Daphne mezereum

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Dafne mezereo
Daphne mezereum ENBLA01.jpg
Daphne mezereum
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Myrtales
Famiglia Thymelaeaceae
Genere Daphne
Specie D. mezereum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Malvales
Famiglia Thymelaeaceae
Nomenclatura binomiale
Daphne mezereum
L., 1753
Nomi comuni

Fior di stecco
Camalea
Pepe di Monte

Il Dafne mezereo, chiamato anche Fior di stecco perché genera i fiori su rami nudi all'apparenza secchi, (nome scientifico Daphne mezereum L., 1753) è una pianta di tipo cespuglioso appartenente alla famiglia delle Thymelaeaceae.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia delle Thymelaeaceae comprende una cinquantina di generi con circa 500 - 800 specie (il numero dipende dalle varie classificazioni). Il nome della famiglia deriva dal greco thymos (timo) e alaia (olivo) per la somiglianza di caratteri (foglie o frutti) delle sue specie, con quelli del timo e dell'olivo.
Il genere Daphne comprende circa 50 -100 specie di cui una decina sono presenti nella flora spontanea italiana.
Il genere normalmente viene diviso in sezioni in base ai caratteri più fluttuanti (come la disposizione delle foglie lungo il fusto, o la loro persistenza o caducità, oppure in base alla lunghezza del tubo calicino, ecc.); la nostra specie appartiene alla sezione Mezereum (le altre sono Genkwa e Daphnantes) caratterizzata soprattutto dalla caducità delle foglie.

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Daphne mezereum subsp. mezereum
  • Daphne mezereum subsp. rechingeri (Wendelbo) Halda (2001)
  • Daphne mezereum var. albaplena Hort. ex Rehder (1900)
  • Daphne mezereum var. albida Meisn. (1857)
  • Daphne mezereum var. album Aiton Hort. (1789)
  • Daphne mezereum var. atropurpurea Dippel (1893) (sinonimo = Daphne ×houtteana)
  • Daphne mezereum var. grandiflora Dippel
  • Daphne mezereum var. rubrum Aiton Hort. (1789)

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Con la specie Daphne laureola la pianta di questa scheda forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Daphne ×houtteana Lindley & Paxton (1851)

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Daphne florida Salisb. (1796)
  • Daphne rechingeri Wendelbo

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico di questa pianta (Daphne) lo troviamo usato per la prima volta negli scritti del medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma di nome Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa). Probabilmente nel nominare questa ed altre piante dello stesso genere si ricordò della leggenda di Apollo e Dafne. Il nome Daphne in greco significa “alloro” e le foglie di queste piante sono molto simili a quelle dell'alloro.
Dafne era figlia del dio-fiume Peneo e Apollo se ne innamorò, non ricambiato. La ninfa fuggì inseguita dal dio e, quando stava per essere raggiunta, supplicò il padre di trasformarla in modo da sottrarsi al dio. Il padre acconsentì e la trasformò in alloro. Apollo, non potendo avere l’amore della fanciulla, fece del lauro la sua pianta sacra e se ne adornò il capo.  Anticamente in grecia , legate al culto di Apollo Dafnefòro (portatore di Lauro) si celebravano le Dafnefòrie. Queste feste erano particolarmente solenni a Tebe ed a Delfi dove, una processione di nobili giovani, si recava a Tempe (stretta valle della grecia settentrionale vicino al monte Olimpo), rifacendo il mitico cammino di Apollo dopo l'uccisione del serpente Pitone.

Il nome specifico (mezereum) deriva invece da una radice araba e significa “mortale”, questo in riferimento ovviamente alla velenosità della pianta[1].
Il binomio scientifico completo è stato definito da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
I tedeschi chiamano questa pianta col nome di Gewohnlicher Seidelbast, oppure Kellerhals, oppure Zilande; mentre i francesi la chiamano Daphne mezereon, oppure Bois gentil, ma anche Jolibois; mentre gli anglosassoni la chiamano Spurge Olive.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

È un piccolo arboscello eretto la cui altezza varia dai 30 ai 70 cm (massimo 100 cm). La forma biologica è nano-fanerofita (NP), sono piante legnose con gemme svernanti poste tra i 30 cm e un metro dal suolo.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto è legnoso e la corteccia ha un colore tra il grigio e il rosa. I rami laterali sono abbastanza consistenti e presentano delle piccole protuberanze lasciate dalle foglie cadute la stagione precedente.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Ciuffo di foglie terminale. Località : Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 19/3/2009

Le foglie si formano nella precedente annata e sono caduche, intere e senza stipole e ocrea e sono inoltre brevemente picciolate. La disposizione lungo il fusto è alterna e sono raggruppate a ciuffi specialmente alla sommità dei rami. La forma è lanceolata piuttosto allungata, in particolare le foglie inferiori sono ellittiche, mentre le superiori sono oblanceolato-spatolate. La superficie è glabra e sono glauche sulla pagina inferiore. Dimensione media delle foglie: larghezza 7 – 14 mm; lunghezza 50 – 60 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza a gruppi di 3 fiori. Località : Noal, Trichiana (BL), 514 m s.l.m. - 27/2/2007

L'infiorescenza si compone di diversi fiori riuniti in grappoli o fascetti laterali; generalmente sono in gruppi di 3 all'ascella delle foglie.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore. Località : Noal, Trichiana (BL), 514 m s.l.m. - 27/2/2007

La caratteristica principale dei fiori di questa pianta (ma anche del genere e in definitiva della famiglia) è l'assenza di un perianzio completo (perianzio diclamidato): il perianzio è monoclamidato (o “apetalo”) ossia è formato solamente dal calice. La funzione vessillifera è svolta quindi dai sepali che sono colorati ed hanno una forma più vicina ai petali che ai sepali veri e propri che in questo caso si dicono petaloidi. I fiori sono tetrameri (a 4 parti), il perianzio è caduco e di colore roseo forte o rosso-purpureo (raramente bianco), sono inoltre ermafroditi e attinomorfi. Dimensione del fiore: 7 – 10 mm.

* K (4), A 4+4, G 1 (ovario supero)
Calice con brattee membranose. Località : Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 19/3/2009
  • Calice: il tubo calicino è cilindrico, un po' campanulato e termina con 4 lobi (lacinie lanceolate oppure ovate). Esternamente è delimitato da setole seriacee (o brattee membranose). Lunghezza del tubo calicino: 7 mm. Dimensione delle lacinie: larghezza 3 – 4,5 mm; lunghezza 5 – 6,5 mm.
  • Androceo: gli stami sono 8 divisi in due verticilli e sono inclusi nel tubo calicino. Non sono saldati fra di loro ma sono liberi.
  • Fioritura: la fioritura è abbastanza precoce tra febbraio e maggio e i fiori appaiono prima delle foglie.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto

Il frutto è una drupa sferica monosperma (con un solo seme di colore chiaro e ricco di sostanze oleose) a esocarpo carnoso e consistenza coriacea; ha l'aspetto di una bacca rosso-corallo a superficie liscia (l'involucro esterno non è spinoso o rugoso). Il frutto non è avvolto dal perianzio. La bacca si appoggia su un peduncolo pubescente lungo 1 mm. Diametro della bacca : 9 - 10 mm. Le bacche pur essendo velenose sono mangiate dai tordi (uccelli) che evidentemente sono immuni dal veleno; in questo modo disperdono i semi della pianta con i loro escrementi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

  • Diffusione: in Italia questa specie è diffusa su tutto il territorio (escluse le isole). Sulle Alpi è comune, altrove più rara. Fuori dall'Italia si trova in Europa (su quasi tutti i rilievi) e in Asia (zone temperato-fredde e temperate). In America questa specie si trova nelle regioni nord-orientali ma è avventizia.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[2]:

Formazione : comunità forestali
Classe : Carpino-Fagetea
Ordine : Fagetalia sylvaticae
Alleanza : Fagion sylvaticae

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Tutte le parti di questa pianta sono molto tossiche (specialmente le bacche). Il suo succo ad esempio produce una forte azione irritante e produce delle vesciche sulla pelle. Le bacche se sono ingerite possono causare dei sintomi simili al soffocamento.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sostanze presenti: nelle varie parti della pianta è contenuta una “resina acridica”, chiamata mezerina, ma anche un glucoside amaro e velenoso denominato dafnina (è un “glucoside cumarinico” formato da due composti: glucosio e dafnetina).
  • Proprietà curative: anticamente gli estratti di questa pianta venivano usati come purganti, vescicanti (uso esterno) e per i dolori reumatici. In tempi più recenti dalla corteccia si ricavano diuretici e stimolanti da usarsi sempre sotto stretto controllo medico.
  • Parti usate: soprattutto la corteccia (fresca o macerata nell'acqua o nell'aceto) dalla quale si ricavano sostanze alcooliche.

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie (compresi anche alcuni ibridi) è largamente usata nel giardinaggio rustico di tipo roccioso o alpino. Queste piante si moltiplicano facilmente dai semi, ma hanno una germinazione e vegetazione piuttosto lenta nel tempo, per questo è da preferire il ricorso alla talea.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'industria ricava da questa piante dei coloranti (giallo e verde-bruno dalle foglie) e dell'olio (il seme contiene fino al 30% di oli grassi)

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Bianchini A. C. Piantano, Tutto verde, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1998.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 855.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 97, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 960.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Giovanni Galetti, Abruzzo in fiore, Edizioni Menabò - Cooperativa Majambiente - 2008

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]