Duomo di Monreale

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Coordinate: 38°04′54.69″N 13°17′31.44″E / 38.081858°N 13.292067°E38.081858; 13.292067

Cattedrale di Santa Maria Nuova
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Monreale-Stemma.png Monreale
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Monreale
Stile architettonico bizantino, normanno, rinascimentale, barocco
Inizio costruzione 1172
Completamento 1267 (con aggiunte successive)
Sito web Sito ufficiale della parrocchia

La cattedrale di Santa Maria Nuova è il principale luogo di culto di Monreale, in provincia di Palermo, sede arcivescovile dell'arcidiocesi omonima.

Costruita a partire dal 1174 per volere di Guglielmo II d'Altavilla, re di Sicilia dal 1166 al 1189, è famosa per i ricchi mosaici bizantini che ne decorano l'interno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Guglielmo II dedica la Cattedrale di Monreale alla Vergine

Secondo una leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale. In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole: “Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”. Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno. Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini (“i mastri di l'oru”) dell'interno.

La costruzione del grande tempio venne avviata nel 1172 e terminò nel 1267. Esso venne concepito dapprima come chiesa dell'annessa abbazia territoriale benedettina, indipendente dalla cattedra di Palermo. Nel 1178, l'abate Guglielmo ottenne che fosse eretta l'arcidiocesi metropolitana di Monreale e la chiesa abbaziale ne divenne la cattedrale.

Nei secoli successivi alla costruzione, la cattedrale subì alcune modifiche. Nel Cinquecento, su progetto di Giovanni Domenico Gagini e Fazio Gagini, venne costruito il portico lungo il fianco sinistro, mentre quello della facciata principale fu aggiunto nel XVIII secolo. Sempre nel Cinquecento fu realizzata gran parte del pavimento interno. Nel 1811 un incendio distrusse il soffitto, che fu ricostruito tra il 1816 e il 1837. In tale occasione vennero realizzati i nuovi stalli del coro in stile neogotico.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di Santa Maria Nuova si trova nel centro storico di Monreale, adagiato sulle pendici del monte Caputo.

La facciata

La facciata, prospiciente una piazza quadrangolare, è stretta fra le due torri campanarie, delle quali quella di sinistra rimasta incompiuta al primo ordine. L'ingresso è preceduto dal portico settecentesco, in stile barocco, che si apre sull'esterno con tre archi a tutto sesto poggianti su colonne tuscaniche; al di sotto di esso, vi è il portale, chiuso da due battenti bronzei, opera di Bonanno Pisano e risalenti al 1185-1186. Nella parte superiore della facciata, terminante con un basso timpano triangolare, si apre una monofora ogivale incorniciata da una decorazione ad archetti ciechi intrecciati fra di loro.

Lungo il fianco sinistro della cattedrale, vi è il portico più antico, edificato su progetto di Giovanni Domenico Gagini e Fazio Gagini tra il 1547 e il 1569. Esso, in stile rinascimentale è coperto con volta a crociera e si apre sull'esterno con undici archi a tutto sesto poggianti su colonne corinzie. In corrispondenza dell'arcata centrale, che è sormontata da un tondo in terracotta invetriata raffigurante la Madonna col Bambino, si apre un secondo portale, i cui battenti bronzei furono realizzati intorno al 1185 da Barisano da Trani.

L'esterno, modificato nei secoli XVI e XVIII, nell'area absidale conserva intatta l'impronta normanna ed è ornato a vari disegni formanti una serie di archi di pietre bianche e nere con cerchi al di sotto, assai ben combinati e disposti tra loro. La decorazione delle tre absidi, caratterizzata dal fitto intreccio di archi acuti, evoca atmosfere arabeggianti esaltate dalla decorazione policroma creata dall'alternanza di tarsie di calcare e di pietra lavica.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

Il vasto interno della cattedrale ha pianta a croce latina con transetto poco sporgente che di fatto è una continuazione ai lati del presbiterio delle navate laterali. Le navate, terminante ciascuna con un'abside semicircolare, sono divise da colonne antiche con pulvino e capitelli anch'essi antichi con clipei di divinità che sostengono archi a sesto acuto di tipo arabo. I soffitti sono a travature scoperte dipinti nelle navate e a stalattiti di tipo arabo nella crociera, quest'ultimi rifatti nel 1811 dopo un incendio che aveva distrutto parte del tetto. Il pavimento, completato nel XVI secolo è musivo, con dischi di porfido e granito e con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate.

Il presbiterio, rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa, occupa interamente l'area della crociera, nella quale è cinto da transenne neogotiche, e dell'abside maggiore. Ospita, nella crociera, su due file gli stalli lignei del coro, in stile neogotico e, sotto l'arco absidale, contrapposti, il trono reale e la cattedra episcopale. L'altare maggiore barocco è una raffinata opera del 1711, eseguita dall'argentiere romano Luigi Valadier.

I mosaici dell'abside con il Cristo Pantocratore

Le pareti del capocroce e della navata centrale sono, superiormente, rivestite da mosaici di scuola bizantina a fondo oro, eseguiti tra il XII e la metà del XIII secolo da maestranze in parte locali e in parte veneziane, formatesi alla scuola bizantina. Questi mosaici raffigurano storie cicliche dell'Antico e del Nuovo Testamento; nel catino absidale mediano è la colossale figura del Cristo Pantocratore. Sul fianco destro è il sarcofago in porfido di Guglielmo I, morto nel 1166, e quello marmoreo di Guglielmo II il Buono. Sul lato sinistro, dentro tombe ottocentesche, si trovano le spoglie di Margherita di Navarra e di Sicilia, moglie di Guglielmo I, e dei figli Ruggero ed Enrico.

La parte più bassa delle pareti, dal fregio “a palmizi” al piano pavimentale, sul modello della Cappella Palatina di Palermo, è uniformemente resa ad incrostazione marmorea e fasce verticali (in tutto 493 unità), in mosaico ruotato, a motivi geometrici. Tali opere, assieme al pavimento del grande presbiterio e agli intarsi sugli arredi marmorei e sulle membrature architettoniche, costituiscono un complesso esecutivo di consistente estensione (circa 300 m² per le fasce a parete, e 975 m² per il pavimento del grande presbiterio) e un repertorio di motivi decorativi straordinariamente vario e numeroso. La cronologia esecutiva copre un arco temporale che va dalle origini della costruzione normanna fino ai primi anni del secolo scorso, con un incremento di intensità operativa nel corso dell'Ottocento, durante il quale si attuarono consistenti ed estesi interventi di restauro e integrazione. In attesa che giunga a compimento il lavoro di studio del prof. Giuseppe Oddo, sul mosaico decorativo in opus sectile a motivi geometrici del duomo di Monreale non sussiste al momento uno studio complessivo e organico.

Le cappelle del Crocifisso e di San Benedetto sono due notevoli esempi del barocco siciliano.

Il tesoro della cattedrale conserva, fra le altre cose, arredi sacri (anche di fattura francese), una cassetta di rame smaltato del XIII secolo e un reliquario della Sacra Spina (della corona di Cristo), risalente al periodo gotico. La cappella del tesoro è di epoca barocca.

Fascia inferiore dei mosaici della parete sud della navata
Fascia inferiore dei mosaici della parete sud della navata
Fascia inferiore dei mosaici della parete nord della navata
Fascia inferiore dei mosaici della parete nord della navata

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo a canne della cattedrale è stato costruito tra il 1957 e il 1967 dalla ditta organaria padovana Fratelli Ruffatti. Secondo organo siciliano per grandezza dopo quello del duomo di Messina, conta 122 registri ed è l'unico organo italiano ad avere una consolle con sei tastiere.

Lo strumento si compone di circa 8.000 canne che sono così suddivise in tre corpi sonori:

  • dietro l'altare maggiore, senza mostra, si trovano le canne del Positivo aperto e del Solo espressivo (rispettivamente prima e quarta tastiera) con la relativa sezione del Pedale;
  • nella crociera, sul lato sinistro, con mostra ceciliana, si trovano le canne del Grand'Organo e dell'Espressivo (rispettivamente seconda e terza tastiera) con la relativa sezione del Pedale;
  • nella crociera, sul lato destro, con mostra ceciliana, si trovano le canne dell'Organo antico espressivo e dell'Eco espressivo (rispettivamente quinta e sesta tastiera) con la relativa sezione del Pedale.

L'organo ha due consolle. Quella maggiore è collocata alla sinistra dell'altare barocco ed è costituita da un mobile in legno decorato con rilievi scultorei. Essa conta sei tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note e 195 placchette a bilico per i registri, gli accoppiamenti, le unioni e gli annullatori. Sul lato opposto, invece, vi è una seconda consolle, con due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note, che comanda il corpo situato dietro l'altare. L'organo, a più di quarant'anni dalla sua realizzazione, necessiterebbe di un restauro, perdite d'aria, materiali usurati col tempo sono responsabili di notevoli cali d'aria sulla massa sonora dello strumento. Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo aperto
Principale 8'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda 1'
Ripieno grave 3 file 2'[1]
Ripieno acuto 3 file 1'
Flauto 8'
Flauto 4'
Dulciana 8'
Voce umana 8'
Clarinetto 8'
Arpa celeste[2]
Campane[2]
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale forte 8'
Principale dolce 8'
Ottava forte 4'
Ottava dolce 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno grave 5 file 2'
Ripieno acuto 5 file 1'
Sesquialtera 2 file 2.2/3'
Flauto aperto 8'
Flauto armonico 4'
Salicionale 8'
Unda maris 8'
Controfagotto 16'
Tromba 8'
Trombina 4'
Arpa celeste[2]
Campane[2]
Terza tastiera - Espressivo
Principale 8'
Ottava 4'
Ripieno 6 file 2'
Quintadena 16'
Bordone 8'
Flauto a cuspide 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Terza 1.3/5'
Settima 1.1/7'
Piccolo 1'
Viola d'orchestra 8'
Coro viole 3 file 8'
Tuba mirabilis 8'
Corno inglese 8'
Arpa celeste[2]
Campane[2]
Tremolo
Quarta tastiera - Solo espressivo
Diapason 8'
Principalino 4'
Ripieno 3 file 2'
Bordone 16'
Bordone 8'
Flauto a camino 4'
Nasardo 2.2/3'
Flagioletto 2'
Terza 1.3/5'
Gamba 8'
Voce celeste 2 file 8'
Tromba armonica 8'
Arpa celeste[2]
Campane[2]
Tremolo
Quinta tastiera - Organo antico espressivo
Principale 8'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Quintadecima 2'
Ripieno 5 file 1'
Flauto amabile 8'
Flauto boscareccio 4'
Piffero 2'
Cornetta 2 file 1.3/5'
Voce languente 8'
Tromba dolce 8'
Oficleide 4'
Arpa celeste[2]
Campane[2]
Tremolo
Sesta tastiera - Eco espressivo
Principalino 4'
Cimbalo 5 file 2'
Flauto di jubal 8'
Corno di notte 8'
Flauto amabile 4'
Flauto in selva 2'
Flauto in XIX 1.1/3'
Viola d'amore 8'
Oboe 8'
Regale 8'
Arpa celeste[2]
Campane[2]
Tremolo
Pedale sezione I e IV tastiera
Principale 16'
Basso 8'
Ottava 4'
Bordone 16'[3]
Bordone 8'[3]
Fagotto 16'
Fagotto 8'
Pedale sezione II e III tastiera
Contrabbasso 16'
Principale 16'[4]
Gran quinta 10.2/3'
Basso 8'
Ottava 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava 4'
Decima 3.1/5'
Decimaquinta 2'
Ripieno 6 file 2.2/3'
Quintadena 16'[5]
Bombarda 16'
Controfagotto 16'[6]
Trombone 8'
Fagotto 8'[6]
Clarone 4'
Pedale sezione V e VI tastiera
Acustico 32'
Subbasso 32'
Subbasso 16'
Bordone 8'
Flauto 4'
Violone 16'
Violoncello 8'
Campane[2]
Tremolo[7]

Il chiostro[modifica | modifica wikitesto]

« Le colonne sono tutte scanalate, alcune sono tortili, altre diritte. Sono tutte incrostate di mosaici colorati e dorati, di granito, di porfido, di ogni tipo di marmo che forma piccoli disegni di incantevole esattezza. I capitelli sono una mescolanza di fiori, frutta, di figure di animali di ogni specie… Questo chiostro è il monumento più completo, più ricercato che sia possibile costruire nel suo genere. È in questo luogo sublime che i più reclusi riammirano al mondo e alle sue pompe »
(Jean Houel, Viaggio pittoresco nelle isole di Sicilia, di Lipari e di Malta (1787))
Il chiostro

Il Duomo è affiancato dal chiostro dell'antico convento benedettino, realizzato sul finire del XII secolo ed esempio di architettura bizantina. Si tratta di una costruzione prettamente romanica, a pianta quadrata di 47 metri di lato, con portico ad archi ogivali a doppia ghiera e con singolarissimo “toro” nell'intradosso.

Gli archi sono sostenuti da colonne binate, di ornamentazioni alterne, talune intagliate ad arabeschi ed altri con intarsi a mosaico. I capitelli sono istoriati con scene bibliche. Nell'angolo meridionale vi è un recinto quadrangolare delimitato da tre arcate per lato. Al centro è una fontana la cui acqua scaturisce da una colonna riccamente intagliata a forma di fusto di palma stilizzato, con figure in piedi, teste foglie a rilievo. L'acqua fuoriesce in sottili getti da bocche umane e leonine. Le basi delle colonne del chiostro raffigurano un'amplissima varietà di motivi: foglie stilizzate, rosette, zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, rane e lucertole. La loro esecuzione presenta grandi differenze con quella dei capitelli, tanto da far supporre che sia stata affidata ad artigiani subordinati. I capitelli dei gruppi di quattro colonne d'angolo sono particolarmente curati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ combinato
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m dall'Eco espressivo (sesta tastiera)
  3. ^ a b dal Solo espressivo (quarta tastiera)
  4. ^ dall'II (seconda tastiera)
  5. ^ dall'III (terza tastiera)
  6. ^ a b dal Grand'Organo (seconda tastiera)
  7. ^ al Violoncello

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano Millunzi, Il Duomo di Monreale, Roma, Vivere In, 1986.
  • Giuseppe Oddo, "Decorazione a motivi geometrici-vol. I", Blurb 2014
  • Touring Club Italiano-La Biblioteca di Repubblica, L'Italia: Sicilia, Touring editore, 2004.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]