Chiesa della Martorana

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Coordinate: 38°06′53.4″N 13°21′46.59″E / 38.114833°N 13.362942°E38.114833; 13.362942

Santa Maria dell'Ammiraglio
Parrocchia S. Nicolò dei Greci
Chiesa della Martorana
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma uff.png Palermo
Religione Rito bizantino, Chiesa Italo-Albanese
Titolare San Nicola di Mira
Diocesi Eparchia di Piana degli Albanesi
Stile architettonico bizantino e barocco
Completamento 1143

La chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio o parrocchia di San Nicolò dei Greci (Klisha e Shën Kollit së Arbëreshëvet in albanese), nota come Martorana, si affaccia sulla piazza Bellini di Palermo. La chiesa appartiene all'eparchia di Piana degli Albanesi e officia la liturgia secondo il rito bizantino.

Fra le più affascinanti chiese bizantine del Medioevo in Italia, è testimonianza della cultura religiosa e artistica ortodossa presente ancora oggi in Italia, ulteriormente apportata dagli esuli albanesi rifugiatisi in Sicilia sotto l'incalzare delle persecuzioni turche nei Balcani. Quest'ultimo influsso ha lasciato notevoli tracce nella pittura delle icone, nel rito religioso, nella lingua[1], nei costumi tradizionali proprie di alcune colonie albanesi nella provincia di Palermo. La comunità appartiene oggi alla Chiesa cattolica, ma segue il rito e le tradizioni spirituali che la accomunano in gran parte alla Chiesa ortodossa.

La chiesa si contraddistingue per la molteplicità di stili che s'incontrano, in quanto, con il susseguirsi dei secoli, fu arricchita da vari altri gusti artistici, architettonici e culturali. Oggi si presenta, infatti, come chiesa-monumento storico, frutto delle molteplici trasformazioni, sottoposta inoltre a tutela[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come dimostrato da un diploma greco-arabo del 1143, da un'iscrizione greca all'esterno della facciata meridionale e dalla stessa raffigurazione musiva di dedicazione, la chiesa fu fondata nel 1143 per volere di Giorgio d'Antiochia, grande ammiraglio siriaco di fede ortodossa al servizio del re normanno Ruggero II dal 1108 al 1151. Costruita da artisti orientali secondo il gusto bizantino, si trovava nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, motivo per il quale diventò nota successivamente come "Santa Maria dell'Ammiraglio" o della "Martorana" (precedentemente Giorgio l'Antiocheno fece edificare anche il possente "Ponte Ammiraglio" sul fiume Oreto, noto anche per una battaglia dei garibaldini). All'edificio sacro, che nel corso dei secoli è stato più volte distrutto e restaurato, si accede dal campanile: una costruzione a pianta quadrata del XIII secolo, aperta in basso da arcate a colonne angolari e con tre ordini di grandi bifore.

La chiesa possiede una pianta a croce greca, prolungata con il nartece e l'atrio. Un portale assiale (ancora esistente) da sull'atrio e il nartece, come nelle prime chiese cristiane. Al di là del nartece, l'edificio era sistemato e decorato come una chiesa bizantina a 4 colonne, tranne gli archi a sesto acuto e i pennacchi della cupola che erano di gusto islamico. Nel 1193 le case attorno vengono adibite a Convento basiliano per le donne e la chiesa verrà poi ad esso inglobata. Attorno al 1394 avviene la fondazione del convento della Martorana (dal nome dei proprietari) che sarà ceduto ai Benedettini dalla corona d'Aragona e che darà poi il nome alla chiesa.

Nel XVI secolo la chiesa ortodossa cade in un periodo di abbandono, passando al rito latino. Negli anni 1683-1687, per adeguarla alle esigenze del nuovo rito, l'abside centrale viene distrutta e sostituita da una nuova abside rettangolare, progettata da Paolo Amato, e il prospetto meridionale viene abbattuto. Nel 1740 Nicolò Palma progetta un nuovo prospetto, secondo il gusto barocco dell'epoca.

Nel 1846 si realizza l'abbassamento del piano della piazza e viene realizzata la scalinata. In considerazione dell'alto valore artistico della chiesa, tra il 1870 e il 1873, su direzione dell'arch. Giuseppe Patricolo, si realizzò il suo restauro. Nell'intento di riportare la chiesa allo stato originario, furono staccati i marmi settecenteschi delle pareti laterali del presbiterio (di cui era prevista la distruzione) e fu accentuato il muro di chiusura originale. La chiesa venne riportata per gran parte al suo aspetto medievale originario eccetto che per la navata e per l'abside centrale. Della fine del XIX secolo la chiesa cadde in stato di abbandono, quindi sotto l'amministrazione civile-comunale, sino al ritorno al culto orientale nella prima metà del XX secolo per conto della comunità albanese di Sicilia. La chiesa assunse il titolo di San Nicolò dei Greci[3] (per "greci" erano scambiate quelle popolazioni albanesi che, dal XV secolo in Italia e Sicilia, conservavano "rito greco"-bizantino, lingua, costumi, identità) dopo che l'omonima chiesa - degli albanesi in Palermo - fu distrutta nel secondo conflitto mondiale. Fu così che la chiesa ha ereditato anche la sede della secolare parrocchia bizantina italo-albanese. La chiesa è stata recentemente restaurata e la sede della parrocchia fu momentaneamente accolta nella chiesa del SS.mo Salvatore delle suore basiliane italo-albanesi in Palermo.

Oggi la chiesa di San Nicolò dei Greci non possiede un vero e proprio territorio parrocchiale, ma è il punto di riferimento per più di 15.000[4] fedeli albanesi d'Italia, gli arbëreshë, di rito greco-bizantino residenti nella città di Palermo.

Liturgia e rito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica italo-albanese e Rito bizantino.
Grande icona con S. Nicolò in trono, scuola creto-albanese del XV sec., collocato nell'abside di destra (Diaconicon)

I riti liturgici, le cerimonie nuziali, il battesimo e le festività religiose della parrocchia di San Nicolò dei Greci seguono il calendario bizantino e la tradizione albanese delle comunità dell'Eparchia di Piana degli Albanesi.

Le lingue liturgiche utilizzate sono il greco o l'albanese. Non è raro qui sentire parlare abitualmente i papàdhes e i fedeli in lingua albanese, la lingua infatti è il principale elemento che li identifica ad una specifica appartenenza etnica. Qualche fanciulla di Piana degli Albanesi si sposa ancora indossando il ricco abito nuziale della tradizione albanese e la cerimonia del matrimonio (martesa) conserva tutti gli elementi della tradizione ortodossa.

Una festa particolare per la popolazione arbëreshe è la Teofania o Benedizione delle acque il 6 gennaio (Ujët e pagëzuam); la festa più importante è la Pasqua (Pashkët), con i riti orientali di forte spiritualità della Settimana Santa (Java e Madhe) e il canto del Christos anesti-Krishti u ngjall (Cristo è risorto). Il 6 dicembre ricorre la festa di San Nicola di Mira (Dita e Shën Kollit).

Itinerario d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Mosaico della cupola raffigurante Cristo Pantocratore, punto focale di tutta la decorazione musiva bizantina
Pianta attuale della chiesa

Entrati nel primo corpo della costruzione - rifacimento settecentesco con volte affrescate da Olivio Sozzi, Antonio Grano e Guglielmo Borremans - due decorazioni musive sul fronte del corpo originario raffigurano uno Ruggero II vestito da imperatore bizantino e incoronato re per mano di Gesù Cristo; l'altro la dedicazione della chiesa alla Vergine da parte dell'ammiraglio d'oriente Giorgio d'Antiochia, quest'ultimo rappresentato in umile atto di prostrazione dinanzi alla Madonna. Sulla parete occidentale dello stesso locale è murata una lapide che ricorda l'eroe nazionale degli albanesi con l'incisione dell'aquila bicipite costantinopolitana, simbolo degli albanesi. Ai lati icone bizantine della committenza arbëreshe abbelliscono la chiesa. Superato l'ambiente suddetto, si giunge nella chiesa medievale, il nucleo originale. Qui la parte superiore delle pareti e la cupola, al sommo della quale si erge l'immagine del Cristo Pantocratore, sono interamente rivestite da decorazioni musive bizantine di grande importanza, in connessione con quelle riguardanti Dafne nell'Attica. Il grandioso ciclo di mosaici bizantini della chiesa è il più antico di Sicilia[5]. I mosaici della cupola rappresentano al centro il Cristo, scendendo successivamente i quattro arcangeli (tre originali più uno apocrifo) e i patriarchi, mentre nelle nicchie sono ospitati i quattro evangelisti e infine, nelle volte, i rimanenti apostoli.

La chiesa è fornita di un'antica iconostasi in marmi mischi, in cui, essendo priva di icone, i papàdes albanesi dell'epoca hanno provvisto la realizzazione dei mosaici della Madonna, del Cristo e dalle icone di Maria Vergine e San Nicola di Mira, quest'ultimi che precedono l'iconostasi. Molto importante per i fedeli arbëreshë è la grande icona raffigurante San Nicolò in trono (XV sec.), posta oggi nel diaconicon e che si trovava nella chiesa di San Nicolò dei Greci che, unitamente al contiguo Seminario Italo-Albanese di Palermo, andò distrutta nel bombardamento aereo del 1943. L'abside, abbattuta sul finire del Seicento, venne sostituita con l'attuale cappella barocca a tarsie marmoree. Icone contemporanee, realizzate dell'iconografo e mosaicista albanese Josif Droboniku e raffiguranti le dodici feste despotiche, appartengono al patrimonio artistico della parrocchia.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1537 Carlo V visitò Palermo. Nel giardino della chiesa vi erano alberi di aranci, ma a luglio non vi sono i frutti. Le monache benedettine, per mostrare un giardino rigoglioso e ben curato, fecero delle arance di pasta di mandorle e le colorarono, dando al giardino un effetto più vistoso e ammirabile. Nacquero così i "frutti di martorana". Il convento aveva preso nome di Martorana dalla sua fondatrice, la nobildonna Eloisa Martorana. Da qui l'espressione "frutta di Martorana". [senza fonte]

Cronotassi degli ultimi protopapàs della Parrocchia S. Nicolò dei Greci[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Nicolò a Palermo, detta "dei Greci", nacque e fu composta sin dall'origine da comunità albanesi di rito orientale provenienti dall'Albania (migrazioni dal XVI al XVIII secolo). Il primo parroco fu Papàs Nikolao Matranga (1546-1549), che apparteneva al clero coniugato, secondo la disciplina della chiesa bizantina, e al gruppo di esuli proveniente direttamente dall'Albania e dai territori albanofoni dei Balcani e della Morea. Da allora si è mantenuto l'aspetto etnico e religioso caratterizzante la comunità di fedeli, e i sacerdoti che susseguirono provenì dalle colonie albanesi nate nella provincia di Palermo (Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Piana degli Albanesi, successivamente da Santa Cristina Gela). Cronologicamente gli ultimi sacerdoti titolari della Parrocchia di S. Nicolò dei Greci con sede alla Martorana sono:

Lapide marmorea in ricordo dell'eroe albanese Scanderbeg

Istituzioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

L'Eparchia di Piana degli Albanesi nella Chiesa di San Nicolò dei Greci alla Martorana ha attiva l'Associacione culturale e religiosa «Oriente Cristiano», di cui edita la rivista trimestrale dell'Associazione culturale per l'Oriente cristiano. Nasce nel 1961 per iniziativa dei papàdes dell'Eparchia, con lo scopo di promuovere e sostenere iniziative per la conoscenza dell'Oriente ortodosso, per la preghiera e lo studio "pro Oriente Cristiano", sulla Spiritualità e la Mistagogia della Chiesa Bizantina.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parrocchia San Nicolò dei Greci, Concattedrale dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, www.eparchiapiana.it. URL consultato il 29 marzo 2013.
  2. ^ È tra i monumenti nazionali salvaguardati, in virtù della legge r.d. del 15/08/1869
  3. ^ La chiesa di San Nicolò dei Greci, o di Mira, fu fabbricata nel 1547 dall'albanese Andrea Skramilja con l'aiuto di Matteo Men­kzo accanto al Seminario Italo-albanese di Palermo.
  4. ^ Parrocchia S. Nicolò dei Greci, Numero di fedeli. URL consultato il 30 giugno 2012.
  5. ^ Focus di Bell'italia sulla Chiesa di S. Nicolò dei Greci. URL consultato il 15 aprile 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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