Dafne (mitologia)

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Apollo e Dafne Jacob Auer (1688-90)

Dafne (o Daphne) è un personaggio mitologico greco. Ninfa Naiade, rifiutò l'amore di Apollo.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Il nome Dafne significa "lauro", alloro, e costei fu il primo amore del dio Apollo. Si diceva che Dafne fosse figlia del dio fluviale Ladone e della Terra. Apollo si vantò perché aveva compiuto azioni di gloria e Cupido, geloso, decise di farlo innamorare della ninfa Dafne. Creò due frecce una con la punta ben acuminata fatta di oro (destinata a infliggere l'amore di Apollo verso Dafne) e l'altra con la punta stondata fatta di ferro (destinata a far respingere l' amore di Apollo verso Dafne). Altri narratori le attribuivano per padre il dio fluviale Peneo, cui apparteneva la valle di Tempe in Tessaglia. Sacerdotessa di Gea, Dafne era una ninfa amante della propria libertà, simile ad Artemide: ella non solo conquistò il cuore di Apollo, ma anche quello di un giovane mortale di nome Leucippo, "quello dei cavalli bianchi". Leucippo si travestì da donna per potersi accostare a Dafne. Secondo alcune fonti le sacerdotesse decisero, forse per suggerimento di Apollo, di effettuare nude i loro riti, secondo altre fonti durante il bagno, tuttavia ciò portò allo smascheramento di Leucippo che morì ucciso dalle stesse fanciulle. Fu il momento in cui Apollo, approfittando della caduta del nemico in amore, si dichiarò a Dafne, ma fu respinto. Il dio si mise all'inseguimento della fanciulla che era corsa via spaventata, e stava quasi per raggiungerla quando Dafne, invocato l'aiuto di Gea o del padre, si trasformò in un albero di alloro. Da allora fu l'albero preferito di Apollo, che ne porta i rami come una corona.

In un'altra versione il dio del Sole, fiero di sé, si vantò delle proprio imprese con il dio dell'Amore Cupido, schernendolo per il fatto che le sue armi, arco e frecce, non sembravano adatte a lui. Cupido, deciso a vendicarsi, colpì il dio con una freccia d’oro, in grado di far innamorare alla follia dei e mortali della prima persona su cui avessero posato gli occhi dopo il colpo, e la ninfa Dafne, di cui Apollo si era invaghito, con una freccia di piombo che faceva rifuggire l'amore. La ninfa colpita dalla freccia di piombo appena vide Apollo cominciò a fuggire. Apollo iniziò allora ad inseguirla, finché non giunse presso il fiume Peneo, pregando il padre di aiutarla (o secondo altre varianti la ninfa si rivolse alla Terra). Dafne si trasformò così in un albero d’alloro. Il dio, ormai impotente, decise di rendere questa pianta sempreverde e di considerarla a lui sacra e a rappresentare un segno di gloria da porre sul capo dei migliori fra gli uomini (generali vittoriosi sul Campidoglio), capaci di imprese esaltanti.

Un'altra versione del mito presenta Dafne, una mortale figlia di Amicla amante della caccia, che viveva percorrendo le montagne insieme alle sue compagne cacciatrici sotto la protezione di Artemide. Leucippo, figlio del re dell'Elide Enomao, invaghitosi di lei, per avvicinarla si travestì da donna e si unì al gruppo delle cacciatrici. Apollo, ingelositosi, decise di smascherare l'inganno ispirando al gruppo il desiderio di bagnarsi in una sorgente. Leucippo costretto a spogliarsi fu scoperto, e solo l'intervento degli dei che lo resero invisibile poté impedire una tragica fine. Apollo nel trambusto cercò di rapire Dafne, che però riuscì a fuggire e, dietro sua preghiera, venne trasformata da Zeus in alloro.

Il mito di Dafne ha come prologo l'uccisione da parte del dio Apollo del serpente Pitone.

Dafne nell'arte e nella musica[modifica | modifica sorgente]

Il mito di Dafne ha dato spunto alla rappresentazione artistica di moltissimi autori, quali i pittori Piero del Pollaiolo, Giorgione, Giovanni Battista Tiepolo e scultori come Gian Lorenzo Bernini, autore di una celebre versione di Apollo e Dafne.

Il medesimo tema è stato trasposto in musica da molti compositori:

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