Al cor gentil rempaira sempre amore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Al cor gentil rempaira sempre amore
Codice Banco Rari 217.jpg
Codice con la poesia Al cor gentil rempaira sempre amore
Autore Guido Guinizzelli
1ª ed. originale XIII secolo
Genere poesia
Lingua originale italiano
« Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura »

Al cor gentil rempaira sempre amore è una poesia di Guido Guinizzelli ed il primo testo letterario della nuova tendenza poetica che nasce in Italia nella seconda metà del XIII secolo: il dolce stil novo. Quest'opera è considerata il manifesto programmatico ed esemplare dello stilnovismo.

Temi[modifica | modifica wikitesto]

Tra le tematiche della canzone vi è quella della nobiltà d'animo, o gentilezza; questa tematica era già stata trattata dalla cultura cortese con Andrea Cappellano che affermava che la prodezza dei costumi fosse l'unica a dare la nobiltà agli uomini; in altre parole si affermava che la nobiltà non dipendesse dalla nascita, ma dal valore della persona. In questa visione si rispecchiavano molti piccoli aristocratici senza feudi che in un certo qual modo volevano essere considerati di diritto parte della classe feudale dell'età cortese. Il concetto è ripreso dal Guinizzelli, ma in un contesto completamente diverso da quello del Cappellano.

Guido era un intellettuale e anche fece parte di una delle massime cariche comunali, il giudice. Per raggiungere un'egemonia tra le istituzioni cittadine e soppiantare la classe dirigente nobiliare del Comune, fu elaborata una nuova concezione della nobiltà: per essere gentili non basta essere di sangue nobile, perché la gentilezza non è ereditaria. Si forma così una nuova nobiltà cittadina che si basa sulle proprie doti di intelligenza e cultura, ciò che Dante Alighieri considerava l'altezza dell'ingegno.

Per spiegare questa concezione dell'amore, Guinizzelli struttura la sua canzone come un vero e proprio trattato filosofico in poesia; utilizza numerosi esempi tratti dalla filosofia naturale, dalla scienza delle pietre preziose, dall'astronomia e infine, per imprimere alla sua idea d'amore un senso universale, dalla teologia.

Stile e metrica[modifica | modifica wikitesto]

Il legame con la tradizione provenzale e siciliana è forte soprattutto nei francesismi («rempaira» per «ritorna» al v. 1; «ausello» per «uccello» al v. 2; «aigua» per «acqua» al v. 26) e nel tema della venerazione dell'uomo verso la donna; tuttavia, la lode alla donna non è più per le sue fattezze umane, ma per quelle angeliche, le quali la rendono degna di lodi che spettano solo a Dio e alla Madonna (vv. 51-60). Questa è la grande novità degli stilnovisti: Guinizzelli introduce il tema della donna-angelo, che dona salvezza facendosi tramite dell'amore divino; tema questo che troverà la massima espressione poetica nel capolavoro dantesco.

Dal punto di vista metrico la canzone è organizzata in sei strofe composte da dieci versi (endecasillabi e settenari), mentre lo schema rimico è sintetizzabile in ABAB, CDC EDE.[1]

Il contenuto di ogni singola strofa aiuta a definire le linee guida ed i pensieri del Dolce Stil Novo che si svilupperà in Toscana e per fare ciò vengono utilizzate molte metafore tra elementi naturali e l'amore umano. Ad esempio nella prima strofa si parla di come il sole e la luce siano nati insieme e siano inseparabili l'un l'altro, così come l'amore non può esistere al di fuori di un cuore nobile. Infatti un cuore vile (rappresentato dal fango nella quarta strofa) anche se viene toccato dall'amore rimane sempre vile, mentre un cuore nobile risplende.

Figure retoriche[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda le figure retoriche, sono presenti numerosissime similitudini, presenti in quasi tutte le strofe, introdotte sempre dall'avverbio come o da termini equivalenti (per qual). Il Guinizzelli insiste anche nell'uso del chiasmo (vv. 1-2; vv. 3-4), che confronta coppie di parole facendo però ricorso a immagini concrete.[2]

Il sonetto, infine, è accompagnato anche da:[1]

  • allitterazioni della «r»: «al cor gentil rempaira sempre amore» e della «l»: «l’ausello in selva, sole, splendore, lucente»;
  • una metonimia: «gentilezza» (v. 8);
  • anafore: «come ... come ... come ... com» (vv. 2-10-12-30-39); così (vv. 9-18-25-47);
  • enjambements: «natura / recontra» (vv. 25-26); «foco / caldo» (vv 26-27); «splende / del suo gentil» (vv. 48-49);
  • anastrofi: «né fe’ amor anti che gentil core / né gentil core anti che amor, natura» (vv. 3-4); «del ferro in la miniera» (v. 30); «d’angel sembianza» (v. 58);
  • perifrasi: «suo fattore», ovvero Dio (v. 43); regina del reame degno, cioè Maria (v. 56).

Significati interni[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche del Dolce Stil Novo[modifica | modifica wikitesto]

Con Guinizzelli si ha la nascita del Dolce stil novo, e fu lui il primo a dare delle vere caratteristiche alla poesia stilnovistica. Una delle prime caratteristiche vengono presentate già nei primi versi: i paragoni intenti a descrivere la bellezza della donna.

Inoltre, si ha anche un'elevazione della donna che diventa strumento di salvezza per l'uomo.

I significati più interiori[modifica | modifica wikitesto]

Come si può capire già nei primi versi, esiste una perfetta corrispondenza tra la gentilezza d'animo e l'amore. Non ci può essere Amore, se non c'è gentilezza d'animo e solo chi è gentile potrà trovare il vero amore.

Gli uomini medievali credevano che le pietre preziose avessero proprietà magiche e che provenissero dalla Terra dopo aver ricevuto la luce del Sole. Ma come si nota nella strofe (vv. 31 e 40) solo chi é gentile d'animo riceverà la luce del Sole e chi é vile, citando appunto Guinizzelli: «Fere lo sol lo fango tutto 'l giorno vile Renan, né 'l sol perde calore».

Infine nelle ultime due strofe si ha l'elevazione tipica del Dolce stil novo: Guinizzelli, infatti, si trova faccia a faccia con un Dio furibondo. Il povero poeta si è perso negli occhi della sua amata tanto da dimenticarsi di Dio, ma si giustifica dicendo che la donna assomiglia a un angelo, fatta da Dio stesso, e che con lei aveva trovato la via della salvezza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Analisi del testo: “Al cor gentil rempaira sempre amore” di G. Guinizzelli, Fare Letteratura, 12 dicembre 2012. URL consultato il 29 novembre 2014.
  2. ^ Al cor gentil rempaira sempre amore (PDF), Zanichelli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]