Confessioni
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« In suis Confessionum libris de se ipso, qualis ante perceptam gratiam fuerit, qualisque iam sumpta viveret designavit. »
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(IT)
« Nelle sue Confessioni racconta di se stesso, quale fu prima di ricevere la grazia e come visse dopo averla ottenuta. »
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Le Confessioni (Confessionum libris o Confessiones) sono un'opera in XIII libri di Sant'Agostino di Ippona, dottore della Chiesa.
Indice |
[modifica] Descrizione
Nei libri dal I al IX l'autore racconta gli anni della sua vita fino alla conversione al cristianesimo e alla nomina a vescovo di Ippona, carica che ricopre a partire dal 395; negli ultimi 4 svolge una serie di considerazioni sull'essenza del tempo, sul ruolo di questo nella vita dell'uomo, e sulla sua origine (risalente alla Creazione), commentando i relativi passi della Genesi.
L'opera è scritta come un lungo discorso che Sant'Agostino fa verso Dio, fitto di reminiscenze bibliche, svelando i tre sensi del titolo "Confessioni":
- Il primo: "confessio peccatorum" come quello di anima che umilmente riconosce i propri peccati;
- Il secondo: "laus dei" come quello di anima che loda la maestà e la misericordia di Dio;
- Il terzo: "confessio fidei" come quello di anima che spiega sinceramente le ragioni della propria fede.
[modifica] Temi
Naturalmente fra i motivi della nascita delle Confessioni va considerata anche la necessità, in un periodo difficile per il cristianesimo, di controbattere ad alcune eresie e di risolvere questioni inerenti alla fede sollevate dalle recenti persecuzioni in alcune zone del Mediterraneo. Ma sarebbe limitativo considerare l'opera come semplice rappresentante del filone apologetico, dottrinale o anti-eretico.
L'opera, grazie a questa forte concentrazione sull'io dell'autore, svela una sua sorprendente modernità, non solo nel senso di "attualità": pur non essendo la prosa dell'interiorità una novità assoluta nell'ambito delle letterature classiche, è assolutamente nuova la forza dell'ispirazione e soprattutto il fatto che l'autore narri diffusamente e, almeno per quel che ne sappiamo, in modo totalmente sincero della propria vita, facendo di essa il vero fulcro dell'opera; tanto che, tra i tanti generi letterari presenti in diversa misura nelle Confessioni (tra cui appunto quello dottrinale), quello più evidente e universalmente noto è proprio il loro essere "autobiografia".
Un altro punto di modernità è rappresentato dal fatto che la dimensione autobiografica principale sia quella interiore, dell'anima; inoltre, gli avvenimenti esteriori, pur non assenti, sono rivissuti con l'atteggiamento severo del peccatore pentito: si vedano gli episodi del furto di pere (II, 9-18), dell'adolescenza e dei primi segni della pubertà, dell'attrazione irresistibile per il sesso femminile, dell figlio illegittimo avuto da una concubina. Difficilmente le opere biografiche o autobiografiche dell'antichità si erano permesse una tale a-storicità e un tale ripiegamento introspettivo.
[modifica] linguaggio e stile
Una caratteristica formale che contraddistingue l'opera è lo stile vocativo, il rivolgersi continuo e diretto a Dio, con la finalità di mostrarci un colloquio informale, che cede ora alla preghiera, ora al ringraziamento, ora alla supplica. l'autore inoltre alterna espressioni concise e rapide, ad un periodare articolato e complesso, ricco di figure retoriche, lasciandoci spesso un'impressione di artificio, che riflette indubbiamente la sua abilità di retore consumato e una consuetudine contratta dalla predicazione religiosa. Nelle "Confessiones" è infatti facile rilevare influssi ed echi delle scritture Bibliche. Ne risulta uno stile disuguale, vivo, drammatico, perfettamente aderente al tessuto narrativo.
[modifica] Finalità dell'opera
Stabilire lo scopo che ha indotto Sant'Agostino a scrivere l'opera, non è semplice. In mancanza di dati oggetivi, si sono avanzate diverse ipotesi che mirano non tanto a spiegare la genesi dell'opera, quanto ad individuarne la causa occasionale: alcuni hanno ipotizzato che Agostino abbia voluto giustificarsi con i Donatisti, che gli rinfacciavano le intemperanze giovanili per screditarlo, altri studiosi hanno visto nell'opera una confessione pubblica come quella dei catacumeni. La tesi più approdata è quella che egli abbia voluto esemplificare agli altri, attraverso la propria esperienza personale, il faticoso ascendere dello spirito verso il Padre celeste, per celebrarne la grandezza e la misericordia. Per tale motivo "le confessioni" sono considerate la storia di una "peregrinatio animae", in cui lettori di epoche e culture diverse possono trovare conforto e stimolo per la meditazione sugli eterni e immutabili problemi esistenziali.
[modifica] Fortuna
La fortuna delle Confessioni fu grandissima: se nel De civitate Dei Agostino è più ispirato e nel De Trinitate più profondo, solo qui raggiunge una sintesi di fede, arte e cultura che nei secoli ispirerà, tra gli altri, artisti e letterati come Francesco Petrarca e Botticelli.
Le Confessioni furono fin da subito oggetto di commento e di studio (per esempio dal vescovo di Calama, Possidio, che Agostino lo conobbe di persona); sono state infatti da sempre universalmente considerate uno dei massimi capolavori della letteratura cristiana. Ricordiamo infatti che influenzati dalle "Confessiones" furono letterati come Petrarca, che ne fece modello del "Secretum", per arrivare a Rousseau, che ne adottò il titolo per la sua opera autobiografica, giustificando la scelta con ragioni ovviamente diverse da quelle di Agostino.
[modifica] Bibliografia
- Le confessioni
- De Trinitate
- La città di Dio

