Cino da Pistoia
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« Etiam si mille hoc dixissent »
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(IT)
« Anche se dovessi scontrarmi con mille opinioni di dottori »
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(Cino, Lectura super Codice, a Cod. a. 14. 5)
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Cino di Pistoia, altrimenti trascritto come Guittoncino di ser Francesco dei Sigisbuldi (Pistoia, 1270 – Pistoia, 1336), è stato un poeta e giurista italiano, di parte prima ghibellina e poi guelfa.
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[modifica] Biografia
La sua famiglia, i Sighibuldi, lo mandò a Bologna per studiare leggi e per formarsi dal punto di vista letterario, anche se fondamentali furono i due anni di soggiorno francese, a Orléans sotto la guida di Pierre de Belleperche.[1] Amico di Dante Alighieri, nel 1302 fu costretto a lasciare Pistoia a causa della sua appartenenza alla parte guelfa. Vi fece ritorno tre anni dopo, lavorò dapprima come giudice e in seguito insegnò diritto in diverse università, tra cui Siena, Perugia e Napoli, città, quest'ultima, nella quale conobbe Giovanni Boccaccio.
Come giurista scrisse la Lectura super Codice, un commento al codice giustinianeo, ma fu soprattutto poeta stilnovista, compose un ampio numero di Rime, per le quali ebbero parole di apprezzamento sia Dante sia Petrarca e che, secondo Gianfranco Contini, ebbero un ruolo di mediazione "fra lo stilnovismo fiorentino, o si dica l'ideale melodico o di 'unione' che fu quello di Dante [...], e il melodismo supremo dell'altro suo più giovane amico, il Petrarca".[2]
Secondo Francesco de Sanctis Cino da Pistoia fu maestro del Petrarca non solo nell'efficacia musicale del verso, ma anche per la compiutezza espressiva del volgare. Sonetto CLI " Se non si move d'ogni parte Amore/Si dall'amato,come dall'amante,/Non può molto durar lo suo valore,/Che 'l mezzo Amor non è fermo,ne stante".Messer Cino da Pistoia, Pistoia,Manfredini,1821,p.273.
[modifica] Curiosità
In onore di Cino da Pistoia è stato battezzato nel luglio 2005 l'asteroide 36446 col nome di Cinodapistoia
[modifica] Note
- ^ Le muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, pag. 282
- ^ Poeti del Duecento, a cura di G. Contini, 2 voll., Milano-Napoli, Ricciardi, 1960, vol. II p. 630
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