Daphne (botanica)

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Dafne
Daphne laureola1.jpg
Daphne laureola (Dafne laurella)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Myrtales
Famiglia Thymelaeaceae
Genere Daphne
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Malvales
Famiglia Thymelaeaceae
Specie
(Vedi : Specie di Daphne )

Daphne L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Thymelaeaceae, dall'aspetto di piccoli arbusti o bassi cespugli.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Thymelaeaceae comprende una cinquantina di generi con circa 500 - 800 specie (il numero dipende dalle varie classificazioni), mentre il genere Daphne comprende circa 50 -100 specie di cui una decina sono presenti nella flora spontanea italiana.
Il genere normalmente viene diviso in sezioni in base ai caratteri più fluttuanti (come la disposizione delle foglie lungo il fusto, o la loro persistenza o caducità, oppure in base alla lunghezza del tubo calicino, o il colore del perianzio, ecc.). Alcune di queste sezioni sono elencate qui sotto[1] :

  • Daphnantes
  • Genkwa
  • Mezereum

Qui di seguito è indicata la classificazione scientifica di questo genere[2]:

Famiglia: Thymelaeaceae definita dal botanico francese Antoine-Laurent de Jussieu (12 aprile 1748 – 17 settembre 1836) nella sua opera intitolata “Genera plantarum” pubblicata nel 1789.
Sottofamiglia: Daphnoideae definita dal botanico Supprian nel 1894.
Tribù: Daphneae definita dal botanico svizzero Carl Daniel Friedrich Meissner (1º novembre 1800 – 2 maggio 1874) nel 1841.
Sottotribù: Daphninae definita dal botanico austriaco Stephan Ladislaus Endlicher (24 giugno 1804 – 28 marzo 1849) nella pubblicazione “Genera Plantarum Secundum Ordines Naturales Disposita” del 1848.
Genere : definita dal botanico svedese Carl von Linné nel 1753.

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della nostra flora) l'elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche[3].

  • SEZIONE A: le piante sono tutte perenni a fusti legnosi con perianzio rosa, rosso o purpureo;
  • Gruppo 1A : il portamento è del tipo cespuglio caducifoglio; i fiori compaiono prima delle foglie; il diametro della bacca è tra i 6 – 8 mm;
  • Daphne mezereum L. - Dafne mezereo, Fior di stecco : la pianta può arrivare fino a 7 dm di altezza; la forma biologica è nano-fanerofita (NP); il tipo corologico è Eurosiberiano. Gli habitat preferiti sono i boschi montani e le brughiere subalpine; la diffusione sul territorio italiano è quasi totale (escluse le isole) ad una altitudine compresa tra 500 e 1800 m s.l.m..
  • Gruppo 1B : il portamento è del tipo cespuglio sempreverde (o suffrutice); i fiori e le foglie si presentano contemporaneamente; la bacca è minore di 6 mm di diametro;
  • Gruppo 2A : il portamento è del tipo cespuglioso con grandi foglie (8 – 12 mm per 30 – 50 mm);
  • Gruppo 2B : il portamento è del tipo suffrutice con foglie più piccole (1 – 6 mm per 3 – 18 mm);
  • Gruppo 3A : le foglie sono carenate e non sono molto grandi (3 - 5 mm); la lunghezza del tubo del perianzio è di 10 mm;
  • Gruppo 3B : le foglie non sono carenate e sono più lunghe (10 - 15 mm); la lunghezza del tubo del perianzio è di 5 mm;
  • SEZIONE B: le piante sono tutte perenni a fusti legnosi con perianzio bianco, giallo chiaro o verdastro;
  • Gruppo 1A : le foglie sono glabre su entrambe le pagine;
  • Gruppo 2A : il portamento consiste in cespugli eretti con foglie ad apice acuto e lunghe 3 – 12 cm;
  • Gruppo 2B : il portamento consiste in cespugli a rami contorti (o di tipo suffruticoso) con foglie arrotondate e lunghe 1 – 4 cm;
  • Gruppo 1B : le foglie sono glabre sulla pagina superiore e villose su quella inferiore;
  • Daphne sericea Vahl. - Dafne olivella : (vedere Sezione A, Gruppo 2A)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Daphne.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere lo troviamo citato per la prima volta negli scritti del medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma di nome Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa). Probabilmente nel nominare alcune piante di questo genere si ricordò della leggenda di Apollo e Dafne. Il nome Daphne in greco significa “alloro” e le foglie di queste piante sono molto simili a quelle dell'alloro[1].
In tempi più moderni questo nome è stato scientificamente definito da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Portamento di tipo cespuglioso
(Daphne gnidium)

L'altezza di queste piante varia da pochi centimetri a oltre 1 metro (questo per le specie europee). La forme biologiche prevalenti sono nano-fanerofite (NP) e camefite suffruticose (Ch suffr), ossia sono piante perenni e legnose alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo di poche centimetri; le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto in genere è legnoso; si possono avere delle specie senza ramificazioni (quelle a portamento prostrato) o con rami laterali anche abbastanza consistenti (quelle più alte e robuste).

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Foglie a forma lanceolata
(Daphne laureola)

Le foglie possono essere caduche o persistenti (sempreverdi) e quindi possono essere presenti oppure no alla fioritura. Sono intere e senza stipole e ocrea e sono inoltre brevemente picciolate oppure completamente sessili. La disposizione lungo il fusto è alterna e in certe specie sono raggruppate a ciuffi specialmente alla sommità dei rami. La forma è in genere lanceolata piuttosto allungata, a volte sono oblanceolato-spatolate. Spesso la superficie è glabra e sono glauche sulla pagina inferiore.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza a grappolo terminale
(Daphne cneorum)

L'infiorescenza è varia: fiori a densi grappoli o a gruppi di tre, di tipo racemoso o terminale con pochi fiori, ma sono presenti anche infiorescenze di tipo ombrellifero.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

Il fiore a 4 lobi
(Daphne mezereum)

La caratteristica principale dei fiori di queste piante (e della famiglia) è l'assenza di un perianzio completo (perianzio diclamidato) : il perianzio è monoclamidato (o “apetalo”) ossia è formato solamente dal calice. La funzione vessillifera è svolta quindi dai sepali che sono colorati ed hanno una forma più vicina ai petali che ai sepali veri e propri che in questo caso si dicono petaloidi. I fiori sono tetrameri (a 4 parti), il perianzio è caduco e di colore roseo, rosso, purpureo, giallo, bianco, ma anche verdino; sono inoltre ermafroditi e attinomorfi.

* K (4), A 4+4, G 1 (ovario supero)
  • Calice: il tubo calicino è cilindrico, un po' campanulato e termina con 4 lobi (lacinie lanceolate oppure ovate). Esternamente è delimitato da setole seriacee (o brattee membranose).
  • Androceo: gli stami sono 8 divisi in due verticilli e sono inclusi nel tubo calicino. Non sono saldati fra di loro ma sono liberi.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti (bacche)
(Daphne gnidium)

Il frutto è una drupa sferica monosperma (con un solo seme di colore chiaro e ricco di sostanze oleose) a esocarpo carnoso e consistenza coriacea; ha l'aspetto di una bacca rosso-corallo a superficie liscia (l'involucro esterno non è spinoso o rugoso). Il frutto non è avvolto dal perianzio. La bacca si appoggia su un peduncolo.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di questo genere è abbastanza ampia: Europa centrale e meridionale (soprattutto sui rilievi), Africa mediterranea e boreale (alcune specie sono state riconosciute nelle Azzorre e nelle Canarie), Siberia (zone temperate) e Asia centro-occidentale fino ai primi rilievi posti a nord dell'Himalaya. Quindi copre una fascia che va dalle zone temperato-fredde a quelle subtropicali. In America sono state trovate alcune specie ma vengono considerate di tipo avventizio.
Delle specie spontanee della nostra flora 8 (7 più un ibrido) vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione delle specie alpine[4].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
D. alpina 3 collinare
montano
subalpino
Ca basico basso arido C2 C3 tutto l'arco alpino
(escl. NO BZ)
D. blagayana 14 collinare Ca Ca/Si basico basso arido C6 F7 I1 PN
D. Cneorum 14 collinare
montano
subalpino
Ca basico basso arido I1 tutto l'arco alpino
(escl. CN AO NO SO)
D. laureola 14 collinare
montano
subalpino
Ca Si neutro medio medio C3 C4 I2 tutto l'arco alpino
(escl. AO BZ)
D. mezereum 14 collinare
montano
Ca basico basso secco I2 I3 tutto l'arco alpino
D. petraea 3 montano
subalpino
Ca basico basso arido C2 C3 BS TN
D. striata 13 subalpino
alpino
Ca basico basso secco F5 G1 H2 tutto l'arco alpino
(escl. CN AO VC NO VA)
Daphne xreichsteinii 13 collinare Ca basico basso secco G4 BS TN

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).

Comunità vegetali:
3 = comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
13 = comunità arbustive
14 = comunità forestali


Ambienti:
C2 = rupi, muri e ripari sotto roccia
C3 = ghiaioni, morene e pietraie
C4 = campi solcati
C6 = schiarite di boschi e strade forestali
F5 = praterie rase subalpine e alpine
F7 = margini erbacei dei boschi
G1 = lande e popolamenti a lavanda
G4 = arbusteti e margini dei boschi
H2 = boscaglie di pini montani
I1 = boschi di conifere
I2 = boschi di latifoglie
I3 = querceti submediterranei

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Alcune piante di questo genere trovano impiego nella medicina popolare, ma non sono considerate eduli, anzi le bacche prodotte dai fiori di queste piante possono essere velenose (in particolare quelle della specie Daphne mezereum). Da studi chimici si sa che nelle varie parti della pianta è contenuta una “resina acridica”, chiamata mezerina, ma anche un glucoside amaro e velenoso denominato dafnina (è un “glucoside cumarinico” formato da due composti: glucosio e dafnetina)[1]. In varie parti del Mondo queste piante vengono utilizzate per gli usi più differenti; ecco alcuni esempi:

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

L'impiego più usuale è nel giardinaggio, specialmente nei giardini alpini e rocciosi, questo grazie alla delicata bellezze di alcuni fiori come la Daphne petraea.
Le prime coltivazioni nei giardini europei risalgono al XVII secolo con le specie Daphne mezereum, Daphne laureola e Daphne cneorum. Sono piante rustiche, in genere abbastanza robuste, che richiedono un terreno calcareo in posizioni fresche.

Notizie culturali[modifica | modifica sorgente]

Varie sono le leggende sorte attorno al nome dei questo genere. Eccone brevemente una.
Si racconta che durante un colorito e caldo tramonto del sole, il dio Apollo si fosse invaghito di Dafne, figlia del dio dei fiumi (Peneo). Sentendo le sue invocazioni di aiuto, alcune dee accorsero ai suoi richiami e per farla sfuggire al dio inseguitore la trasformarono in una pianticella “lauriforme”, le cui radici erano bagnate dalle sorgenti dei fiumi di suo padre.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ Crescent Bloom. URL consultato il 21-03-2009.
  3. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 8850624492.
  4. ^ AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 855.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 96 - 1000, ISBN 8850624492.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 960 - 964.

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