Le Rime

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Le Rime
Dante Alighieri Santa Croce.jpg
Statua di Dante Alighieri situata dal lato sinistro di fronte alla Basilica di Santa Croce a Firenze
Autore Dante Alighieri
1ª ed. originale XIV secolo
Genere Poesia
Lingua originale italiano

Le Rime sono un gruppo di liriche composte da Dante Alighieri nel corso della sua vita e legate alle varie esperienze esistenziali e stilistiche del poeta. Non si tratta di un canzoniere organico costruito dal poeta secondo un disegno, ma di una serie di componimenti molto diversi, raccolti e ordinati successivamente dai critici moderni. Tale raccolta riunisce il complesso della produzione lirica dantesca dalle prove giovanili sino a quelle dell'età matura.

Categorizzazione cronologico-stilistica[modifica | modifica sorgente]

L'ordinamento di tutta la lirica dantesca proposto da Michele Barbi (1921) segue una categorizzazione tematico-formale:

  1. liriche della Vita Nuova;
  2. liriche del tempo della Vita Nuova;
  3. tenzone con Forese Donati, in cui i due amici, nei modi della lirica "comico-realistica", si scambiano ingiurie;
  4. rime allegoriche e dottrinali, comprese le canzoni del Convivio;
  5. rime per la cosiddetta pargoletta, scesa dal cielo per mostrare la sua bellezza e restia all'innamoramento, a causa della sua giovanezza scontrosa;
  6. rime "petrose", ovvero dedicate a una donna indicata come Pietra, per la sua insensibilità e il suo rifiuto dell'amore;
  7. rime varie del tempo dell'esilio (più elevata e più nota, fra tutte, è "Tre donne intorno al cor mi son venute").

La "cronologia ideale" di Contini (1939)[modifica | modifica sorgente]

Rispetto all'edizione Barbi del '21, che suddivideva le rime in sezioni tematiche, il corpus stabilito da Gianfranco Contini cerca di rispettare l'ordine cronologico nella misura del possibile, secondo criteri di "sottrazione" e negazione, che in parte correggono le ragioni generiche e "inclusive" di Barbi. L'edizione del '39, infatti, raccoglie solo le rime "estravaganti", quelle, cioè che rimasero esterne alla Vita Nova e al Convivio, e incorpora, in una sezione a parte, tutte quelle liriche considerate "dubbie". Ne deriva un corpus apparentemente disorganico, che però trova risposta nella costante tensione sperimentale di Dante poeta: secondo Gianfranco Contini, l'evoluzione tecnica di Dante è costantemente associata alla sua evoluzione spirituale: la discontinuità stilistica riflette un "processo di inquietudine permanente" che costituisce la vera linea unitaria delle Rime.[1] A partire giustamente dal processo sperimentale di Dante è possibile, tuttavia, ipotizzare per il corpus una cartografia dinamica per nuclei stilistici e ideologici.

Rime stilnovistiche[modifica | modifica sorgente]

Le rime giovanili comprendono componimenti che riflettono le varie tendenze della lirica cortese del tempo.

  1. Fase guittoniana, quella dello scambio di sonetti con Dante da Maiano, in cui si discutono le ragioni di Amore. Si tratta della primissima fase di apprendimento poetico di Dante, guittoniana per il tecnicismo, per l'uso di rime equivoche e difficili (in -oco o -aggio, ad esempio), topoi specifici della casistica provenzale (la camicia, la ghirlanda, ad esempio) e un linguaggio particolarmente ricco di provenzalismi (bieltate, certanamente, riccore etc.), anche se non mancano alcuni toni già stilnovistici.
  2. Fase guinizzelliana con i motivi tipicamente stilnovistici della donna salvifica, della potenza miracolosa dello sguardo di lei.
  3. Fase cavalcantiana, quella dell'amore doloroso e paralizzante. Tra le rime di questa fase ricordiamo la canzone 20 (E' m'incresce di me sì duramente) la canzone 21 (Lo doloroso amor che mi conduce), in cui l'Amore diventa motivo di pena e di morte, e il sonetto 25 (Un dì si venne a me Malinconia), che preannuncia attraverso la prosopopea della Malinconia e di Amore vestito di nero, la morte della donna amata: tutte escluse dalla Vita Nova probabilmente perché questo carattere mortifero dell'amore era incompatibile con le qualità luminose e salutifere della esperienza amorosa, che con quest'opera Dante vuole rendere assoluta e paradigmatica.

Tra questo gruppo di testi Dante aveva già raccolto quelli che dovevano entrare a far parte della Vita nuova, opera incentrata sulla figura di Beatrice, che infatti non rientrano nella raccolta delle Rime.

Rime allegoriche e dottrinali[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Beatrice nel 1290 e la composizione della "Vita Nuova", nei temi della poesia di Dante ha luogo una svolta. Nel Convivio, Dante racconta come fosse sorta in lui una passione ardente per la filosofia, identificata allegoricamente con la donna gentile che aveva consolato il suo dolore. Da questo nuovo amore nascono alcune canzoni in cui perdura lo stile dolce della fase precedente ma si afferma un’impostazione esclusivamente allegorica, per cui, sotto l’immagine della donna di cui il poeta canta l’amore, si cela in realtà un’astrazione. È evidente che si tratta di riorganizzazioni ideologiche e stilistiche operate dopo la composizione delle rime. La canzone 30 (detta della Leggiadria), la 47 (della Giustizia) e la 49 (della Liberalità) erano probabilmente destinate all'inclusione nei capitoli del Convivio che non furono mai scritti.

Le Rime "Petrose"[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un ciclo di quattro componimenti (43-46 dell'edizione Contini): due canzoni, una sestina e una sestina doppia, che tematizzano l'amore terribile e sensuale per la donna "Petra". Il micro-corpus segnala un ritorno di Dante al primo provenzalismo, a quel "trobar clus" di Arnaut Daniel non riciclato dai guittoniani, a un poetare oscuro, crudo, drammatico che mette in forma la durezza e la crudeltà dell'amore di "petra". L'asprezza di questa parola poetica, la difficoltà a verbalizzare, seppur liricamente, la realtà tale che si presenta nelle Petrose (cupamente invernale, inorganica, deserta) anticiperebbe alcune atmosfere visive e stilistiche dell'Inferno. Per quanto riguarda una possibile datazione delle Petrose, la perifrasi astrologica che si articola nella fronte della prima stanza della canzone 43 segnalerebbe il dicembre 1296. Inoltre sembrerebbe, in base ad altre interpretazioni, che la donna a cui Dante dedica le sue poesia sia una figura allegorica della filosofia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gianfranco Contini, introduzione alle Rime, Einaudi, Torino 1933.

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