esempi più chiari.

Non vi è alcuna fisicità nel sonetto, nessuna descrizione di Beatrice, vista e percepita da Dante sotto una luce puramente angelica: si allude a labbia, "fisionomia" non definita ma di cui si colgono solo gli effetti. Beatrice rappresenta quasi una emanazione di Dio, attraverso uno spirito soave che induce chiunque a sospirare al passaggio della gentilissima Beatrice.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Equivalente al capitolo 17 dell'edizione di Gorni 1996.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianfranco Contini, Esercizio d'interpretazione sopra un sonetto di Dante, in G. Contini, Varianti e altra linguistica, Einaudi, Torino 1970, pp. 161-168.
  • Dante Alighieri, Vita Nova, a cura di G. Gorni, Torino, Einaudi, 1996.
  • Dante Alighieri, Vita Nova, a cura di Luca Carlo Rossi, Mondadori, Oscar Classici, 1999, pp.140-146.

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