Vita nuova

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« In quella parte del libro della mia memoria dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice Incipit Vita Nova. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d'asemplare in questo libello, e se non tutte, almeno la loro sentenzia. »
(Dante Alighieri, Vita Nuova, I 1)
Vita nuova
Titolo originale Vita nova
Ezio Anichini - Beatrice and Dante Alighieri (Vita Nuova) 3.jpg
Dante e Beatrice, disegno di Ezio Anichini
Autore Dante Alighieri
1ª ed. originale tra il 1293 e il 1295
Genere autobiografia in prosimetro
Lingua originale italiano

La Vita nuova (Vita nova) è la prima opera di attribuzione certa di Dante Alighieri, scritta tra il 1293 ed il 1295. Si tratta di un prosimetro nel quale sono inserite 31 liriche (25 sonetti, 1 ballata, 5 canzoni) e 42 capitoli.

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

Non si conoscono con precisione gli anni di composizione della Vita nuova, nonostante sia stata presumibilmente allestita tra il 1292 e il 1293. Lo stesso Dante, però, ci testimonia che il testo più antico risale al 1283, quando egli aveva diciotto anni, e che il più tardo risale al giugno del 1291, anniversario della morte di Beatrice. Altri sonetti sono probabilmente assegnabili al 1293 (in ogni caso le poesie non possono essere datate oltre il 1295): si può dunque ipotizzare con relativa certezza che le diverse componenti dell'opera sono frutto del lavoro di circa un decennio, culminato nella stesura vera e propria dell'opera in questione. Il testo che ne risulta è quindi una sorta di assemblaggio delle diverse poesie scritte in varie fasi delle vita di Dante e che vengono così riunite in una sola opera (appunto la Vita Nuova) a partire dal 1290, anno di morte di Beatrice.

Strutture e temi di Dante e Vita nuova[modifica | modifica wikitesto]

Henry Holiday, Dante incontra Beatrice al ponte Santa Trinita, 1883

L'opera, che nell'edizione critica curata da Michele Barbi per la Società Dantesca Italiana risulta composta da 42 capitoli e 31 liriche[1], si apre con un brevissimo proemio. In esso Dante sviluppa il concetto di memoria (il libro della memoria) in quanto magazzino di ricordi che permette di ricostruire la realtà non in ogni suo dettaglio, ma con una visione di insieme, ricordando cioè l'avvenimento generale.

Si può semplificare la trama dell'opera in tre momenti fondamentali della vita dell'autore: una prima fase in cui Beatrice gli concede il saluto, fonte di beatitudine e salvezza, una seconda in cui ciò non gli è più concesso, cosa che arreca in Dante una profonda sofferenza (dove Dante non vuole più ottenere da Beatrice qualcosa in cambio, ma semplicemente un amore fine a sé stesso), una terza in cui Beatrice muore e il rapporto non è più tra il poeta e la donna amata, ma tra il poeta e l'anima della donna amata. Dante narra di incontrare per la prima volta Beatrice quand'egli aveva appena nove anni e nove mesi e lei nove anni e tre mesi (il numero nove, evidente richiamo alla Trinità appare diverse volte nell'opera: rappresenta il miracolo), e qui inizia la "tirannia di Amore" che egli stesso indica come causa dei suoi comportamenti. Rivedrà poi la sua "musa" all'età di diciotto anni (1283) e dopo aver sognato Amore mentre tiene in braccio Beatrice che piangendo mangia il suo cuore, compone una lirica in cui chiede ai poeti la spiegazione di tale sogno allegorico. La risposta più puntuale, anche in vista degli sviluppi futuri, gli viene dal suo "primo amico" Guido Cavalcanti, il quale vede nel sogno un presagio di morte per la donna di Dante. Per non compromettere Beatrice, finge di corteggiare due altre donne dette dello "schermo" [2] indicatagli da Amore, e soprattutto dedica a loro i suoi componimenti. Beatrice, venuta a conoscenza delle "noie" (il termine è variamente interpretato) arrecate dal Poeta alle donne, non gli concede più il suo saluto salvifico. A questo punto ha inizio la seconda parte del prosimetro in cui Dante si prefigge di lodare la sua donna. In questa parte spicca il famoso sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare.

La Badia Fiorentina, luogo di incontro di Dante con Beatrice

Morta Beatrice (1290), e conclusasi la seconda parte, dopo un periodo di disperazione, di cui non si forniscono numerosi dettagli, il poeta è attratto dallo sguardo di una "donna gentile".

Dante Gabriele Rossetti, Il sogno di Dante al momento della morte di Beatrice. 1871

Ben presto Dante comprende che l'interesse per questa nuova donna va allontanato e soffocato, poiché solo attraverso l'amore per Beatrice potrà raggiungere Dio. Ad aiutarlo in questa riflessione è il passaggio in Firenze di alcuni pellegrini diretti a Roma, che simboleggiano il pellegrinaggio intrapreso da ogni uomo verso la gloria dei cieli. Una visione gli mostra Beatrice nella gloria dei cieli e il poeta decide di non scrivere più di costei prima di esser divenuto in grado di parlarne più degnamente, ovvero di dirne "ciò che mai non fue detto d'alcuna". L'ultimo capitolo, in cui questa necessità è esposta, viene considerato una prefigurazione della Commedia. Beatrice è una figura angelica, circonfusa da un'aura di sacralità, che dalla sua prima apparizione avvince Dante e lo purifica, elevandone i sentimenti, e che riesce a riportarlo allo stesso livello di salute spirituale anche dopo morta, mantenendovelo per sempre: la sua funzione supera perciò la breve esperienza d'amore caratteristica degli altri poeti dello stilnovo, per diventare fondamento di eterna salvezza.

I capitoli in prosa rappresentano da un lato la narrazione vera e propria e dall'altro servono da spiegazione dei componimenti lirici. Le liriche furono scelte fra quelle che Dante aveva composto (a partire dal 1283) in onore di diverse figure femminili e, soprattutto, per la stessa Beatrice; in seguito vennero poi composte le parti in prosa.

Natalino Sapegno scrive:[3]"Oltre gli esempi, non rari nella letteratura medievale da Boezio in poi, di opere miste di prosa e versi, le vida e le razo compilate in margine ai testi poetici provenzali, costituiscono un modello più vicino e pertinente di questo narrare dantesco; salvo che qui la materia è autobiografica, sentita liricamente e non in forma aneddotica, e la struttura del racconto di gran lunga più organica e tutta ordinata secondo un concetto personale. Inoltre a ogni lirica segue o precede una "divisione", svolta secondo i procedimenti dell'esegesi medievale, e specialmente di quella applicata alle Sacre Scritture."

Il titolo "Vita Nuova" significa vita rinnovata e purificata dall'amore.[4]

Nella struttura dell'opera è evidente l'influsso dei canzonieri provenzali e dei libri poetici degli autori classici (soprattutto i Remedia Amoris ovidiani)[senza fonte]

Il titolo[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo ha diversi significati. In primo luogo indica la vita giovanile. A questo si aggiunge però il significato più profondo di una vita rinnovata dalla presenza miracolosa di Beatrice e dell'amore. Né si può escludere che Dante abbia voluto alludere alla novità e all'originalità dell'opera. Di recente, dopo la nuova edizione a cura di Guglielmo Gorni, che riproponeva la valenza del titolo "vita rinnovata dall'amore", è stato segnalato da Alberto Casadei[senza fonte] che "vita nova" è sintagma presente in Agostino, Tommaso e altri padri della Chiesa, e l'espressione "incipit vita nova" può rinviare a una forma di iniziazione spirituale (battesimo per Spirito Santo), che il protagonista riceve attraverso l'incontro con Beatrice, anche se di ciò si renderà conto solo al termine dell'opera.

Rime[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportato l'elenco delle 31 liriche inserite nella Vita Nuova, con riferimento al capitolo[5] in cui esse sono contenute e al tipo di componimento[6].

  1. A ciascun'alma presa e gentil core (III - 1, sonetto)
  2. O voi che per la via d'Amor passate (VII - 2, sonetto rinterzato)
  3. Piangete, amanti, poi che piange Amore (VIII - 3, sonetto)
  4. Morte villana, di pietà nemica (VIII - 3, sonetto rinterzato)
  5. Cavalcando l'altr'ier per un cammino (IX - 4, sonetto)
  6. Ballata, i' voi che tu ritrovi Amore (XII - 5, ballata)
  7. Tutti li miei penser parlan d'Amore (XIII - 6, sonetto)
  8. Con l'altre donne mia vista gabbate (XIV - 7, sonetto)
  9. Ciò che m'incontra, ne la mente more (XV - 8, sonetto)
  10. Spesse fiate vegnonmi a la mente (XVI - 9, sonetto)
  11. Donne ch'avete intelletto d'amore (XVII - 10, canzone)
  12. Amore e 'l cor gentil sono una cosa (XX - 11, sonetto)
  13. Ne li occhi porta la mia donna Amore (XXI - 12, sonetto)
  14. Voi che portate la sembianza umile (XXII - 13, sonetto)
  15. Se' tu colui c'hai trattato sovente (XXII - 13, sonetto)
  16. Donna pietosa e di novella etate (XIII - 14, canzone)
  17. Io mi senti' svegliar dentro a lo core (XXIV - 15, sonetto)
  18. Tanto gentile e tanto onesta pare (XXVI - 17, sonetto)
  19. Vede perfettamente onne salute (XXVI - 17, sonetto)
  20. Sì lungiamente m'ha tenuto Amore (XXVII - 18, canzone)
  21. Li occhi dolenti per pietà del core (XXXI - 20, canzone)
  22. Venite a intender li sospiri miei (XXXII - 21, sonetto)
  23. Quantunque volte, lasso!, mi rimembra (XXXIII - 22, canzone)
  24. Era venuta ne la mente mia (XXXIV - 23, sonetto con due cominciamenti)
  25. Videro li occhi miei quanta pietate (XXXV - 24, sonetto)
  26. Color d'amore e di pietà sembianti (XXXVI - 25, sonetto)
  27. L'amaro lagrimar che voi faceste (XXXVII - 26, sonetto)
  28. Gentil pensero che parla di vui (XXXVIII - 27, sonetto)
  29. Lasso! per forza di molti sospiri (XXXIX - 27, sonetto)
  30. Deh peregrini che pensosi andate (XL - 29, sonetto)
  31. Oltre la spera che più larga gira (XLI - 30, sonetto)

Fonti e modelli[modifica | modifica wikitesto]

La critica ha individuato un certo numero di fonti e modelli a cui Dante si è più o meno palesemente ispirato per la composizione della Vita Nuova.
Nel libello di Dante si può ben evidenziare il sincretismo culturale dell'autore, in quanto vi si rielabora l'eredità della civiltà classica e cortese per dare una valorizzazione filosofica e formale della civiltà religiosa; egli inoltre tende ad una valorizzazione etica e spirituale degli scrittori antichi e moderni, adottando un punto di vista pienamente cristiano.

Interpretazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo capitolo Dante afferma che è suo proponimento quello di trascrivere (assemplare) le parole (probabilmente le rime) di una rubrica intitolata: Incipit Vita Nova. La critica oscilla tra valore letterale e allegorico nell'interpretazione di queste parole.[senza fonte] Tuttavia è l'allegoria, intesa come "vita rinnovata dalla beatitudine di Beatrice", il significato che si ritiene più consono al contenuto dell'opera[senza fonte]. La distribuzione interna dei singoli componimenti poetici è stata comunque tutta rimaneggiata dall'autore per la composizione del 'libello'. [senza fonte]Partendo perciò dal presupposto che, riguardo alla biografia dantesca e i suoi rapporti con l'ambiente fiorentino sappiamo ben poco[senza fonte], essendo necessario fare i conti con queste mancanze, si può tuttavia accettare l'interpretazione del libello in chiave letteraria o meglio, metaletteraria[senza fonte][non si vede bene il nesso].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella recente edizione curata da Guglielmo Gorni per i tipi dell'Einaudi, alla divisione in capitoli dell'edizione Barbi, che a loro volta derivano dalla divisione adottata nelle edizioni tardoottocentesche, si sostituisce una scansione in 31 "paragrafi", 31 come il numero dei componimenti inclusi nella Vita Nuova, anzi della Vita nova, in quanto Gorni ha preferito adottare l'intitolazione alla latina, peraltro presente nell'incipit dell'opera stessa. Per informazioni più dettagliate, si vedano l'Introduzione all'edizione Gorni, nonché i lavori preparatori e di corredo che Gorni ha racchiuso nel volume Dante prima della Commedia, Cadmo, Firenze 2001, capp. IV, V, VI, VII.
  2. ^ Le donne dello schermo sono come il senhal dei trovatori provenzali.
  3. ^ Storia letteraria del Trecento, Ricciardi, Milano, Napoli, 1963, pp. 49 e sgg.
  4. ^ Aldo Giudice, Giovani Bruni, Problemi e scrittori della letteratura italiana, ed. Paravia, 1978, tomo primo, pag. 226.
  5. ^ In numero romano secondo la divisione Barbi, in numero arabo secondo la divisione Gorni.
  6. ^ Rossi 1999, tavola di pp. 238-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dante Alighieri, La Vita Nuova, edizione critica per cura di Michele Barbi, Firenze, Bemporad & Figlio, 1932.
  • Dante Alighieri, Vita Nova, a cura di Guglielmo Gorni, Torino, Einaudi, 1996, ed. bilingue Vie nouvelle, a cura di J.-Ch. Vegliante, Paris, Class. Garnier, 2011; nuova ed. in Dante Alighieri, Opere, a cura di Marco Santagata, vol. I, Milano, Mondadori, 2011.
  • Dante Alighieri, Vita Nova, a cura di Luca Carlo Rossi, Milano, Oscar Mondadori, Arnoldo Mondadori Editore, 1999.
  • Stefano Carrai, Dante elegiaco. Una chiave di lettura per la "Vita nova", Firenze, Olschki, 2006 ISBN 978-88-222-5517-4
  • Saverio Bellomo, Filologia e critica dantesca, Brescia, La scuola, 2008, pp. 43–69.
  • Dante Alighieri, Vita nova, a cura di Stefano Carrai, Milano, BUR, 2009.
  • Alberto Casadei, Incipit Vita nova, in Dante oltre la Commedia, Bologna, il Mulino, 2013.

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