Accento (linguistica)
In linguistica, l'accento di parola è un tratto prosodico, soprasegmentale, che permette, nella realizzazione fonetica di una parola, la messa in rilievo di una delle sillabe che la compongono.
La messa in rilievo può essere realizzata:
- attraverso il rafforzamento dell'intensità (accento dinamico o espiratorio);
- con un aumento dell'altezza della voce (accento musicale).
Ogni lingua li possiede entrambi, ma uno tende solitamente a prevalere sull'altro, così che, mentre nel greco classico abbiamo un accento prevalentemente musicale, nel latino si è verificato il contrario.
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[modifica] Accento tonico
Nelle lingue in cui è prevalente l'accento tonico, in base all'intonazione l'accento può essere di vario tipo. Ad esempio, in greco vi sono:
- accento acuto, corrisponde ad un innalzamento del tono di voce;
- accento grave, corrisponde ad un abbassamento del tono di voce;
- accento circonflesso è un accento "doppio", in quanto occupa due tempi (o morae) e si può trovare solo su sillabe lunghe. Corrisponde ad un innalzamento e ad un successivo abbassamento del tono di voce.
[modifica] Accento musicale
Nello studio della musica l'accento è l'elemento con cui sono organizzate le strutture temporali (dette strutture accentuative) in riferimento a una determinata cultura musicale.
Nella tradizione classica l'accento può essere di due tipi: forte e debole. La struttura temporale di un brano classico è basata su una organizzazione di accenti detta metro in cui gli accenti si alternano in una configurazione specifica. Il metro della tradizione classica si indica attraverso una frazione che ha al suo denominatore il valore di durata che costituisce la pulsazione di riferimento e al numeratore il numero di pulsazioni totali che realizzano il metro. Nel metro più semplice, il 2/4 (due quarti) il primo quarto è forte mentre il secondo è debole. Nel 3/4 il primo e forte e gli altri due sono deboli nel 4/4 il primo e il terzo (i cosiddetti tempi "dispari") sono forti, mentre il secondo e il quarto (tempi "pari") sono deboli.
Gli accenti in musica indicano punti specifici del tempo musicale in cui avvengono o possono avvenire determinati eventi a seconda del tipo di accento, come il cambio di armonia, l'utilizzo di specifiche note melodiche e molti altri.
[modifica] Posizione dell'accento
Le regole grammaticali delle varie lingue del mondo disciplinano in misura assai diversa la posizione dell'accento: esso dunque, a seconda della lingua, può essere completamente fisso (come nel caso del polacco o del francese) o relativamente libero (come per l'italiano). In alcune lingue può cadere indifferentemente su qualsiasi parte della parola (prefisso, tema, suffisso, desinenza), mentre in altre deve sottostare ad alcune regole: in latino e greco, ad esempio, non può risalire oltre la terzultima sillaba, ed in latino non può nemmeno trovarsi sull'ultima.
In italiano possiamo dividere le parole in gruppi a seconda della posizione in cui cade l'accento:
- tronche: ultima sillaba (es. caf-fè)
- piane: penultima sillaba (es. ma-tì-ta)
- sdrucciole: terzultima sillaba (es. te-lè-fo-no)
- bisdrucciole: quartultima sillaba (es. cà-pi-ta-no)
Alcune rare voci verbali composte con enclitiche possono essere anche trisdrucciole o quadrisdrucciole, con accento rispettivamente sulla quintultima e sestultima sillaba (es. fàb-bri-ca-me-lo, rè-ci-ta-me-lo e fàb-bri-ca-ce-ne).
[modifica] Funzione dell'accento
L'accento può avere diverse funzioni all'interno di ogni sistema linguistico. La più diffusa è quella di indicare le unità significative (parole), ciascuna delle quali ha di norma un solo accento (funzione contrastiva).
Nelle lingue in cui l'accento ha una posizione fissa, esso ha anche funzione demarcativa, vale a dire esso permette di determinare la fine di una parola e l'inizio della successiva.
Nelle lingue ad accento libero, invece, può essere presente una funzione distintiva, quando l'accento da solo permette di distinguere parole uguali tra loro per quanto riguarda i segmenti fonici, ma diverse nel significato. Ad esempio, in italiano, "prìncipi" - "princìpi" o "zèffiro" - "zeffìro".
[modifica] Parole proclitiche ed enclitiche
| Per approfondire, vedi la voce Clitico. |
Esistono diverse parole monosillabe che non possiedono un accento proprio, bensì che hanno la funzione di appoggiarsi nella pronuncia alla parola che segue o che precede. Nel primo caso vengono definite parole di tipo proclitico, nel secondo di tipo enclitico.
Articoli determinativi ("le", "la", "lo", "gli" ...), preposizioni ("di", "a", "da", "in" ...), avverbi ("ci", "ne" ...), congiunzioni ("e", "se" ...), particelle ("mi", "ti", "si" ...) si definiscono parole proclitiche.
Tutte le particelle avverbiali e pronominali che invece seguono il verbo (es. "passa-mi", "saluta-ci" ...) si definiscono parole enclitiche.
[modifica] Trascrizione
| Per approfondire, vedi la voce Accento grafico. |
Nelle trascrizioni fonetiche e, ove previsto, in quelle fonologiche delle parole di una lingua secondo l'alfabeto fonetico internazionale l'accento di parola si segnala con il simbolo ‹ ' › (un trattino verticale in apice) posto prima della sillaba tonica. Così ad esempio la trascrizione fonetica della parola italiana "carta" sarà ['karta], in quanto l'accento cade sulla prima sillaba.
[modifica] Accento e metrica
| Per approfondire, vedi la voce metrica italiana. |
In molte lingue, posizione e numero degli accenti sono importanti per definire i vari metri poetici.
[modifica] Voci correlate
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