Senhal

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Il senhal è una figura retorica impiegata per la prima volta nella poesia trobadorica. Era un termine riservato generalmente alla donna amata ma anche ad amici o altri personaggi. Guglielmo d'Aquitania nasconde il nome dell'amata con bon vezi (il buon vicino)[1], Sordello da Goito la cela dietro dolza enemia (dolce nemica),[2] o restaur ("ristoro").

Successivamente il termine ha assunto, in una circostanza storica particolare, un significato negativo: nel XIX secolo, nella Francia del Sud, per limitare l'uso della lingua provenzale e imporre maggiormente il francese, nelle scuole ai ragazzi che parlavano questa lingua veniva consegnato un medaglione (il senhal, appunto, che chi portava doveva legare al collo o anche stringere fra i denti) che potevano cedere a qualcun altro solo se lo trovavano a parlare il provenzale.

Dante Alighieri si rifà al senhal ricorrendo alla donna dello schermo nella Vita Nova.

Oggi il termine è adoperato abbastanza liberamente in ambito poetico; Clizia è il senhal utilizzato per sua stessa definizione da Eugenio Montale ne Le occasioni per Irma Brandeis, la sua visiting angel alla fine degli anni trenta.[3]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ab la dolchor del temps novel... su antelitteram.com
  2. ^ Bel m’es ab motz leugiers a far... su rialto.unina.it
  3. ^ letteratura del Novecento su digilander.it. (La figura "angelicata è particolarmente evidente nella lirica Ti libero la fronte dai ghiaccioli).
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