Non è vero... ma ci credo (film)

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Non è vero... ma ci credo
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Liliana Bonfatti e Peppino De Filippo
Paese di produzione Italia
Anno 1952
Durata 103 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Sergio Grieco
Soggetto Peppino De Filippo
Sceneggiatura Peppino De Filippo
Produttore Ottavio Poggi per Gladio Film e Carlo Caiano per Api Film
Distribuzione (Italia) Gladio Film
Fotografia Vincenzo Seratrice
Montaggio Antonietta Zita
Musiche Franco D'Acchiardi
Scenografia Alberto Tavazzi
Interpreti e personaggi

Non è vero... ma ci credo è un film del 1952 diretto da Sergio Grieco e tratto da una commedia omonima in tre atti del 1942, scritta da Peppino De Filippo.

Trama del film non è vero...ma ci cred[modifica | modifica wikitesto]

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Il commendatore Gervasio Savastano è tormentato dalla superstizione; i suoi affari non vanno bene e lui ritiene che la colpa sia di un suo impiegato, Belisario Malvurio, cui attribuisce un influsso malefico. Anche in famiglia ci sono problemi: sua figlia Rosina si è innamorata di un giovane impiegato, che il commendatore ritiene non all'altezza della ragazza. All'improvviso, però, la fortuna sembra ricordarsi del commendator Savastano; in azienda arriva un giovane, Alberto Sammaria, gobbo, e con il suo arrivo gli affari cominciano di colpo ad andar bene. Anche la figlia del commendatore sembra aver ritrovato la serenità, il giovane di cui era perdutamente innamorata è diventato un lontano ricordo. Tutto sembra filare liscio, ma il diavolo ci mette lo zampino: Alberto Sammaria confessa al commendatore di essersi innamorato di Rosina, e per questo motivo è costretto a dare le dimissioni. Il commendatore è disperato, ma troverà una soluzione: convincerà sua figlia a sposare Sammaria. Dopo un iniziale resistenza, la ragazza si convince; ma un incubo sconvolge i sogni del commendatore: che i suoi nipotini ereditino il difetto fisico di Sammaria. Il matrimonio si celebra, ma il commendatore non riesce ad allontanare i suoi timori e comunica ai ragazzi la sua intenzione di invalidare le nozze; ma a questo punto scoprirà di essere stato raggirato: Sammaria non è altri che il giovane di cui Rosina era sempre stata innamorata e la gobba era solo un artificio per consentirgli di entrare nelle grazie del futuro suocero. Il commendatore cede all'amore dei due giovani, anche perché, pure se non è gobbo, Sammaria porta bene!